Archive for the ‘Esposizioni’ category

3° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Anche Patuasia, come ogni anno, consegna i suoi premi simbolici alle migliori prime tre opere, esposte nella Fiera di sant’Orso 2015.

Il terzo Premio va allo scultore Roberto Lunardi per “La classe”. Un’opera curiosa, composta da diversi moduli simili legati fra loro da una cinghia di cuoio che permette una chiusura a bozzolo. Ma non è questo il particolare più interessante, piuttosto la reiterazione di un soggetto: la coppia di alunni sorpresa in pose differenti durante una lezione, che determina un insieme piuttosto singolare. Il segno è essenziale, appena abbozzato; l’assenza di cura conferisce ai personaggi una carica espressiva grossolana, quasi primitiva e per questo energica. La semplicità del disegno che corrisponde ai tratti infantili è propria del “fare” valdostano. Una peculiarità che contraddistingue il nostro artigianato da quello trentino più levigato e rispondente alla natura. Da noi si è da sempre preferita l’espressione alla rappresentazione del reale. Purtroppo un linguaggio che va perdendosi in favore della banalità del vero.

Ventennale di “Bambini di Guerra” (ultima parte)

7 marzo 2014
Un momento di relax con mio marito e due persone eccezionali: Ginetta sagan cofondatrice di Amnesty international e suo marito Leonard che vollero dare spazio alla mia piccola voce contro gli orrori del mondo.

Un momento di relax con mio marito e due persone eccezionali: Ginetta Sagan cofondatrice di Amnesty international e suo marito Leonard che vollero portare negli Usa “Bambini di guerra”. Sempre nel mio cuore.

La mostra girò in lungo e in largo per l’Italia per più di due anni, toccando città importanti come Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Brescia, Cesena, Rimini (Meeting di CL), Pordenone, Riccione, Matera e molti altri centri minori per concludersi alla Rotunda del Campidoglio a Washington nel 1996. Durante il tour la mostra raccolse numerosi fondi per attività di beneficenza. Ad Aosta le offerte ricavate dalla distribuzione del catalogo (9.622.000 di lire) furono destinate all’Unicef, a Bologna l’associazione “Baby nel cuore” adottò a distanza 120 bambini brasiliani, giusto per citare due esempi che ancora ricordo, ma non sono stati gli unici. Il catalogo, con i testi del noto pediatra Marcello Bernardi e della portavoce ONU Anna Cataldi, venne ristampato per sette volte facendo la felicità di Musumeci. La mostra era nata fra polemiche e anche cattiverie di ogni sorta, ma, al Sindaco Giulio Fiou che aveva fortemente creduto in me, portai le soddisfazioni che gli dovevo. Dovevo anche dimostrare ai miei concittadini che la spesa era stata un investimento anche per la città che ricevette un respiro internazionale. Sentire il nome Aosta proferito in quella lontana sala a Washington da una donna come Joan Baez, fu per me un’emozione che ancora resta. Al sindaco portai anche i complimenti di Jacques Chirac e del santo Padre, insomma… la sfida l’avevamo vinta insieme. Grazie Giulio!

Ventennale “Bambini di Guerra” (4°parte)

6 marzo 2014
Con l'ambasciatore italiano e la moglie. Il vestito me l'aveva confezionato una nota sarta aostana, Carla Scanavino.

Con l’ambasciatore italiano in USA e la moglie. Il vestito me l’aveva confezionato una nota sarta aostana, Carla Scanavino.

