Delitto e castigo


E' così poltrona dipendente che non se la fa mancare neppure in bagno!

Interessante la rubrica della Stampa: Fatti e Misfatti della storia valdostana a cura di Enrico Martinet. Si ricordava ieri la faccenda “Ciel Bleu” di Pila che vide coinvolto un politico dalla poltrona incorporata (una specie di protesi) dal nome Bruno Milanesio, attualmente amministratore delegato per la riconversione della caserma Testafochi in Campus universitario. A quei tempi, tempi di abusi edilizi, si indagò su speculazioni e tangenti che implicarono diversi politici e impresari (la storia è sempre quella). Si disse innocente, ma innocente non fu. Interessi privati in atti d’ufficio l’atto di accusa. Si fece un paio di annetti in carcere. A quei tempi ero una giovanissima donna e mi ricordo di lui, perché nel Quartiere Cogne si borbottava che fosse il finanziatore dei matrimoni delle numerose figlie di un calabrese che abitava lì, pur non essendo un dipedente dell’azienda omonima. Lo vidi un giorno passare sotto al mio balcone con una sposa accanto: l’accompagnava in chiesa. Vestiva lei un abito che nel quartiere non si era mai visto: troppo bello e ricco per le tasche degli operai. Noi si guardava e si borbottava, non si poteva fare altro. Mi ricordo anche  un altro personaggio menzionato nell’articolo: Giovanni Selis che a quel tempo aveva firmato il fermo di Milanesio, perché la sua auto saltò in aria proprio di fronte a casa mia, in via Monte Vodice. Selis se la cavò per miracolo, ma preferì seguire il “consiglio” e andarsene dalla Valle d’Aosta. Di questo attentato non si è mai saputo nulla. Si sa che Selis si occupava di usura e di edilizia.  Mi piacerebbe che un giorno la giustizia potesse finalmente vedere la luce in questo antro oscuro e poter leggere sulla Stampa una nuova rubrica con un altro titolo: Delitto e Castigo.

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29 commenti su “Delitto e castigo”

  1. bruno courthoud Says:

    in quegli anni ero un pivellino appena assunto nell’amministrazione regionale, ass.to del turismo, direzione di urbanistica. Ho vissuto molto di striscio la vicenda, anche perché mi ci hanno catapultato in mezzo. Appena ho un attimo di tempo, alcuni ricordi personali.

  2. bruno courthoud Says:

    Mi è difficile dare una definizione sintetica del sig. bruno milanesio, una definizione che qualifichi il suo mestiere, il suo lavoro, la sua attività.
    Geometra? credo che non abbia mai esercitato la professione, come non credo che attualmente eserciti la professione di architetto (dovrebbe essersi laureato, seppure in tarda età).
    Politico? credo di no, se a questa attività si vuole abbinare il naturale concetto di “amministratore della cosa pubblica”. Per lo meno, nell’anno che ho vissuto alle sue dipendenze all’assessorato del turismo, a cavallo tra il 1976 e il 1977, non l’ho mai visto occuparsi di politica, men che meno di urbanistica (non ci credete?), tant’è che tutti i dirigenti si lamentavano della sua “assenza”. Per i funzionari trovarlo per parlargli era pressoché impossibile. Dov’era bruno milanesio? “Si fa gli affari suoi”, si diceva, o meglio si sussurrava, e chi sapeva non si sbottonava.
    Impresario? Non mi risulta, almeno ufficialmente.
    Manager? di che cosa e per conto di chi? Non mi risulta, a meno che lo si voglia qualificare in tal modo adesso che ha ottenuto l’incarico per la ristrutturazione della caserma testafochi, un po’ tardi, comunque, per qualificarlo come tale e innalzarlo a simile livello.
    Non mi rimane che catalogarlo con l’etichetta che meglio si addice a un’infinità di persone che oggi popolano questo paese e che purtroppo ne pilotano le sorti, persone che, appunto, vivono in quella zona grigia a cavallo tra la cosiddetta politica e gli affari: un faccendiere.
    Quando ho incominciato a lavorare conoscevo solo quelle che erano le cosiddette “leggende metropolitane”, cioè le voci che circolavano con insistenza:
    che cioè era il “padrino” politico di tutti i calabresi arrivati in valle d’aosta negli anni sessanta;
    che, in collaborazione con froio, socialista, aveva organizzato questa “tratta dei calabresi”, i quali venivano immediatamente assunti alla cogne, dove regnava il suo amico froio, e intorno ad essi aveva fatto crescere il “partito dei meridionali”, cioè il PSI, il quale faceva da contraltare all’UV, il “partito dei valdostani”; avevamo due partiti costituitisi su base etnica, i quali si odiavano l’un l’altro;
    che si era arricchito con metodi e modi poco chiari (ricordate lo “scandalo” del mont mary, collina di aosta?)
    che aveva appena festeggiato, in pompa magna, il suo primo miliardo di lire.
    Insomma, abbastanza per riempire di chiacchiere la sonnolenta valle d’aosta, dove, fino ad allora, avevano tenuto banco, al massimo, le vicende del casinò.
    Mi scuso, ma se non vi annoio, continuo domani.

  3. bruno courthoud Says:

    Annovererei tra le “leggende metropolitane”, anche se molto probabilmente non lo sono, viste le fonti da cui le ho avute, anche alcuni racconti che circolavano in assessorato dopo l’arresto di bruno milanesio, quando diverse persone cominciarono a scucirsi la bocca e a parlare, o meglio a raccontare qualcosa;
    ad esempio qualcuno raccontava di come aveva visto trattare uno dei suoi uomini di fiducia, addetto alla raccolta dei voti, venuto a riferire in merito alla sua missione, con in mano la lista dei nomi che avrebbe dovuto contattare, e raccontava anche della lavata di capo che il poveretto aveva dovuto sorbirsi per non aver svolto nei migliori dei modi la sua missione e della sua mesta uscita dagli uffici regionali, con la coda tra le gambe; questo proverebbe che certi metodi non sono nuovi neanche in questa valle, e che risalirebbero per lo meno agli anni 60/70: metodi di raccolta dei voti programmati e studiati scientificamente a tavolino;
    altri asserivano con certezza assoluta che bruno milanesio, il quale firmava i nullaosta della Soprintendenza (e i relativi dinieghi), predisposti dal Soprintendente Domenico Prola (non avevano ancora inventato, tramite lo spoi’ls system, il Soprintendente fiduciario dell’Assessore, in questo momento incarnato da Roberto Domaine), usasse il seguente metodo. Imboscava, invece di trasmetterli ai relativi destinatari, i pareri positivi, ma non tutti ovviamente, solo quelli relativi ad iniziative di un certo peso economico, soprattutto turistiche, e aspettava pazientemente che i diretti interessati si facessero vivi nel suo ufficio. Se non si facevano vivi, mandava loro un suo emissario, il quale aveva il compito di far presente che c’erano alcune difficoltà, ma che comunque, se avessero avuto la cortesia di contattare l’assessore, tutto si sarebbe potuto aggiustare. Cosa che di solito, sarebbe avvenuta regolarmente.
    Un’altra leggenda metropolitana racconta che, alla morte del Soprintendente Domenico Prola, il giorno dei suoi funerali, dinanzi alla camera mortuaria (ero presente anch’io e ricordo la presenza di bruno milanesio, comune cittadino o al massimo semplice consigliere regionale, non ricordo bene), lo stesso milanesio abbia avvicinato l’assessore del momento, di cui non ricordo il nome, pregandolo vivamente di nominare temporaneamente come Soprintendente il neoarchitetto Renato Perinetti, e non l’architetto Flaminia Montanari, naturale destinataria dell’incarico temporaneo per anzianità e titoli, in attesa del concorso. L’architetto Montanari non fu nemmeno interpellata e il giorno seguente la Giunta regionale diede l’incarico al neoarchitetto Renato Perinetti, in attesa del concorso. Concorso al quale poi l’architetto Montanari, disgustata, non si presentò neanche, lasciando il via libera al collega (ripeto, lo spoil’s system, con gli incarichi fiduciari, ha poi risolto alla radice questa sorta di problemi).
    Vedo che mi stò dilungando oltre ragionevoli limiti, e devo tirare il fiato.

