Aria fritta e rifritta


Non gli è passata la fame, anzi...

Non gli è passata la fame, anzi…

Su aostaoggi.it il gionalista Marco Camilli intervistaLaurent Viérin. ” A un certo punto della nostra vita non c’era più corrispondenza dei nostri valori, principi con quelli dell’Union valdotaine. Abbiamo registrato una deriva dell’azione politica”, così Viérin riassume i motivi dela nascita dell’UVP. Domanda che andava fatta – com’è che lei e Caveri ve ne siete accorti dopo cinque anni di condivisioni politiche in Giunta, cioè verso la fine della XIII legislatura? Non era già chiaro subito, in considerazione dell’esperienza già fatta, che ci sarebbe stato un uomo solo al comando? – Laurent dice ha scelto la strada più difficile, che ha abbandonato una carriera tranquilla e certa, ma non dice, se quella serenità soporifera è esattamente ciò che lui rivoleva, se l’ambizione che anima i suoi occhietti e quelli del padre, non poteva più subire una carriera ormai ferma. Già perché, se non fosse la bocca di Laurent Viérin a parlare, le parole dette, come alternativa, sarebbero anche condivisibili. Ma io non mi fido delle parole. Quel “lavorare per il bene della Valle d’Aosta e non per interessi privati”, non mi convince. Dietro a questa bella frase che è stata sfruttata da tutti i partiti, c’è un’esperienza di governo. Ci sono scelte fatte. Ci sono uomini e donne arroganti (mi hanno denunciata per aver ripreso una frase detta da uno di loro in pubblico). Sui fatti e sulle persone io do le mie valutazioni, non sulle parole, soprattutto quando queste sono usate in politica. Un esempio. Laurent parla di meritocrazia, ma su quali principi ha selezionato le proposte culturali? Gli incarichi? Le consulenze? Si è creato una corte di nani e ballerine e questa nasce unicamente da scelte molto soggettive che con la meritocrazia, che chiede confronti più vasti, nulla hanno a che fare.

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3 commenti su “Aria fritta e rifritta”

  1. gloria84 Says:

    Stupisce che ancora oggi la gente si lasci sedurre così facilmente. Magari ha bisogno di essere guidata da qualcuno che dimostri forza e coraggio, e in questo caso abbiamo solo un figlio di papà, contanto di strada in discesa e ben tracciata, comunque resta grave che gli individui non siano ancora diventati tali. A me sembrano così evidenti sia la demagogia di Viérin, sia la sua politica che più che altro è propaganda verso sé stesso, perché se uno va a guardare cosa ha fatto non gli darebbe tutto il consenso che ha ottenuto alle regionali. Il problema è appunto questo: qualcuno guarda la sostanza o si ferma solo alla forma, che a dirla tutta non è neppure bella?

  2. pierre Says:

    Io non credo che la gente si lasci o meno sedurre. La gente semplicemente vota Union perchè sì. Perchè una volta votava Union, e perchè il padre votava Union. Nessuno slancio politico, nessun interesse ad andare oltre o altrove.
    In più, stavolta ha avuto due opzioni: Union con Rollandin, o Union senza Rollandin (per brevità UVCon e UVSenza), e si è schierata a seconda dei rapporti con il personaggio in questione. Tutto lì.
    Ed alla fine, anche il mancato ballottaggio sarebbe stato semplicemente questo, un referendum pro o contro Rollandin, ma senza intaccare l’UV*, quale che sia.

  3. patuasia Says:

    Signor Pierre, credo che lei abbia ragione. C’è l’Union di Rollandin e l’Union di Viérin. Io ho sempre sostenuto che si tratta di una banalissima guerra fra clan rivali. Il giovane figlio di papà, come qualcuno l’ha definito qui, non è diverso nei metodi del vecchio leone, solo meno intelligente. Il vecchio leone si è fatto da solo, senza nessuno che gli ha aperto la strada e questo lo ha irrobustito politicamente, lo ha reso astuto e prudente (la condanna avuta gli ha insegnato molto). Conosce bene gli uomini perché li ha sempre affrontati personalmente e dal basso, senza mediazioni paterne. Ognuno ha il suo clan di servi e leccapiedi. Nessuna differenza fra loro, se non quella inevitabile della comunicazione. Il vecchio leone rassicura guardando alla “serenità” elargita nel passato, il giovane leone rassicura con la promessa di una “serenità” futura. Una promessa garantita solo al proprio esercito, è chiaro!


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