Archive for the ‘Irresponsabilità’ category

Favori?

8 maggio 2015

Riceviamo da Alpe e volentieri pubblichiamo.

Tutto risale all’ultima seduta, quella di marzo, con una interrogazione del consigliere Fedi presentata in data 18 marzo, che chiedeva se la cifra promessa dalla Società Telcha per contribuire alla spesa delle luminarie natalizie, indicata a più riprese in 12.000 euro, fosse stata regolarmente versata e in quale data. Il Comune aveva a suo tempo deliberato l’uscita di 72000 euro per gli addobbi di Natale, una grande cifra per una amministrazione che aveva sforato l’anno prima il patto di stabilità. Spesa contestata da ALPE perchè uguale uguale a quella impegnata negli anni di abbondanza. Ora, passata la festa, le promesse di Telcha erano forse state state dimenticate? Il Vicesindaco Follien rispose in maniera solenne che la cifra pattuita era stata regolarmente versata al Comune, guarda caso, proprio il giorno di deposito dell’interrogazione, il 18 marzo. (altro…)

Perdenti per vocazione!

1 maggio 2015

A sinistra si soffre della sindrome del perdente. Vincere è roba di destra. La forza è roba di destra. Meglio essere deboli e sconfitti che rischiare di arrivare primi. Chi saprebbe gestire l’imbarazzo? Di esempi a livello nazionale ne abbiamo tanti, anche ora con la minoranza PD che non sopporta il “vincitore” che si comporta come tale. Meglio rimuginare in gruppo. A livello locale abbiamo l’ammissione spontanea della candidata vice-sindaco di Alpe, Giuliana Lamastra. Della sua chiacchierata dichiarazione su un eventuale ballottaggio quello che più mi fa cascare le braccia, non sono i partiti che lei voterebbe, ma l’ammissione involontaria e quindi sincera, della sua sconfitta. Alpe è il partito che fra gli altri è quello che esce dalla legislatura con un alto numero di consiglieri: sei! Ma lei sembra non tenerne conto e dice: ” Al secondo turno? Appoggerei le candidature di Spelgatti, Andrione e Carpinello”. (La Stampa). Non prevede che a giocarsi i ruoli di Primi Cittadini potrebbero essere proprio quelli di Alpe. Ragiona da gregaria e non da protagonista. Dà per scontato che siano gli avversarsi a disputarsi il verdetto finale. Lei, a titolo personale, potrà sostenerli contro lo Stato centralista. Insomma ragiona da perdente. In fondo perdere è bello. E’ romantico. Permette di rimanere innocenti. Immacolati. Permette di rimanere bambini.

W Marx, W Lenin, W Dino!

25 marzo 2015

Non sempre il passo avanti porta a buoni risultati. Davanti a un precipizio, ad esempio, è consigliabile fare il contrario. Francesco Lucat, segretario di Rifondazione comunista, esulta per il passo avanti fatto insieme al partito del clan Viérin e ad Alpe. Il compagno ha infranto la purezza ideologica per affrontare la realpolitik che, dal basso della sua impurità, impone un accordo. Lo fa con un pezzo di Union progressista, un pezzo di Union alpista più una manciata di Verdi. Questo raggruppamento, per lavarsi la coscienza, i compagni lo chiamano di centrosinistra, in realtà non è altro che una delle due metastasi unioniste che si nutre di quello che resta delle cellule della sinistra dura e pura valdostana. Se da una parte abbiamo il Pd che alimenta il clan Rollandin, dall’altra abbiamo Rifondazione e i residui del Sole che rideva, che si danno in pasto a quello della Gabella. (altro…)