  4. patuasia Says:

    La favola da lei raccontata, signor Courthoud, è molto divertente e istruttiva. Continui la prego.

  5. bruno courthoud Says:

    Grazie patuasia, allora continuo senza problemi, un po’ a ruota libera.
    Ho detto prima che bruno milanesio non si occupava assolutamente di politica, se non a parole, men che mai di urbanistica.
    In quegli anni si discuteva vivacemente, in campo nazionale, di quella che sarebbe poi diventata la “legge bucalossi”, famosa più che altro per aver introdotto, a favore dei comuni, i cosiddetti oneri di urbanizzazione.
    La legge fu approvata nel mese di gennaio del 1977, ma necessitava di numerosi provvedimenti attuativi, di competenza delle regioni, tra i quali la quantificazione degli oneri di urbanizzazione, problema assai delicato.
    Il mio capufficio si lamentò più volte con me di non aver nessun interlocutore politico (cioé assessore) che seguisse la problematica e, bontà sua, volle coinvolgermi nella predisposizione di tali provvedimenti.
    La regione Piemonte (assessore all’urbanistica il socialista Astengo, professore di urbanistica a Venezia) si fece carico di un “coordinamento politico” regionale per stilare, se possibile, i criteri ispiratori di tali provvedimenti. Alcune regioni vi parteciparono attivamente e convintamente, tramite i loro assessori (ricordo in particolare l’umbria, molto attiva, ma anche l’emilia-romagna), altre direttamente e attivamente tramite funzionari con delega politica (ricordo in particolare il veneto, molto preparato e competente), altre chiarirono subito la loro posizione nei confronti della legge in relazione alle peculiarità del loro statuto (ricordo il trentino-alto-adige, che non ritenne opportuno partecipare ulteriormente ai lavori), altre parteciparono saltuariamente. Essendo capofila del coordinamento una regione di sinistra, con un assessore socialista, logica avrebbe voluto che la nostra regione facesse sentire anch’essa la sua voce.
    L’unica cosa che il mio capufficio riuscì ad ottenere fu la possibilità di seguire i lavori come funzionari, senza alcuna delega o indicazione politica. Le riunioni si svolgevano, con cadenza più o meno quindicinale, a roma, presso la sede della regione Piemonte.
    Bruno milanesio volle comunque essere presente alla riunione conclusiva, la qual cosa stupì il mio dirigente. Mi confidò che a milanesio sarebbero state tirate le orecchie dalla direzione nazionale del partito, la quale lo avrebbe sollecitato ad una attiva partecipazione.
    Fatto sta che scendemmo a roma una domenica pomeriggio della primavera del 1977, noi tre. Quando arrivammo in albergo, bruno milanesio aprì, forse inavvertitamente, la propria valigia, e notai che tirò fuori, immediatamente, una cartellina rossa che gli avevo consegnato qualche giorno prima, nella quale avevo fatto il punto, su sua richiesta esplicita all’ufficio, su alcune questioni riguardanti i rapporti tra Ciel Bleu e Alpila, di cui dirò in seguito. Avevamo in tasca il biglietto aereo per il ritorno, verso le 19 del giorno successivo, lunedì.
    Alla riunione, ai cui membri mi risultò che bruno milanesio fosse del tutto sconosciuto, egli volle sedersi accanto a giovanni astengo, il quale presiedeva, e chiamò accanto a sé il mio dirigente, cosa ovviamente del tutto normale.
    Dopo l’introduzione di astengo, milanesio fu il primo a prendere la parola, tra la sorpresa generale. Disse quattro ovvietà, che non ebbero alcun seguito nella discussione che in seguito si avviò. Dopo mezz’ora scambiò una frase con il mio capufficio, si alzarono entrambi senza disturbare, e milanesio vide se era possibile rientrare immediatamente ad aosta, con il primo aereo in partenza da roma. Erano le due, tre del pomeriggio, al massimo le quattro, a riunione appena iniziata.
    Un momentino dopo eravamo tutt’e tre sull’aereo.
    Questa è l’unica occasione in cui ho avuto modo di conoscere bruno milanesio nella sua veste di politico.
    Non vorrei esagerare, mi rendo conto che la favola diventa lunga. A più tardi.

  6. libero Says:

    E’ con questi meriti che si tira avanti!

  7. bruno courthoud Says:

    Sì, è proprio con questi meriti! Adesso, con lo spoil’s system, sono stati ufficialmente istituzionalizzati e generalizzati, tutti d’accordo, a quel che mi risulta, oggi a me, domani a te.
    E penso che fosse proprio a questi meriti che rollandin si riferisse quando, in consiglio regionale, ha riferito che l’incarico a bruno milanesio per il campus universitario era stato assegnato al medesimo per i suoi meriti e le sue esperienze in campo amminstrativo, gestionale, ecc.!
    Forse si riferiva anche ai meriti acquisiti dallo stesso bruno milanesio durante il periodo in cui si occupò dell’improbabile candidatura della valle d’aosta per le olimpiadi invernali! Difficile sapere quanti soldi siano stati buttati al vento per studi preliminari a progettisti di fiducia, apparecchiature di ogni tipo che riempivano la sede del Comitato in via Cerise e per lo più finite chissà dove! Quando si dice montarsi la testa e/o avere soldi a palate da buttare via! Alcuni anni dopo (in mezzo c’era stato il referendum), quando Torino ci propose di accettare una o due gare delle stesse Olimpiadi invernali, assicurandoci che in cambio il Comitato organizzatore, con soldi propri, avrebbe finanziato l’intero rifacimento della tratta ferroviaria Torino-Aosta, Viérin padre, sdegnosamente e dispettosamente, rispose di no e fece cadere il gelo nella riunione ad hoc a cui partecipò a torino, come ci ha riferito e ha reso pubblico a suo tempo Eddy Ottoz, presente alla stessa. Quando si dice darsi una martellata sui piedi! Sarà per questo che adesso il Piemonte e lo Stato non fanno troppa attenzione allo stato della nostra ferrovia?