Il successo aostano della mostra, oltre settemila visitatori in un mese e mezzo di esposizione, mise a tacere le polemiche. Ma furono i media a dare il colpo definitivo a tutti coloro che si erano opposti al progetto. Mai prima la città di Aosta conquistò, gratuitamente, così tante pagine sui più importanti giornali italiani e stranieri. Linea d’Ombra, Cais, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Washington Post, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, Photo, Il Resto del Carlino, Il Giorno e numerosi altri quotidiani e tivù parlarono a lungo della mostra che intanto girava per la Penisola, toccando le principali città. Con la Repubblica ebbi uno “scontro” che si risolse al meglio. Il servizio saltò a causa di uno sciopero dei giornalisti. La delusione fu tanta, ma non mi diedi per vinta. Scrissi questa lettera al direttore Eugenio Scalfari. (altro…)

Ventennale di “Bambini di Guerra” (3°parte)

5 marzo 2014
Non ho voluto sedermi al tavolo delle autorità e non per modestia. Avevo piena consapevolezza di quale era il mio posto: in mezzo agli altri. Accanto e vestito in blu, il Console italiano.

Non ho voluto sedermi al tavolo delle autorità e non per modestia. Avevo piena consapevolezza di quale era il mio giusto posto: in mezzo agli altri. Accanto e vestito in blu, il Console italiano negli USA.

Non volevo la solita mostra cronologica, volevo qualcosa di più. Colpire al cuore. Ma non solo, volevo far riflettere sulla natura del bambino che è sempre e solo un bambino di qualsiasi nazionalità sia. Ho girato per Agenzie: Contrasto a Roma, Farabola Foto a Milano, il Centro studi ebraico e Grazia Neri,  sempre a Milano. Ho visionato migliaia di immagini terribili e strazianti. Ho versato laghi di lacrime. Ho scelto le foto seguendo il racconto che volevo. Alcune di fotografi noti altre di sconosciuti. L’eccezionalità non era nell’autore dello scatto, ma in ciò che rappresentava. Il soggetto era lui, il bambino. I suoi sentimenti, le sue sofferenze, le sue paure. Non c’è differenza alcuna fra un piccolo ferito palestinese e una bosniaca. Entrambi piangono allo stesso modo. Allo stesso modo hanno paura. Le ferite sono quelle di qualsiasi guerra e in qualsiasi latitudine. Vittime tutte diverse eppure tutte uguali. La guerra è un affare di adulti. I bambini muoiono e non sanno il perché. Non volevo emozionare con facile retorica (quanto è stato arduo non scivolare nel patetico!) o con comodi sentimentalismi. Volevo si ragionasse sulla natura del bambino. Si comprendesse il suo punto di vista. Quello di chi, in un conflitto, paga il prezzo più alto. Scegli le immagini, scartando le più atroci. Per rispetto delle vittime e per evitare che gli sguardi diventassero morbosi. La mostra ebbe il patrocinio dell’Unicef, del Parlamento Europeo, della Federazione mondiale delle Città Unite e della Association Mondiale des Municipalités francophones. (continua…)

Ventennale di “Bambini di Guerra” (2° parte)

4 marzo 2014
Durante l'allestimento della mostra "Bambini diu Guerra" al Campidoglio di Washington DC.

Durante l’allestimento della mostra “Bambini di Guerra” al Campidoglio di Washington DC.

…azzerai quelli dei due consulenti che avrebbero dovuto fare le ricerche e organizzare la mostra. Li avevo ingaggiati perché non mi ritenevo all’altezza di un simile compito, non avendolo mai fatto prima. Chiesi al grafico, Arnaldo Tranti, di offrirsi volontario. Lo chiesi anche ai traduttori e a tutte le persone che ruotavano intorno all’organizzazione. Avremmo lavorato gratis. I costi rimasero  quelli dovuti alle diverse agenzie per il diritto di esposizione e riproduzione delle fotografie, la stampa del catalogo e del materiale pubblicitario. Scesero a 59 milioni di lire (30.000 euro circa). La mostra a questo punto, non trovò altri ostacoli. A parte le lettere di associazioni come “Le donne in nero” per citarne una, che si smarcarono dall’iniziativa, seppur culturalmente rilevante, e alcuni giornali locali, come il Monitore valdostano particolamente polemico, ma anche Informazione che esprimeva l’anima più bigotta della sinistra. (E’ buffo che due anni dopo, nel settembre del 1996, solo Forza Italia polemizzò sui costi versati dal Comune, 67 milioni, per finanziare una mostra sulla Juventus. Nessuno dei miei detrattori, fra cui il più acceso Davide Pelanda, si fece sentire per gridare allo scandalo.). Ora toccava a me, priva di esperienza, creare un prodotto di alto valore culturale e civile. la scommessa era altissima, ma io non potevo permettermi un flop. (continua…)

Ventennale di “Bambini di Guerra” (1°parte)

3 marzo 2014
Joana Baez presenta al Campidoglio a Washington, la Mostra "Bambini di Guerra", fortemente voluta da me e dal Sindaco Giulio Fiou.

