Posted tagged ‘Elezioni politiche 2013’

Aosta non crede alle lacrime

9 Mag 2013

Come si può interpretare il desiderio della Giunta comunale di traslocare in blocco in piazza Deffeyes? Che Aosta non vale una lacrima? Che è solo un passo verso una carriera più redditizia? Che noi cittadini non abbiamo problemi rilevanti e quindi non meritiamo attenzione e responsabilità da parte dei nostri amministratori? Che Aosta può anche andare a ramengo che tanto i soldi sono da un’altra parte? A tutte queste domande la risposta secondo i candidati in corsa è sì! Eppure Aosta è il capoluogo della Regione, luogo di grandi e potenziali risorse turistiche e culturali; è il cuore dell’intera Valle, ma non è amata. Lo si vede da come viene trattata e da come viene espressa: brutta, sporca e ignorante. E tradita da quei politici che avevano promesso attenzione, salvaguardia, prospettive audaci e rivoluzione. Queste elezioni saranno  per me la prova del nove che tasterà il polso dei miei concittadini sulla loro moralità, capacità di valutazione, intelligenza, responsabilità civica e consapevolezza. Gli eletti saranno a loro immagine e somiglianza. Aspetto con ansia che si sveli il ritratto.

Con il PdL si perde!

9 marzo 2013

Riceviamo dal consigliere comunale Stella alpina, Vincenzo Caminiti, e volentieri pubblichiamo.

Con il PdL si perde. Si perde la voglia di far politica, si perde il consenso degli elettori, ma soprattutto si perde il significato delle idee per cui si combatte, distrutte e capovolte dalla manipolazione mediatica, dall’ingannare gli Italiani con chimere di false restituzioni di imposte che seducono persone bisognose… e questo non solo a livello nazionale, ma anche locale. Gli specchietti per le allodole che hanno attirato verso destra gran parte delle forze autonomiste si sono infatti rivelati fasulli e inefficaci. D’altronde da quando la destra è difensore delle autonomie? Da quando risolve situazioni di precarietà nel mondo del lavoro? Da quando si erge a difensore dei più deboli nei momenti di crisi? Anzi, è fisiologico alla destra proprio il contrario. Prendo ad esempio il sostanzioso appalto relativo alle mense che è continuamente sotto ai riflettori, oltre che per i disservizi, per i problemi causati ai lavoratori che si sono trovati con diminuzione delle ore lavorative e della retribuzione. Politica pidiellina. Ormai solo la deriva Berlusconiana crede ancora che le idee della destra creino economia solida e posti di lavoro. Alla maggioranza degli Italiani, soprattutto a noi in Valle, risulta il contrario. Siamo seri! Discutere ancora se fare maggioranze col PDL? Grazie al cielo il nostro, oggi onorevole, Rudy Marguerettaz, in campagna elettorale ha sempre detto pubblicamente a Zucchi e al suo entourage che poteva fare a meno dei loro voti, e così è stato, come i numeri del post elezione dimostrano: forse l’U.V. vince con i voti del PDL, ma non la Stella Alpina. Ciò nonostante ci sono ancora elementi, anche nella Stella Alpina, che si alzano la mattina e vorrebbero un “Governissimo con tutti”, mentre qualcun altro suggerisce “di non chiudere porte a priori”. Io invece dico che non è giusta questa linea priva di identità politica. Faccio parte di un movimento autonomista di maggioranza che ha sperimentato i risultati di questa svolta a destra. Questa scelta mi ha sempre trovato contrario e critico e oggi posso affermare di aver avuto ragione proprio in forza dell’esperienza avuta in questi anni col PDL: bisogna ammettere una volta per tutte che questa alleanza è stata un errore politico che non ha dato benefici alla nostra regione. Ed è giusto ammetterlo pubblicamente: basta con i patti elettorali sottobanco, negati davanti alla gente prima del voto, (la politica dell’occulto?) e rivendicati chiaramente a conti fatti, quando si va ad incassare il premio dei voti portati, perchè questa è stata la politica del PDL in queste elezioni.

Personalmente, non potrei restare in un movimento che si ostinasse nella svolta a destra, resa dai fatti improponibile ai cittadini che ne hanno subito l’evidente fallimento storico, economico e sociale fino alla situazione di crisi attuale, regionale e nazionale.

Champdepraz in festa!

3 marzo 2013
Luigi Berger: un Sindaco molto zelante!

Luigi Berger: un Sindaco molto zelante!

Domandina ingenua

27 febbraio 2013

Se l’UVP come da accordi con Alpe, avesse votato Morelli questa avrebbe probabilmente vinto (UVP primo partito), com’è allora che ha perso? Vuoi che UVP abbia fatto il doppio gioco?

