Recinti allargati


Analisi post voto di Fulvio Centoz, leader della corrente renziana del Pd valdostano. Il rimprovero al suo partito è quello di essere “posizionato marcatamente a sinistra”, lasciando campo libero ai partiti autonomisti, diretti concorrenti della nostra area”. E’ già una definizione, un mondo: la Sinistra non più come area della parità di occasioni, della giustizia sociale e della redistribuzione del reddito, ma come campione di autonomismo. Vince chi è più autonomista? Chi spara più seggi a Bruxelles? Seconda imputazione: “ i primi 5 classificati della lista Pd sono rappresentanti CGIl ed uno di Rifondazione”. Conclusione  di Centoz: “l’area più centrista o moderata sembra minoritaria nel PD”, “un partito deve mantenere una certa autonomia di pensiero, anche dal sindacato”. Affermazione che, in una regione in cui opera indisturbato il Savt, cinghia di trasmissione  bulgara dell’Union in perfetto stile sovietico anni ’50, suona un po’ un umoristica. Quanto alla Cisl, ha appena offerto un ex segretario regionale (Barucco) alle liste della  Stella Alpina, per tacere del seggio senatoriale del povero Guido Dondeynaz, anche egli ex segretario Cisl. Solo i leghisti bresciani di Adro ed il sig Mappelli, suocero di Lattanzi, orfani della Guerra Fredda, sono rimasti  ad una concezione della CGIL come covo di sovversivi. Il concetto di  “area moderata e centrista” poi in Vda, più ancora che in Italia, non significa nulla: su 35 consiglieri, 30 sono localisti di varia estrazione. Unionisti, post unionisti, ex unionisti, democristiani di SA, clerico-localisti.
Trapela un po’ di delusione, stile Gauche valdotaine (che ha votato UVP!), verso un inatteso miracolo Pd che, in un tragico momento nazionale, ha mantenuto intatti i suoi consiglieri, saggiamente raggruppando tutte le componenti della Sinistra.
Centoz non si spinge a chiedere le dimissioni di Donzel, come è probabile intento del suo gruppo, ma la richiesta giunge da Romano dell’Aquila, ex socialista craxiano in servizio permanente effettivo. Magnificando l’elezione di La Torre nell’Union , Dell’Aquila cerca di darne una spiegazione ideologica: Non si tratta di voti di ex socialisti milanesiani, che hanno deposto l’ennesimo uovo di cuculo nel nido rossonero ( esattamente come Dino Vierin da secoli col PDS…). No, spiega Dell’Aquila: si tratta di una scelta socialista lungimirante, verso un autonomismo  rollandiniano “ includente e non escludente”. La perorazione a suocera perchè nuora intenda è palesemente rivolta all’UVP, cui si consiglia di  “allargare il proprio elettorato oltre i recinti tradizionali, come con l’elezione di Bruno Giordano”. Mi scappa da ridere! In pratica, una richiesta di rendita di posizione perenne! Giova qui ricordare che “l’allargamento oltre i recinti tradizionali”, da parte di Union e PD ed altri, negli ultimi 30 anni ha fruttato ben 5 sindaci socialisti della città di Aosta: Allera-Longo, Torrione, Bich, La Torre e Giordano. I socialisti dai “recinti allargati” unionisti ci guadagnano. Mi ri-scappa da ridere… (roberto mancini)

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15 commenti su “Recinti allargati”

  1. brother Says:

    Roberto va bene, hai ragione, apprezziamo: ma 3 su 3 sono troppi, sono tutti. Anche se fossero anche stati Di Vittorio, Lama e Cofferati.

  2. roberto mancini Says:

    Intendiamoci:
    Fulvio solleva un problema reale, cui non saprei dare soluzione: come attrarre il Centro?
    Che non è, come si auto-promuove e rappresenta in Valle ( e in Italietta…), un coacervo di “moderati e timorati”, contrapposto ad “estremisti mangiabambini”:
    Qui in Valle è una palude di ignavi ed opportunisti, privi di ogni convinzione: buoni a nulla, pronti a tutto, pur di infilarsi in qualche sotto-maggioranza.
    La sparizione del Pdl e della nefanda Federation offre a Rollandin e alla SA un mucchio di macerie “moderate ed autonomiste”, pronte ad entrare nella Balena Rossonera e a rafforzarla.
    Se i renziani riescono ad avere un ricetta per intercettare gente come Bracci dell’Udc , ed utilizzarla per qualcosa che non sia liturgia dorotea, è giusto che dirigano il Pd.
    Ma è una sfida titanica.