  8. Penelope Says:

    a proposito di apparecchiature di utilità discutibile e di ogni genere, pagate in modo a dir poco rocambolesco e finite chissà dove (ieri e oggi) ci sarebbe da scrivere un libro…

  9. bruno courthoud Says:

    Dopo circa una settimana dall’assunzione (temporanea), il mio capufficio, dovendo scendere dall’assessore, mi chiamò e mi disse: “Vieni, così ti presento all’Assessore”.
    Le solite formalità di rito, poi bruno milanesio mi chiese se avessi intenzione di rimanere in regione, o se fosse solo un approdo temporaneo (aveva forse saputo che poco prima ero stato chiamato dall’Alpila, a cui avevo gentilmente detto di no, avendo preferito la chiamata in regione?). Gli risposi che non avevo grosse ambizioni, e che, qualora mi fossi trovato bene, non avrei avuto nessuna difficoltà a rimanere in regione (in precedenza, avevo un contratto a tempo indeterminato nella scuola). A questo punto, il mio capufficio fece un’osservazione che mi rimase profondamente impressa. Disse: “Spero che non ti procuri tutte le amarezze che ha procurato a me”. Una premonizione? Un messaggio?
    Dopo un mese, lo stesso capufficio mi posò sul tavolo un enorme fascicolo, si trattava del piano regolatore di gressan, che incominciai, col suo aiuto, ad esaminare. Non feci nessun collegamento con le questioni di pila, anche perché la zona di pila era sottratta al piano regolatore e disciplinata da legge regionale. La nostra istruttoria d’ufficio si concluse con una proposta di non approvazione e di rinvio al comune per il riesame. Motivo principale: dalla dora a pila era prevista la possibilità di edificare tutto il possibile, destinazione presumibile: seconde case a volontà. Prima di sottoporlo alla Giunta mi fu chiesto, giustamente, di parlarne con l’assessore. Tutto si risolse in cinque minuti, sulla porta del suo ufficio, “sì sì, è uno schifo, è da rimandare indietro al comune”, mi disse milanesio, e la Giunta regionale rinviò, non approvato, il piano regolatore al comune di gressan.
    Nei mesi successivi, ad ogni occasione d’incontro con amministratori di gressan, venendo sull’argomento, essi ripetevano in modo monotono: “milanesio non si faccia vedere a gressan, perché lo facciamo fuori”, un modo colorito per esprimere, a torto o a ragione, il loro disappunto.
    Andrione, Presidente della Giunta, con spirito, amava ripetere che l’ultimo condannato a morte in valle d’aosta, per omicidio, era stato,nell’ottocento, un cittadino di gressan.
    Ma adesso (domani) veniamo a quel poco che so su Pila e Ciel Bleu.

  10. bruno courthoud Says:

    Nel 1976, anno in cui incominciai a lavorare per l’amministrazione regionale, Pila era tutto un cantiere e sui giornali, ricordo, si rincorrevano le polemiche, seppure in modo confuso e contraddittorio: d’altronde i giornalisti non possono molte volte fare altro che riportare quello che passa il convento, ed è già tanto se riescono a riportarlo correttamente.
    Erano in fase di avanzata costruzione, con concessioni edilizie regolarmente rilasciate dal comune di gressan, sia gli insediamenti dell’Alpila, a monte, sia l’insediamento di Ciel Bleu, più a valle, sia un altro insediamento di dimensioni più modeste, poco distante, di proprietà della famiglia chanoux (una mano lava l’altra?.
    Questi ultimi due insediamenti non avrebbero dovuto nascere. Appartenevano entrambi (ne ho la certezza assoluta per quanto riguarda ciel bleu, quasi assoluta per l’insediamento chanoux) a quella che nella legge su pila si chiamava “zona di ulteriore attuazione”, cioè zona in cui si sarebbe potuto costruire solo dopo aver portato a conclusione quanto previsto nella zona di prima attuazione, lungi dall’essere allora completata (di fatto, non è mai stata completata).
    L’ufficio regionale di urbanistica, cui competeva l’esame preliminare dei “piani di attuazione” aveva espresso, in ordine all’insediamento di ciel bleu, parere negativo. Ma l’assessore bruno milanesio, cui evidentemente stava a cuore questo insediamento, richiese un parere legale ad un professionista di torino, il quale, naturalmente, lo accontentò. L’fficio predispose la deliberazione di giunta. Il dirigente dell’ufficio ebbe l’accortezza di appuntare, sulla bozza della deliberazione: “predisposta su ordine dell’assessore”, con tanto di firma e data. Questo appunto a mano lo salvò in sede processuale, quando venne sentito come teste, e dove, legittimamente era lecito sospettare che potessero esserci connivenze tra il politico e il funzionario. D’altronde, lo spoil’s system non è stato poi introdotto proprio per questo, cioè per legare indissolubilmente alla stessa sorte politico e funzionario, o meglio ancora, per consentire al politico di riversare ogni colpa sul funzionario fedele che ha firmato l’atto amministrativo e apposto il suo visto di legittimità? Il procuratore Selis si complimentò poi con il mio capoufficio per la correttezza del suo comportamento.
    In sede di concessione edilizia, vennero compiute ulteriori leggerezze. D’altronde il comune era d’accordo e consenziente (il sindaco Viérin, modesto impresario, finirà successivamente nei guai, ma per altri motivi). Il tecnico comunale era allora, se non erro, il geom. Rubbo, uomo di fiducia di milanesio, che poco dopo ritroveremo come dipendente dell’alpila.
    Nel vuoto lasciato dalla legge regionale, circa i due terzi delle volumetrie vennero previste in interrato, e quindi non vennero computate. In parole povere vennero costruiti volumi tre volte superiori a quanto espressamente previsto dalla legge.
    Inoltre, per quanto riguarda le opere di urbanizzazione del comprensorio, l’insediamento si avvalse di quelle realizzate dall’Alpila, ivi compreso l’impianto di depurazione, cosa che non piacque ovviamente all’Alpila che sollevò il problema. Le opere di urbanizzazione a carico dell’Alpila erano infatti, espressamente previste in apposita convenzione, nulla fu invece previsto per l’insediamento di Ciel Bleu. Il tutto era avvenuto con il placet della regione e del comune di gressan.
    La legge per pila fu in seguito modificata, con l’obbligo di conteggiare anche i volumi previsti in interrato.
    Insomma, il cuculo aveva trovato il modo di fare l’uovo nel nido costruito da altri.

