Valle d’Aosta nera


Il giornalista, Roberto Mancini, ha avviato una collaborazione con il quotidiano on line, Nuovasocietà, Patuasia lo ringrazia per la concessione al blog dei suoi articoli.

Fari accesi sulla Valle d’Aosta “nera”, una regione a torto ritenuta immune da problemi. Da questo numero Nuovasocietà darà periodicamente conto al Piemonte e al resto del Paese della situazione criminale valdostana.
Non parliamo solo di crimini comuni, ma di ‘ndrangheta: acclarata con sentenze ormai passate in giudicato la presenza della cosca Facchineri di Cittanova, della cosca Nirta di san Luca, in attesa di un giudizio di primo grado per imputati contigui alla cosca Pesce di Rosarno, la pretesa Valle di Heidi maschera una situazione da tempo preoccupante.
 In proposito cercheremo di “fare memoria”, richiamando fatti criminali del passato, quasi tutti tuttora insoluti e felicemente rimossi da una coscienza collettiva valdostana troppo impegnata dall’ideologia localista ad autocelebrarsi. 
Alcuni di essi, come le prime due autobombe mai impiegate in Italia ( una della quali, nel 1982, la prima in assoluto contro un magistrato, il pretore Selis!), assolutamente clamorosi. 
Ultima notazione: il sistema istituzionale valdostano, grazie allo Statuto Speciale di autonomia, prevede che le mansioni di prefetto siano svolte dal presidente della Giunta, ossia dal capo dell’Esecutivo.

Tale assetto non sembra ideale per garantire attenzione a fenomeni criminali di tipo mafioso, ovviamente pervasivi del mondo politico.
 Frutto dell’immigrazione iniziata negli anni 30 e rafforzata nel dopoguerra, i calabresi sono in Vda una poderosa lobby elettorale oscillante tra i 20-25 mila elettori, un quarto dei votanti valdostani. All’interno di questa presenza, nettamente maggioritari sono i cittadini provenienti dalla sola San Giorgio Morgeto, circa 10 mila.
 In una regione a vocazione turistica ovviamente si punta ad un’immagine esterna accattivante, da cartolina svizzera. Logico dunque che il negazionismo di fenomeni criminali sia più forte che altrove.
 Perché la società valdostana si è trovata impreparata di fronte a questi fenomeni? Perché nutrita dalla disastrosa concezione leghista/unionista della cultura identitaria di tipo linguistico. Su questa base l’integrazione e la cittadinanza di chi proviene da fuori avvengono solo sulla base di appartenenze linguistiche e pseudo-culturali, che non comprendono né l’educazione alla legalità né i diritti di cittadinanza. 
La seconda ragione è il pregiudizio localista, tipico del profondo Nord, che ritiene il proprio territorio immune da fenomeni mafiosi, in quanto questi sarebbero tipici del solo Sud. 
Una presunzione che spesso sconfina nella xenofobia.
 Ovviamente ringrazio Diego Novelli che questa collaborazione, intesa a far conoscere temi così scottanti, ha sollecitato e permesso. (roberto mancini)

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