Il futuro che non c’è

5 novembre 2014

E’ ufficiale: le vacche grasse sono dimagrite al punto tale che non potremo più mungerle come prima. Lo dice l’Union tramite il suo sito internet: “A questo punto, diventa anche inutile appellarsi alla crisi e bisognerà prendere rapidamente e lucidamente atto che ci si trova di fronte a una definitiva, radicale e irreversibile modificazione del sistema economico e sociale al quale eravamo abituati”. Grazie ce ne eravamo accorti. La cosa che fa girare le palle è che, come sempre, la causa di questo declino di ricchezza debba essere imputato allo Stato. Un capro espiatorio che somma in sé tutta la responsabilità della politica regionale, vera causa del disastro economico valdostano. “Queste progressive riduzioni non sono però frutto di una cattiva gestione della Regione, bensì delle continue trasfusioni finanziarie che la Valle d’Aosta, così come le altre realtà regionali, è stata costretta a fare a favore dello Stato”. Roma cattiva e ladrona sempre, Valle d’Aosta esempio di virtù e saggezza amministrativa. La stragrande maggioranza del bilancio è sempre stata usata, anche in tempi di vacche grasse, per coprire le spese correnti, solo una minima parte veniva destinata agli investimenti e questo a causa di una visione miope e clientelare della politica. Acquisti inutili, assunzioni non necessarie, sprechi spaventosi… ci hanno accompagnati lungo questi trent’anni di lusso. Si è sempre pensato a consolidare il potere più che allo sviluppo economico; al controllo capillare più che alla libertà imprenditiva e adesso, parassiti quali siamo sempre stati, ce la prendiamo con chi ci ha abbondantemente foraggiati, reo di non poterlo più fare. Beh, se è questa l’analisi facilona, irresponsabile, idiota che i nostri politici unionisti sanno fare: è colpa dello Stato, c’è da disperare per il futuro.

Richiesta semplice semplice

19 agosto 2014

Forse è stato fatto, nel caso non lo fosse chiedo ai partiti di minoranza del Comune di Aosta di chiamare un perito agrario super partes per verificare l’effettivo stato degli alberi tagliati e quanti di questi erano realmente da abbattere. Inoltre chiedo anche che si avvii una indagine sulle cause delle eventuali malattie per portare a galla una qualche responsabilità. Non si uccidono così impunemente gli alberi! Caro assessore Follien!

Ancora una chance?

17 giugno 2014

Il fare e disfare in Valle d’Aosta ha il suo lato positivo che sta nel verbo rifare. Realizzata una schifezza resta la speranza che venga prima o poi distrutta per dare nuova linfa appaltatrice agli amici. “Fare girare l’economia”, si diceva fino a poco tempo fa. Così è per la vituperata piazza Severino Caveri che, si spera, sarà altra cosa, rispetto a quella spianata di pietre. Anche se dal progetto poco si riesce a intuire. Chissà dunque che anche la Porta Pretoria non abbia questa chance?  Non possa recuperare la sua valenza urbanistica oltre che architettonica. La piazza medievale, luogo di relazioni, di incontri, di suggestioni… della cui perdita qualcuno dovrà pur portare una responsabilità. Già, perché la città non è monumenti isolati fra loro, questi sono intrecciati indissolubilmente con la storia che trasforma e crea e trasforma. Non tenerne conto è uccidere la città intesa come spazio di collettività. L’attuale monumento romano non è più niente: non è quello che è stato ai tempi di Augusto e non è quello che è stato dopo incluso l’oggi. E’ morto. Chiuso in un sacrario di ferro e cemento, neanche buono per una fotografia che non può rivelare la sua monumentalità monca. C’è una presa di distanza fra i cittadini e il loro monumento di eccellenza, lo stesso che ospitava la fiera di sant’Orso, le corali, i musicisti di strada, ma anche semplici pedoni che si fermavano a chiacchierare, a mangiare un gelato; oggi tutto questo che è poi la vita, è stato precluso. La Porta Pretoria è diventata solo una scocciatura da attraversare in fretta. Cloaca massima per rifiuti vari. Possibile riaverla fra noi?

L’opposizione!

