C’è o ci fa?


Ho sempre sostenuto che Alpe aveva gravi difficoltà nella comunicazione e mi rendo conto, ancor oggi, che il problema di ieri non è ancora stato risolto, vuoi per superficialità, vuoi perché tutti al suo interno si sentono esperti in questa disciplina. Copiare il manifesto del congresso dei grillini e facendoli incazzare, è stato un errore politico che li ha allontanati ancora di più, mentre sarebbe opportuno, per l’Alpe, tenerne conto; inoltre contraddice, con un fatto concreto, tutti i bei discorsi sull’etica, sulla correttezza e sulla novità che saranno alla base del Congresso Alpe. BRAVI! Non c’è che dire! Sicuramente è stato un errore commesso con troppa leggerezza, ma il risultato è pesante. Patrizia Morelli in televisione ha parlato dell’Unità d’Italia, usando il francese. BRAVA! Non c’è che dire! L’avranno capita in venti e tutti gli altri invece e nell’ipotesi più generosa, si saranno sentiti presi per i fondelli. Possibile che queste persone non avvertano un minimo di empatia verso il pubblico? Rigide come sono e contratte dentro l’ ideologica corazza che impedisce loro di sentire la pelle degli altri, avvisarne gli umori? Cosa pensano che abbiano percepito i telespettatori? Il rispetto verso la Storia valdostana? Le radici? NO! Avranno provato fastidio per una scelta considerata snob, lontana, elitaria; si saranno alzati per fare altro, avranno cambiato canale…, che poi la Morelli avesse tutti i diritti di scegliersi la lingua madre preferita è un altro discorso, qui si parla di saper fare comunicazione e cioè di far arrivare a destinazione un certo messaggio. “Alpe c’è”, è lo slogan nuovo, si fa per dire (Dio c’è , ve lo ricordate?), ma dove? Su facebook registra 20 amici e l’ultimo post data una settimana fa. Meglio non esserci che presentare questo ritrattino anoressico. Risorge spontanea una vecchia domanda: Alpe c’è o ci fa?

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58 commenti su “C’è o ci fa?”

  1. nino Says:

    Forse non ha copiato ha solo ripreso secondo me una simpatica affermazione fatta in consiglio regionale anni e anni fa che ha fatti arabbiare il presidente di turno, se non ricordo male suonava piu o meno cosi: vous avez raison mais meme une montre cassee a raison deux fois par jour. L’affermazione mi fa ridere ancora adesso ma l’allora presidente si era molto arabbiato penso che tutte le volte che vede quel manifesto….

  2. Frank Says:

    Molto interessante come articolo… A parte il fatto che ALPE C’E’ mi fa venire in mente il “meraviglioso” inno del PdL: “Meno male che Silvio c’è”…
    Ma forse è venuto in mente solo a me, quindi poco male!

    Oltre a questo però mi fa ridere e in un certo senso anche incazzare quanto scritto: “Patrizia Morelli in televisione ha parlato dell’Unità d’Italia, usando il francese.” Con che coraggio lo ha fatto? E non posso far altro che sottoscrivere quanto scritto, vale a dire che il messaggio che mi è arrivato è stato proprio quello della scelta snob…
    Io sono senza parole…

  3. mistery Says:

    sì in effetti ieri sentendo al Tg3 la Morelli (con la quale peraltro condivido molte idee) esprimersi con quel suo francese tutto perfettino sull’unità d’Italia mi è venuto il cristo. tra me e me ho pensato “ma che ci azzecca?”. ‘sto francese usato per escludere più che per includere mi sta proprio sulle palle… e dire che amo la letteratura, la canzone, la cultura francese…

  4. Michel Says:

    Unità d’Italia vuol dire parlare italiano e basta?Non credo.
    E poi comunque essendo regione bilingue credo che ognuno possa scegliere in che lingua esprimersi senza alcun problema.
    Se a voi di Patuasia questo non va giù non penso sianoproblemi di Alpe.
    La comunicazione non va?Eppure in questi giorni mi sono sentito chiedere da molti amici notizie sul congresso e sull’attività di Alpe.
    Quindi i messaggi passano.
    Poi ognuno può condividere o no la comunicazione…..
    Se fosse stato QUALCUN’ALTRA a gestire la comunicazione di ALpe sono sicuro non ci sarebbero state critiche su questo blog.

