Réunir Réussir


In sintesi…

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9 commenti su “Réunir Réussir”

  1. roberto mancini Says:

    Cari tutti,

    Patuasia non ha bisogno di avvocati difensori, ma vedo che la sua scelta satirica ha momentaneamente diradato i commenti, non certo i lettori.
    Può darsi che il fenomeno sia casuale, ma in me rafforza il sospetto che nutrivo da tempo:
    “Charlie” non abita qui, questa è la patria di don Abbondio.
    Ma quale “curato di Pescarenico”?
    Curato di Aosta….
    Solo alcune considerazioni generali sul genere , di cui ( non… ) discutiamo.
    La satira non può essere beneducata: o è maleducata, eccessiva, urticante e sguaiata, o non è.
    Plauto diceva le parolacce ed era volgarissimo. Non esiste satira di “buon gusto”: il suo linguaggio non è quello del madrigale, del sonetto, della ballata.
    E’ aspro proprio perchè si tratta di un genere letterario aggressivo, maleducato per scelta, che rifiuta la moderazione, anche quella linguistica.
    Vi ricordate l’immortale Flaiano?
    ” la ragazza è perfetta: carina, gentile, dolce, servizievole. Ha un solo difetto, ma minuscolo:
    è incinta, ma di pochissimo”…
    Ecco, la satira non può essere così!!
    Secondo, l’obiettivo.
    La satira è tale solo contro i potenti, non contro i poveracci: ricordate Pasquino?
    Criticava papi e cardinali, mica i pezzenti di Trastevere!
    in tema, non esiste “par condicio”.
    Volete che i poveretti, ossia i moderni cittadini, oltre ad essere umiliati, sfruttati, ingannati, manipolati, vengano anche derisi dal Potere?
    Interessantissimo quanto ha detto in tema un vignettista a ‪#invasionibarbariche:
    “La vera satira parte dai deboli e va verso i potenti, non il contrario”.
    E ancora;
    “Mi hanno chiesto: ma allora fare satira sugli ebrei nei campi di sterminio non si può”?
    Ho risposto di no, quella non è satira.
    Loro sono le vittime, bisogna colpire i carnefici!”.
    Mi sembra perfetto.

  2. giancarlo borluzzi Says:

    Chiedo venia per il sostanziale OT, ma alla bugia finale di uno dei più grandi allenatori italiani non posso non ribattere.

    Siamo nel 2015, gli ebrei hanno come punto di riferimento Israele, questo vorrebbe vivere tranquillo, da Gaza gli lanciano razzi, legittimamente Netanyahu pone in atto azioni dissuadenti i lanciatori, ma ogni sinistra critica le reazioni ebraiche e amoreggia o chiude tutti e due gli occhi sulle azioni causanti le reazioni.

    Nel 2015 la questione ebraica ha come soggetto Tel Aviv, i campi di concentramento sono un fatto storico a monte, avallante la questione ebraica di oggi, anche se in merito i sinistri ci sentono poco o niente.

    La sinistra, come scontato da parte di ogni persona che sa contare fino a cinque, difende le vittime di allora e critica i relativi carnefici, però nel 2015 si schiera con gli attuali carnefici perché non gradisce chi oggi rappresenta l’evoluzione storica di tali vittime.

    Il buonismo accettato per il passato ma negato per il presente rende stridente nel 2015 ogni parola della sinistra sull’olocausto.
    La sinistra barzellettizza oggi sugli ebrei di oggi e per questo non è tiitolata a farsi bella affermando che l’acqua è bagnata, pardon che non si deve fare satira sugli ebrei di ieri: vero, ma la sinistra deve avere il buon gusto di tacere.

    Si chiede che l’eventuale quanto gradita replica si focalizzi sulla sostanza del mio scritto.

  3. roberto mancini Says:

