Archive for the ‘Contraddizione’ category

Il Prefetto Perfetto!

13 settembre 2014

La criminalità tiene sotto scacco la città e i dintorni, sfida le Forze dell’Ordine… e il Prefetto che fa? Si guarda la lanugine raccolta nell’ombelico? Più che lanugine si tratterebbe di lana di roccia visto che, in veste di Presidente della Giunta, il nostro ha subito un rinvio a giudizio da parte della procura nell’inchiesta sull’ampliamento dell’Ospedale regionale Umberto Parini. A tenergli compagnia con le varie accuse di concorso in abuso d’ufficio e turbativa d’asta, l’ingegnere Serafino Pallu, conosciutissimo nelle cronache locali, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, altro vip di faccende valdostane, l’amministratore unico Coup srl Paolo Giunti, Biagio De Risi, Matteo Gregorini, Alessandro De Checchi. Come può un Prefetto occuparsi di ladruncoli quando è impastoiato in vicende giudiziarie non ancora risolte? Questa del Prefetto-anche-Presidente-della-Giunta è un’anomalia tutta valdostana che deve essere assolutamente risolta.

 

L’altra faccia della medaglia

15 maggio 2014

Come si fa a credere nel valore del merito se non si crede nella sua applicazione? Due esempi: A Roberto Louvin viene conferito il ruolo di presidente della Paritetica, invece di valutare il suo spessore intellettuale e professionale Chantal Certan, già segretario e ora consigliere regionale di Alpe, lascia intendere che sia perché ha lasciato il partito, dunque un debito pagato. Secondo esempio: sono stata invitata a realizzare una mostra sui disturbi alimentari, invece di valutare il mio curriculum e le mie capacità creative i due grillo-talpa, Cognetta e Ferrero, vanno immediatamente a chiede all’Ufficio di Presidenza l’elenco dei miei eventuali (e inesistenti) incarichi. Secondo loro, ma non solo loro, altro debito pagato. Come posso dunque credere a chi strimpella a destra e a manca che bisogna cambiare il sistema quando nel suo cervello albergano le stesse vecchie dinamiche? Lo stesso modo di valutare le persone che esclude qualsiasi merito? Di considerare solo in base dell’appartenenza politica? Per cambiare bisogna essere diversi. Pensare e soprattutto agire altrimenti. Sia la Certan sia i due grillo-talpa sono l’altra faccia della stessa medaglia, quella che al momento sta sotto.

Ah, la ggente!

14 maggio 2014
La ggente!

La ggente!

Solo una questione di firma

29 marzo 2014

La Giunta di Governo valdostana capitola sempre sulla faccenda Casinò. Oggi la minoranza vuole la testa dei dirigenti perché incapaci di gestire un’azienda che da tempo è solo un debito per la comunità. Ha perfettamente ragione. Assumiamo il più grande, capace, meraviglioso, specializzato manager del mondo per salvarla, sapete che farà per prima cosa? Taglierà il personale! Già, proprio così, licenzierà l’enorme esubero. La politica ha creato il problema, la politica non vuole risolverlo e sapete perché? Perché i numeri sono tanti, appetibili voti per tutti. L’economia non c’entra. Se mai avesse avuto un ruolo, la politica sarebbe stata ai margini e non avrebbe sfruttato l’azienda in termini prettamente clientelari. Un contenitore di assunzioni senza fine per saziare l’insaziabile fame di consenso. Paradossalmente oggi è chi vuole cambiare le cose a difendere questi lavoratori e per lo stesso motivo: sono voti! Quindi intoccabili. Ma una politica che si fa condizionare da una lobby e quindi non libera di esercitare il suo ruolo non è buona politica. Alla pari del manager incapace va licenziata. Ecco perché non credo in questa minoranza guidata dall’UVP e dal clan dei Viérin, perché ripropone le stesse logiche clientelari finalizzate alla conquista del potere. Perché nella retorica da oratorio che stuzzica i sentimentalismi più stucchevoli, non dice che per mantenere la lobby del Casinò sarà costretta a tagliare sui servizi destinati ad altre fasce di lavoratori. Fino a quando lo Stato ci copriva d’oro potevamo permetterci di mantenere il baraccone, oggi non più. Non ci sarà nessun manager che risolverà la questione senza tagli, ma questo non si dice. Non fa fine e impegna troppo. L’UVP preme per andare a elezioni anticipate perché sa che porterà a casa il ricco bottino del Casinò. Allora ditemi cosa c’è di diverso in questo modo di agire se non la firma? Come si esercita il tanto sbandierato cambiamento? Forse siamo condannati a causa dei pochi numeri, dei privilegi che ci hanno ovattato il cervello, dell’illusione di un benessere eterno. Quattro stupidi gatti imbottiti di soldi, incapaci di trovare soluzioni che non siano contributi, perché protetti da un diritto storico ormai obsoleto sempre più pallido. E la crisi non ci sta aprendo gli occhi.