Joan Baez presenta al Campidoglio di Washington DC, la Mostra “Bambini di Guerra”, fortemente voluta da me e dal Sindaco Giulio Fiou.

Vent’anni fa inauguravo la mostra “Bambini di Guerra”. Mostra chiacchieratissima. Piena di nemici. Soprattutto a sinistra. Presentai il progetto all’allora Sindaco, Giulio Fiou. Piacque e la delibera passò, ma… nell’ultimo Consiglio del 1993 i consiglieri, compresi quelli della maggioranza, chiesero di rinunciare alla mostra per i costi troppo alti: 90 milioni di lire (45.000 euro)! Volevo realizzare quella mostra e per me era la prima esperienza di curatrice. Troppo forte era l’imperativo morale che mi spingeva a concretizzare qualcosa contro la guerra che infuriava a poche centinaia di km da casa mia. I costi, ma anche il copyright sulla sofferenza che molte associazioni credevano di possedere come proprio, scatenarono così tante polemiche che mai prima destarono un così vivo interesse per una mostra di fotografia. Il sindaco difese i Bambini…, sostenendo che la mostra avrebbe investito la città di un ruolo di particolare apertura politica e culturale. I voti favorevoli alla eliminazione della mia proposta furono 18 (la Sinistra finalmente unita!), quelli contrari 13 e gli astenuti 4. Credevo molto in quel progetto e non mi tirai indietro. Molti lo interpretarono come un’azione di beneficenza e chiesero al Sindaco di devolvere direttamente i soldi ai bosniaci in difficoltà, ma il mio non era un atto caritatevole, era un’azione culturale ed educativa. (Se si dovesse radicalizzare questo discorso, allora la cultura non si finanzierebbe più per trasferire i soldi alle persone indigenti che nel mondo non mancano.). Presi in mano i conti e… (continua…)

Storia di un inaspettato successo!

3 marzo 2014
Inaugurazione della mostra"Bambini di Guerra a Milano, alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Inaugurazione della mostra”Bambini di Guerra” a Milano, alla presenza del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Vent’anni fa inauguravo la mia prima mostra in veste di ideatrice e curatrice: Bambini di Guerra. Per tenervi compagnia durante la mia assenza dal panorama valdostano mi va di ricordare le tappe di questa esperienza importante non solo per me, ma per la città intera e che ormai fa parte della nostra piccola storia locale. La storia di un inaspettato successo.

Dov’è il problema?

23 agosto 2013
Il sindaco, Adalberto Perosino, noto interprete dei films con Austin Power.

Il sindaco, Adalberto Perosino, noto interprete dei films dell’agente segreto Austin Powers.

