Ventennale “Bambini di Guerra” (4°parte)


Con l'ambasciatore italiano e la moglie. Il vestito me l'aveva confezionato una nota sarta aostana, Carla Scanavino.

Con l’ambasciatore italiano in USA e la moglie. Il vestito me l’aveva confezionato una nota sarta aostana, Carla Scanavino.

Il successo aostano della mostra, oltre settemila visitatori in un mese e mezzo di esposizione, mise a tacere le polemiche. Ma furono i media a dare il colpo definitivo a tutti coloro che si erano opposti al progetto. Mai prima la città di Aosta conquistò, gratuitamente, così tante pagine sui più importanti giornali italiani e stranieri. Linea d’Ombra, Cais, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Washington Post, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, Photo, Il Resto del Carlino, Il Giorno e numerosi altri quotidiani e tivù parlarono a lungo della mostra che intanto girava per la Penisola, toccando le principali città. Con la Repubblica ebbi uno “scontro” che si risolse al meglio. Il servizio saltò a causa di uno sciopero dei giornalisti. La delusione fu tanta, ma non mi diedi per vinta. Scrissi questa lettera al direttore Eugenio Scalfari. Gentile Direttore,

quello che più mi ferisce in questo periodo di sconfitte per la sinistra è la mancanza di un riferimento, un approdo dove aver l’illusione di sentirsi a casa. Il suo giornale aveva per me questo significato: un luogo di carta dove potevo condividere il mio pensiero politico e umano. Per questo ho accettato con entusiasmo l’invito del “Venerdì” a inviare diverse fotografie per un servizio sulla mostra “Bambini di Guerra” da me curata. La sfortuna ha fatto coincidere la data dell’uscita del servizio il 25/03/94 con lo sciopero dei giornalisti. Questo incidente ha di fatto messo da parte la possibilità di una pubblicazione. “Altri servizi si sono nel frattempo accavallati e non possono essere rinviati“, questa è la risposta a una mia sollecitazione. I servizi: Le rughe delle quarantenni famose, La vita delle formiche, Le belle cosce di Veronica Webb, peraltro già viste, I divi di Hollywood, La mattanza dei tonni. Le chiedo e mi perdoni l’ingenuità, in cosa consiste tanta urgenza? Al ficcanaso dei “prigionieri dello star system” non sono più urgenti i ficcanaso di Stern, della Storia che vede ben altri prigionieri? Alla mattanza dei tonni non è più urgente soffermarsi sulla mattanza dei bambini? Mi fermo qui, non voglio scadere nella retorica, credo di esserci riuscita nella mia mostra, non voglio scivolarci ora. Probabilmente ci sono altre priorità per il giornale che io non conosco. Agli ingenui del mio stampo non rimane neppure il conforto di un’isola di carta. Cordiali saluti.

Pochi giorni dopo ricevetti una telefonata del caporedattore del Venerdì e la settimana successiva uscì un lungo servizio di 16 pagine a firma Furio Colombo.

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4 commenti su “Ventennale “Bambini di Guerra” (4°parte)”

  1. bruno courthoud Says:

    brava! bravissima! complimenti! Direi che questo buco di regione, in cui anche un candidato UV definisce i suoi abitanti “baccanotti” è troppo, troppo piccolo e chiuso per te. Nessuna speranza che le cose migliorino, anzi …. . Baccanotti siamo e baccanotti rimarremo.

  2. Ugo Says:

    Mi chiedo se da questa mostra ad oggi, in Valle d’Aosta ci sia stata un’esposizione che sia riuscita ad ottenere lo stesso successo nazionale ed internazionale.

    Forse quest’eccessiva apertura ha fatto paura, perché mi sembra che il trend di questi ultimi anni sia quello di fare le mostre per noi stessi… Se poi ne parla la Gazzetta Matin con un articolo nelle pagine della cultura poi si grida al “successo”.

    La mia curiosità comunque rimane: da Bambini di Guerra ad oggi, quale mostra curata da un cittadino valdostano ha avuto un’eco così importante? Quella sui “biz” (come chiamò i Beatles il sommo Turi Agostino)?

  3. roberto mancini Says:

    le mostre si fanno per l’elettorato dell’assessore.
    Sono autistiche.
    What “successo nazionale”? Porta voti?


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