  3. Colgo la provocazione dell’amico Mancini per rispondere al suo post (nel quale intravedo alcune inesattezze) e spiegare meglio il mio pensiero.
    Una prima annotazione di Mancini si concentra sulla mia frase “posizionamento marcatamente a sinistra”. Sostiene l’autore: “E’ già una definizione, un mondo: la Sinistra non più come area della parità di occasioni, della giustizia sociale e della redistribuzione del reddito, ma come campione di autonomismo. Vince chi è più autonomista? Chi spara più seggi a Bruxelles?”
    Ho riletto il mio post e non ci trovo nulla di tutto ciò.
    Non ho mai detto che per vincere bisogna essere più autonomisti o rivendicare un seggio a Bruxelles… Capisco la necessità di argomentare ma sarebbe più utile alla discussione farlo sulla base di affermazioni reali e non sulla base di inferenze di pensiero (peraltro errate).
    Non solo non ho mai sostenuto la tesi che Mancini mi attribuisce ma, a mero titolo di esempio, sono stato uno dei primi (e dei pochi) a sostenere la possibilità che in Valle si possa anche discutere serenamente, con i dovuti accorgimenti del caso, della fusione dei comuni più piccoli (tesi sostenuta sin dal 2011) in evidente solitudine. Perché la tesi che va per la maggiore, tra i partiti autonomisti (tutti) è che 74 comuni ci sono e 74 devono rimanere.
    Omette Mancini di riportare tutta la prima parte della mia analisi, nella quale evidenzio come nel nuovo Consiglio Regionale vi siano solamente 5 consiglieri di partiti o movimenti politici nazionali su 35 esternando la mia preoccupazione in proposito. Visto quanto sopra, come potrei sostenere che per allargare i consensi in Valle d’Aosta si debba inseguire i partiti autonomisti?
    E’ semmai vero il contrario! Credo che si debba combattere sul tema “autonomia” con una visione diversa per riscoprire un autonomismo vero, solidale, inclusivo e aperto. Un autonomismo che non si trasformi in nazionalismo ma che sappia guardare con efficacia oltre i nostri confini, come seppero fare Chanoux e, soprattutto, Chabod. Quest’ultimo, infatti, da storico e studioso, aveva intuito come le terre di confine non avrebbero dovuto cambiare Patria o peggio ancora sganciarsi dalla stessa Patria: per lui il futuro valdostano era “une petite patrie”, istituzionalmente vincolata alla Patria, ma autonoma dal punto di vista linguistico, culturale e amministrativo; inoltre le regioni autonome avrebbero dovuto essere indirizzate, in quanto regioni di confine, a fare da ponte, da raccordo tra lo Stato-nazione e la comunità sovranazionale (l’Europa nascente del dopoguerra).
    Credo che la Valle d’Aosta debba riscoprire queste basi giuridico-politiche se vuole uscire da questa profonda crisi. L’autonomia si difende aggiornandola e collegandola alla nostra realtà.
    Prosegue l’autore in merito ai rappresentanti della CGIL in lista: “Affermazione che, in una regione in cui opera indisturbato il Savt, cinghia di trasmissione bulgara dell’Union in perfetto stile sovietico anni ’50, suona un po’ un umoristica. Quanto alla Cisl, ha appena offerto un ex segretario regionale (Barucco) alle liste della Stella Alpina, per tacere del seggio senatoriale del povero Guido Dondeynaz, anche egli ex segretario Cisl. Solo i leghisti bresciani di Adro ed il sig Mappelli, suocero di Lattanzi, orfani della Guerra Fredda, sono rimasti ad una concezione della CGIL come covo di sovversivi.”