  5. Binel Graziano Says:

    Richiedo a gran voce Paolo che con il suo entusiasmo e la sua onestà intellettuale mi aveva fatto sperare a suo tempo.
    “Tampi” se occorre qualcosa di nuovo, ma qualcosa di nuovo è necessario.

  6. Frank Says:

    Michel: se si parla di unità nazionale si parla in italiano perché in Italia si parla italiano…! Punto, senza se e senza ma…

  7. fiatosprecato Says:

    @frank
    Sottoscrivo al 100%…
    Regione bilingue…? Ma per piacere…

  8. bruno courthoud Says:

    in merito all’uso improprio, strumentale e snob della lingua francese, condivido integralmente quanto ha scritto frank. Anch’io amo molto la lingua francese, da ragazzino ho studiato un anno in francia, vi trescorrevo le estati dagli zii. Ma credo che Patrizia Morelli e quelli come Lei, che sono padronissimi e perfettamente legittimati ad esprimersi in lingua francese, finiranno per ottenere il risultato già in buona parte acquisito dall’UV, e cioè far odiare la lingua francese anche ai pochissimi che ancora la amano.


  9. La Morelli abbia l’umiltà di chiedere scusa: è un offesa al 150esimo veramente inopportuna.
    Ma siamo alla vigilia del Congresso e allora forse è una manovra per guadagnarsi delle simpatie (di chi?).

    Diversamente, se bisogna sempre sfoggiare il francese come provocazione o ultimo baluardo di un autonomia che ormai è solo piena del denaro che finisce nelle tasche dei soliti noti ritorni la consigliera regionale a pieno titolo nell’Union Valdotaine ed eviti il “travestimento” ALPINO.
    La strumentalizzazione di quella che è una ricchezza culturale come il francese a fini politici è maledettamente fastidiosa.
    E poi si vorrebbe marcare la differenza tra Alpe ed Union Valdotaine.

    Nostalgia, nostalgia canaglia…

  10. bruno courthoud Says:

    NO all’uso “politico” del francese, NO all’uso “politico” del patuà.

  11. SieNo Says:

    Ho pensato la stessa cosa quando ho visto il servizio al TG3. Oltre alla Morelli anche Empereur non ha fatto una gran figura dicendo che i valdostani e sopratutto gli unionisti sentono più loro altre feste (tipo la ricorrenza dell’autonomia)…Ma chi l’ha detto? Emepereur conosce i sentimenti di tutti i valdostani e di tutti gli iscritti all’UV?

  12. giancarlo borluzzi Says:

    L’intervento in francese della Morelli ha fatto perdere ad Alpe dieci volte più consensi di quanti ne ha fatti conseguire.
    Inoltre dimostra che le tre anime fondatrici di Alpe sono ancora tali, non si sono fuse: dubbiosamente un louviniano si sarebbe espresso in francese, sicuramente nessun verde lo avrebbe usato.
    Complessivamente Alpe può essere definita come una formazione fotocopia dell’UV dal punto di vista delle insensatezze e degli integralismi etnolinguistici, si differenzia per il fatto che critica il sistema di potere del leone.
    Discorso di non immediata presa sull’elettorato e che mi lascia perplesso.
    Mi sta infatti più sul piloro la posizione antinazionale/anazionale comune di Alpe e UV, condita dal voler resuscitare il trapassato locale, del pur indeglutibile modo di governare rossonero consistente nell’introfularsi dappertutto.
    Elio Riccarand ha speso nobili parole per questa alleanza, cui lui e i verdi hanno pagato il maggior pedaggio. Ma i compagni di viaggio, uno almeno, paiono chiusi su se stessi e il messaggio complessivo, in una regione abitata da troppi che vedono la politica solo quale dispensatice di polenta e formaggio, è debole per essere incisivo e coagulante un’alternativa.

