Posted tagged ‘Albert Lanièce’

Domandina semplice semplice

22 dicembre 2013

Qualcuno in Consiglio regionale può chiedere perché il senatore Albert Laniéce ha votato la legge sulle slot machine? Un voto doppiamente inopportuno sia per la questione etica sia per la concorrenza che queste fanno al Casinò.

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Scheda bianca

18 marzo 2013

Art 67 della Costituzione: “Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita la sua funzione senza un vincolo di mandato”.
Il vincolo di mandato potrebbe interessare i grillini e il diritto/dovere della libertà di coscienza degli eletti. La prima parte dell’art 67 è invece la foto dei parlamentari valdostani. C’è ancora chi si stupisce del voto bianco di Lanièce e Marguerettaz al Senato ed alla Camera? Loro mica sono lì per pensare al bene comune, ma solo ai cazzi valdostani. Entrambi si considerano italiani solo verso il 27 del mese, san Paganino, dunque della Nazione intera, dei suoi istituti parlamentari e delle persone che li incarnano e rappresentano non gliene può fregare di meno. La Repubblica è una catena del cesso: i “bons valdotains” la tirano solo al momento del bisogno, poi vada al suo destino. Loro non rappresentano la Nazione, ma solo il loro territorio di origine, verso cui devono convogliare il massimo di risorse possibili. Tanto quei coglioni di italiani sono pure stati generosi, in passato. Ora forse, con le pezze al culo, meno… Sono dei Mastella di montagna. Sentite questa definizione del mastellismo da parte di Aldo Cazzullo: “Destra o Sinistra non importa, purchè lui (Mastella, ndr) stia in mezzo ad incassare. La politica come fonte di sostentamento per intere zone e popolazioni, come scambio perpetuo, come distribuzione di risorse e produzione di voti”. Sono “separatisti leggeri”, ossia anti-italiani, ma in maniera subdola, soft, felpata, sottile: della Repubblica non gliene frega niente. Mi permetto di consigliare qualche testo in proposito: il migliore è “I confini dell’odio”, di Bruno Luverà, editori Riuniti, ma anche Paolo Rumiz, “La secessione leggera”.

Lo pseudo-federalismo secessionista della Nuova Destra europea e del Centre d’études federalistes, che ogni estate pascola in Valle con soldi pubblici, è qui studiato con attenzione. La Sinistra valdostana invece ci ha messo 30 anni a capire che sono pensatori di Destra, i maestri di Heider , Borghezio e Vierin-Family…. Ni Droite, ni Gauche, ni Centre: solo cazzi nostri. (roberto mancini)

Bella domanda

17 marzo 2013

Su facebook ci si è interrogati sul voto dei due nostri parlamentari, Lanièce e Marguerettaz, per l’elezione dei due presidenti delle Camere, parrebbero due schede bianche. Donzel ci dice che Guichardaz avrebbe votato sicuramente la Boldrini e molto probabilmente la Morelli avrebbe dato il suo voto a Grasso, dunque all’appello della giustificata curiosità, mancano i due grillini: cosa avrebbero fatto Stefano Ferrero e Roberto Cognetta se fossero stati eletti?

Champdepraz in festa!

3 marzo 2013
Luigi Berger: un Sindaco molto zelante!

Luigi Berger: un Sindaco molto zelante!

Fuori dai denti!

3 marzo 2013

La tragica eredità del PCI  valdostano non è stata quella di mangiare bambini, ma di perdersi negli occhi dell’ alleato, di identificarsi ed annullarsi in lui. Come la sartine innamorate nei romanzi di Liala. In tempi di imminenti elezioni regionali, che probabilmente imporranno alla Sinistra ed al Pd di contrarre patti di alleanza, mi corre l’obbligo di ricordare la peggiore eredità del Pci valdostano, tramandata “per li rami” del PDS-DS-Gauche Valdotaine -PD fino ai nostri giorni. Di che si tratta? Di confondere le alleanze amministrative con la sindrome di Stoccolma. Insomma un processo adolescenziale di imitazione di modelli: ci si allea per realizzare un semplice piano regolatore e si finisce per compiacere talmente l’alleato da mutuarne ed imitarne non solo gli interessi edilizi, ma pure linguaggio, modo di vestire, tic linguistici, backround culturale, miti favolistici. Magari dialetto. In una parola, si indossa acriticamente la cultura degli altri. Nella regione delle identità inventate, il problema  è dunque quello che la Sinistra ed il Pd (renziano e non renziano…) recuperino in pieno la propria fisionomia, liberandosi degli eccessi di sudditanza culturale verso il pensiero localista che l’hanno contrassegnata nell’ ultimo trentennio. Un esempio? Mai cadere nella trappola del sedicente federalismo etnico “integrale” della Destra europea di Guy Héraud, maestro di Borghezio. In base ad esso la priorità dell’agenda politica è sempre assegnata ai diritti collettivi di gruppo e di territorio, mai ai diritti universali dell’individuo. Si chiamano teorie volkisch, risalgono agli anni 30, furono humus di Hitler e suonavano così: “tu sei niente, il popolo è tutto.” Traduco? “La Vda avant tout…”.
Lo diciamo fuori dai denti? Si parla sempre e solo dei diritti della Vda verso lo Stato italiano. Mai dei diritti individuali dei valdostani dentro la Vda. Il trucco è evidente: in questa maniera si impedisce ogni critica verso il potere locale e si dirotta l’attenzione e il malcontento dei sudditi verso fantomatici nemici esterni, perennemente in agguato, in modo da mobilitare stabilmente le paranoie persecutorie e difensive della comunità. Una specie di stato d’assedio mentale e, come diceva Giolitti, “qualsiasi stupido è in grado di governare con lo stato d’assedio”.
Per questa ragione la vittoriosa campagna elettorale dei neo-eletti Lanièce e Marguerettaz è stata desolatamente priva di ogni contenuto che non fosse “l’autonomie est en danger”. D’altra parte chi si definisce “ni droite ni gauche ni centre”, ossia vuoto pneumatico, può solo imboccare questa via. Federalisti questi ? Localisti furbastri. (roberto mancini)

