Posted tagged ‘Famiglia Facchineri’

Valle d’Aosta nera

28 Maggio 2014

Il giornalista, Roberto Mancini, ha avviato una collaborazione con il quotidiano on line, Nuovasocietà, Patuasia lo ringrazia per la concessione al blog dei suoi articoli.

Fari accesi sulla Valle d’Aosta “nera”, una regione a torto ritenuta immune da problemi. Da questo numero Nuovasocietà darà periodicamente conto al Piemonte e al resto del Paese della situazione criminale valdostana.
Non parliamo solo di crimini comuni, ma di ‘ndrangheta: acclarata con sentenze ormai passate in giudicato la presenza della cosca Facchineri di Cittanova, della cosca Nirta di san Luca, in attesa di un giudizio di primo grado per imputati contigui alla cosca Pesce di Rosarno, la pretesa Valle di Heidi maschera una situazione da tempo preoccupante.
 In proposito cercheremo di “fare memoria”, richiamando fatti criminali del passato, quasi tutti tuttora insoluti e felicemente rimossi da una coscienza collettiva valdostana troppo impegnata dall’ideologia localista ad autocelebrarsi. 
Alcuni di essi, come le prime due autobombe mai impiegate in Italia ( una della quali, nel 1982, la prima in assoluto contro un magistrato, il pretore Selis!), assolutamente clamorosi. 
Ultima notazione: il sistema istituzionale valdostano, grazie allo Statuto Speciale di autonomia, prevede che le mansioni di prefetto siano svolte dal presidente della Giunta, ossia dal capo dell’Esecutivo. (altro…)

La ‘ndrangheta c’è (5° parte)

22 gennaio 2014

Roberto Raffa risiede a Aosta, precisamente ad Excenex . E’ cognato dei Facchinieri due volte: ha sposato una sorella di Giuseppe Facchinieri. Inoltre un altro Facchinieri, Vincenzo, ha sposato una sorella di Raffa. Ha precedenti penali per spaccio di sostanze stupefacenti. E’ stato arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Aosta il 24 ottobre 2006, perché sorpreso a cedere 470 gr di hashish e detenere 515 gr. di marijuana, reato per il quale è stato condannato a 2 anni di reclusione dal Tribunale di Aosta. Svolge l’attività di imprenditore edile, come socio della “Guerrisi & Raffa costruzioni” con sede in Charvensod (AO), fraz Ampaillan nr.77. Il padre, Natale Raffa, era segnalato come affiliato alla cosca “Furfaro” operante in Cittanova, ora disciolta. La sua è una storia esemplare, come attestano gli atti dei due processi: egli rappresenta in maniera evidente il passaggio dal crimine mafioso puro e semplice allo status di imprenditore mafioso, che si pone problemi di concorrenza e penetrazione sul mercato valdostano. Ma andiamo con ordine. Come recita la sentenza d’Appello a pag 48, si tratta del “basista” sia dell’estorsione verso i Tropiano che verso la Archeos di Monteleone:
“………….
si ha la prova che Raffa Roberto il soggetto che ha recuperato e trasmesso a Facchinieri l’indirizzo dell’abitazione di Monteleone : cioè il basista” aostano degli estorsori.”
Inoltre in un passaggio dell’interrogatorio reso al Pm il 23/1/2012, Michele Raso ha dichiarato che “Facchineri aveva pensato alla Valle d’Aosta per commettere le estorsioni “perché era suo cognato Roberto Raffa che gli dava le indicazioni”. Però si tratta anche di un esecutore dell’attentato incendiario all’escavatore dell’Archeos sito presso il castello di Quart, come recita la sentenza di Appello a pag 64 : l’auto scorta da un testimone sul luogo del crimine è quella di Raffa. “Al di là della approssimativa indicazione della targa (che, per altro, ricalca in gran parte quella della autovettura di Raffa), fornita dal teste……….., il modello e soprattutto il segno distintivo costituito dall’ammaccatura rendono ragionevolmente certo che la vettura presente nelle immediate vicinanze del luogo ove si trovava la pala meccanica incendiata era la Fiat Panda intestata e in uso a Raffa Roberto.”. (continua…) roberto mancini

La ‘ndrangheta c’è! (1° parte)

16 gennaio 2014

Ecco un nuovo ciclo di puntate sulla sentenza d’appello dell’operazione “Tempus venit” a cura del giornalista Roberto Mancini.