    Anche qui mi sfugge il senso della contestazione. Se si voleva dimostrare che i sindacalisti sono presenti in tutti i partiti a conferma della normalità di tale situazione, allora mi preoccupa l’accettazione come normale, da parte di tutti, di una collaborazione quasi scontata tra sindacato e partito politico, a conferma di come un rapporto quanto meno molto attiguo, esistente oggi tra i sindacati e i partiti politici. E’ questa l’anomalia che intendevo evidenziare, sia che si manifesti nel PD, sia che si manifesti nell’UV o in altri. E lo ribadisco ancora una volta: sono assolutamente convinto che i sindacati ci vogliono e debbono essere forti per difendere gli interessi dei lavoratori (tutti, precari e non). Ma proprio perché svolgono questo ruolo delicato non possono avere una relazione privilegiata con alcuni partiti politici perché questi ultimi hanno il dovere di guardare ed agire nell’interesse del’intera collettività e non solo di una parte.
    Neppure mi pare di aver scritto o detto che i sindacalisti sono dei “sovversivi”. Me ne guarderei bene! Ne conosco molti, intelligenti e preparati (come quelli che avevamo in lista). La mia era una semplice constatazione che mi serviva come esempio per dimostrare l’assunto, e cioè che il PD (sia a livello nazionale, sia a livello regionale) ha spostato il suo baricentro a sinistra. E di per sé, questo non è necessariamente un male.
    Io ho aderito al PD nel 2007 perché l’obiettivo originale e nuovo era quello di superare la frammentazione e le ideologie e raccogliere in un unico partito tutta l’area del centrosinistra. L’idea era quindi quella di un partito plurale (che contenesse non solo la storia della sinistra, ma anche quella dell’ala più moderata, o se non piace il termine, più cattolica, più liberale) che fosse inclusivo, che sapesse aprirsi a sinistra (giusto e corretto) ma anche al centro.
    E potrei anche essere smentito, ma non mi pare che ciò sia avvenuto. In Valle, poi, abbiamo mantenuto i tre consiglieri grazie all’apporto dei voti di Rifondazione comunista, dell’Italia dei valori e del Centro Democratico senza i quali, forse, il PD avrebbe solo due consiglieri.
    Appurato quindi che la lista ha avuto un discreto risultato mantenendo i tre consiglieri in un momento in cui la destra esce dal Consiglio Regionale e appurato che il PD ha perso rispetto alle scorse elezioni occorre chiedersi come far crescere UN partito di centrosinistra in una regione autonomista in cui i partiti regionalisti la fanno da padrona.
    Vorrei precisare che allargare il PD al centro oppure a sinistra significa parlare ad un elettorato moderato oppure di sinistra. Non mi interessa attrarre i politicanti che rappresentano quelle aree, mi interessano invece i cittadini. Allargare la propria sfera non è fare campagna acquisti, ma parlare ad un elettorato che non è il proprio. In sostanza, ciò che aveva cercato di fare Renzi alle primarie (pur con tutti i limiti e i difetti di Matteo che anch’io gli riconosco)
    Questo era, in poche parole, il senso della mia analisi.
    Infine mi sia consentita un’ultima annotazione (giacché la seconda parte dell’intervento di Mancini riguarda altri): nessuno ha mai chiesto, né formalmente, né informalmente le dimissioni del segretario. L’idea stessa che qualsiasi commento non del tutto allineato sottintenda una guerra contro i responsabili del partito denota una buona dose di infantilismo e una concezione della politica come “beghe di famiglia” che non mi appartiene. Il dibattito se costruttivo è arricchente, altrimenti si riduce solamente a battibecchi di comari.
    Mi scuso con i lettori per la risposta lunga, articolata e prolissa. Ma era doverosa.
    Fulvio Centoz