Le donzelle del PD

15 febbraio 2014

Mi piace analizzare i fatti e sottoporre le mie analisi agli altri per stimolare la riflessione. Il tema di oggi è la gioventù in politica. Ho avuto di recente uno scambio di vedute su fb con alcune giovani esponenti femminili del PD, le donzelle, riguardo allo scandalo dei contributi dati ai gruppi consigliari. Simona Crudelia Campo, sul suo profilo, cita una frase di Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose“, una frase anche banalotta che mi crea il dubbio che sia stato lo scienziato a profferirla, ma non è questo il punto e, visto che la donzella ci crede, prendiamola per buona. La frase invita al cambiamento. Verso questa nuova attitudine comportamentale sono state versate parole su parole, soprattutto durante gli appuntamenti elettorali. Nei fatti, però, neppure i giovani si sono mossi in quella nuova direzione. Non vogliono accettare il marcio, eppure si coalizzano in difesa dei loro dirigenti indagati per peculato e finanziamento illecito ai partiti. Così scrive Simona Campo: “Vedi Patuasia io non faccio quadrato intorno a nessuno e ritengo che sarà il giudice a stabilire la colpevolezza o meno degli indagati… È che a differenza tua io non mi ergo a giudice reputandomi migliore degli altri e non condanno le persone prima che venga emessa condanna definitiva!“. Se non conoscessimo l’appartenenza al Pd della donzella, le sue parole non ne avrebbero alcuna, infatti sono un mantra che ritroviamo ripetutto da anni da quelli di Forza Italia o di Stella alpina o della Fédération o dell’Union… quando uno dei loro viene toccato dalla Magistratura, dove è infatti la differenza? In questo caso ha ragione Simona: nessuno è migliore. Aggiunge l’amica Sara Timpano: “Capisco che certe domande dobbiamo porcele, ma mi preoccupa di più un assessore che si ritrova a dover vigilare un’impresa pubblica e nello stesso momento suo figlio si ritrova con un contratto di lavoro della società di sopra. Per fare i più puri e i migliori le mani vanno tenute in tasca, saranno pulitissime, ma non avranno fatto nulla per cambiare le cose di una virgola. Posso vigilare meglio da qui che non dà fuori, è quello che penso io, ma non mi sognerei di dire agli altri che sono migliore di loro.“. Ecco un altro luogo comune, che in bocca a una giovane, fa cascare le braccia a dir poco: di fronte a un errore commesso, si tende a sviare l’attenzione verso quello compiuto da altri. Si fa quadrato intorno al gruppo anche se questo sbaglia. Sara, infatti, non si sognerebbe mai di dire che è migliore di loro, quindi è come loro. Quindi la giovane è come la vecchia. Dov’è la differenza? Dove sarebbe la boccata di aria fresca? So di risultare ridicola e noiosa a Barbara Ballauri, altra donzella che dovrebbe puntare il dito contro gli alti papaveri del suo partito. Chiedere scusa a nome delle nuove generazioni per gli errori commessi dalle precedenti. Perché le nuove generazioni DEVONO avere il coraggio e la forza di essere migliori! Pare invece che questo coraggio il PD locale non lo abbia ancora sdoganato. Che l’omologazione regni sovrana. Che tristezza! Care Simona e Sara e Barbara, non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

Un pessimo padre!

