Archivio per febbraio 2014

Storie di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta (2°parte)

28 febbraio 2014

Operazione lenzuolo”. Le indagini nascono dall’omicidio di Gaetano Neri a Pont St Martin. È in seguito all’omicidio di Gaetano Neri, avvenuto a Pont Saint Martin il 13 giugno 1991, che suo cognato Salvatore Caruso, affiliato alla cosca Asciutto-Neri-Grimaldi di Taurianova, decide di collaborare con la Giustizia deponendo al processo Taurus in corte d’Assise di Palmi. Neri viene assassinato a Pont da Salvatore “Sasà” Belfiore, secondogenito di Domenico. I Belfiore di Gioiosa Ionica vivono presso Chivasso, in una cascina a San Benedetto Po: Domenico, il decano della famiglia, in seguito alla confessione del pentito catanese Francesco Miano viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, procuratore di Torino e già procuratore di Aosta.

Caruso, che si è trasferito in Valle nel 1982, il 23 novembre 1993 spiega alla Procura di Aosta che anche qui sono presenti ed operanti esponenti della ’ndrangheta; in quest’occasione indica quale capo-bastone Francesco Raso (membro del direttivo del PSI), sostenendo che questi era subentrato a Santo Oliverio.

Da queste indicazioni nasce l’operazione “Lenzuolo”, che nel 2000 porta ad indagare da parte della DDA e della Procura della Repubblica di Torino 16 persone per “aver fatto parte della associazione di tipo mafioso di matrice calabrese denominata ’ndrangheta e, in specie, dell’articolazione della medesima costituita in Aosta ed indicata come “locale” di Aosta.

Solo tre, Santo Oliverio, Francesco Cuzzocrea e Antonino Curatola risiedono in Calabria, gli altri tredici sono tutti residenti ad Aosta e dintorni:si tratta di Santo Pansera, Annunziato Cordì, Giacomo Gullone, Giuseppe Gullone, Domenico Macheda, Giuseppe Neri, Giuseppe Oliverio, Giuseppe Rao, Francesco Raso, Vincenzo Raso (che dieci anni dopo sarà protagonista dell’indagine Tempus Venit. E’ dipendente dell’Edil sud di Giuseppe Tropiano. Per le sue vicende processuali nell’estorsione mafiosa verso i Tropiano, cfr Patuasia “La ‘ndrangheta c’è” , parte III e IV, ndr). Rocco Seminara, Vincenzo Sergi, Giorgio Sorbara. A Santo Pansera, titolare di un autolavaggio in viale Partigiani, è contestata l’aggravante di svolgere nella ’ndrangheta un ruolo direttivo ed organizzativo, in qualità di incaricato, da esponenti di vertice della consorteria attivi in Calabria, e di supervisionare l’andamento e le attivitàdel “locale” di Aosta. (roberto mancini)

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Storie di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta (1° parte)

27 febbraio 2014

‘ndrangheta in Valle: “ l’ Operazione Lenzuolo” del 1999.

Dalla lettura delle motivazioni della sentenza Tempus venit, emerge una notizia clamorosa: già tre pentiti di ‘ndrangheta, alla fine degli anni ’90, avevano rivelato la presenza di un’ organizzazione ‘ndranghetista in Vda. Si tratta Francesco Fonti, Salvatore Caruso e Annunziato Raso. Ecco le loro dichiarazioni.
Francesco Fonti: “sono arrivato a Torino nell’anno 1971 e da subito, ho saputo che in Valle d’Aosta vi era un Locale attivo. (Il “Locale” è la struttura di base della ‘ndrangheta che sorge in un determinato paese, allorché si supera il numero minimo di 49 affiliati a qualunque “copiata” a cui appartengono (per copiata si intende il nome di uno dei responsabili del Locale a cui i picciotti fanno riferimento. Tale nominativo viene comunicato all’affiliato dopo la cerimonia di affiliazione detto battesimo). Allorquando si forma un Locale si deve dare notizia alla “mamma” di San Luca, da dove viene inviato un rappresentante il quale organizza la riunione del Locale alla presenza di tutti gli affiliati di quel paese. Nel corso della riunione viene nominato il Capo Bastone, il Contabile ed il Crimine ndr).Continua Fonti: “responsabile del Locale di Aosta era tale Pansera Santo (deceduto ad Aosta il 2 Aprile 2003 per cause naturali. Alla sua morte, imponenti funerali con la partecipazione di Guido Grimod, sindaco di Aosta, dal 2000 al 2010, ndr), proprietario di un autolavaggio in Aosta e da noi ‘ndranghetisti veniva identificato come “Compare Santo”; dal Locale di Aosta dipendeva a sua volta il sottolocale di Ivrea. Questo sottolocale era gestito dalla famiglia Forgione;
Fonti riferiva inoltre: “…l’attività principale del locale di Aosta erano le estorsioni a imprenditori e la droga”. (altro…)