Serata nel Consiglio comunale di Saint-Vincent: livello culturale della maggioranza bassino. Uno non si aspetterebbe mai di vedere degli amministratori del bene pubblico così mediocri, eppure la mediocrità del pensiero e dell’azione che ne consegue sono il presupposto obbligatorio per governare, qui come altrove. Qui più che altrove. Dunque, il consigliere di minoranza in quota Alpe, Paolo Ciambi, chiede al Consiglio uno scatto d’orgoglio. Il nostro presidente della Giunta, Augusto Rollandin, coinvolto nell’inchiesta “Usque tandem”, è rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. L’ingegnere, Serafino Pallu (conosciuto per i progetti realizzati non proprio a regola d’arte come la Caserma della Finanza poi crollata e il ponte sul Buthier entrambi in Aosta.) è implicato nella medesima inchiesta e sospettato di turbativa d’asta e abuso d’ufficio insieme a Giuseppe Tropiano, imprenditore condannato in primo grado per favoreggiamento con la ‘ndrangheta, di cui è anche socio in affari. L’appalto per l’allargamento delle piste di sci al Col du Joux è stato vinto da una società, la Cospef, sulla quale si vocifera di rapporti con la ‘ndrangheta. Insomma Ciambi conscio del ruolo imbarazzante del Presidente della Giunta e di uno dei membri della Commissione edilizia del Comune qual è Pallu e pur consapevole che la procedura per l’assegnazione dell’incarico alla Cospef sia corretta e segua la normativa nazionale chiede al Consiglio una dichiarazione di inopportunità degli incarchi  per dare un segnale coeso e forte contro l’infiltrazione mafiosa nel territorio. Il sindaco, Adalberto Perosino, prende le distanze: “noi non entriamo nel merito” e affida la risposta al consigliere unionista, Pietro Mauro Camos, che spiega la procedura adottata, ma non ce n’è bisogno: nessuno ha contestato nulla nel merito. La questione, infatti, non è tecnica, ma politica. Ciambi, portavoce della minoranza, vuole tastare il polso della Giunta per capire qual è la sensibilità verso il problema. Al di là delle frasi rituali, nessuna. L’intrusione di società e ditte dall’esterno come avviene nelle gare d’appalto, risulta fastidiosa solo perché compromette quella gestione familiare che in sostanza scimmiotta in piccolo ciò che la mafia fa in grande. Con questa suscettibilità difficile farsi garanti di una legalità a 360 gradi. Così disposta la maggioranza si trincera dietro il luogo comune, abusato dal centrodestra, dell’attesa dei tre gradi di giudizio prima di prendere una qualsiasi decisione. Se fossimo in campo medico la prevenzione non verrebbe presa in considerazione e per agire si aspetterebbe la piena fioritura delle metastasi. Il colmo lo raggiunge l’assessore all’Ambiente e Territorio, Massimo Didò, che rivolgendosi al pubblico, insolitamente numeroso, si giustifica dell’argomento trattato più consono a uno sceneggiato televisivo, che a un Consiglio regionale. Eggià, la mafia è un argomento più adatto allo spettacolo che all’amministrazione. Peccato che è con l’amministrazione che la mafia ingrassa e prolifica. Ma questo gli amministratori di Saint-Vincent non sono tenuti a saperlo.

Pacco completo!

2 maggio 2013

Riceviamo dal consigliere comunale di minoranza di Saint-Vincent, Paolo Ciambi, e volentieri pubblichiamo.

Nell’ultimo Consiglio comunale di Saint-Vincent abbiamo presentato un’interpellanza per fare una radiografia alla Biennale d’Arte Sveart, svoltasi dal 29 novembre 2012 al 31 gennaio 2013. L’evento è stato interamente finanziato con 300 mila euro dalla Regione (concessi, parole del presidente Rollandin, sulla base di un progettino accompagnato da un semplice parere favorevole dell’Associazione InSaint-Vincent, la partecipata del Comune che gestisce gli eventi turistici della cittadina termale) e 200 mila euro dal Casinò. Mezzo milione di euro che, tramite InSaint-Vincent, è finito alla Elede Editrice, organizzatore della manifestazione. Abbiamo chiesto di sapere quali persone e quali ditte hanno effettuato prestazioni retribuite nell’ambito della manifestazione e l’importo di tali prestazioni. Nessuna risposta: la Elede ha fornito il “pacchetto” completo e non è dato sapere chi si sia giovato di una parte di questi soldi pubblici. Un’altra domanda chiave ha riguardato gli sponsor: secondo la maggioranza Sveart ha avuto un grande successo (le cifre: 1.200 visitatori non paganti in 60 giorni), ma nessuno sponsor privato si è fatto avanti per la seconda edizione. “È la crisi”, ci è stato detto. Sì, ma la crisi c’è da oltre quattro anni, vale a dire da molto prima che si decidesse di realizzare Sveart. Dunque, si sapeva fin dall’inizio che sarebbe stata durissima trovare sponsor e fin dall’inizio la condizione per procedere con la Biennale d’Arte avrebbe dovuto essere quella di trovare finanziamenti privati. Senza di essi, la seconda edizione ben difficilmente si farà: nel 2014, la Regione e il Casinò avranno la possibilità di elargire ancora 500 mila euro? Sullo svolgimento della seconda edizione avevamo posto una domanda netta: “Si farà o no?”. La risposta disarmante è stata: “Non si sa”. Tiriamo le somme: un evento di “straordinario successo”, che però non ha trovato sponsor privati, che difficilmente vedrà una seconda edizione, ma che ha consentito ad alcuni ignoti di accedere, in un periodo di crisi generalizzata, ai soliti “aiutini” della Regione.