2 gennaio 2014
I cittadini hanno ascoltato le parole dell'autorevole sindaco!

I cittadini hanno ascoltato le parole dell’autorevole sindaco!

PRESO ATTO che, per esigenze di ordine e sicurezza pubblica, risulta necessario imporre il divieto dell’utilizzo e del lancio di fuochi d’artificio e di altro materiale assimilabile in tutto il centro storico cittadino con particolare riguardo alla Piazza E. Chanoux; O R D I N A il divieto di “fare esplodere botti, sparare con armi da fuoco, lanciare razzi, accendere fuochi d’artificio, innalzare aerostati con fiamme, mortaretti e/o similari, o in genere cagionare esplosioni ed accensioni pericolose in luogo abitato, o nelle sue adiacenze o lungo una Via o Piazza pubblica o in direzione di essa” DISPONE che il presente atto, in ottemperanza all’art. 54/4° Comma del D. Lgs. 267/2000 e s. m. i., sia immediatamente trasmesso al Prefetto. Gli Organi di Polizia hanno l’obbligo di farla osservare. Le violazioni saranno perseguite ai sensi delle norme vigenti in materia.”

Questo è il testo dell’ordinanza del sindaco Bruno Giordano, nella foto sopra il risultato. I cittadini non hanno obbedito, questo significa che il sindaco non ha saputo disporre nei loro riguardi di alcuna autorevolezza. Perché? Perché non è con i divieti dati all’ultimo minuto che si ottengono degli obiettivi. Ma il sindaco dei risultati non frega niente, con quell’ordinanza si è semplicemente parato il culo. Troppo complesso predisporre una campagna di sensibilizzazione-educazione contro i botti e ancor più oneroso chiedere alle Forze dell’Ordine di fare il proprio dovere. Un dovere che, finalizzato a se stesso, è difficile da espletare. Come può essere possibile, infatti, impedire a decine e decine di persone, magari già un po’ ubriache, di fare scoppiare i petardi? Impossibile, si correrebbe il rischio di una degenerazione violenta che è saggio ed è stato saggio evitare. Dunque, meglio far finta di niente. Il risultato ottenuto però è pessimo e non solo per le conseguenze dei botti: un sindaco privo di autorevolezza non può essere un buon sindaco. Così come un padre che vieta, impone, minaccia, obbliga e chiede e poi lascia fare come se nulla fosse che padre può mai essere? E i figli/cittadini, con un simile cattivo esempio che figli/cittadini possono mai essere?

Il Progressista!

16 ottobre 2013

Qualcuno su questo blog mi ha rimproverata di avercela troppo con quelli dell’UVP che tanto fanno per cambiare il sistema. Rispondo che quelli dell’UVP, a parte coloro che ci credono veramente ma non fanno certo parte del vertice, gli altri questo sistema l’hanno governato per lunghi anni, con la presidenza di Dino Viérin padre e con l’assessorato alla Cultura e Istruzione di Laurent Viérin figlio. Dunque gli attuali progressisti sono altrettanto responsabili del disastro nel quale siamo precipitati. Troppo facile tirarsi indietro cinque minuti prima del tracollo. Troppo facile addossare le colpe ad altri e promuoversi oggi come i salvatori della Petite Patrie. L’obiettivo, in realtà, non è altro che riprendersi il potere politico ed economico ora in mano all’antico nemico. Questione di clan come ho sempre detto. La presunta diversità è, appunto, solo presunta, i fatti raccontano altro. Raccontano di un codice etico nell’Union Valdotaine Progressiste di cui i fondatori sono molto orgogliosi come Claudio Bredy:Siamo i primi a dotarci di questo strumento, un codice etico supportato da uno statuto chiaro e trasparente che fissa l’organizzazione interna“. Questa novità impegna gli aderenti al dialogo, al rispetto della persona, privilegia la meritocrazia al clientelismo, ama la trasparenza e si oppone ai conflitti di interesse. Un codice tanto bello quanto banale e che non si è mai applicato concretamente. Eppure la dissonanza fra teoria e fatti l’avevo resa pubblica più volte, mai presa in considerazione da nessuno. Di cosa parlo? Del conflitto di interessi dell’ex consigliere Luciano Caveri che non ha mai creato imbarazzo. Direttore dei programmi RAI regionali e consigliere di maggioranza e di minoranza poco prima delle elezioni, Caveri riceve dallo Stato un assegno vitalizio di 5.475.47 euro mensili per 20 anni di contributi in qualità di parlamentare a cui si aggiungono altri lauti stipendi pagati sempre dal pubblico. Così ben servito avrebbe potuto facilmente rinunciare al doppio stipendio, conferendo alle parole la robustezza dei fatti. Ha rinunciato? NO! Qualcuno dei giacobini-progressisti glielo ha mai chiesto? NO! Caveri si è preso tutto il malloppo senza un minimo di vergogna. Nessuno dei suoi colleghi è mai arrossito. E allora di che diversità vanno cianciando?

