Archivio per settembre 2013

Slopping

30 settembre 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Gentile Patuasia,

con il raschio in gola da un paio di giorni per l’inversione termica che mi rende irrespirabile quest’aria in teoria di montagna, le segnalo che in un servizio de Le Iene (andato in onda anche ieri sera) hanno parlato con tono allarmato delle polveri che escono dalle acciaierie, come tanto spesso ci capita di vedere ad Aosta. Il servizio è disponibile anche qui:

Ciò che le indico è dal minuto 7:24 in poi, ha anche un nome quel fenomeno, che pare noto: si chiama slopping. Ma non pare che neanche altrove, purtroppo, intendano risolverlo. In ogni caso, avere un termine tecnico di riferimento credo possa essere utile per fare maggiori indagini.

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Caduta in basso!

29 settembre 2013

Per la cittadina termale, di terme appena aperte che minacciano crisi, è una discesa continua. Con un Casinò in profondo rosso, una passata esposizione di arte contemporanea: Sveart che avrebbe dovuto oscurare la Biennale di Venezia e che invece ha registrato un migliaio scarso di presenze e un presente festival della pizza la caduta di stile è sotto gli occhi di tutti! Vi ricordate la manifestazione Grolla d’oro data al miglior film italiano?

Due milioni!

29 settembre 2013

Signore e Signori. Amici e Nemici.

DUE MILIONI!

 

La piccola bottega degli orrori

28 settembre 2013

Viene definito un nuovo spazio espositivo, in realtà è un bazar di carabattole appese su grate di ferro. Sto parlando della cappella di san Grato eretta nel XV secolo e ferita a morte nel XXI. Naturalmente la trasfigurazione da luogo sacro a piccola bottega degli orrori fa parte della solita Restitution. Infatti, secondo l’ufficialità espressa sia dai politici sia dai giornalisti, si tratta invece di un’opera di riqualificazione e abbellimento di un “tassello del vasto patrimonio monumentale” (ANSA). Bastava il restauro di ciò che era. Bastava la Madonna col Bambino della facciata, uno dei pochi affreschi votivi di inizio Cinquecento in Valle d’Aosta, per ridare alla cappella la sua importanza. Bastava la Pietà del XVI secolo posta nell’abside per far rinascire la sua bellezza. NO! Ci volevano gli artisti valdostani con le loro croste! Per farli felici e contenti non è sufficiente la saletta del Comune posta sotto i portici, ci vuole anche la cappella di san Grato! (Mi chiedo come mai quelli che hanno gridato allo scandalo per la Madonna dei gelati, non facciano lo stesso per quella delle griglie.). A suo tempo un orrendo pseudo altare aveva in parte nascosto e svilito l’affresco interno, oggi la nuova sensibilità estetica si esprime con ingordigia di forme. Quadri-quadretti-cornici-cornicette starnazzano volgarità cromatiche là dove il silenzio della sacra contemplazione era un obbligo riconosciuto. Questo vociare gradasso avrebbe la presunzione di destare interesse culturale quando invece esprime solo la puerile necessità di sentirsi padroni di un luogo. Il che non è necessariamente didiscevole se questo bisogno promuove la socialità fine a se stessa, meno se il luogo in questione è di importanza artistica e quindi aperto alla fruizione di tutti. Fruizione che deve essere sana e non inquinata dai narcisimi di chiunque. Confesso che tredici anni fa anch’io peccai e profanai il luogo con una mostricciattola spiritosa: “La mucca internet”; anch’io usai le famigerate grate, ma fu peccato veniale in quanto l’insulto durò tre giorni. In questo caso mi sembra di capire che il Comune abbia dato in comodato d’uso la cappella, ribattezzata così in Saletta san Grato: un peccato difficile da smacchiare.

