Posted tagged ‘Elezioni regionali 2013’

Un luogo opaco

11 giugno 2013

Che l’ospedale sia un centro di potere sono in pochi a saperlo, in genere chi ci lavora e i politici. La gente comune lo associa alle malattie, alle cure, al dolore, alla sofferenza e alla speranza di una guarigione. Ma l’ospedale è un luogo ai più misterioso e molto complesso: intorno girano molti, moltissimi soldi pubblici. Anche il nostro Parini è un luogo di potere. A confermarlo sono state le recenti visite preelettorali del presidente della Regione, Augusto Rollandin, che, accompagnato da fedelissimi primari, ha incontrato durante l’orario di lavoro i dipendenti per chiedere se tutto andava bene. Una delicatezza un pochino fuori  luogo, ma assolutamente puntuale con i tempi. Che l’ospedale sia anche un luogo non proprio trasparente lo ha dimostrato la passata inchiesta denominata “Operazione bisturi”, dove sono emerse numerose anomalie nella libera professione intra moenia. Attualmente gira voce di un concorso per un posto nel reparto di Chirurgia vascolare, reparto che registrerebbe un organico pieno. (Poco tempo fa è stata assunta a tempo indeterminato la consigliera unionista Imperial.). Ci si chiede il perché, dal momento che ci sono indicazioni precise di riduzioni della spesa. Forse sarebbe più utile utilizzare le risorse per rafforzare altri settori più deboli o potenziare la prevenzione sul territorio che l’assunzione di personale, magari non così indispensabile.

Domandina semplice semplice

10 giugno 2013

Attualmente il reato di voto di scambio si ferma al denaro: soldi in cambio di voti. Il Presidente del Consiglio, Letta, vuole di più. Vuole che il reato includa anche i posti di lavoro, le licenze, le promesse di appalti, di assegnazioni di case, insomma di promesse in cambio di preferenze. Se la legge fosse già approvata e quindi applicabile, quanti politici eletti potrebbe definirsi esenti dall’aver commesso reato?

Poltrone a rischio?

8 giugno 2013

La Stella alpina affronta il leone rimpicciolito, di cui non ha più paura, e fa la voce grossa. Chiede. Vuole tre assessorati. O, in alternativa, due assessorati e la Presidenza del Consiglio. Naturalmente per il bene della Valle d’Aosta. Tra un paio di settimane sapremo a chi verranno comunicati gli avvisi di garanzia per via di quei contributi dati ai partiti e spesi per altro. Si tratta di peculato. Sapremo se la SA si sarà comportata correttamente verso i cittadini. Se darà un esempio impeccabile di buona contabilità. Se la sua attuale sicurezza politica potrà irrobustirsi di innocenza. Sapremo quali saranno i consiglieri, dei vari partiti, che avranno usato i soldi pubblici per spese private. Alla corsa per le poltrone ci sarà una inevitabile defezione involontaria. A meno che gli illeciti che verrano riscontrati verranno digeriti con la nonchalance di chi sa di poter contare su un elettorato impuro.

Un cuore grande così!

6 giugno 2013
Dove lo porterà il cuore?

Dove lo porterà il cuore di questo consigliere regionale mancato? Foto tratta dal suo profilo fb.

Ci avrei giurato! Franco Napoli, dopo la batosta elettorale, lascia la Féderation autonomiste e non posso non farmi due risate. Il povero pensava di avere tanti amici, dopotutto quante bicchierate ha offerto? Tante e, giustamente, sperava nella tradizionale riconoscenza, perché mangiare e bere a sbafo non è educato. Invece si fa, eccome! Ma lui sperava in un CAMBIAMENTO! Uhaa uhaa uhaaa! Adesso sta guardandosi intorno in cerca di un partito più sicuro. Ma, secondo lui non è un calcolo politico, perché Napoli va solo dove lo porta il cuore. Già, lui lo chiama così: CUORE! Uhaa uhaa uhaaa!

Aria fritta e rifritta 3

5 giugno 2013

Nella parte conclusiva dell’intervista su aostaoggi.tv  Laurent Viérin, punta il dito contro l’informazione pubblica che ha privilegiato alcune forze politiche durante la campagna elettorale e che non è affatto parziale. Quando era in maggioranza non se ne era reso conto? Mai avuto un dubbio? E per quanto riguarda la libertà di espressione e di dissenso che è a lui sono tanto care, com’è che è stato zitto quando sono stati censurati, dalla Regione e dal Comune, Patuasia e altri blog? (Vi ricordo che mi ha tolto l’amicizia su fb e a molti altri dissenzienti, alla faccia del rispetto verso le idee diverse). Scopre oggi che durante le campagne elettorali le persone “vengono minacciate, caldamente invitate a non partecipare“.Tira in ballo il referendum come se lui facesse parte di Valle virtuosa, dice di aver sofferto per quei giovani che avevano paura di andare a votare, ma non ha mai denunciato il fatto. Lo fa ora. Per me troppo tardi. Non sopporto gli arroganti, i leader indiscussi, quelli del “tutti per me e io per nessuno”: lo scarto esorbitante di voti fra lui e il secondo in lista conferma questo atteggiamento, chi non rispetta la diversità (ha cercato voti nel Forum delle associazioni famigliari notoriamente contrario a tutto ciò che non sia mamma-papà-figli) che si fa paladino di una crociata di libertà e cambiamento quando nella concretezza dei fatti quel ruolo non gli calza per niente. Aria fritta e rifritta. Roba irrespirabile.