Troppi Sorbara per cambiare davvero

27 febbraio 2014

Riprendo l’argomento Marco Sorbara perché è importantissimo in quanto denuncia la pessima gestione della politica nel Comune di Aosta. Dunque la minoranza in Consiglio ha rilevato un comportamento anomalo da parte dell’assessore alle Politiche sociali e ha chiesto le sue dimissioni. Sorbara invece denuncia alla Magistratura chi lo ha criticato politicamente. Notate una qualche differenza di stile fra lui e il querelato Gianpaolo Fedi? Carlo Curtaz riprende l’assessore per non aver discusso la faccenda in Consiglio che è l’unico luogo deputato per le contese politiche e non le aule dei tribunali, inoltre fa notare all’Assemblea che la natura clientelare che detta il metodo dell’assessore, non è quella che dovrebbe regolare un assessorato. Sorbara, a querela archiviata, chiede scusa al Consiglio, ma tace sul resto. Nessuno della maggioranza ha ripreso la faccenda da questo punto di vista. Anche qui le diversità fra maggioranza e minoranza sono vistose. Mario Vietti riporta l’argomento sul nocciolo della questione e cioè che Sorbara non pare ravvedersi circa il suo comportamento più odioso: la politica intesa e vissuta come ricerca e conservazione del consenso. Sorbara e la maggioranza che lo sostiene, continuano a far finta di niente. Iris Morandi chiede ai presenti un salto di qualità del pensiero che deve sganciarsi dai rapporti personali e guardare solo al risultato politico. Lo sforzo richiesto è eccessivo e i vincoli di amicizia che intercorrono fra i consiglieri e assessori sono troppo forti per questo salto di dignità. Sorbara resta. Come la politica vecchio stile. Troppi sono i politici corrotti dalla banalità del male.

Per fortuna che c’è la Magistratura!