Ramo secco

24 settembre 2013

Non ci riesco. Non riesco proprio a sentirmi solidale con il lavoratori del Casinò. Quei lavoratori che guadagnano in media 80.000 euro l’anno e che sono stati assunti non per merito, ma grazie a un voto dato e da un favore ricevuto dal politico di turno. Quei lavoratori che pesano sulle spalle di altri molto meno retribuiti lavoratori: ricordo che per tenere in piedi la baracca abbiamo progressivamente rinunciato agli introiti che un tempo erano una voce importante della nostra economia. Il Casinò è un contenitore imbottito di personale che non ci dà più nulla, alimenta solo se stesso. La politica lo ha corroso. Abbiamo una carcassa che continua a divorare risorse per cosa? Per mantenere i croupiers?

Capo espiatorio

23 settembre 2013

Che il problema sia solo Rollandin non è vero. Facile oggi creare ad hoc un “capo espiatorio” per convogliare su di lui tutte le responsabilità che invece devono essere distribuite su più fronti. Rollandin ha fatto e fa comodo. E’ servito e serve alle decine di mediocrità e spesso a vere nullità, che senza di lui sarebbero ancora a tagliare l’erba o a fare fotocopie. Non mi sono mai piaciute le iene che azzannano il leone ferito per prenderne il posto. “La politica deve uscire dalle stanze dei bottoni” dice la presidente dell’UVP, Alessia Favre, questa frase che sa di muffa dovrebbe esprimere il rinnovamento in atto. “La politica deve essere fatta dalla gente e usare il linguaggio della gente” continua la biondina al Rendez-Vous Progressiste. aostasera.it. Ma che due palle di retorica! Che assenza di linguaggio! Che vuoto di prospettive! No! La politica la devono fare i rappresentanti scelti dai cittadini fra i migliori e questi debbono usare un linguaggio e un comportamento impeccabili e corretti per dare il buon esempio. I cittadini dovranno, grazie ai referendum e ad altri strumenti di partecipazione, sorvegliare la buona amministrazione, rilevare le storture, segnalare le carenze, proporre soluzioni… che verranno ascoltate e realizzate da chi li rappresenta, altrimenti che cavolo li paghiamo a fare i consiglieri e gli assessori e i presidenti? L’eccessiva vicinanza con il potere crea clientela, voto di scambio, favoritismo, meglio che i politici siano vicini ai problemi, ma più distanti dalle persone e quindi misurabili solo e unicamente attraverso il loro operato. Questo sarebbe un cambiamento! Altro che feste, rendez-vous e musica e aperitivi e pranzi e cene! L’UVP è così diversa dall’UV che Perron tende una mano per la riconciliazione degli autonomisti. Ricucire la diaspora non sarà facile, il prezzo da pagare è alto: la testa del Capo come auspica la Favre. Il rinnovamento vorrebbe un parlamentare europeo: Caveri. E vorrebbe un nuovo leader: Viérin. Sai che novità e che affare per la Valle d’Aosta! Per contenere l’arroganza-chiusura autonomista e sperare in qualche cosa di realmente diverso per la nostra Regione occorre rafforzare i partiti con legami nazionali e, nelle mie simpatie, il PD-Sinistra unita e il M5s.

Caramelle!

22 settembre 2013

Singolare come i giovanissimi cerchino i luoghi più tristi e sporchi per stare insieme. Uno di questi sono le scale accanto al palazzo del Turismo, quelle un po’ nascoste che portano da piazza Narbonne in via Promis vicino alle Poste. Su quei gradini c’è di tutto: dagli avanzi biologici di una sbornia serale a quelli industriali. Vomiti e lattine decorano l’ameno posto eppure… giovani e giovanissimi vi sostano totalmente indisturbati dagli odori e dalle chiazze. Seduti a gambe nude parlottano. Le coppie si abbracciano. Si mangia la pizza e si beve la birra fra le cartacce unte e i rifiuti di precedenti bivacchi.  – Perché state qui? – ho chiesto – Perché questo è il nostro posto! – mi hanno detto. – Ma non c’è di meglio? Non vedete quanto è sporco? – Ma noooo, sono solo avanzi di caramelle! – CARAMELLE? Sordi, privi di olfatto e ciechi. Come potranno maturare un minimo di amore verso la bellezza? Quella bellezza che aiuta a vivere e a convivere. Così condannati a subire il degrado nella più inconsapevole passività? Come è potuto accadere in una città candidata a Capitale europea della Cultura?