  11. giancarlo borluzzi Says:

    @Bruno: puoi indicare il nome del dirigente dell’ufficio che fece appuntare “predisposta su ordine dell’assessore”?

  12. gloria84 Says:

    Magnifica storia Bruno, che non si legge sui libri, mi raccomando continua e grazie!

  13. bruno courthoud Says:

    @ giancarlo: si tratta dell’architetto gian franco bellone, direttore dell’ufficio. Questo “metodo” molto semplice ci fu anche vivamente consigliato, durante un corso su responsabilità e legalità, da un consigliere di stato, di cui non ricordo il nome, durante un corso di aggiornamento ad aosta.

  14. bruno courthoud Says:

    Fui coinvolto dall’ufficio, probabilmente incaricato dallo stesso milanesio, nella preparazione di un dossier sullo stato delle opere di urbanizzazione nell’ambito delle operazioni dell’Alpila e di Ciel Bleu, nonché sulla verifica della correttezza o meno delle licenze edilizie (si chiamavano ancora così) rilasciate dal comune di Gressan nell’ambito dell’operazione Ciel Bleu.
    In effetti, le licenze edilizie rilasciate per l’operazione Ciel Bleu erano censurabili sotto diversi punti di vista, in primo luogo per la mancata previsione in esse di diverse opere di urbanizzazione, tra le quali il depuratore. Gli insediamenti erano stati collegati, se non erro abusivamente, al depuratore costruito dall’Alpila. La società, ovviamente, al di là dell’abuso, si lamentava del fatto che il depuratore, dimensionato in precedenza per le sole esigenze dell’Alpila, era ora sottodimensionato, e pretendeva una compartecipazione, o una soluzione alternativa per Ciel Bleu. Il Comune aveva interesse a cercare di sistemare la questione, prima che qualcuno sollevasse l’eventuale problema della illegittimità di una o tutte le licenze già rilasciate per Ciel Bleu. Qualcosa bolliva già in pentola? E’ molto probabile, anche se io, personalmente, ne ero completamente all’oscuro.
    Ricordo di essere stato chiamato personalmente da milanesio ad una riunione in Assessorato, poco prima dell’uscita serale. La riunione era fissata per poco dopo, terminato l’orario di ufficio.
    Non ricordo bene chi fossero i presenti a quella riunione, ero l’unico funzionario regionale, forse vi erano persone che non conoscevo. Non ricordo neanche bene se mi fu chiesto di relazionare in merito al lavoro che stavo predisponendo, ma mi pare di no. Ricordo solo il clima, un po’ surreale, in cui mi sembrava di essere come un pesce totalmente fuor d’acqua. Ho inoltre il ricordo vivo di una frase che il dottor Stévenin, amministratore dell’Alpila, rivolse a Bruno Milanesio: “Siamo tra galantuomini”. Confesso di essere uscito da quella riunione un po’ turbato, senza sapere bene il perché.
    Durante la preparazione di questo dossier, ebbi modo di conoscere l’impresario Lavagna, ufficialmente il costruttore di Ciel Bleu: era reduce da un sequestro di persona, aveva l’aspetto trasandato e dimesso, più che un imprenditore pareva un cane bastonato, e mi fece una gran pena. Si diceva che era sull’orlo del fallimento, e che la sua impresa, era di fatto pilotata dalla sorella Edda, di tutt’altro stampo.
    Quando ebbi terminato il dossier, lo consegnai a Milanesio. Incidentalmente, come ho già detto, ebbi modo di vedere che se lo era portato a roma, quando scendemmo per altri motivi.

  15. bruno courthoud Says:

    Con l’ambiente di pila e dintorni, in quel periodo fui coinvolto anche per un’altra questione. Era già stata nominata, quando cominciai a lavorare, una commissione di esperti per la revisione della legge regionale su pila. La società era ormai alle corde, e si intendeva eliminare una parte delle possibilità edificatorie ancora previste, destinate con ogni probabilità a rimanere sulla carta. Era in ogni caso una buona occasione e opportunità per calmare le acque e l’opinione pubblica, un po’ agitata e confusa. Si trattava di una commissione tecnica, non politica, presieduta dall’architetto Bergioso di Milano. Ogni parte ufficiale (regione, comune di gressan, Alpila) era rappresentata da fior di legali, il meglio che si potesse trovare sulla piazza di torino in materia urbanistica. A rappresentare il nostro ufficio era stato nominato il relativo dirigente, l’arch. gian franco bellone. Penso su input della Presidenza della Giunta venni nominato segretario di questa commissione, con il compito di verbalizzare, congiuntamente con una segretaria della società Alpila. Ma una settimana dopo la mia nomina, la Giunta regionale nominò un terzo segretario, il geom. Rubbo, già tecnico comunale di gressan e in quel momento dipendente Alpila, uomo vicino a bruno milanesio. Stupito dal fatto che ci fosse la necessità di ben tre segretari per verbalizzare i risultati di ogni riunione, alla prima convocazione della commissione, presso la Presidenza della Giunta, chiesi delucidazioni e chiesi in particolare quale fosse il compito di ognuno. Mi rispose l’amministratore di Alpila Stévenin e sinceramente non ci capii granché. Il mio forte sospetto è sempre stato che il geom rubbo fosse stato messo lì da parte di milanesio per osservare e riferire. Non ho mai trovato altre spiegazioni plausibili. Di fatto, la stesura dei verbali fu opera mia, con la segretaria di Alpila, che mi offriva il supporto logistico e materiale (battitura, ecc.). Per fortuna ebbi il sostegno e l’aiuto del mio capoufficio, cui sottoponevo le bozze! Non ho un bel ricordo del clima che si respirava in Alpila, tra i rimbrotti dell’amministratore Stévenin e l’atteggiamento più che ambiguo, sigaro in bocca, del geom. Rubbo. Qualcosa mi sfuggiva …
    Appresi della notizia dell’arresto di bruno milanesio a napoli, dove ero ad un convegno sulla legge bucalossi organizzato dall’ANCI, insieme ad una delegazione di politici della regione e del comune di aosta e ad un mio collega di lavoro: ricordo Renato Faval, l’arch. Vittorio Marchisio con la moglie, l’arch. Alder Tonino con la moglie. A napoli, trovammo anche l’avv. Santilli, che aveva relazionato al convegno. Tra i politici, bocche cucite, almeno in mia presenza, ma nessuno di loro sembrava particolarmente stupito di quello che era successo.
    Gli interessi di milanesio, in quel periodo, non si limitavano certo a Pila e a Ciel Bleu, come poi vi dirò. Si raccontavano altre leggende metropolitane, e no, alcune molto interessanti.