26 febbraio 2014

Il Comune di Aosta ha perso un’occasione per dimostrare ai cittadini che la politica cambia finalmente faccia. Al contrario ha saldamente riaffermato che da noi la politica è e sarà sempre, quella solita: clientelare, che fa gli affari propri, che non sa parlare l’italiano. Grazie ai politici della maggioranza (escluso Paolo Scoffone che ha votato contrariamente ai compagni di partito, la Stella alpina). A riempirisi la bocca di paroloni come: cambiamento, rinnovamento e responsabilità questi sono sempre pronti, nei fatti diventano timidi e belanti. Pure Caminiti ‘u ribbelle! La parola responsabilità è stata più volte profferita durante la recente Festa dell’Autonomia, oggi è stata ancora una volta tradita. Dove consiste la responsabilità politica nell’accettare un amministratore che trova del tutto naturale “aiutare la gente” secondo modalità private che nulla hanno a che fare con le regole dell’amministrazione pubblica? E che, inevitabilmente, sono indirizzate verso il proprio consenso? Sorbara, nel suo breve intervento, ha chiesto scusa. (Dopo l’archiviazione.). Scusa per aver querelato il collega Gianpaolo Fedi (io ancora non le ho ancora ricevute). Nessun riferimento alla particolare telefonata che fece al pregiudicato Roberto Raffa e alla sua altrettanto particolare inclinazione alla beneficenza con i soldi pubblici. Silenzio. Eppure il nocciolo della questione era quello! Nell’intervista che ha rilasciato per la Gazzetta matin una sua foto lo ritrae in atto amorevole verso un gruppo di anziane. Le sue mani poggiate su altre mani. Il viso assorto. Doveva fare il parroco non l’amministratore pubblico! Rivela che lui ascolta i cittadini in difficoltà (nella telefonata intercettata chi stava ad ascoltare era però il pregiudicato, come mai tanta premura?); dice che la brutta vicenda ha portato sofferenza a lui e alla sua famiglia (anche la mamma di Sorbara piange!)… e la rottura di scatole alla sottoscritta? Al danno di immagine per un’indagine in corso su di me? Al mio  tempo perso? Eh, signor assessore-tanto-buono, chi mi ripaga di questo, lei? Sempre nell’intervista il buon-assessore, interpreta a suo modo la realtà dei fatti, se ha sbagliato è solo nell’uso del linguaggio, chissà dunque cosa voleva dire con quel “lascia un po’ parlare la gente e poi rifacciamo di nuovo…“? Anche in Consiglio, oggi, ha detto di aver sbagliato. Ha sbagliato a querelare un collega (io sono diventata un tabù), non certo ad “aiutare la gente”! Le sue scuse hanno toccato le anime sensibili di quelli del suo partito e loro alleati a esclusione del consigliere Scoffone che, come i colleghi di minoranza, ha dimostrato di non farsi “commuovere” e di privilegiare l’etica ai sentimentalismi (i sentimenti sono altra cosa). Sorbara ha tirato in mezzo la mamma, il buon cuore, le persone afflitte dalla povertà, la sua ingenuità, la sua sofferenza… e gli italiani sappiamo tutti che hanno un cuore grande così! Rimarrà così al suo posto. La sua intimidazione, perché altro non poteva essere, è passata inosservata. Il suo modo clientelare di fare politica pure, in fondo non sono tutti dei Sorbara? E allora … checché ne dica il Sindaco, finisce a tarallucci e vino e chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o passato.

Dove regnano le “aquile”.

26 febbraio 2014

Era una buona, anzi ottima idea, quella del Carnevale di Montagna. Gestita e organizzata malissimo, ma l’iniziativa poteva avere un futuro e arricchire la stagione dello sci. Nessun intelligente ripensamento, ma una sonora bocciatura. Manifestazione cancellata con la scusa della crisi. Che dire? Idioti! Ancora una volta chi ci governa si è dimostrato incapace di creare un vero progetto culturale e portarlo avanti con competenza. Non erano certo gli sbandieratori di Asti, la Fanfara dei Bersaglieri di Melzo, le Majorettes Folk di Padova, i figuranti dei festeggiamenti di San Giorgio e Giacomo…, gli invitati giusti per un Carnevale tipico delle aree montane perché, come ho già avuto modo di scrivere, “Il carnevale di montagna appartiene a specificità culturali differenti rispetto ad altri carnevali. Le maschere interpretano i luoghi che sono strettamente legati alla loro storia geopolitica. Un raduno di maschere provenienti dalle montagne di tutto il mondo sarebbe stato unico, straordinario, ma occorreva per realizzarlo un’organizzazione attenta alla filologia, scrupolosa nella selezione e soprattutto colta.”. Bellissime, uniche e coerenti con il tema sarebbero state le maschere lignee di Forno di Zoldo, di Sappada, per non parlare dei Mammuthones sardi, insomma a voler cercare di maschere di montagna ce ne sarebbero state molte e queste avrebbero dato un sapore autentico alla manifestazione. La stupidità e l’ignoranza hanno preferito dare spazio a una caciara senza identità. Intendiamoci i bersaglieri, gli sbandieratori e le majorettes vanno benissimo, ma in altri contesti. Con le tradizioni che i nostri vogliono salvaguardare nulla ci azzeccano, a pensarci bene neppure i nostri amministratori.

