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Valle d’Aosta nera

28 Maggio 2014

Il giornalista, Roberto Mancini, ha avviato una collaborazione con il quotidiano on line, Nuovasocietà, Patuasia lo ringrazia per la concessione al blog dei suoi articoli.

Fari accesi sulla Valle d’Aosta “nera”, una regione a torto ritenuta immune da problemi. Da questo numero Nuovasocietà darà periodicamente conto al Piemonte e al resto del Paese della situazione criminale valdostana.
Non parliamo solo di crimini comuni, ma di ‘ndrangheta: acclarata con sentenze ormai passate in giudicato la presenza della cosca Facchineri di Cittanova, della cosca Nirta di san Luca, in attesa di un giudizio di primo grado per imputati contigui alla cosca Pesce di Rosarno, la pretesa Valle di Heidi maschera una situazione da tempo preoccupante.
 In proposito cercheremo di “fare memoria”, richiamando fatti criminali del passato, quasi tutti tuttora insoluti e felicemente rimossi da una coscienza collettiva valdostana troppo impegnata dall’ideologia localista ad autocelebrarsi. 
Alcuni di essi, come le prime due autobombe mai impiegate in Italia ( una della quali, nel 1982, la prima in assoluto contro un magistrato, il pretore Selis!), assolutamente clamorosi. 
Ultima notazione: il sistema istituzionale valdostano, grazie allo Statuto Speciale di autonomia, prevede che le mansioni di prefetto siano svolte dal presidente della Giunta, ossia dal capo dell’Esecutivo. (altro…)

La ‘ndrangheta canta in quel di Aosta (1°parte)

11 febbraio 2014

Di cosca in cosca. Dopo i Nirta di San Luca, dopo i Facchineri di Cittanova, ora i Pesce di Rosarno.
Avverà il prossimo 16 Aprile a Torino l’udienza preliminare del processo a carico di Claudio , Ferdinando e Vincenzo Taccone, domiciliati dal 2004 in St Marcel, fraz Prarayer dal 2004. 
I Taccone, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero collegati alla cosca Pesce di Rosarno. Reati ipotizzati: tentato omicidio, tentata estorsione, rapina, lesioni, danneggiamento con incendio, il tutto con aggravante del metodo mafioso. 
Le indagini dei carabinieri di Aosta e della DDA di Torino presero il via dall’incendio doloso di tre auto al quartiere Dora, avvenuto 
l
unedì 4 giugno 2011. Nel cortile interno di via Buthier 10 le fiamme si sprigionarono da una Seat parcheggiata nel cortile, raggiungendo i piani alti del condominio.
Il pericolo fu notevole poiché le case non posseggono allacciamento centralizzato alla rete di metano e molti balconi sono forniti di bombole di gas esterne. Il giorno del rogo una cronista di un settimanale locale, recatasi a fotografare le auto incendiate, viene minacciata da alcuni giovani del quartiere.


Prossimamente Claudio Taccone e i suoi tre figli, Ferdinando, Vincenzo e Alex, compariranno anche presso il tribunale di Aosta imputati di lesioni personali e minacce nei confronti di una coppia di loro vicini di casa di St Marcel, ma questo filone di inchiesta non attiene alle indagini della DDa di Torino.
Nel corso delle perquisizioni in casa degli imputati è stato rinvenuto materiale “culturale”, costituito da Dvd e testi manoscritti di canzoni, che ben rende l’idea dell’humus “ideale” in cui possono essere legittimati comportamenti devianti di ammirazione per i mafiosi. Naturalmente si tratta di materiale in libera vendita in tutta la Calabria, e il cui possesso non configura alcun reato. (continua…) roberto mancini.

No, lui no!

24 giugno 2013

Che la ‘ndrangheta si sia infiltrata nella politica e nell’economia valdostane comincia a essere a conoscenza dei più. Diverse sono le famiglie calabresi coinvolte non solo i Nirta e i Facchineri ora spunta anche la ‘ndrina dei Pesce. “Ci siamo trovati con un substrato culturale di marca tipicamente mafiosa, in cui ogni presunto comportamento avverso alla famiglia Taccone (gli arrestati nella recente operazione Hybris e legati alla famiglia Pesce della Piana di Rosarno) dai suoi stessi componenti vissuto come un affronto da lavare con il sangue” (Gazzetta matin). Così si è espresso il tenente colonnello, Massimilano Rocco durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati conseguiti nell’operazione “Hybris”. Si prosegue con una frase importantissima e carica di responsabilità verso tutti noi e in primis verso le istituzioni: ” … preoccupante è l’omertà riscontrata in tutte le vittime senza distinzione per nessuno. Speriamo che da questa operazione possa partire un vero e proprio scatto in avanti della società civile”. Ecco la società civile, ma soprattutto le amministrazioni regionali e comunali, devono dare esempi di rigore e moralità per contrastare le infiltrazioni mafiose. E invece il Comune che fa? Anche quest’anno dà, sottoforma di contributo per l’energia, 5.000 euro e la concessione temporanea dell’utilizzo di beni logistici in disponibilità del Comune di Aosta e di eventuali altri beni e servizi, ritenuti utili alla migliore riuscita della Festa di san Giorgio e Giacomo. Una festa usata anche per incontri malavitosi (vedi sentenza Tempus venit) e che vede come patron organizzatore quel Giuseppe Tropiano ora indagato nell’inchiesta dei carabinieri sulla costruzione del nuovo parcheggio pluripiano dell’ospedale Parini di Aosta con l’accusa di abuso d’ufficio e turbativa d’asta e già condannato a un anno e 4 mesi per favoreggiamento nell’inchiesta “Tempus venit”. Se gli organizzatori della Festa dei calabresi non hanno avuto il buon senso di chiedergli le dimissioni, il Comune avrebbe dovuto averlo. Avrebbe dovuto fare quello scatto in avanti richiesto e non concedere nessun contributo pubblico. Un segno fermo e inequivocabile di lontanza da qualsiasi afrore criminale fosse anche solo un accenno. Ma il sindaco Bruno Giordano-amico-di-Milanesio-amico-dei-calabresi, come può segnare questa distanza? Come può “non favorire la crescita socio-culturale del proprio tessuto connettivo e la socializzazione degli abitanti della zona?” (tratto dalla delibera n. 617). No, lui non può.