Aria fritta e rifritta

4 giugno 2013
Non gli è passata la fame, anzi...

Non gli è passata la fame, anzi…

Su aostaoggi.it il gionalista Marco Camilli intervistaLaurent Viérin. ” A un certo punto della nostra vita non c’era più corrispondenza dei nostri valori, principi con quelli dell’Union valdotaine. Abbiamo registrato una deriva dell’azione politica”, così Viérin riassume i motivi dela nascita dell’UVP. Domanda che andava fatta – com’è che lei e Caveri ve ne siete accorti dopo cinque anni di condivisioni politiche in Giunta, cioè verso la fine della XIII legislatura? Non era già chiaro subito, in considerazione dell’esperienza già fatta, che ci sarebbe stato un uomo solo al comando? – Laurent dice ha scelto la strada più difficile, che ha abbandonato una carriera tranquilla e certa, ma non dice, se quella serenità soporifera è esattamente ciò che lui rivoleva, se l’ambizione che anima i suoi occhietti e quelli del padre, non poteva più subire una carriera ormai ferma. Già perché, se non fosse la bocca di Laurent Viérin a parlare, le parole dette, come alternativa, sarebbero anche condivisibili. Ma io non mi fido delle parole. Quel “lavorare per il bene della Valle d’Aosta e non per interessi privati”, non mi convince. Dietro a questa bella frase che è stata sfruttata da tutti i partiti, c’è un’esperienza di governo. Ci sono scelte fatte. Ci sono uomini e donne arroganti (mi hanno denunciata per aver ripreso una frase detta da uno di loro in pubblico). Sui fatti e sulle persone io do le mie valutazioni, non sulle parole, soprattutto quando queste sono usate in politica. Un esempio. Laurent parla di meritocrazia, ma su quali principi ha selezionato le proposte culturali? Gli incarichi? Le consulenze? Si è creato una corte di nani e ballerine e questa nasce unicamente da scelte molto soggettive che con la meritocrazia, che chiede confronti più vasti, nulla hanno a che fare.

Recinti allargati

3 giugno 2013

Analisi post voto di Fulvio Centoz, leader della corrente renziana del Pd valdostano. Il rimprovero al suo partito è quello di essere “posizionato marcatamente a sinistra”, lasciando campo libero ai partiti autonomisti, diretti concorrenti della nostra area”. E’ già una definizione, un mondo: la Sinistra non più come area della parità di occasioni, della giustizia sociale e della redistribuzione del reddito, ma come campione di autonomismo. Vince chi è più autonomista? Chi spara più seggi a Bruxelles? Seconda imputazione: “ i primi 5 classificati della lista Pd sono rappresentanti CGIl ed uno di Rifondazione”. Conclusione  di Centoz: “l’area più centrista o moderata sembra minoritaria nel PD”, “un partito deve mantenere una certa autonomia di pensiero, anche dal sindacato”. Affermazione che, in una regione in cui opera indisturbato il Savt, cinghia di trasmissione  bulgara dell’Union in perfetto stile sovietico anni ’50, suona un po’ un umoristica. Quanto alla Cisl, ha appena offerto un ex segretario regionale (Barucco) alle liste della  Stella Alpina, per tacere del seggio senatoriale del povero Guido Dondeynaz, anche egli ex segretario Cisl. Solo i leghisti bresciani di Adro ed il sig Mappelli, suocero di Lattanzi, orfani della Guerra Fredda, sono rimasti  ad una concezione della CGIL come covo di sovversivi. Il concetto di  “area moderata e centrista” poi in Vda, più ancora che in Italia, non significa nulla: su 35 consiglieri, 30 sono localisti di varia estrazione. Unionisti, post unionisti, ex unionisti, democristiani di SA, clerico-localisti.
Trapela un po’ di delusione, stile Gauche valdotaine (che ha votato UVP!), verso un inatteso miracolo Pd che, in un tragico momento nazionale, ha mantenuto intatti i suoi consiglieri, saggiamente raggruppando tutte le componenti della Sinistra.
Centoz non si spinge a chiedere le dimissioni di Donzel, come è probabile intento del suo gruppo, ma la richiesta giunge da Romano dell’Aquila, ex socialista craxiano in servizio permanente effettivo. Magnificando l’elezione di La Torre nell’Union , Dell’Aquila cerca di darne una spiegazione ideologica: Non si tratta di voti di ex socialisti milanesiani, che hanno deposto l’ennesimo uovo di cuculo nel nido rossonero ( esattamente come Dino Vierin da secoli col PDS…). No, spiega Dell’Aquila: si tratta di una scelta socialista lungimirante, verso un autonomismo  rollandiniano “ includente e non escludente”. La perorazione a suocera perchè nuora intenda è palesemente rivolta all’UVP, cui si consiglia di  “allargare il proprio elettorato oltre i recinti tradizionali, come con l’elezione di Bruno Giordano”. Mi scappa da ridere! In pratica, una richiesta di rendita di posizione perenne! Giova qui ricordare che “l’allargamento oltre i recinti tradizionali”, da parte di Union e PD ed altri, negli ultimi 30 anni ha fruttato ben 5 sindaci socialisti della città di Aosta: Allera-Longo, Torrione, Bich, La Torre e Giordano. I socialisti dai “recinti allargati” unionisti ci guadagnano. Mi ri-scappa da ridere… (roberto mancini)

Sostitution?