  4. roberto mancini Says:

    Grazie all’amico Centoz per la risposta, che non ho affatto trovato prolissa.
    Al contrario, essa è accurata ed interessante.
    In particolare il mio vecchio cuore patriota (non nazionalista!) ha apprezzato il riferimento alla necessità della presenza dei partiti nazionali e all’esperienza politica del grande Federico Chabod, assolutamente diversa da quella di Chanoux.
    Non a caso i localisti etnici in questo sessantennio hanno osteggiato, calunniato, dimenticato, vilipeso ed ignorato Chabod in tutti i modi: sono cultori delle “piccole patrie”, separate e separatiste.
    Alcuni sono pure nipotini del Dr Voisin, la spia francese che finanziava gli anti-italiani…..
    Su questa base il mio interesse per le idee renziane, così puntualmente espresse da Centoz, aumenta ancora.
    Dunque lo ringrazio.

    Ps:
    cominciamo la battaglia di rinnovamento dalle parole, caro Fulvio?
    In Vda non la fanno da padrone i partiti “regionalisti”.
    Regionalisti sono i partiti nazionali che hanno conferito un assetto regionalista alla Repubblica.
    Qui imperano i partiti “localisti”.
    30 consiglieri su 35 sono “localisti” ossia badano solo ai cazzi del loro minuscolo territorio, mungendo la vacca Italia ( ormai esausta…)
    Gli altri 5, quelli sì sono regionalisti ed autonomisti.
    Chi usa le parole giuste, alla fine vince.

  5. roberto mancini Says:

    Solo un ricordo di Gallo, che penso possa aiutare la discussione.
    Diceva don Andrea:
    ” il vero patriota è colui che si impegna perchè tutti i sui concittadini siamo rispettati nei loro bisogni essenziali”.
    I micro-nazionalisti etnici e i localisti invece cantano “montagnes valdotaines” col ciglio umido.
    Poi, facendo appello alla retorica più trombona, si fanno eleggere di padre in figlio in piazza Deffeyes ( i Caveri, i Vierin, i Laniece, i Rini, i Maquignaz… ).
    Amour du pays?

  6. bruno courthoud Says:

    da parte di Fulvio Centoz, che saluto cordialmente, finalmente qualcosa di molto interessante. Al di fuori di un dibattito e di analisi che sanno di vecchio, logoro e stantio.

  7. giancarlo borluzzi Says:

    Dalla riva destra, questa discussione è surreale.

    Con ottica da anno 1917, Mancini giudica la sinistra come la garanzia per una “redistribuzione del reddito” (ma questo, se elevato, serve per investire, non è un furto).
    Il sindacato è visto come leva positiva, ma in realtà disaffeziona, con la sua incompetenza sui fondamentali dell’economia, la libera imprenditoria, causa delocalizzazioni e favorisce di fatto i paradisi fiscali.

    Centoz, sindaco di cento persone o forse meno, è un supporter di Renzi, personaggio “vecchio, logoro e stantio” perché, tranne in quantità molecolare in periodo di primarie interne,non ha mai esposto una sua linea chiara per la riduzione di una spesa pubblica che non può gonfiarsi a dismisura mantenendo o creando strutture sovradimensionate solo per inventare posti di lavoro che obbligano a dirottamenti errati di denari pubblici che andrebbero destinati in modo produttiva.
    Renzi ha dato colpi al cerchio e alla botte per ritorni mediatici senza mai evidenziare una sua linea economica: a suo modo, è un grillino che fa presa su chi si accontenta dell’epidermico in politica. Epidermide nella fattispecie legata all’età: come dire che Laurent Vierin, coetaneo di Renzi, rappresenterebbe il nuovo per questioni di anagrafe….

  8. roberto mancini Says:

    Ottica da 1917 perchè invoco sindacati efficienti e rappresentativi?
    E chi dovrebbe difendere i lavoratori?
    La Camera dei fasci? Il podestà? I priori delle Corporazioni? La San Vincenzo?
    Sommario il giudizio pure su Renzi, che è personaggio più complesso, meritevole di maggiore attenzione.
    Borluzzi, te lo dico con, rispetto, dolcemente e sottovoce, alla Veltroni:
    ubriacati di Guttalax e vai a defecare su di un frondoso cespo di ortiche….

  9. giancarlo borluzzi Says:

    Che brutto mescolare le carte, Roberto Mancini.

    1917 non per l’invocazione a “sindacati efficienti e rappresentativi” ma per la ragione chiaramente evidenziata che è altra e diversa: 1917 per l’auspicata ” redistribuzione del reddito” che pare contigua agli “espropri proletari” e che, comunque, è compito della politica e non del sindacato.

    Adeguandomi al vocabolario da te utilizzato nell’ultimo periodo, direi che, nella tua difesa, l’hai fatta fuori dal vaso perché la tua replica è estranea alla mia osservazione.

    I lavoratori, che non sono solo quelli da cui si traggono i denari dei tesseramenti, sono difesi da un humus in cui chi vuole investire sa che il suo piano non deve sottostare alle procelle demagogiche del sindacato.
    In un’economia non pianificata dallo Stato esiste un
    dominus, che non è il “padrone” ma chi assume il rischio d’impresa, e costui non può mettere il capitale e lasciarlo poi in balia di chi prescinde, per miope demagogia, da regole la non osservanza delle quali ha portato al fallimento del comunismo ove pianificava tutto e senza voci critiche.