  13. sanglier Says:

    Mi scuso fin dal principio per la lunghezza del post…
    Signor Ferrero… ma mi faccia il piacere…
    La libertà è anche il diritto potersi esprimere nella lingua che si preferisce. Quel diritto nel caso della Valle d’Aosta è stato anche sancito a livello istituzionale dalla costituzione con lo Statuto. Per cui non credo proprio che la Morelli debba chiedere scusa a chicchessia.
    Se a Lei da fastidio per come la vedo io il suo fastidio inquisitorio se lo può anche tenere senza cercare di fare a tutti i costi la morale agli altri. MA LEI CHI E’ PER CHIEDERE A QUALCUN ALTRO LE SCUSE PERCHE’ HA PARLATO IN FRANCESE??

    Mi fanno invece pensare le critiche sulla comunicazione di Patuasia che non sono fuori luogo.
    Ha senso oggi comunicare in francese?
    Beh… se come prima lettera del nome di partito c’è la A di “autonomia” e se l’unica ragione d’essere dell’autonomia è la particolarità linguistica magari non è poi cosi sbagliato…
    Se, invece, non si ha nessuno spirito autonomista (e per cui si è convinti dell’inutilità del francese) beh secondo me allora ALPE non è il proprio partito (c’è per es. il PDL che combatte questa battaglia da decenni…)… Esistono decine di partiti nazionali. Ognuno è libero di scegliersene uno, di fondarsene uno.

    Trovo invece offensiva e tendenziosa questa litania del “ma tornatevene nell’union” (con sottointeso: che voi non siete vergini bianche come siamo noi…). Secondo me è razzismo al contrario. E soprattutto non tiene conto della merda che a tutti i livelli, personale, economico, umano questa gente si sta mangiando da anni perché da quel partito ha avuto il coraggio di andarsene a un certo punto. Troppo tardi? Per quelli come il Signor Ferrero lo sarà sempre troppo tardi… ma con la speranza che dando un alternativa autonomista a questa regione qualche volta qualche cosa si potesse cambiare…
    Faccio solo notare che alle ultime regionale i partiti “autonomisti” hanno raccolto il 75% dei voti in Valle. Allora ditemi a chi (quelli che poi votano!!!) bisogna rivolgersi per provare (provare) a cambiare qualcosa?

  14. patuasia Says:

    Vede, signor Sanglier, la questione non è quella di parlare o no il francese, ma il contesto in cui si fa. Se il contesto è l’Unità d’Italia, l’uso della lingua di Molière è decisamente fuori luogo, non per principio è ovvio, ma perché il risultato che se ne ottiene non è un buon risultato e questo un politico dovrebbe saperlo. Personalmente amo il francese e l’ho sempre difeso, non tanto per questioni storiche, quanto per opportunità geografica e culturale.

  15. sanglier Says:

    signorino.. sono ancora signorino 😉
    Non sono d’accordo con Lei ma capisco il suo punto di vista…
    Da li’ a farne un caso… e a chiedere alla Morelli di fare pubblica ammenda…
    Buon WE

  16. patuasia Says:

    Quello che non capisco è che qualsiasi cosa noi si scriva diventa un caso e per questo criticabile. Patuasia (la redazione) non ha chiesto alla Morelli di fare pubblica ammenda, ha semplicemente messo in discussione una scelta che dal punto di vista della comunicazione politica risulta sbagliata. Non siamo abituati alla critica, noi valdostani, infatti qui nessuno la esercita. Siamo abituati alla descrizione neutrale degli eventi, non ai loro diversi punti di vista. Ecco perché, noi di Patuasia sembriamo esagerati, ipercritici, ma non lo siamo. Spettatori esigenti, questo sì, ma il fatto di esserlo è una garanzia per far crescere, non un’attività distruttrice in sé come spesso viene interpretata. Buzzobuono ha giudicato il male funzionamento della Stampa online? Solo il direttore della redazione locale ha capito che la segnalazione del disservizio era utile per il miglioramento del servizio stesso e non si è lasciato suggestionare dal cipiglio infastidito del Patuasan. Atri, invece, hanno trovato la critica come un’azione terroristica contro la categoria! Così sarà per Alpe, vedranno in noi dei nemici, io sono già definita una scheggia impazzita, invece di valutare seriamente le nostre analisi e farne oggetto di pensiero costruttivo.