Cari lettori, non facciamoci distrarre dalle chiacchiere interessate, guardiamo alla sostanza: allora è ufficiale, la ‘ndrangheta esiste pure in Vda e abita ad Excenex col volto di Roberto Raffa, qui residente in fraz Capoluogo.
Raffa ha un doppio legame parentale con i Facchineri: è cognato di Giuseppe di cui ha sposato la sorella Gerolama. Un altro fratello Facchineri, Vincenzo, ne ha sposato la sorella, Raffa Graziella. Lo ribadisce la Corte d’Appello di Torino (presidente dott.ssa Brunella Rosso, consigliere relatore dott Filippo Ottaviano Russo, consigliere dott.ssa Irene Strata) che in seconda istanza ha confermato in toto le condanne comminate per tentata estorsione mafiosa nei confronti di Giuseppe Facchineri, di Giuseppe Chemi e di Roberto Raffa. Il contorno, ossia l’assoluzione dei fratelli Tropiano e del sig Michele Raso dall’accusa di aver cercato un accordo con i mafiosi per evitare l’estorsione ai loro danni, rappresenta l’unica parte riformata della sentenza di primo grado. Il dispostivo letto in udienza così recita: “difettando l’elemento intenzionale, quantomeno in via dubitativa, i fratelli Tropiano debbono andare assolti dal reato loro ascritto perchè il fatto non costituisce reato a norma dell’ art 530, secondo comma c.c.p.”. In pratica si potrebbe rozzamente affermare che si tratta di un giudizio analogo alla vecchia “insufficienza di prove”. L’assoluzione del reo avviene “quando la prova del fatto criminoso manca, è insufficiente o contradditoria”. In questo senso si tratta di un’assoluzione con formula dubitativa, quando gli elementi a carico dell’imputato non fanno ritenere la sua responsabilità “oltre ogni ragionevole dubbio”. Insomma non c’è la prova certa e sufficiente a dimostare che i Tropiano abbiano volontariamente favorito i contatti fra i Raso (usati come “guardianìa” dei loro interessi) e i Facchineri. A pag 81 la sentenza così recita: “sotto il profilo oggettivo, la sussistenza del reato può ritenersi pacifica, sotto il profilo soggettivo invece questa è ampiamente contestata”. Insomma i fratelli Tropiano sono stati assolti non perché il reato non lo abbiano commesso, ma perché manca la prova soggettiva della loro intenzione, ossia che esso sia avvenuto per la volontà di aiutare i Facchineri nell’estorsione.
In pratica, secondo la Corte d’Appello i Tropiano hanno agito così per legittima paura, in quanto recita la sentenza pag 82, secondo le indagini dell’Arma dei carabinieri, la famiglia Facchineri era egemonica nella Vda ed era nota nella comunità calabrese per essere sanguinaria e di proverbiale ferocia”. (continua…) roberto mancini.

No, lui no!

24 giugno 2013

Che la ‘ndrangheta si sia infiltrata nella politica e nell’economia valdostane comincia a essere a conoscenza dei più. Diverse sono le famiglie calabresi coinvolte non solo i Nirta e i Facchineri ora spunta anche la ‘ndrina dei Pesce. “Ci siamo trovati con un substrato culturale di marca tipicamente mafiosa, in cui ogni presunto comportamento avverso alla famiglia Taccone (gli arrestati nella recente operazione Hybris e legati alla famiglia Pesce della Piana di Rosarno) dai suoi stessi componenti vissuto come un affronto da lavare con il sangue” (Gazzetta matin). Così si è espresso il tenente colonnello, Massimilano Rocco durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati conseguiti nell’operazione “Hybris”. Si prosegue con una frase importantissima e carica di responsabilità verso tutti noi e in primis verso le istituzioni: ” … preoccupante è l’omertà riscontrata in tutte le vittime senza distinzione per nessuno. Speriamo che da questa operazione possa partire un vero e proprio scatto in avanti della società civile”. Ecco la società civile, ma soprattutto le amministrazioni regionali e comunali, devono dare esempi di rigore e moralità per contrastare le infiltrazioni mafiose. E invece il Comune che fa? Anche quest’anno dà, sottoforma di contributo per l’energia, 5.000 euro e la concessione temporanea dell’utilizzo di beni logistici in disponibilità del Comune di Aosta e di eventuali altri beni e servizi, ritenuti utili alla migliore riuscita della Festa di san Giorgio e Giacomo. Una festa usata anche per incontri malavitosi (vedi sentenza Tempus venit) e che vede come patron organizzatore quel Giuseppe Tropiano ora indagato nell’inchiesta dei carabinieri sulla costruzione del nuovo parcheggio pluripiano dell’ospedale Parini di Aosta con l’accusa di abuso d’ufficio e turbativa d’asta e già condannato a un anno e 4 mesi per favoreggiamento nell’inchiesta “Tempus venit”. Se gli organizzatori della Festa dei calabresi non hanno avuto il buon senso di chiedergli le dimissioni, il Comune avrebbe dovuto averlo. Avrebbe dovuto fare quello scatto in avanti richiesto e non concedere nessun contributo pubblico. Un segno fermo e inequivocabile di lontanza da qualsiasi afrore criminale fosse anche solo un accenno. Ma il sindaco Bruno Giordano-amico-di-Milanesio-amico-dei-calabresi, come può segnare questa distanza? Come può “non favorire la crescita socio-culturale del proprio tessuto connettivo e la socializzazione degli abitanti della zona?” (tratto dalla delibera n. 617). No, lui non può.