    Che cavolo c’entrano fasci e podestà?

    Sui lassativi: costano, all’occorrenza basta pensare alla sinistra illuminata valdostana che (giustamente) critica il micronazionalismo dell’UVP e poi vota per un PD che sceglie di porsi in balia dell’UVP stessa.

  10. giancarlo borluzzi Says:

    Va lodato Fulvio Centoz per aver difeso la necessità di ridurre il numero dei Comuni valdostani.

    Che siano sovente inutili lo attesta il mio pomeriggio di sabato 20 aprile 2013. Due giorni dopo scadeva la data di presentazione delle liste e io, per LeALI che appoggiavo non per eccitazione davanti al suo programma ma in chiave anti Lattanzi/Zucchi/Paron, ero in giro per raccogliere certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei relativi firmatari. Cito solo 3 Comuni, aperti tutti di sabato pomeriggio solo per LeALI (firme raccolte rapidamente all’ultimo momento, mica i tempi biblici del M5S piagnucoloso per tale incombenza)

    Pont Saint Martin: avevano cancellato un firmatario perché non abitante in Pont.
    Ma è ovvio che un residente a La Thuile può sottoscrivere a LaTrinitè.
    Caso non isolato: dall’ufficio elettorale regionale sono partite strigliate multiple verso tanti Comuni che non accettavano di autenticare firme di non residenti.

    Challand Saint Victor: si era chiesto di approntare i documenti di iscrizione nelle liste elettorali dei firmatari per LeALI, ma la persona delegata dal sindaco a firmare tali documenti non aveva svolto il compito e non si trovava neppure in Comune, aperto solo per ritirare i documenti dipendenti dall’agire di tale persona.

    Champdepraz: un fax aveva richiesto l’obbligatorio approntamento delle iscrizioni nelle liste elettorali.
    Ma la persona delegata non aveva fatto niente ed era via.
    Per fortuna si è trovata casualmente in Comune, aperto solo per LeALI, una persona che non era stata informata su tali attestazioni, ma, dopo chilometrica perdita di tempo, le preparò e firmò avendone fortunosamente facoltà.

    Bastano pochi Comuni per i loro compiti burocratici: pochi e con reale know how.

  11. giancarlo borluzzi Says:

    Per ora Matteo Renzi è solo un coetaneo di Fulvio Centoz, Mara Carfagna, Laurent Vierin e David Beckham.

    La sua presenza mediatica è pura merce per le persone superficiali.

    Sarà un politico che fornirà alla stantia sinistra italica (subliminalmente ferma al 1917) la scossa per uscire dalla demagogia a gogò e adeguarsi alla logica intrinseca all’economia di mercato (che esiste e sopporta con danni per i meno abbienti le intrusioni a gamba tesa di chi prescinde dai suoi fondamentali) se e solo se opererà affinchè il sindacato sia una struttura che fa rispettare i contratti nei luoghi di lavoro, ma non una controparte degli imprenditori e del governo.

  12. Geronimo Says:

    Per me, cui le notizie giungono in ritardo attrraverso nuvole di fumo, l’unica osservazione sensata mi pare “sticazzi” altro grande capo indiano (mi scuso ancora per il termine ma è quello usato da Lillo e Greg nella trasmissione radiofonica 610). Una novità però c’è: si parla di sindacato! In modo un po’ surreale è vero (che il PD sarebbe la sua cinghia di trasmissione – manon era il contraio una volta? – del fatto che non sarebbe portatore di interessi generali ma di parte (lavoratori e pensionati, cittadini e utenti sono se si vuole una parte, ma una parte consistente assai, credo), con le inevitabili e un po’ grossolane rezione di Mancini (ma quanto comprensibili). Come se si arrivasse a dire che il sindacato etnico – bulgaro da la linea all’Union e viene da ridere.
    Su una cosa sono però d’accordo con tutti e non mi capita quasi mai: che ognuno faccia il suo mestiere e la faccia bene. E magari anche che non si usi il sindacato come trampolino per la propria carriera politica (e anche qui ce n’è per tutti, compreso il citatissimo Romano dell’Aquila che ultimamanete non si è risparmiato per magnificare quella che lui definisce concertazione e che invece è soltanto la presa d’atto di scelte imposte dall’Esecutivo. E lui lo sa, visto che di Sindacato se ne intende).
    Poi naturalmente ciascuno ha il diritto di fare altre esperienze e di darsi alla politica, ma almeno senza sputare nel piatto dove ha mangiato fino al giorno prima.
    Ma qui nel deserto del new messico di sindacati non ce ne sono. E non so se sia un bene o un male, visto che rischiano di farsi ammazzare ogni giorno (le donne soprattutto) per andare a cercare lavoro nella patria dei diritti dei lavoratori oltre confine, dove va anche Marchionne.