    Borluzzi,

    Molti autori ebrei, in primis Filkenstein, hanno parlato dell’ “industria della Shoah”.
    Di che si tratta? Dell ‘utilizzo da parte dello stato di Israle della memoria storica della Shoah per bollare come “anti-semitismo” ogni critica alla propria politica.
    Si punta furbescamente alla confusione e al senso di colpa del mondo intero per rendere impossibile ogni minima , legittima critica, verso Israele.
    Un conto sono gli ebrei, un altro Israele.
    Dunque mai satira contro gli ebrei in quanto tali ( quella la faceva tuo zio Goebbels…), satira sempre contro gli atti politici dello stato ebraico.
    Si criticano i comportamenti specifici, degli stati e delle persone, non i popoli o peggio le razze.
    Esempio?
    la povera dottoressa Kyengè viene raffigurata come un orango dagli immondi leghisti non come critica verso un suo comportamento o atto.
    Non si mette alla berlina un suo errore o gesto o provvedimento, ma il suo esistere come essere umano di pelle diversa dai bergamaschi (quando si lavano…).
    il che è razzismo, non satira.
    Dunque quando Charlie Ebro metterà nel mirino i fanatici hassidim ebraici, che quanto a misoginia, integralismo e fanatismo sono peggio degli ayatollah sciiti e dei wahhabiti dell’Isis, io sarò d’accordissimo.
    Questa è la mia opinione personale.
    Per quella ufficiale della Sinistra ( che mi sono perso…), telefona a Fanfani……

  4. giancarlo borluzzi Says:

    Che minestrone !

    I folkloristici hassidisti non sparano né tagliano gole e vivono tra loro estraniati dal mondo reale, un po’ come UV e UVP.
    Hai vergato tale insensato riferimento “puntando furbescamente alla confusione”.

    Hai reiterato tale tecnica citando a sproposito Filkenstein (oltretutto persona che ha lodato Hezbollah!!!!!) ritenendo autorevoli le sue posizioni che gli impediscono di entrare in Israele in quanto non gradito.
    Pensa se Liebermann volesse entrare nel califfato: lo accetterebbero solo per farne materia prima per Kit e Kat.

    Secondo te e secondo Filkenstein gli israeliani hanno il torto di esistere e dovrebbero affollarsi in luoghi comunicati anzitempo a Hamas affinchè spari lì i suoi razzi.

    La verità è per me quella presente nel libro del 1970 di Abba Eban (laburista, prima ambasciatore israeliano all’Onu e poi ministro di Istruzione ed Esteri), “Storia dello stato di “Israele” ove denuncia il fatto che gli arabi hanno caterve di Stati e kmq, nonché soldi con cui potrebbero risolvere i problemi di quanti sono vittime della creazione del “focolare ebraico” voluto dalla Società delle Nazioni, non ha monelli hassidisti.
    C’è chi tace sul fatto che i confini ante 1967 creerebbero una distanza di soli 20 km tra mare e territori arabi, con possibile spaccatura di Israele in due parti dopo un attacco nemico via terra in tale ridotta fascia.

    Una minimissima parte dei petrodollari dei paesi del Golfo creerebbero alloggiamenti perfetti per gli arabi che si fanno chiamare ad arte palestinesi, ma tale ipotesi non viene manco considerata dal dibattito internazionale.

    Chemmifrega dei leghisti…

    Goebbels non era mio congiunto, mentre Stalin e Moranino sono espressioni della tua area culturale.

  5. bruno Says:

    Scusate: prima riunione della costituente, molto tesa: non disturbiamoli, lasciamoli partorire.

  6. roberto mancini Says:

    Borluzzi,
    Senza rancore eh? Niente di personale: discutere con te è tempo perso.
    Così il tema della libertà di critica e satira verso chiunque, pure Israele, si è perso.
    Ecchepalle!!

  7. roberto mancini Says:

    Errata corrige:

    un attento lettore mi ha fatti rimarcare una mia grossa inesattezza.
    Pescarenico era la sede del convento di fra Cristoforo, quello coraggioso.
    Quale fosse il paese di cui don Abbondio era curato, il Manzoni non dice.
    Dunque “curato di Pescarenico ” è una cretinata.
    Me ne scuso con i lettori, e sopratutto con fra’ Cristoforo.

  8. patuasia Says:

    Signor Mancini se non ricordo male, l’attore Moni Ovadia ha incentrato un suo spettacolo proprio sugli ebrei in genere e sui quelli “ospiti” nei campi di sterminio in particolare. Barzellette spassose e risate a go go. Io credo che la satira non debba avere steccati, chi dovrebbe metterli? Solo e unicamente chi la fa.

  9. giancarlo borluzzi Says:

    Tale tema si è semmai perso perché tu sei uscito dal seminato con la tua improvvida distinzione tra ebrei e israeliani, forse condizionato dalla fede del tuo datore di lavoro Erick Thohir (“l’Inter vince grazie ad Allah!”, disse !).
    Fuori seminato anche nel riferimento agli hassidisti, pittoreschi ma al massimo tagliaunghie (le proprie!).

    Comunque tale tema può essere trattato ora da chiunque, ma il brutto silenzio dimostra che in Valle la critica a chi ci sgoverna è, per più ragioni, bandita.


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