SVENART!

2 ottobre 2012

E’ una biennale che si colloca al di fuori dei circuiti commerciali e obsoleti delle grandi esposizioni internazionali come l’Arte Fiera di Basilea, la biennale di Venezia o la Tate Gallery di Londra; spesso vette inarrivabili per i giovani artisti che si affacciano sulla scena contemporanea”, questo ha affermato Paolo Levi, curatore e ideatore di Sveart (visti i costi di realizzo ribattezzata in Svenart). Ma non basta: “Abbiamo le condizioni per dare fastidio per concorrenza a nomi come Biennale di Venezia, Tate Gallery, Castello di Rivoli. Dalla nostra abbiamo la meritocraza delle accademie europee, con i docenti che scelgono gli allievi migliori da inviare in quello che deve diventare un punto d’incontro, e che poteva nascere solo qui». Delirio allo stato puro a cui si associa Luca Frigerio, amministratore di successo del Casinò di Saint Vincent. Che  altro poteva dire? Che era una bufala colossale strapagata, in tempi di crisi, dai cittadini valdostani? Secondo il critico d’arte, che tanta fortuna ha incontrato a casa nostra, la sua biennale è dunque altra cosa rispetto alle obsolete biennali europee (che c’entrano la Tate Gallery e Rivoli che sono dei musei?) e di questo siamo assolutamente certi: come potrebbe competere Sveart con Art Basel, Documenta e la Biennale di Venezia? Il costo per l’inaugurazione però è all’altezza delle ambizioni di Levi: 36.000 euro! Pure il sito che è costato 24.000 euro e ne può valere sì e no un decimo! L’intero progetto (due paginette) è stato venduto come ” un’iniziativa nuova, un concorso speciale, un repertorio unico“, ma nuovo, speciale e unico non è. Ricordo BASE, la Biennale d’arte degli studenti europei, promossa dalla Commissione europea che prevede l’inserimento dei giovani vincitori nel mondo del lavoro tramite stage di formazione presso aziende deputate. E la Biennale dei Giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, la più prestigiosa vetrina dell’arte giovane europea, creata ormai dieci anni orsono. Anche in questa occasione i giovani vincitori avranno la possibilità di esporre le loro opere in prestigiose locations europeee, entrando così a far parte di un circuito conosciuto e internazionale. Il vincitore di Sveart sarà ospitato con una personale, in una delle tante sale valdostane: una bella differenza che fa la differenza! Ma Sveart non vuole essere una manifestazione alla moda: non ne avrebbe le capacità. Ci fanno passare per fessi, ma solo i politici, probabilmente per calcolo o per favori da elargire o perché fessi lo sono per davvero, ci cascano e spendono e spandono i nostri soldi! Per concludere mi rivolgo al signor Levi, per dirgli una cosa ovvia e cioè che il sogno custodito nel cassetto di ogni giovane artista non è tanto quello di esporre a Saint-Vincent o in Valle d’Aosta quanto quello di far parte di quei circuiti commerciali e obsoleti che lei, da escluso, tanto disprezza.