  13. giancarlo borluzzi Says:

    @ Geronimo.

    L’economia può essere pianificata dallo Stato o lasciata alla libera imprenditoria. Dopo il fallimento storico del primo caso, ora viviamo nel secondo, in cui, piaccia o non piaccia, la palla è in mano all’investitore.
    L’economia ha le sue leggi che non devono essere violentate dalla demagogia e dall’ignoranza delle stesse: in tal caso si affievolisce la fiducia dell’investitore comprensibilmente scosso dal sapere che il suo piano deve pagare pedaggi a sindacati che agiscono non con logica imprenditoriale ma ricercando un battimani immediato che nel lungo periodo è un bastone tra le ruote.
    Il sindacato deve limitarsi al controllo sull’applicazione di quei contratti su cui non deve porre becco come non ne poneva nell’economia statalizzata dei socialismi “reali”: non poneva becco semplicemente perché non poteva esistere per definizione.
    E’ comico il fatto che proprio gli aedi di tale periodo storico ora parteggino a prescindere per quanti vengono spinti a battere sulle pentole in cortei ininfluenti sul governo ma utili solo all’imbarbarimento del terreno su cui dovrebbe calarsi l’investitore privato in un’economia di mercato.
    Che poi il PD tifi per il sindacato (il suo segretario era già segretario della CGIL, quello più dannoso per i meno abbienti, la dice lunga) fa parte della deplorevole logica del raccattare consensi demagogici a prescindere dall’influsso di tale appoggio sullo sviluppo del paese.

  14. giancarlo borluzzi Says:

    Geronimo, qui non si parla di sindacato, si rifiuta il confronto.
    La triplice protesta per il mezzo milione di cassintegrati e per i disoccupati:ma i capitali ci sono, nelle banche italiane o caraibiche. Manca il clima per smuoverli e il sindacato ha colpa non secondaria in tutto ciò.
    E’ la mia tesi, se la esponi, come varie volte ho fatto, se non c’è silenzio vieni mandato al cesso da chi ritiene che il sindacato difenda anziché danneggiare con la sua demagogia che bypassa la logica imprenditoriale.
    Vai a toccare certi dogmi con sinistri in altri casi illuminati…

  15. giancarlo borluzzi Says:

    Per dirla tutta.

    Un attimo fa, al tgr3 nazionale, tale Bonanni (manco il peggiore del giro sindacale) ha affermato, nell’ambito di una scampagnata del tutto inutile a Roma (secondo i sindacati di centomila persone, il tgr3 rosso ha preferito non mostrare visivamente nulla, ergo saranno stati al max diecimila) in occasione (secondo quanto dichiarato dal tgr3) del primo meeting comune dei tre sindacati con più iscritti da 10 anni, che si richiede una riduzione delle tasse per lavoratori e pensionati.
    Nessun accenno al fatto che le tasse servono per mantenere quell’elefantiaca macchina statale che la spending review di Monti non ha intaccato, anche perché farlo avrebbe comportato l’avere contro anche i sindacati che chiedono meno soldi allo Stato tramite le tasse ma a costi (inutili) invariati.

    Poi arriva quel fuoriclasse di Alfano che mette in dubbio la sopravvivenza dell’esecutivo senza sparizione di aumento iva e quella che chiama erroneamente imu ( in realtà, vuole demagogicamente la sparizione dei 3,5 miliardi di imu dalla prima casa ma il mantenimento dei 20.5 miliardi dalle case successive alla prima che, solo loro, hanno causato il crollo del mercato immobiliare, delle costruzioni e dell’occupazione specifica).
    Anche lui silenzio tombale sulla riduzione della spesa statale, unica via per ridurre le tasse.

    Povera Italia, è la demagogia unita alla cortomiranza di costoro e dei loro 2635 simili che rovina l’Italia, altro che giudicare i sindacalisti (e da parte di maxlatt e paron i berlusconiani) come il toccasana contro la crisi italica!


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