  17. Michel Says:

    L’Italia è fatta di tante regioni che hanno le proprie particolarità.Quindi essendo noi bilingui ci possiamo esprimere anche in francese.E non penso che così facendo si manchi di rispetto a qualcuno.
    Poi anche io non è che senta chissà quale entusiasmo per questa festa, un giorno di vacanza e niente più.
    Sono certamente più interessato da feste locali e roba simile.
    Non andrò di certo in giro sventolando il tricolore e continuerò a parlare patois tranquillamente senza preoccuparmi di che giorno sia.
    Una festa messa li per chissà cosa e basta….

  18. patuasia Says:

    Capisco, signor Michel, che lei preferisca la “Fëta à l’Ano” (festa dell’asino) o della trifolla, ma le ricordo che la festa nazionale, “messa lì per chissà cosa”, è la Festa dell’Unità d’Italia che storicamente ha un suo significato.

  19. Michel Says:

    Si,preferisco la trifolla se devo essere sincero… 🙂
    Però come ho già avuto modo di dire altre volte mi sento prima valdostano e poi italiano,quindi in ordine vengono prima le feste locali e poi quelle nazionali…

  20. gargouille Says:

    Mi piacerebbe che qualcuno mi informasse su una festa locale che abbia o possa avere rilievo almeno nazionale, ce n’é almeno una?
    Spesso le nostre feste sono con una piccola variante, sostituire la panna con la salsiccia oppure le castagne al tartufo, uguali a tutte le feste che spopolano dalle Alpi a Pantelleria.
    Il 150esimo dell’Unità d’Italia é unica ed irripetibile. Tutto questo non sentirsi Italiani mi sta spingendo a prendere in considerazione l’idea di Beppe Severgnini e di portare, il 17, un bel simbolo italiano! Anche per ringraziare in qualche modo tutti quegli Italiani che direttamente con le loro mani e la loro intelligenza ci hanno aiutato a costruire nel bene e nel male gran parte di quanto abbiamo intorno e senza i quali noutra petite patrie sarebbe sicuramente più povera!


  21. Sembrera’ strano ma io, invece, penso che la scelta della Patrizia, consapevole o meno, non sia stata sbagliata nel merito. Penso che non sia più sufficente la lingua per definire i contenuti diurna appartenenza nazionale. Pensiamo ai tantissimi cittadini italiani di provenienza extracomunitaria, pensiamo ai tanti Italiani di lingua tedesca o ladina o albanese o francese appunto. Credo che riflettere sull’unità d’Italia debba poter dire qualcosa anche a loro. Se qualche Italiano di lingua francese ( ed è questa la vera storia della Valle D’aosta: italiani di lingua francese e non francesi) si è sentito rappresentato da Patrizia perché agitarsi? Poi giusta la critica sul complesso della comunicazione ( magari un prossimo post su quella del Pd?) che pero’ non deve essere confusa con il giudizio sul contenuto. L’Italia e’ un grande paese fatto dalla somma delle ricchezze delle sue diversità e se qualcuno pensa a questa come uniformità o al contrario come divisione non ha capito niente! Anche per questo il 17 e’ l’occasione per riflettere sull’autonomia e soprattutto su cosa può significare per il futuro, non per l’oghi o per il passato.


  22. Stupendo. Secondo qualcuno quindi dovremmo fare invece una festa regionale a quelli dell’Alpe per essere “usciti” dall’Union valdotaine quando, guarda caso, alcuni avevano raggiunto il limite di legislature e non potevano ricandidarsi?
    Beh, un bell’atto di coraggio non c’è che dire.