  16. bruno courthoud Says:

    mi scuso per l’errore, il Presidente della commissione era l’architetto Belgioioso, ormai anziano, nome prestigioso in campo internazionale, che ebbe poi l’incarico di progettare il nuovo casinò di saint-vincent, progetto mai realizzato e sostituito con altro a firma di un progettista locale per le solite beghe politiche.

  17. bruno courthoud Says:

    Apro una piccola parentesi per accennarvi a due investimenti, uno di maggiori proporzioni, uno di dimensioni più limitate, che hanno trovato origine nel periodo in cui bruno milanesio era assessore. Mi riferisco all’operazione Planibel e dintorni di La-Thuile e all’operazione di Pallusieux a Pré-Saint-Didier, ai confini con il comune di courmayeur. Né all’una, né all’altra operazione, ho mai sentito accostere il nome di milanesio, neppure incidentalmente: nessuna leggenda matropolitana. Le operazioni immobiliari di La-Thuile, congiuntamente agli investimenti dei privati nell’ambito più ampio dell’infrastrutturazione turistica del relativo territorio, sono state, in quel periodo e anche successivamente, benedette e facilitate dalla regione in primis, e ovviamente anche dal comune. Non mi pronuncio sui risultati dell’operazione, che, a detta di tutti gli osservatori, sono encomiabili, e buon esempio di sinergia tra pubblico e privato. Personalmente, non conosco praticamente nulla di tutta l’operazione. Essa è sempre stata seguita, a livello di ufficio, dal direttore di assessoato e dal direttore dell’ufficio di urbanistica, i quali facevano anche parte del consiglio di amministrazione della società, in rappresentanza della regione. A loro bisognerebbe rivolgersi per avere maggiori chiarimenti. I capitali provenivano da Milano, e facevano capo, se non erro, a Ligresti, noto faccendiere e imprenditore siciliano, amico di craxi. La sentenza All Iberian ha appurato, in quel di la thuile, interessi diretti anche di craxi. L’unica cosa che so è che in quel di La Thuile, qualche appezzamente di terreno milanesio lo possedeva, non credo per andarci a pascolare le caprette.
    Al periodo di milanesio assessore appartiene anche l’approvazione del piano regolatore di pré-saint-didier. Le aree interessate dall’intervento a Pallusieux, impervie, ai margini del bosco, in parte soggette a slavine, e pertanto del tutto inadatte alla costruzione, di cui l’ufficio aveva proposto la soppressione, furono invece mantenute edificabili dalla giunta regionale. Vi era già qualcuno che vi aveva messo gli occhi addosso? Non lo so, anche se di solito succede così. In seguito, non molti anni dopo, quando l’iniziativa prese corso con un piano urbanistico di dettaglio, la Soprintendenza, in un primo momento, se la memoria non mi difetta, espresse parere negativo, parere che, probabilmente per sollecitazione esterna, propria o impropria, si trasformò in un parere positivo “a condizione che tutto l’insediamento fosse a destinazione alberghiera” (l’insediamento prevedeva un solo albergo e per la restante parte, seconde case). In sede di CRPT (Comitato regionale per la pianificazione territoriale), il Presidente fece notare che il parere della Soprintendenza esulava e andava al di là delle proprie competenze, in quanto la Soprintenza, potendo bensì esprimersi legittimamente sugli aspetti formali dell’intervento, non aveva titolo per esprimersi sulle destinazioni d’uso. E così il PUD andò avanti e fu approvato dalla Giunta regionale. Fin dall’origine era un PUD che “puzzava di bruciato”. Il principale operatore finanziario era una società con sede a Lugano, amministrata da una casalinga non più giovanissima, residente a Roma, ma nata a Palermo. Il rappresentante legale, italiano di nome, era residente a Lugano, un socio, se non erro, era di Palermo. Nel prosieguo, nell’operazione entrarono, ufficialmente, anche professionisti locali, tra cui l’arch. Piccato ed un ingegnere di uno studio tecnico di progettazione di courmayeur. Le leggende metropolitane hanno sempre attribuito l’operazione in un primo tempo a craxi, e poi, quando questi uscì di scena, a berlusconi, ben prima che questi scendesse in politica. L’operazione ebbe qualche problema per via del pericolo di slavine, relativamente ad un fabbricato previsto, nel periodo in cui riccarand era assessore all’ambiente, con pareri contrastanti e contraddittori, problema che fu comunque in qualche modo risolto con la messa in capo alla società costruttrice di qualche opera di protezione. Non vorrei sbagliare, ma riccarand dovette, in quell’occasione, ingoiare un rospo.
    Da milano, voci recenti ed informate, ci dicono che la zona di milano sud, l’unica che può ancora essere interessata da uno sviluppo edilizio, è triripartita, una fetta, quella orientale, fa capo a berlusconi, quella centrale, se non ricordo male, a ligresti, e quella orientale ad un terzo nome che non ricordo, e che non avevo ancora sentito nominare.
    Ma torniamo a milanesio, visto che ad alcune persone questi miei piccoli e modesti ricordi interessano.

  18. michail bakunin Says:

    egr. sig. courthoud,
    non la sfiora nemmeno il dubbio che riccarand il rospo se lo sia fritto e mangiato con gusto? no perchè sa, i duri e puri mi hanno sempre spaventato e insospettito, e il nostro fa idubbiamente parte della categoria….
    d’altronde dopo aver “navigato”, come lui, per più di trent’anni nella poltiglia della politica nostrana….

  19. bruno courthoud Says:

    sinceramente non lo so; io, al posto suo, avrei preso immediatamente provvedimenti che non ha voluto o non ha potuto prendere, senza aspettare che qualcuno riuscisse a “sistemare” il tutto, egli consenziente. Ma io non sono un politico; d’accordo sul navigato, almeno quando, tardi, l’ho conosciuto io come politico, anzi, direi molto navigato … . Non era più l’amico di gioventù con cui avevo condiviso tante cose prima che si tuffasse nell’arena. Come tutti i politici usava le persone strumentalmente, cinicamente, per i suoi scopi e i suoi fini; anche gli amici di una volta. A proposito delle mie dimissioni e del mio possibile reintegro come direttore, avrei diverse cose da raccontare, che forse un giorno racconterò. Cinismo della politica. Mi dispiace che non mi abbia mai cercato per spiegarmi, da uomo a uomo, come siano andate realmente le cose, anche se praticamente lo so. Anche, se dopo un colloquio con Viérin padre, “da uomo a uomo”, nel suo Ufficio di Presidente della Giunta regionale, da me richiesto e prenotato, di martedì, nell’orario di ricevimento del pubblico, come un cittadino qualsiasi e non come funzionario e dirigente, dubito che con un politico si possa avere un colloquio “da uomo a uomo”.