Marameo al doroteo!

15 ottobre 2013

Mi piacerebbe sapere dagli amici grillini se per cittadini intendono i loro iscritti o tutti quanti. Una domanda che posto qui, in luogo pubblico perché è una domanda politica e non personale e che so già non avrà una risposta (neppure a livello personale ricevo risposte), il perché chiedetelo a loro. Ho letto le due interviste rilasciate da Ferrero su aostaoggi.it e su aostanews24.it e le risposte date dal consigliere pentastellato negano l’evidente flop della serata (mi auguro che l’iter che seguirà e cioè l’invio del materiale scottante alla Commissione di vigilanza RAi, dia i suoi frutti). I grillini, se considerano cittadini non solo gli iscritti, ma tutti noi, dovrebbero imparare a prendersi più cura della comunicazione, nel caso non fossero capaci o non ne avessero le possibilità, che lascino perdere i dibattiti di questo tipo perché rischiano di rivelarsi un boomerang e non se lo meritano. Non vogliono sentirsi dire bravi? Generalmente questo aggettivo si usa quando si raggiunge un obiettivo. Vogliono denunciare e informare? Ecco, bisogna essere bravi per farlo, altrimenti non si denuncia e non si informa. Per essere all’altezza di quello che vogliono essere: angeli sterminatori 🙂 dovrebbero anche avere il coraggio della sincerità, infatti le giustificazioni che Ferrero fornisce circa l’assenza del presidente della Commissione di vigilanza RAI, Roberto Fico, non stanno in piedi. Lo stesso Fico, sul suo profilo facebook, chiarisce, senza possibilità di reinterpretazione alcuna, il perché della sua mancata partecipazione e che si riconduce al divieto voluto dagli organizzatori di registrare la serata. Quel “Roberto Fico vive un momento delicato a livello nazionale ricoprendo la carica di presidente della Consiglio di Vigilanza Rai e in seguito ad un difetto di comunicazione ha travisato l’obiettivo della serata e conseguentemente non volendo prestare il fianco a strumentalizzazioni” è un politichese degno di un perfetto e attempato politico democristiano (mi odierà per questo?).

N.B: Gli amici grillini non mi capiscono. Non riescono a inquadrarmi. Molti di loro mi detestano, (come buona parte degli altri politici d’altronde. 🙂 ) . Altri mi tolgono l’amicizia. Tifo spesso per loro, ma li punzecchio quando è il caso di farlo. Così come con tutti. E  questo li sconcerta. Non sono in politica, non sono costretta a doveri, alleanze e strategie, pertanto mi concedo la splendida libertà, conquistata a caro prezzo, di dire la mia, sempre. This is Patuasia!

Controlli tu che controllo anch’io.