    Nessuno si atteggia a vergine, figuriamoci, tuttavia c’è anche un limite alle mistificazioni e se la storia politica di alcuni è così ingombrante potevano uscire magari ventanni prima dal’Union, dato che l’andazzo era identico a quello di oggi.
    Ma allora le poltrone delle presidenze e degli assessorati erano disponibili e allora si poteva chiudere un occhio.
    Una storia con cui Alpe dovrà prima o poi fare i conti e una vera autocritica se realmente vorrà smarcarsi dall’Union.
    Opinioni personali ovviamente.

  23. patuasia Says:

    Signor Protasoni, tutto vero: bella un’Italia diversa e unita! Infatti la critica alla Morelli non si basava sulla scelta, ma sull’opportunità. Secondo me un partito, soprattutto se appena nato, deve saper rivolgersi al più ampio numero di persone possibili non a qualche italiano di lingua francese (quanti ne conta lei?). E poi, santo cielo, è una Festa che si celebra quante volte? Uno sforzetto piccolo piccolo? Nel concreto quello che ha comunicato la Morelli è esattamente quello che ha detto e scritto Perron, presidente dell’UV, e cioè, nella sostanza: questa non è la nostra Festa! Le sembra un buon risultato per chi va dicendo di essere altro? A me sembra che l’atteggiamento della consigliera invece abbia sostenuto la tesi di tutti quelli che vedono nell’Alpe un riciclaggio di vecchi esponenti del Leone (vedi commento del signor Ferrero). Il PD in fatto di comunicazione se la cava meglio.

  24. Frank Says:

    Michel scusa, ma ti rendi conto delle cavolate che stai dicendo: “Una festa messa lì tanto per”?
    Con l’incoronazione di Vittorio Emanuele II, il 17 Marzo è nata la nostra Nazione. Che la si ami o meno noi siamo cittadini italiani, pertanto abbiamo il DOVERE di rispettare questa data meravigliosa. Questo non significa girare per la città con il tricolore e Lei è liberissimo di non festeggiarla, ma la deve RISPETTARE.

  25. unoqualunque Says:

    Così come lei deve rispettare la scelta di parlare in francese in VDA, di qualsiasi cosa si parli…. Se non capisce o non sa parlare il francese, lo studi perchè in VDA il francese è prima lingua, come l’italiano.
    Che poi non si senta questa festa come propria mi sembra una scelta libera e possibile. Siamo in democrazia o no? Tra l’altro, visto lo stato in cui è ridotta l’italia mi sembra ci sia ben poco da festeggiare …

  26. buzzobuono Says:

    Sì, certo, ha perfettamente ragione signor unoqualunque solo che così Alpe ha perso qualche voto, il mio di sicuro! (ero un simpatizzante!). Non le sembra un ottimo risultato politico? Per quanto riguarda l’italia il fatto di festeggiarla potrebbe essere un riscatto dal basso verso lo schifo che ci sta in alto. Io metterò la bandiera sul terrazzo, lo sento come un dovere verso la Storia e tutti i suoi morti.

  27. lamontanara Says:

    Unoqualunque ragioni proprio con un cervello qualunque. Non mi sembra che il succo del discorso sia il francese in sé, anzi mi sembra che patuasia o chi per lei ha detto che la lingua di Molière le piace (e quindi la capisce, sempre essere ingiuriosi verso chi la pensa diversamente, ma è il vostro stile e uso il plurale). ma il contesto che richiedeva un minimo di fòlessibilità. Certo anche il mio voto andrà da un’altra parte se ci sarà, questi ex unionisti perdono il pelo, ma non il vizio.

  28. Frank Says:

    Vabbè, unoqualunque, lasciamo stare… Capisci quello che ti va di capire. Conoscerai perfettamente il francese, ma non comprendi l’italiano visto che tutto ciò che è stato scritto nei commenti non è stato recepito.


  29. Ma perché vi accapigliate? Anch’io esporrò la bandiera italiana insieme a quella della Pace (che ho già fuori) non solo per la storia ma perché se cè una cosa di cui abbiamo bisogno oggi è proprio di unità come quella che fecero nel Risorgimento e come quella che costruirono con l’Europa.


  30. @bzzobuono @protasoni @tuttiglialtrichelapensanocosì
    idem!
    fuori le bandiere, fuori le bandiere!
    facciamo partire un passaparola? da oggi al 17 marzo, esponiamo tutti la nostra bandiera dell’italia come simbolo di unità ed orgoglio!