  20. bruno courthoud Says:

    L’iniziativa di Pré-Saint-Didier non è l’unica in cui entrano in campo le cosiddette “società svizzere”. Gli anni ’70, che coincidono in buona parte con gli anni di bruno milanesio assessore al turismo (bruno milanesio era stato assessore al turismo, prima del 1974, anche con dujany presidente), sull’onda dell’Alpila e delle stazioni integrali francesi, sono un continuo sbocciare di iniziative, diverse delle quali, non vedranno mai la luce. A convogliare i loro interessi sulla valle d’aosta non sono però i francesi (colà le stazioni integrali stanno passando di moda), bensì le “società svizzere”, sulla cui natura ed effettiva proprietà credo che nessuno abbia mai svolto alcun approfondimento.
    Due le iniziative naufragate: la prima in comune di Saint-Pierre, sulle aree dove ora è stata costruita la cosiddetta “clinica di rollandin” in omaggio al suo interessamento al progetto ed alla sua perseveranza nel voler perseguire l’obiettivo, la seconda nella parte alta del comune di La Salle, dalle parti di Cheverel.
    La prima iniziativa “svizzera” naufragò per non so bene quali motivi, si aprì un contenzioso con il comune di Saint-Pierre, e le aree “svizzere” finirono per diventare di proprietà comunale. Le villette programmate dagli “svizzeri” non videro mai la luce.
    La storia di La Salle è un po’ diversa. Era pronta per la partenza una stazione integrale in quota, mancava solo il placet regionale (siamo ai tempi di milanesio assessore con dujany). La giunta di dujany, restia a pronunciarsi sui piani regolatori, aveva in mente un’idea brillante: approvare il piano regolatore di la salle solo per la parte che concerneva e favoriva gli “svizzeri”, una mostruosità non consentita dalla legge. Arrivò il ribaltone e Andrione chiuse il capitolo La Salle. La Salle, per un pelo e per fortuna non partì. Non so chi siano gli attuali proprietari delle aree.
    Come ho detto, dujany e la sua giunta non brillarono in quanto a volontà di approvare i piani regolatori comunali. L’ufficio continuava ad esaminarli e a fare proposte alla giunta, di solito di non approvazione, ma la giunta non si pronunciava. Perché? Perché, a parole, intendeva approvare un “Piano urbanistico regionale”. L’incarico era stato affidato ai professori universitari Secchi e Ceccarelli e la Giunta aveva formato una specie di “Ufficio per il Piano”. Se ne fece un gran battage pubblicitario e una gran propaganda, ma pare che ai membri della Giunta, di questo Piano, non interessasse un fico secco. Nelle poche occasioni in cui Secchi e Ceccarelli hanno relazionato in giunta, insieme ai tecnici regionali, pare che l’interesse dei politici fosse pari a zero (chi leggeva il giornale, chi dormicchiava, ecc.), insomma, una esperienza deprimente per i professionisti incaricati. Anche qui, arrivò andrione e fece piazza pulita del Piano.
    Invero, durante la Giunta di dujany, due piani regolatori furono approvati, i piani regolatori dei comuni di saint-vincent e di la-magdeleine, che lanciarono l’arch. follis in valle d’aosta. Stranamente si tratta di due comuni che orbitavano elettoralmente intorno al Presidente dujany. La stampa, unanime, li celebrò come un evento straordinario, esempi da imitare. Quando ebbi modo di consultarli ebbi modo di constatare che furono i due peggiori piani regolatori che la regione abbia mai approvato in assoluto (escludo aosta, che è un caso a sé): furono praticamente approvati come il comune li aveva predisposti, senza una particolare istruttoria da parte dell’ufficio, ufficio che, in simili casi, proponeva di solito la non approvazione ed il rinvio al comune. Ma su bruno milanesio e saint-vincent torneremo fra poco. Questa è solo la necessaria premessa.

  21. bruno courthoud Says:

    Successe nel 1976 o 1977, non ricordo bene. Il mio ufficio era accanto a quello del Soprintendente domenico prola, una semplice paretina ci divideva. Ad un certo punto sento un baccano tremendo nell’ufficio di domenico: era al telefono e dava in escandescenze, distrusse il telefono, la sua pressione, costantemente alta per motivi legati allo stress (quanti rospi dovette ingoiare! tanto che lo condussero ad una morte precoce) salì certamente alle stelle e fu messa a dura prova. Aveva appena appreso una tremenda verità e dovette ingoiare in silenzio quello che forse non si sarebbe mai aspettato in vita sua: un falso in atto pubblico ordito ai suoi danni e sulla sua pelle! Le cose andarono così.
    In comune di saint-vincent, il cui piano regolatore era stato da poco approvato, erano state approntate ed erano in esame presso la regione due lottizzazioni, conosciute come le “lottizzazioni del colle di joux”, la cui gestazione risaliva ad anni precedenti, e precisamente agli anni in cui bruno milanesio era in giunta con cesare dujany. Una era con tutta probabilità di iniziativa di uomini vicini a milanesio, l’altra, almeno ufficialmente, di un ingegnere imprenditore (direi un faccendiere) di alessandria, di cui non ricordo il nome (lo ritroveremo in seguito a la-magdeleine).
    La Soprintendenza, a firma di domenico prola, espresse però parere negativo in merito. Il parere era stilato su due pagine, nella prima pagina erano contenute le premesse di rito, tipo: “visto …, visto …, esaminato …”, nella seconda era espresso e motivato il parere negativo. Il parere fu trasmesso all’assessore per la sua firma; il Soprintendente, com’era prassi fino ad allora, aveva apposto il suo visto alla sola prima pagina.
    In quella settimana comparve in assessorato una signorina bionda ed avvenente,sconosciuta ai più, quale segretaria particolare dell’assessore. Essa, quel sabato mattino, ad uffici chiusi, compì, per conto dell’assessore, il misfatto. La seconda pagina del parere fu sostituita da altra e il parere negativo diventò positivo. L’Assessore firmò il parere, diventato positivo con il visto dell’ignaro prola, a cui la torbida vicenda era stata artatamente occultata. Subito dopo le lottizzazioni passarono in giunta, pare che andrione abbia chiesto se vi fosse il parere favorevole della Soprintendenza, milanesio glielo fece vedere. Si chiama falso in atto pubblico.
    Durante quella telefonata, prola aveva appreso l’amara verità. Tutta la vicenda fu sepolta nelle segrete stanze del palazzo; nessuno ne seppe niente. La segretaria particolare dell’assessore milanesio sparì immediatamente, trasferita (o tornata?), si disse, a roma, presso la sede centrale del PSI. Il direttore di assessorato dette ordine ai dirigenti di vistare, da allora in poi, tutte le pagine di ogni documento, cosa che fu regolarmente fatta.
    Andrione cercò in tutti i modi di far saltare le lottizzazioni, annullò le concessioni edilizie comunali (sembra che anche il comune fosse immischiato nelle operazioni), fece saltare politicamente l’allora sindaco di saint-vincent, ferré, ma in giudizio il suo comportamento fu censurato e, fino a non molti anni fa, la regione risarciva ancora i danni alle imprese coinvolte.
    L’ingegnere imprenditore di alessandria partì con i lavori di un’altra lottizzazione proprio nel comune di la-magdeleine, operazione che rimase in sospeso, perché, se non sbaglio, l’impresario fallì.
    Di queste vicende, anche perché rimaste sconosciute al vasto pubblico, nessuno mai si occupò.
    Come potete vedere, i politici, sanno tante cose, moltissime, ma non le dicono, sono omertosi, tutti, al pari dei mafiosi. Ce lo ha anche fatto capire l’unionista stévenin, che in una recentissima lettera aperta a rollandin ha lasciato capire di sapere cose che non può dire, proprio come dell’utri, che a suo tempo è uscito con una frase del tipo: “se dovessi parlare io …”. Ma invece di parlare, i politici, tutti, preferiscono presenziare e finanziare corsi di legalità, invitarci a collaborare, ecc. … salvo poi bastonarci quando poi lo facciamo.
    Così vanno le cose con questa “politica”.
    Patuasia mi fermi quando crede che possa bastare (se no vado ancora avanti).