Mice Mice – Bau Bau!

25 febbraio 2014

E’ in allestimento presso il Casinò un Convention Bureau, in lidi linguistici normali (ossia anglosassoni) detto Mice (Meetings, Inventives, Conferencing and Exhibitions). Buona idea, turismo di affari, attrarre super ricchi. Contro-indicazioni?
Tutte quelle dell’ “economia da sgocciolamento”, quella che così veniva spiegata da Kenneth Galbraith: “se dai da mangiare abbastanza avena al cavallo, qualcosa riuscirà a sfamare anche i passeri”.
Avete presente la reggia di Versailles? Si tratta di creare un posto con un’economia pensata su misura per le esigenze, i capricci, le follie, le porcate dei super-ricchi. Radunarli e coccolarli. Dalla loro tavola sempre imbandita, dai loro eccessi sempre rinnovati, sgocciolerà un poco di benessere. Così qualche briciola di caviale ed un goccio di champagne cadranno dal tavolo e faranno la fortuna dei servitori. E’ la logica dei paradisi fiscali: la reggia di Versailles fu la ricchezza di un piccolo popolo di ebanisti, camerieri, sarte, modiste, puttane, staffieri, cicisbei. Insomma ci si condanna a fare per tutta la vita i valdostani camerieri, servi, staffieri e maggiordomi della reggia di Versailles, ma di questi tempi grami meglio che niente. Ecco dunque il disegno per la nuova Vda: si delinea un turismo classista, per soli ricchi. Quindi è ovvio che per raggiungere la Vallée niente treni o autobus per la gente normale, aerei solo di legno, autostrada di platino. Una riserva indiana per soli riccastri. Domanda: in quale lingua si attrarranno i Cresi arabi e russi? In francese? In patois? A che serviranno 50 anni di sbrodolate francofone identitarie? Chi saranno i quadri del Nuovo Convention Bureau? Con quali competenze linguistiche? Insomma si rischia di pagare amaramente la sfascio della scuola valdostana francofomane per ragioni politiche . Per 50 anni hanno usato il francese per marcare il territorio, come fosse la pipì dei gatti, ed ora si accorgono che nell’economia moderna non serve ad una mazza.
Peracottari, ” vendeurs de poires cuites….”  (roberto mancini)

Una festa triste

24 febbraio 2014
Marta, una nota di colore in mezzo a tanto grigiore.

Marta, una nota di freschezza in mezzo a tanto grigiore.

Ieri sono stata a Palazzo regionale per la Festa dell’Autonomia. Prima volta. La figlia di mio marito, Marta Burgay, veniva insignita del titolo di Chevalier de l’Autonomie, mi sembrava carino esserci. Mai assistito a una “festa” di regime così triste. Forse, giusto giusto in Corea del nord le organizzano così, ma, non essendoci mai stata, non ci giurerei. I rappresentanti delle Istituzioni hanno svolto il loro compito in modo formale e… mortale, nel senso della noia. La presidente del Consiglio, Emily Rini, dei tre è stata l’unica che ha dato alla lettura un po’ di pathos; Rollandin invece può solo ringraziare i suoi occhi di ghiaccio e il sopracciglio diabolico se è riuscito ad arginare il sonno entro i confini della buona educazione; Giordano invece, nudo com’è di carisma, lo ha somministrato con ampia generosità. Possibile che nessuno riesca a parlare a braccio? Ad affrontare la platea occhi negli occhi? Dopotutto i discorsi fatti sono sempre i soliti: Roma cattiva, Valle responsabile, buon esempio, lavorare insieme, autonomie capri espiatori… vogliono trasmetterci l’orgoglio dell’Autonomia, ma con manifestazioni del genere creano indubbia noia e distacco. Il migliore comunicatore è stato quel corista in camicia a scacchi che, rilassato e senza appunti, si è espresso nel miglior francese udito durante l’intera cerimonia. Mai più!