30 maggio 2013
Anche questo rientra nel programma della restitution?

Anche questo rientra nel programma della restitution?

Cosa resterà della ribellione rossoneradorata? Una banale, quanto ovvia futura sostitution?

Polli in batteria cercasi

30 maggio 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Giovane politico, bell’aspetto e belle speranze, con alle spalle un’esperienza di governo cerca polli dotati di buona capacità di corsa per nuovo partito politico. Astenersi galli e galletti, il pollaio è uno solo. “E’ finita l’era dell’uomo solo al comando”, questa una delle prime dichiarazioni uscite dal quartier generale dell’UVP subito dopo l’ufficialità dei risultati elettorali.  È davvero curioso leggere tali dichiarazioni da parte di un leader che ha fatto del suo personalismo lo scheletro di un intero partito politico. Il 25% delle preferenze, 6000 voti di scarto con il secondo eletto, rappresentano un trend decisamente incline ad un’era per nulla differente da quella che si vorrebbe finita.
Questi numeri suggeriscono una linea di comando talmente inequivocabile che forse sarebbe meglio ammettere di esserlo, assumersi il peso della leadership e la responsabilità delle scelte che questa comporta; a cominciare dalla scelta dei propri compagni di squadra, che necessariamente devono essere consapevoli del ruolo di gregari che spetta loro. Altri galli, magari anche vecchi e spennacchiati, non possono far parte della corsa; troppo alto il rischio che possano in qualche modo mettere in ombra il leader.
Ora, non ho nulla in contrario al concetto di leadership politica, anzi la scienza politica si basa sulla capacità di leadership di alcuni soggetti in grado di far convergere sulla loro persona e grazie al loro personale carisma il consenso delle masse, ma preferirei non essere preso in giro da chi, vendendosi come rottamatore di un sistema, si limita in realtà a creare un sistema identico a suo uso e consumo; la chiosa dell’amico Martinet sulla celeberrima frase di Andreotti (“il potere logora chi non ce l’ha”), ben sintetizza l’esito elettorale.
Auguri quindi al piccolo leader maximo del leone dorato ed ai suoi portatori d’acqua, che nell’ottica di una opposizione costruttiva e volta alla stabilità del Sistema Regione pensano solo a quanto sarà complesso governare con un solo voto di scarto. Anche chi ha dato la fiducia a un pollo non è contento di veder eletto un corvo.

Passo dopo passo

29 maggio 2013

A tutti coloro che si lamentano che queste elezioni non hanno portato cambiamento alcuno provo a far capire che non è così, paragonando le ultime tre legislature compresa l’attuale. Nel 2003 con il proporzionale, l’Union ottiene la maggioranza assoluta: 18 seggi su 35. I Ds fanno parte della Giunta. Presidente Carlo Perrin che darà le dimissioni nel 2005 per far posto a Caveri e a Pastoret che sostituirà Lucianone nella poltrona di assessore al Turismo (prezzo pagato al clan Viérin). Nella legislatura del 2008 l’Union perde un seggio e ne conta 17. Presidente Augusto Rollandin. Le forze autonomiste entrano in maggioranza, mentre il Pd ne esce con un seggio in meno: tre al posto di quattro. Spariscono i verdi. Nel 2011 si aggiunge alla maggioranza il PdL. Di cambiamenti dal 2003 non si può dire che non ce ne siano stati. L’ultima e recente elezione vede una trasformazione molto forte all’interno della composizione del Consiglio regionale. L’union valdotaine perde quattro seggi. La Fédération sparisce dal palcoscenico così come il PdL. Si affacciano nuove forze politiche: l’UVP e il M5s. Se fino all’oggi la maggioranza godeva di una certa solidità numerica, non è più così. Siamo 18 consiglieri a 17! E questo è il dato più nuovo di queste elezioni. Molti big unionisti hanno visto crollare il loro castello di voti, un esempio Pino Isabellon che da assessore all’Agricoltura passa da  5.167, secondo eletto dopo Rollandin, a 1.702. E poi un altro dato, direi un po’ inquietante, è che in Consiglio sono rimasti solo due riferimenti nazionali: il PD e il M5s.  Mi sembra che di mutamenti il quadro istituzionale ne abbia registrati parecchi; a chi voleva la rivoluzione dico che questa non avviene mai dentro l’urna, ma per le strade. La democrazia è un bradipo.