  22. michail bakunin Says:

    egr. sig. courthoud
    lungi da me sostituirmi al padrone di casa, ma le dico che sarebbe un peccato se lei non continuasse….

  23. bruno courthoud Says:

    Vi racconterei ancora qualcosa, quel poco che so, sulla “protezione” di milanesio negli affari, in particolare edilizi, nel comune di aosta (leggende metropolitane) e qualcosa sulla guerra tra milanesio e rollandin, in quel di saint-pierre, prima che scoppiasse l’attuale pace e collaborazione reciproca.
    Per terminare quel che so circa l’avventura carceraria di milanesio, il medesimo, in carcere, oltre a ricevere la solidarietà del vescovo (leggasi chiesa cattolica) e del patron del casinò (leggasi affari, più o meno puliti, anzi, poco puliti), ricevette anche la visita di numerose altre persone, compresi funzionari regionali. Riceveva quotidianamente pacchi, soprattutto di cibarie, che condivideva con gli altri detenuti, da cui seppe farsi ben volere. Fece anche carriera: divenne bibliotecario del carcere.

  24. bruno courthoud Says:

    Basterebbe questa piccola testimonianza per sottolineare, dopo il periodo trascorso in carcere, il peso di milanesio sulle vicende, anche politiche, del comune di aosta, anche se il personaggio, ufficialmente, viveva ai margini della politica. Le leggende metropolitane, o meglio augustane, raccontavano che egli fosse titolare, o comunque socio, occulto o palese, non so, di un’agenzia immobiliare, l’agenzia sant’Anselmo, se la memoria non mi tradisce.
    Un bel giorno capitò nel mio ufficio un professionista di roisan, con studio in aosta, un ingegnere vicino all’UV. Chiacchierando del più e del meno, ad un certo punto mi disse: “Ma è possibile che in comune di aosta, per avere un incarico qualsiasi, bisogni rivolgersi non al sindaco, ma direttamente a bruno milanesio?” La testimonianza è molto illuminante. In quel periodo era sindaco di aosta allera longo, uomo notoriamente vicino a milanesio ed all’ancor vivo PSI.
    Più o meno nello stesso periodo ebbi questa piccola esperienza personale. Siamo nel 1985 e la regione aveva appena varato la legge sul mutuo prima casa. Avendo qualche risparmio da parte ed i requisiti richiesti, decisi di fare domanda. Si trattava di trovare la casa. Feci il giro delle agenzie, ma non trovai nulla che mi andasse bene. Un giorno, chiacchierando con una segretaria, collega di ufficio, questa mi chiese se mi ero già rivolto ai costruttori che stavano ultimando la seconda tranche di un condominio in via avondo, lungo il buthier: una sua conoscente aveva comprato lì e si era trovata bene. Rimaneva libero ancora un alloggio, appena ultimato, che decisi di prendere. L’imprenditore si chiamava mantione, un siciliano sbarcato ad aosta, che appresi poi essere vicino a milanesio, la società costruttrice, se non sbaglio “Mara”, una società messa in piedi ad hoc. La società era a nome di allera longo, sindaco di aosta, a cui abbiamo appena accennato, che conobbi, se non erro, quando firmai il compromesso di vendita.
    Quando mi recai nella sede della società, ebbi modo di conoscere anche la segretaria, la signora tognan. Fu lei a chiedermi, leggendo il mio cognome, se ero di rhemes. Alla mia risposta affermativa, mi disse il suo nome e mi disse che era originaria di tache, frazione di introd, ai confini con il comune di rhemes. La cosa è senza importanza, ma mi tornò alla mente una telefonata di poco tempo prima, da parte del sindaco di Introd, osvaldo naudin. Il sindaco era preoccupatissimo e chiedeva lumi. Mi disse: “milanesio vuole costruire un condominio a tache, cosa dobbiamo fare?”. Non mi ricordo come ragionammo, senz’altro sul piano regolatore, in ogni caso il condominio non ebbe mai la concessione edilizia. Una mera coincidenza, senz’altro.
    Il condominio di via avondo, ove comprai l’appartamento, merita tuttavia una chiosa, che dimostra come si costruiva, almeno in quegli anni, ad aosta. Qualche anno dopo l’acquisto, ricevetti, unitamente a tutti gli altri condomini, una lettera dalla procura, la quale faceva presente che eravamo accusati di un reato continuato negli anni, di aver cioè abitato il condominio, dalla data di acquisto, senza che il medesimo avesse mai avuto il certificato di abitabilità. Le lettere erano personali e indicavano l’avvocato nominato d’ufficio dalla procura, a cui rivolgersi, con l’indicazione della cifra, nel caso si volesse patteggiare. Caddi dalle nuvole. Gli estremi del certificato di abitabilità erano indicati nell’atto di compravendita e senza di esso il notaio non avrebbe potuto effettuare l’atto medesimo. Mi recai dall’avvocato indicato, gli feci presente che vi era senz’altro un errore, non patteggiai, e restai in attesa degli avvenimenti, visto che il problema coinvolgeva tutto il condominio. Diversi condomini patteggiarono.
    L’amministrazione del condominio prese in mano la situazione, nominò due legali, e convocò l’assemblea condominiale.
    Intanto era venuta a galla la verità. I carabinieri, durante un sopralluogo lungo il Buthier, avevano verificato che l’intero condominio, credo un centinaio di alloggi suddivisi in tre corpi di fabbricato, versava le acque reflue direttamente nel buthier, invece di essere collegato alla fognatura comunale. Come aveva potuto il comune di aosta rilasciare il certificato di abilità, essendo espressamente previsto, nella concessione edilizia, che dovesse esserci l’allacciamento alla fognatura comunale? Il comune di aosta non aveva eseguito nessun sopralluogo di accertamento, si era fidato di una autocertificazione del costruttore il quale dichiarava, falsamente, di aver effettuato l’allacciamento previsto. Così si costruiva e si controllava ad aosta, in allora. E ora?
    Durante l’assemblea condominiale il geom Celestino, di area socialista, proprietario di un alloggio, già dipendente dell’ufficio tecnico comunale, appena pensionato, propose una transazione. Credo che non si poté far nulla, la società si era sciolta come neve al sole. Noi proprietari dovemmo invece pagarci (una seconda volta, suppongo) l’allacciamento non effettuato. Cornuti e gabbati, insomma.
    Completo solo, per quanto concerne quanto detto prima, che bruno milanesio aveva interessi anche a cervinia. A cervinia ebbe una disavventura un amico di milanesio, faccendiere anche lui, il bobbista Bonichon (l’organizzazione di un finto sequestro, se non sbaglio). Altro amico aostano di bruno milanesio era un altro faccendiere, nini marcoz, figlio del noto avvocato tiduccio marcoz.

