Archivio per marzo 2011

Tanto caro mi fu…

31 marzo 2011

Riceviamo dal signor Roberto Cognetta e volentieri pubblichiamo.

Guardo la cronaca cubana del 30 marzo 1957 e leggo la notizia seguente:  “E’ Batista il presidente della Repubblica più amato dell’America Latina, almeno per quanto riguarda il periodo novembre-dicembre 1957. A issarlo sul gradino più alto del podio è stato il 69,3% dei cubani, che hanno in questo modo premiato un vero e proprio outsider, secondo lo studio ‘America Regione del mondo’ di Allresearch, arrivato alla settima edizione.”

Che il presidente, Fulgencio Batista, sia in cima alla classifica dei presidenti mi rallegra, anche perché non succede spesso per una piccola comunità emergere agli onori della cronaca mondiale, soprattutto politica, visto che a Cuba non ci sono politici ministri o sottosegretari o comunque politici di spessore mondiale. Ma il presidente Batista c’è riuscito: è un politico di livello continentale  e soprattutto è il piu’ amato dai suoi sudditi. Tra l’altro non è la prima volta che assurge agli onori della cronaca mondiale, in passato è stato accusato, processato e condannato per reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione. Ora non voglio fare il grillino primo della classe perché già qualche tempo fa ho spiegato che non sono certo il prototipo di ciò, ma vorrei ricordare a tutti i fatti che hanno caratterizzato la brillante vita politica del presidente. In ultimo lasciatemi fare una considerazione personale alla luce di quanto esposto sopra e cioè, se lui nonostante tutto è il piu’ amato di Cuba questa nazione si merita la situazione nella quale si trova. Si merita la dittatura guidata dal generalissimo Batista perché lui sì che sa farsi benvolere e soprattutto sa sviluppare l’economia dell’isola felice.

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La prova del nove!

30 marzo 2011

Se qualcuno ha ancora qualche dubbio se lo tolga!

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Che dire?

30 marzo 2011

La prossima volta voglio essere intervistato anch’io! Non ci posso credere che i massimi vertici dei nostri rappresentanti politici siano così apprezzati: il sindaco, Bruno Giordano al dodicesimo posto fra i Sindaci e il presidente della Giunta, Augusto Rollandin al primo posto fra i Presidenti di Regione. Mi guardo intorno, ma non vedo niente di cui potermi rallegrare. Che io sia uno dei pochi che non ha mai avuto un contributo?

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Io copio!

29 marzo 2011

I bambini dell'Union raccontano favole!

Se Berlusconi prende atto che una gran fetta di elettorato è culturalmente ferma alla seconda media e si esprime di conseguenza, l’Union Valdotaine deve considerare i suoi elettori infanti della scuola materna. Nell’ultimo editoriale del Peuple, Ego Perron (superata la crisi il faccione è ricomparso seppur obliquo), confessa al suo pubblico (ne ha uno?) la delusione provata al Congresso dell’Alpe. La favola raccontata ai piccini è quella classica che contrappone il buono al cattivo. Narra il pifferaio di una Union disponibile “à lancer une confrontation sur les thèmes importants et sur les grandes questions… et prete à discuter avec les autres forces politiques pour apporter des rèsultats à la communauté valdotaine“. Ma la fatina rossonera così amorevole e disponibile verso il prossimo, si trova ad affontare Alpe, una stregaccia che è sempre contro “n’importe quelle décision, contre tout ce que représente le système actuel”. Riconosce il samaritano, i tratti della “gauche radicale, contre tout e contre tous!”. La fisionomia di Antonio Di Pietro. I leaders carismatici di Alpe: Carlo Perrin, Roberto Louvin ed Elio Riccarand, cloni di Di Pietro? Come è possibile affermare una cretinata simile? E’ possibile se si è un lettore affezionato di Libero e se si è un ammiratore del metodo Berlusconi. Infatti per Pollicino, non ha importanza il contenuto bislacco del suo articolo, ma l’effetto che fa. Affermare che Alpe sia un partito di estrema sinistra equivale a scimmiottare Il Primo Ministro quando taccia di kumunisti questi e quelli. Lo scopo è lo stesso: impaurire l’elettorato moderato che potrebbe nutrire qualche simpatia verso l’avversario politico. Anche in questo nessuna autonomia di pensiero e di strategia: l’Union Valdotaine copia Roma!

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Neanche una goccia!

29 marzo 2011

Chissà quanta acqua consuma quando si fa il bagno!

“La giornata mondiale dell’acqua”, in Valle d’Aosta avrebbe dovuto titolarsi “La giornata mondiale per lo sfruttamento dell’acqua”. Eh, sì i vari interventi, tenuti a Palazzo regionale dalla casta politica e dai suoi commessi, pur infiorettati di buoni sentimenti, hanno avuto come fil rouge lo sfruttamento dell’oro blu. Rollandin è stato il più chiaro di tutti, prendendo ad esempio il petrolio. Dove c’è petrolio si trivella e quindi dove c’è acqua si intuba! “Non dobbiamo sprecarne neanche un po’”. Questo in sintesi il suo innovativo pensiero. Se poi l’acqua si trova in un parco protetto, se irriga campi o è habitat prezioso, non è un problema, la priorità va all’esaurimento intensivo della  risorsa. Questo modo di vedere il territorio è quello capitalistico di duecento anni fa, con ritoccate contemporanee che traducono l’energia pulita in una comoda giustificazione per gli affari (i certificati verdi che l’Europa paga sono la vera motivazione di quelle anime sensibili). L’idroelettrico va bene, non siamo quelli del No a prescindere come ci vuol presentare Mica Qualunque, ma la produzione di energia va valutata con molta attenzione e sensibilità verso il paesaggio che è anch’esso risorsa importantissima! L’utile poi deve essere distribuito, in modo congruo e non ridicolo, alla collettività ospite delle centrali, affinché il beneficio economico non sia solo a vantaggio del privato come invece spesso avviene. Anche il paesaggio come l’acqua che ne fa parte, non va sprecato, signor Presidente! Premio Attila datogli nel 1986 dal WWF per la scarsissima attenzione verso l’ ambiente, un’attitudine comportamentale che evidentemente gli è rimasta incollata nel tempo.