‘ndrangheta made in VdA (11° parte)

6 giugno 2013

Il Decreto di confisca dei beni della famiglia Nirta.

Sotto l’aspetto penale, quando si è ormai oltrepassato il secondo grado di giudizio, la situazione dei Nirta è la seguente:
Giuseppe  Nirta, residente a Quart, è in carcere a Bologna per traffico internazionale di stupefacenti (cocaina proveniente dalla Colombia e dal Venezuela). In prima istanza  è stato condannato a 15 anni e 4 mesi, pena ridotta in Appello a 7 anni ed 8 mesi.
Nel procedimento erano coinvolti anche il fratello Domenico ed i nipoti Franco (allenatore delle giovanili di calcio del St. Christophe) e Roberto Di Donato. Per costoro, stessa pena: 15 anni e 4 mesi in prima istanza, 7 anni ed 8 mesi in Appello. Tutti gli imputati erano stati assolti dall’accusa di associazione per delinquere. Ma la sentenza penale non esaurisce l’attenzione della legge, che ora si è occupata della situazione patrimoniale  della famiglia. I Nirta hanno sempre sostenuto  che i loro  beni sono frutto di una vita di lavoro e non di traffici illeciti, ma il Tribunale di Aosta, in un primo decreto di sequestro, parlò già di  “ un’accertata sproporzione fra redditi dichiarati ed immobili posseduti”.
Ora si è giunti ad uno dei primi casi in Vda di confisca dei beni: il Tribunale di Aosta (pres. Massimo Scuffi, giudice a latere Paolo De Paola, giudice relatore Paolo Paladino), ha decretato la confisca di beni che riguarda 16 immobili e 933.000 euro, depositati in una banca di Martigny.
Sentenza importantissima, una pietra miliare nella storia valdostana della lotta alle mafie, insieme alla recente Tempus Venit, che si è occupata della famiglia Facchineri di Taurianova. In termini giuridici si tratta di una misura di prevenzione  patrimoniale ma anche personale , in quanto il decreto  riguarda anche gli obblighi che Giuseppe Nirta dovrà osservare una volta scontata la condanna penale. Non potrà risiedere in Vda, dovrà avere contatti solo con i suoi familiari, non potrà uscire di notte, tre volte alla settimana avrà l’obbligo di firma in una caserma dei carabinieri. La lettura del decreto è però illuminante. Mi permetto di proporne qualche stralcio con alcuni commenti. Partiamo da un interrogativo: la pericolosità sociale di un individuo è testimoniata solo dal suo curriculum penale? Solo una condanna penale certifica la pericolosità sociale di un individuo? Dunque è legittima la posizione di Ponzio Pilato, della società  e della politica, che ha eliminato la disapprovazione sociale e sostiene di intervenire ( spesso mentendo…) solo in presenza di condanne penali?

Recita la sentenza:
…..”
il giudice della prevenzione è chiamato a valutare in piena autonomia, rispetto alle valutazioni svolte in sede penale, tutti gli elementi di conoscenza a sua disposizione….

…alla stregua dell’autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale, il giudice della prevenzione può utilizzare circostanze di fatto emergenti da procedimenti penali, prescindendo dalle conclusioni alle quali il giudice penale è pervenuto, sempre che, a tali fini e in ordine a tali elementi, il giudice della prevenzione abbia effettuato un puntuale esame critico

La Cassazione ha inoltre precisato che la pronuncia assolutoria e irrevocabile, non comporta l‘automatica esclusione della pericolosità, quando la valutazione di tale requisito sia effettuata dal giudice della prevenzione in base ad elementi distinti, ancorché desumibili dai medesimi fatti storici tenuti in rilievo nella sentenza”.

Concetto più oltre ribadito:

“ Vi è piena autonomia per struttura e finalità dei due procedimenti, quello penale per l’accertamento della responsabilità in ordine ad una fattispecie di reato, e quello di prevenzione, ancorato ad una valutazione di pericolosità, espressa mediante condotte che non necessariamente costituiscono reato”.

Questo concetto di pericolosità espressa mediante condotta e non solo mediante un reato, ci dovrebbe fare molto riflettere sui nostri politici. Continua… (roberto mancini)