11 giugno 2014

Esprit-libre

10 giugno 2014

In questo lustro ho ricevuto di tutto. Possiedo una vera collezione fra epiteti, ingiurie, volgarità e stravaganze di ogni genere, un vero e proprio stupidario di cui sono in un certo qual modo, orgogliosa. Dopotutto sono riuscita nell’intento, almeno in piccola parte, di titillare la catatonica attenzione dei miei concittadini. Ultima delle assurdità in arrivo è quel “povera innamorata non ricambiata…” scritto su fb dalla signora Erika Guichardaz. A prima vista sembra una sciocchezza e, in quanto tale, da trascurare, ma non è così. Prova un comportamento comune e dondiviso che secondo me è utile analizzare. (Simona Campo, si tratta di una riflessione non di un pippone.). A seguito di un mio post, dove prendevo in esame una frase dell’ex segretario del PD e attuale consigliere regionale, Raimondo Donzel, e dove traevo le logiche conseguenze, ecco che la nostra Erika scivola sulla buccia del personale. Entra in un ambito che definirei surreale e che non ha nulla a che fare con la questione da me sollevata. In psicoanalisi si chiama proiezione ed è quel meccanismo che trasferisce su altri un contenuto soggettivo dal quale ci si difende. In politica si chiama fango. La donzella prende anche in prestito il mio trascorso di insegnante, lasciando sottointendere che io sia stata pessima. Lo fa con una tecnica assodata quanto infantile: quella di santificare altri. Un montaggio parallelo che ha l’unico scopo di ferire la sottoscritta. (altro…)

Il nodo Rollandin

1 giugno 2014

Che il ribaltone sia stato un insuccesso è sotto agli occhi di tutti. E l’entità della sconfitta si misura nei conflitti che genera fra chi lo ha voluto e ideato. Le divisioni sono all’ordine del giorno: Alpe, tramite le parole inequivocabili della consigliera Chantal Certan, sostiene un concetto che Patuasia ha più volte ribadito: ” Il vero cambiamento in Valle ci sarà solo se finirà la spartizione-contrapposizione di poteri tra Rollandin e Viérin”. L’UVP è quella parte di Union che fa capo al clan Viérin, pertanto la dichiarazione della Certan esprime una precisa presa di distanza da quest’ultimo. Infatti la Favre, presidente UVP, risponde che chi considera la politica come una questione di fazioni la svilisce. La Favre fa finta di non conoscere le vere ragioni della nascita del suo partito, del dualismo tribale che ammorba la politica valdostana, della spartizione del potere non considerata congrua dai suoi amici: unica ragione dell’attuale crisi. Lei forse non lo sa, ma noi sì. Lei ha paura di venire isolata all’opposizione per quattro anni, un tempo troppo lungo che minerebbe le fragili fondamenta del suo partito composto da persone che all’opposizione non ci sono mai state. Che neppure considerano l’evenienza come possibile. L’UVP nel tempo si sgretolerebbe; i Viérin che la politica la conoscono come la conosce quell’altro e l’applicano con il medesimo stile, questo lo sanno bene. (altro…)

L’altra faccia della medaglia

15 maggio 2014

Come si fa a credere nel valore del merito se non si crede nella sua applicazione? Due esempi: A Roberto Louvin viene conferito il ruolo di presidente della Paritetica, invece di valutare il suo spessore intellettuale e professionale Chantal Certan, già segretario e ora consigliere regionale di Alpe, lascia intendere che sia perché ha lasciato il partito, dunque un debito pagato. Secondo esempio: sono stata invitata a realizzare una mostra sui disturbi alimentari, invece di valutare il mio curriculum e le mie capacità creative i due grillo-talpa, Cognetta e Ferrero, vanno immediatamente a chiede all’Ufficio di Presidenza l’elenco dei miei eventuali (e inesistenti) incarichi. Secondo loro, ma non solo loro, altro debito pagato. Come posso dunque credere a chi strimpella a destra e a manca che bisogna cambiare il sistema quando nel suo cervello albergano le stesse vecchie dinamiche? Lo stesso modo di valutare le persone che esclude qualsiasi merito? Di considerare solo in base dell’appartenenza politica? Per cambiare bisogna essere diversi. Pensare e soprattutto agire altrimenti. Sia la Certan sia i due grillo-talpa sono l’altra faccia della stessa medaglia, quella che al momento sta sotto.