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Un salame per Statuto

28 marzo 2011

Riceviamo dal signor Gian Carlo Borluzzi e volentieri pubblichiamo.

Lo Statuto regionale indica le competenze della Valle e il suo rapporto con lo Stato;  alla nostra regione viene giustamente riconosciuta  un’autonomia amministrativa figlia delle problematiche montane. Questo Statuto ha visto la luce nel lontanissimo 1948 e rispetto ad allora  la Valle è completamente cambiata: lo Statuto dovrà quindi adeguarsi alla nuova realtà, non essendo i residenti a doversi conformare ai superatissimi contenuti, manifesti o sottintesi, di tale ferrovecchio. L’Union Valdôtaine, spalleggiata da sudditi in costante quanto utilitaristico incremento, vorrebbe perpetuare sine die questo Statuto,  divenuto il supporto per quella dissociazione dalla realtà che è il suo goffo presupposto esistenziale. Da qui il culto rossonero per tale Statuto, ma culto con qualche amnesia perché l’UV dimostra nel seguente caso di ritenerlo un salame tagliabile a fette, alcune delle quali eliminabili se fa comodo. Mi riferisco all’articolo 24 dello Statuto valdostano che testualmente recita: “I consiglieri regionali non possono essere perseguiti per le opinioni espresse o i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Ciò premesso, va ricordato che in una pomposa conferenza stampa è stata annunciata una querela nei confronti del consigliere regionale, dottor Enrico Tibaldi, che nel PdL ha assunto una posizione critica nei confronti dei colleghi, i ragionieri Massimo Lattanzi e Anacleto Benin e il signor Alberto Zucchi, a causa della loro perenne  quanto manifesta arrendevolezza nei confronti del partito di maggioranza relativa locale. Ma tale querela riguarda i contenuti di una interrogazione a risposta immediata del 9 marzo scorso e quindi, senza manco entrare nel merito, l’articolo 24 si pone quale scudo per il consigliere in questione che, nella sua pregressa attività in Consiglio, già fu oggetto di querele che ovviamente non ebbero seguito. Enrico Tibaldi può dormire sonni tranquilli, ma l’Union Valdôtaine in generale, per il suo ruolo di dominus attribuitale dal servilismo politico dentro e fuori il Consiglio, e Alberto Cerise in particolare, quale presidente dell’assemblea regionale, avrebbero dovuto far mediaticamente rilevare la prevalenza dei contenuti dell’articolo 24 nel contesto della dinamica qui evidenziata. Silenzio tombale invece, anche se per l’UV si trattava di difendere effettivamente sul campo non solo un consigliere regionale, ma un dettato del “suo” Statuto,  prepaleolitico certo, ma vigente e comunque attualissimo nella difesa della libertà di opinioni contenuta nel suo articolo 24. Per l’UV lo Statuto è un salame di cui si possono  eliminare le fette che non riguardano la talebanica imposizione dello studio del  francese anche a chi preferisce altre e ben più utili scelte, specialmente nel caso in cui le parole spese andrebbero a favore di chi milita nel PdL, ma non si riconosce nelle posizioni di Benin, Lattanzi e Zucchi, terna che in Consiglio regionale prende iniziative solo nella misura in cui sono gradite al padrone rossonero.

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Siamo tutti kumunisti!

28 marzo 2011

Cosa deve fare un consigliere regionale e comunale, se non difendere gli interessi della collettività? E cosa deve chiedere una cittadina attenta alla vita pubblica, se non spiegazioni sulle scelte che la riguardano? Sembra che questi due comportamenti, che dovrebbero rientrare nella consuetudine di una reale democrazia, siano invece interpretati come atteggiamenti sovversivi tali da indurre in un caso alla querela  e nell’altro nella gratuita maldicenza. Il consigliere Enrico Tibaldi (PdL) è stato querelato dalla società Water Gen Power per aver sollevato dubbi sulla qualità del materiale importato dalla stessa tramite una ditta cinese. Non credo che il signor Tibaldi sia così sciocco da presentare un’interrogazione senza essere supportato da prove. Non credo neppure che le sue osservazioni, già riportate in questo blog (La Cina è vicina), siano da considerare frutto di una mente tarata. Faccio un esempio: se voi foste afflitti da un tumore a chi vi affidereste per l’intervento? A un primario con anni di esperienza e di pratica o a un giovane e inesperto chirurgo? Ecco, Tibaldi ha semplicemente appurato che la CVA, controllata dalla Regione tramite Finaosta, si è affidata per la soluzione di un suo problema (la fornitura di materiale per la centrale di Champagne) a una ditta appena nata: due mesi dopo le elezioni regionali, con un capitale sociale di 10 mila euro e un solo dipendente per gestire una somma superiore ai 15 milioni di euro! E’ come dire che in sala operatoria si affida un intervento complesso a un giovane chirurgo senza molta esperienza! Credo che i parenti del paziente abbiano il diritto e il dovere di porsi delle domande no? Invece pare che questo diritto-dovere non debba essere esercitato. Se si chiede, se ci si interroga ecco piovere querele e diffamazioni. Siamo tutti kumunisti!

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=970&ID_sezione=56&sezione

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