Archivio per settembre 2011

Bambini veri

30 settembre 2011

Prima di riprendere il ruolo di osservatrice della realtà locale, vorrei dirvi due cose sull’esperienza appena conclusa in Etiopia. Sono andata con l’organizzazione CIAI che si occupa di adozioni vere e a distanza, per capire come funzionano e come sono spesi i soldi dei sostenitori. Il viaggio è stato molto avventuroso, strade pazzesche per raggiungere villaggi sperduti dove i bambini non avevano ancora visto i bianchi; incontri fantastici; emozioni che qui non nascono più. Gli operatori del CIAI sono molto motivati e lavorano con un entusiasmo invidiabile, soprattutto raggiungono obiettivi importanti come quello di costruire scuole in aree lontane e disagiate, sostenere i bambini più poveri e offrire loro l’opportunità di una istruzione di base. Ho conosciuto la “mia” bambina e sua madre. Credo che tornerò.

Se per caso vi avanzassero 310 euro (questa è la cifra annuale per sostenere un bambino a distanza) posso garantirvi che i vostri soldi serviranno davvero. Vi allego i contatti. www.ciai.it  –  E-mail: info@ciai.it – sad@ciai.it

Giovani e futuro

28 settembre 2011

Crescete e moltiplicatevi che poi ci penso io!

Patrimonio Unesco

26 settembre 2011

La Vallée, Capitale mondiale de la CIUCCA|

Domenica con…

25 settembre 2011

Domenica con… Rose c’est la vie.

Rose c'est la vie - foto analogica di Patrizia Nuvolari - http://www.miagallery.it

Lettera dalla Valle d’Aosta… 9

24 settembre 2011

Eppure qualcosa continua a mancare. Dalle cime imbiancate di neve è calata una strana indolenza alpestre. Un brivido che porta rassegnazione e sfinimento. Tra scosse e sussulti, il nuovo che avanza mostra un volto già conosciuto. Come ha riferito un noto economista italiano, la Valle d’Aosta, in modo più o meno simile ad altre zone dell’arco alpino, è diventata una regione addormentata nel torpore di un’agiatezza sclerotizzata, ormai priva di energia e dinamismo, e sta sprofondando in uno stato letargico di immobilismo e parassitismo. Quando la storia scappa via, si cerca riparo nel mito. Tuttavia sotto l’ideologia si nascondono gli interessi. In basso si comincia a strisciare. Il rancore non giudica chi è seduto in alto. Più facile prendersela e sfogarsi con gli ultimi arrivati. In questo modo prende avvio la deriva autoritaria. Nelle tasche vuote si stringono i pugni. Si preannunciano scene di caccia. Per ora la gente di montagna si mantiene in forma: fa molto sport, riscopre la bellezza della natura e si nutre di cibo biologico. Prima di tutto il corpo deve essere bello, forte e sano. Nella zucca, invece, non uno straccio d’idea. Così è venuto su il nazismo. (fine)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 8

24 settembre 2011

La società civile è una vergognosa accozzaglia di egoismi casalinghi. L’opinione pubblica è addormentata e addomesticata. I giornali ci tengono aggiornati sulle imprese agonistiche delle bovine da combattimento. Gli intellettuali si dilettano di araldica e toponomastica dei villaggi. In questo ambiente di disfacimento morale, chi si lamenta è innanzitutto un ingrato maldicente. Suvvia, sbotta l’autoctono regionalista, vediamo di essere obiettivi: qua non si sta poi mica male e fuori, in Italia e nel mondo, c’è ben di peggio. Forse è così, ma non si sa fino a quando. Tuttavia, nonostante il diffuso benessere materiale, si invecchia precocemente e le torve facce degli indigeni non sono raccomandabili. Ogni tanto qualcuno s’impicca a un albero. Si bivacca nella cantina riscaldata in attesa della cirrosi epatica. C’è tristezza e desolazione per le strade deserte. Nelle case ben arredate la noia si accomoda sui divani. Nelle monotone serate autunnali si frequentano corsi di intaglio e fiori secchi. Dopo cena si indossa il costume tradizionale per cantare e ballare con amici e parenti. La sagra di paese è il divertimento più gettonato. Durante il lungo inverno si fa qualche viaggio esotico, alla ricerca di spiagge e svaghi erotici. Per il resto ci si rifugia nella tecnologia. Tutta qui l’esistenza intramontana. (fine ottava parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 7

23 settembre 2011

Qui tutto è immobile, manca quasi l’aria. La regione è piccola, come la città e la gente che vi traffica. Tutti si conoscono e ognuno si affanna per sistemarsi. La vita non presenta pericoli e non riserva sorprese. La solita routine quotidiana. Ma intanto, da sotto, qualcosa si muove. L’amministrazione regionale pianifica, elargisce e controlla tutto per la collettività. L’Union Valdôtaine, il partito autonomista che governa incontrastato la regione da più di cinquant’anni circa, non fa altro che gestire risorse e distribuire favori. Al valligiano basta chiedere e sarà subito ricompensato, in cambio si pretende la sua fedeltà elettorale. Il motto dei valdostani è semplice: bien faire et laisser dire. Pensare e studiare sono una perdita di tempo. L’opposizione non esiste. A rotazione viene cooptata dalla banda di cacicchi che detiene il potere assoluto e tiene i cordoni della borsa. La destra è una volgare cricca di affaristi e legulei. Nel frattempo nei licei sono comparsi i giovanotti di Casa Pound. Il Partito Democratico si accontenta delle briciole. I professionisti si dividono appalti e consulenze. I notabili manovrano dietro le quinte. La borghesia cattocomunista si interessa di commercio equo e solidale. I ceti medi non sono più tanto riflessivi. Per chi annaspa c’è solo il volontariato. La Chiesa non si tocca. Della sinistra radicale è meglio tacere. Un gruppetto di bambocci, in preda all’isteria e al vaniloquio. (fine settima parte)