Il pensiero minimo!

26 febbraio 2013

Domanda e risposta tratte dall’intervista al neo-deputato Rudi Marguerettaz (La Stampa).

Dal suo punto di vista, c’è differenza tra un eventuale governo Berlusconi o uno guidato da Bersani?
«No, nessuna differenza. Noi abbiamo un nostro decalogo e sono quelli i punti che presenteremo a chiunque diventerà premier». Insomma per Marguerettaz non c’è nessuna differenza di pensiero, di stile, di politica, di filosofia, di gusto, di scelte civiche… fra Bersani e Berlusconi. Basta che paghi! Questo pensiero minimo ha vinto le elezioni. Disonore ai vincitori!

L’usato sicuro!

26 febbraio 2013

Parte del voto valdostano è l’illustrazione dell’immortale massima di Ennio Flaiano: “gli italiani vogliono fare le barricate, ma col mobilio degli altri”. Il che spiega in primis l’eccellente risultato del Dauphin Viérin che ha dato ai suoi elettori il brivido di sentirsi in minoranza, tremendi rivoluzionari anti-sistema, ma con tutti i confort della maggioranza. Una lunga marcia, ma in vagone letto con aria condizionata, in vista dell’approdo sicuro alle prossime regionali. Una guerriglia di pochi mesi, più simile ad un trekking per smaltire qualche chilo di pancia che ad un’insurrezione. La stessa differenza tra Mao Tse tung e la Paris-Dakar. Insomma questo  voto sedicente “progressista”  è da tipico italiano- medio, e nessuno più dei valdotains-doc possiede questo imprinting da Alberto Sordi: la novità invocata, urlata, implorata, non dev’essere nuova, ma vecchia di almeno 10 anni. Usato sicuro, come e più di Bersani. L ‘Union “official” incassa la desistenza degli azzurri più malleabili, mentre quelli meno compromessi si sfogano con voti di testimonianza alla povera Meloni. Oppure di puro folklore a Dalbard. Fra l’altro, la situazione di stallo al parlamento nazionale privilegia i due eletti: alla Camera il clerico-localista Marguerettaz, al Senato il clone rollandiniano Lanièce. Non essendoci maggioranze chiare e avendo il futuro premier (chiunque esso sia…) ben altro a cui pensare, a nessuno in questo nuovo Parlamento verrà in mente di toccare i privilegi valdostani o di riformare uno stato-colabrodo. I due potranno così agevolmente sostenere, quando si tornerà a votare (massimo un anno, due) che “hanno difeso strenuamente l’autonomia”, magari inventandosi in questi mesi qualche attentato alla medesima, che valorizzi il loro operato di presunti mastini da guardia. Il loro elettorato adora le persecuzioni anti-valdostane, a patto che siano totalmente false e prive di rischi reali.
Non mi è piaciuto l’immediato sganciamento dei renziani dalle scelte del PD: troppo presto e con motivazioni di banale genericità. A meno di sostenere che Guichardaz fosse un pericoloso estremista dei centri sociali, il che mi ricorda tanto il fu Casini. Insomma questa corrente, la cui forza elettorale è ancora tutta da dimostrare, non sembra valutare un fatto storico: per la prima volta da 30 anni il segretario in “sonno” del PCI-PDS-DS-PD (con l’eccezione di Laurino Rean e per qualche mese di Giovanni Sandri) non era Dino Vierin, l’unico vero grande gramsciano della storia valdostana. Tanta fretta di attaccare Donzel mi sembra sospetta. (roberto mancini)