12 ottobre 2013

Strane analogie. Ego Perron capogruppo UV dice che quelli del suo gruppo non possono diventare dei franchi tiratori perché “ci controlliamo a vicenda”. Beppe Grillo, capo quasi indiscusso del M5s, sostiene che il suo movimento “non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo”. Insomma fra l’UV e il M5s c’è in comune un verbo: controllare. In entrambi i casi, pur non essendoci il vincolo di mandato, la libertà del singolo non è prevista. Alla faccia della Costituzione che i grillini difendono, e delle regole del Consiglio regionale, per entrambi l’ubbidienza si deve solo al Partito!

Dov’è il problema?

23 agosto 2013
Il sindaco, Adalberto Perosino, noto interprete dei films con Austin Power.

Il sindaco, Adalberto Perosino, noto interprete dei films dell’agente segreto Austin Powers.

Serata nel Consiglio comunale di Saint-Vincent: livello culturale della maggioranza bassino. Uno non si aspetterebbe mai di vedere degli amministratori del bene pubblico così mediocri, eppure la mediocrità del pensiero e dell’azione che ne consegue sono il presupposto obbligatorio per governare, qui come altrove. Qui più che altrove. Dunque, il consigliere di minoranza in quota Alpe, Paolo Ciambi, chiede al Consiglio uno scatto d’orgoglio. Il nostro presidente della Giunta, Augusto Rollandin, coinvolto nell’inchiesta “Usque tandem”, è rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. L’ingegnere, Serafino Pallu (conosciuto per i progetti realizzati non proprio a regola d’arte come la Caserma della Finanza poi crollata e il ponte sul Buthier entrambi in Aosta.) è implicato nella medesima inchiesta e sospettato di turbativa d’asta e abuso d’ufficio insieme a Giuseppe Tropiano, imprenditore condannato in primo grado per favoreggiamento con la ‘ndrangheta, di cui è anche socio in affari. L’appalto per l’allargamento delle piste di sci al Col du Joux è stato vinto da una società, la Cospef, sulla quale si vocifera di rapporti con la ‘ndrangheta. Insomma Ciambi conscio del ruolo imbarazzante del Presidente della Giunta e di uno dei membri della Commissione edilizia del Comune qual è Pallu e pur consapevole che la procedura per l’assegnazione dell’incarico alla Cospef sia corretta e segua la normativa nazionale chiede al Consiglio una dichiarazione di inopportunità degli incarchi  per dare un segnale coeso e forte contro l’infiltrazione mafiosa nel territorio. Il sindaco, Adalberto Perosino, prende le distanze: “noi non entriamo nel merito” e affida la risposta al consigliere unionista, Pietro Mauro Camos, che spiega la procedura adottata, ma non ce n’è bisogno: nessuno ha contestato nulla nel merito. La questione, infatti, non è tecnica, ma politica. Ciambi, portavoce della minoranza, vuole tastare il polso della Giunta per capire qual è la sensibilità verso il problema. Al di là delle frasi rituali, nessuna. L’intrusione di società e ditte dall’esterno come avviene nelle gare d’appalto, risulta fastidiosa solo perché compromette quella gestione familiare che in sostanza scimmiotta in piccolo ciò che la mafia fa in grande. Con questa suscettibilità difficile farsi garanti di una legalità a 360 gradi. Così disposta la maggioranza si trincera dietro il luogo comune, abusato dal centrodestra, dell’attesa dei tre gradi di giudizio prima di prendere una qualsiasi decisione. Se fossimo in campo medico la prevenzione non verrebbe presa in considerazione e per agire si aspetterebbe la piena fioritura delle metastasi. Il colmo lo raggiunge l’assessore all’Ambiente e Territorio, Massimo Didò, che rivolgendosi al pubblico, insolitamente numeroso, si giustifica dell’argomento trattato più consono a uno sceneggiato televisivo, che a un Consiglio regionale. Eggià, la mafia è un argomento più adatto allo spettacolo che all’amministrazione. Peccato che è con l’amministrazione che la mafia ingrassa e prolifica. Ma questo gli amministratori di Saint-Vincent non sono tenuti a saperlo.