Il pensiero minimo!

26 febbraio 2013

Domanda e risposta tratte dall’intervista al neo-deputato Rudi Marguerettaz (La Stampa).

Dal suo punto di vista, c’è differenza tra un eventuale governo Berlusconi o uno guidato da Bersani?
«No, nessuna differenza. Noi abbiamo un nostro decalogo e sono quelli i punti che presenteremo a chiunque diventerà premier». Insomma per Marguerettaz non c’è nessuna differenza di pensiero, di stile, di politica, di filosofia, di gusto, di scelte civiche… fra Bersani e Berlusconi. Basta che paghi! Questo pensiero minimo ha vinto le elezioni. Disonore ai vincitori!

L’usato sicuro!

26 febbraio 2013

Parte del voto valdostano è l’illustrazione dell’immortale massima di Ennio Flaiano: “gli italiani vogliono fare le barricate, ma col mobilio degli altri”. Il che spiega in primis l’eccellente risultato del Dauphin Viérin che ha dato ai suoi elettori il brivido di sentirsi in minoranza, tremendi rivoluzionari anti-sistema, ma con tutti i confort della maggioranza. Una lunga marcia, ma in vagone letto con aria condizionata, in vista dell’approdo sicuro alle prossime regionali. Una guerriglia di pochi mesi, più simile ad un trekking per smaltire qualche chilo di pancia che ad un’insurrezione. La stessa differenza tra Mao Tse tung e la Paris-Dakar. Insomma questo  voto sedicente “progressista”  è da tipico italiano- medio, e nessuno più dei valdotains-doc possiede questo imprinting da Alberto Sordi: la novità invocata, urlata, implorata, non dev’essere nuova, ma vecchia di almeno 10 anni. Usato sicuro, come e più di Bersani. L ‘Union “official” incassa la desistenza degli azzurri più malleabili, mentre quelli meno compromessi si sfogano con voti di testimonianza alla povera Meloni. Oppure di puro folklore a Dalbard. Fra l’altro, la situazione di stallo al parlamento nazionale privilegia i due eletti: alla Camera il clerico-localista Marguerettaz, al Senato il clone rollandiniano Lanièce. Non essendoci maggioranze chiare e avendo il futuro premier (chiunque esso sia…) ben altro a cui pensare, a nessuno in questo nuovo Parlamento verrà in mente di toccare i privilegi valdostani o di riformare uno stato-colabrodo. I due potranno così agevolmente sostenere, quando si tornerà a votare (massimo un anno, due) che “hanno difeso strenuamente l’autonomia”, magari inventandosi in questi mesi qualche attentato alla medesima, che valorizzi il loro operato di presunti mastini da guardia. Il loro elettorato adora le persecuzioni anti-valdostane, a patto che siano totalmente false e prive di rischi reali.
Non mi è piaciuto l’immediato sganciamento dei renziani dalle scelte del PD: troppo presto e con motivazioni di banale genericità. A meno di sostenere che Guichardaz fosse un pericoloso estremista dei centri sociali, il che mi ricorda tanto il fu Casini. Insomma questa corrente, la cui forza elettorale è ancora tutta da dimostrare, non sembra valutare un fatto storico: per la prima volta da 30 anni il segretario in “sonno” del PCI-PDS-DS-PD (con l’eccezione di Laurino Rean e per qualche mese di Giovanni Sandri) non era Dino Vierin, l’unico vero grande gramsciano della storia valdostana. Tanta fretta di attaccare Donzel mi sembra sospetta. (roberto mancini)

Molto prima…

25 febbraio 2013

Spero che la vittoria di Rollandin (la vittoria è solo sua, i candidati sono solo utili pedine nella sua scacchiera) non venga attribuita al M5s. Perché sarebbe un’analisi facile, scorretta e soprattutto sbagliata. Il M5s incarna il disgusto verso i partiti che sono vissuti e per molti aspetti a ragione, come una casta di privilegiati, incapaci di governare, unicamente presi dai loro interessi, dunque se non si fosse presentato quei voti sarebbero andati persi comunque. Una volta ci si turava il naso (non era questa l’occasione, secondo me) con più rassegnazione, oggi no. C’è una rabbia così forte che nessun ragionamento sa dirottare, ci sarebbero dovuti essere dei segni, degli esempi concreti di reale cambiamento che non ci sono stati. Si sono spese soprattutto parole e a queste molti, soprattutto a sinistra (a destra si bevono le barzellette), non credono più. Si sarebbe dovuto lavorare prima, molto prima… e gli errori del passato oggi sono venuti al pettine. Due buoni candidati non sono bastati. Peccato.