  25. bruno courthoud Says:

    I terreni già “svizzeri”, destinati a villette, e ora di proprietà del comune di saint-pierre, erano in attesa di destinazione. Dopo un tentativo, fallito, di permuta con il ministero della difesa in cambio della casema testafochi, ci misero gli occhi addosso rollandin, prima assessore e poi presidente della giunta, e l’Irv. Il progetto era molto ambizioso, altro che una clinica di terz’ordine come quella che è stata poi costruita, destinata ad ospitare convalescenze e riabilitazioni, pagate dal servizio pubblico, per favorire il “turismo sanitario” della località (e aumentare i guadagni della clinica!). Voleva essere un centro a rilevanza europeo: era ora che anche noi, circondati da montagne, avessimo un centro di pronto intervento per i traumatizzati sulle piste di sci ed in alta montagna, in cui essere immediatamente trasportati con elicottero e adeguatamente curati, con specializzazioni mediche di alto livello, con personale qualificato reperito anche all’estero, ad es. Lione. Era ora che i traumatizzati in valle provenienti dall’estero potessero trovare da noi un centro all’altezza, senza che i medesimi richiedessero di essere immediatamente rimpatriati per essere curati (chissà perché mi vien da pensare alla futura università valdostana)! Ma quando il primo piano urbanistico di dettaglio arrivò in regione, rollandin era ormai in cattive acque, beccato con le mani in pasta! Ricordo la reazione di stizza e di rabbia che ebbe il responsabile dell’IRV, inviato in avanscoperta nel mio ufficio, quando lo informai che, per quanto riguardava l’ufficio, il PUD avrebbe avuto parere contrario. Ebbe parere contrario anche dal CRPT e la Giunta regionale lo respinse. Il PUD, modificato, tornò di attualità anni dopo, ad acque leggermente più calme (ma non troppo). Il nostro ufficio ed il CRPT si pronunciarono di nuovo negativamente, ma la Giunta regionale, per parecchi mesi, rinviò ogni decisione. Un bel mattino mi telefonò l’assessore, che non ricordo bene se era lanièce o un altro democristiano, di cui ora mi sfugge il nome, già segretario della DC, ora deceduto. Mi disse di raggiungerlo in consiglio, e mi anticipò che la questione della clinica era stata risolta. Mi affrettai e cosa successe? L’assessore mi fece parlare nell’atrio del consiglio con bruno milanesio (che in quel momento era un semplice consigliere), il quale mi fece illustrare il PUD, dicendomi poi che si trattava di uno schifo (non in questi termini ovviamente) e mi accennò vagamente ai suoi problemi in località seez, sempre di saint-pierre, dove il comune gli frapponeva mille difficoltà e dove, da anni, aveva intenzione di costruire. Me ne andai senza aver rivisto l’assessore, il quale era rientrato in consiglio, e, su mia richiesta, mi fece avvertire che potevo rientrare.
    Il mattino successivo mi fece sapere che potevo mettere in elenco per la giunta successiva la non approvazione del PUD relativo alla clinica. Per la Giunta aveva deciso bruno milanesio: o posso costruire le mie villette a seez o la clinica non si fa.
    Chi vinse la singolar tenzone? La vinse milanesio. Trovò un accordo in comune, che pretese una quota di edilizia residenziale pubblica. In sede di approvazione della variante al piano regolatore che gli forniva tale possibilità, l’assessore vallet mi chiamò due volte nel suo ufficio, dove trovai milanesio, il quale aveva presentato una osservazione. Si trattava comunque di dettagli burocratico-procedurali, che vi risparmio.
    Così milanesio poté partire con la costruzione delle sue villette, all’ingresso del paese, su terreni di sua moglie, dove originariamente pensava di costruire un campeggio.
    Poco dopo, o più o meno contemporaneamente, anche la clinica poté sbocciare.
    E scoppiò la pace.
    Adesso che la pace è scoppiata, rollandin e milanesio, di comune accordo, ringraziano il comune di saint-pierre sistemando le aree “svizzere” non utilizzate per la clinica con le terre di risulta che emergeranno dagli scavi per i parcheggi dell’ex testafochi. Per la gioia di tutti!

    Visti i trascorsi giudiziari di rollandin e di milanesio, possiamo fidarci di questi personaggi? Si sono improvvisamente convertiti, magari di comune accordo, all’esclusivo interesse e alla esclusiva cura del bene pubblico? Ai posteri l’ardua sentenza.
    Mi piace osservare, per quanto concerne rollandin, che, alle ultime elezioni, invitato a mettersi da parte dal presidente e dal vicepresidente del suo movimento, è stato invece lui a mettere da parte sia l’uno che l’altro. Questo mentre in campo nazionale sono invece i segretari di partito a decidere i listini. Strano, nevvero?

  26. bruno courthoud Says:

    Da che mondo è mondo, le guerre finiscono con un trattato di pace, con clausole e condizioni. Anche questa guerra è senz’altro finita con un trattato di pace, ma nessuno lo conosce, nessuno conosce clausole e condizioni. Che tante cose che abbiamo visto e vediamo in questi anni facciano parte di queste clausole e condizioni? the end.

  27. patuasia Says:

    Signor Courthoud, grazie.

  28. Mesello Says:

    mi piacerebbe sapere dall’ing courthoud ch sono i vari “mozon” valdotain che lui cita nei suoi numerosi interventi nei piu’ svariati blog
    grazie

  29. bruno courthoud Says:

    prego. Si guardi intorno.


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