  31. ah, scusate l’off topic. dell’alpe come partito non mi interessa nulla. 😉

  32. giancarlo borluzzi Says:

    Qui è intervenuto un ampio insieme di persone cui Lattanzi e Zucchi toglieranno il saluto per via dei pareri espressi sul tricolore….
    Viva l’Italia !
    PS. Ma perchè le celebrazioni per i 150 anni devono essere programmate e dirette da dei rossoneri? Si tolgano di mezzo !

  33. unoqualunque Says:

    CENSURA

  34. patuasia Says:

    Come ho detto al signor a. la regola vale anche per lei signor unoqualunque: questo non è il bar sport, certi auguri li faccia ai suoi amici che apprezzeranno di sicuro!

  35. a. Says:

    @patuasia

    Come le ho già risposto signora Patuasia, nel mio post da voi censurato (nella discussione https://patuasia.wordpress.com/2011/02/22/una-vera-signora/) non vi era nulla di offensivo.

    Nel commento dell’articolo lei ha riportato un’inesattezza (i principali contratti nazionali prevedono il pagamento delle festività che cadono di domenica), e riprendevo quindi altre leggerezze presenti in precedenti articoli del vostro blog, con relativi link.
    Peraltro senza commentarli, proprio non capisco il riferimento al bar sport, e lasciando l’interpretazione ai lettori. Cosa che invece voi avete preferito negare: vi vantate di essere una voce critica, ma non avete il coraggio di sostenere un appunto sulle leggerezze in cui incappate.

  36. patuasia Says:

    Signor a, ancora una precisazione poi vorrei chiudere la faccenda che rischia di annoiare. Ho pubblicato i suoi commenti che fornivano delle informazioni utili, a noi sconosciute e pure ad alcuni ai quali abbiamo chiesto informazioni; non ho ritenuto utile pubblicare quello in questione perché da noi ritenuto offensivo, se poi lei considera che esageriamo in suscettibilità può anche avere ragione oppure non avere la sensibilità necessaria per capire. Noi siamo una voce critica è vero, ma non abbiamo mai detto (ci mancherebbe altro) che siamo la voce di Dio! E il blog è un blog, non una testata giornalistica. Riguardo alle nostre leggerezze che lei va ricercare come un cane da tartufi fa con i tartufi, le ricordo che ha completamente tralasciato nel post alcune voci come i due milioni di euro che la Regione verserà alla Cogne per risolvere i problemucci dell’acciaieria e non ha mai preso in considerazione il sabato. Dunque alle nostre leggerezze che ci faremo premura di ancorare, aggiunga anche le sue.

  37. a. Says:

    @patuasia

    Ma certo tutti sbagliamo: ci mancrebbe!
    Detto questo, censurare un appunto è davvero sgradevole.

  38. michail bakunin Says:

    forse una possibilità per mettere TUTTI d’accordo c’è…. bruciare TUTTE le bandiere, compresa naturlamente quella della pace, ma solo quella di protasoni, bruciare lo statuto dell’autonomia con quel suo antipatico francese, bruciare i manifesti dell’alpe copiati da grillo e anche quelli di grillo, bruciare pure quelli un pò démodé del pd sul caos trasporti e quelli della saison culturelle – stagione culturale, bruciare magari il salone del consiglio regionale, ma solo a consigio terminato, altrimenti quante belle teste…. bruciare il comune di aosta, ma selettivamente, la piccionaia e qualche locale al primo piano della parte “nuova”, bruciare tutto e tutti con un bel fuoco purificatore, come si faceva una volta…. e con le budella dell’ultimo re impicchiamo l’ultimo papa…. invece del 17 marzo, incoronazione di un re (!!!), non si poteva scegliere il 17 febbraio…
    vado a comprare il cherosene, ci vediamo più tardi

    michail

  39. oscar rubio Says:

    “michail bakunin”…
    …dice cose importanti” purtuttavia insensate. Il fatto che mi preoccupi delle sue dichiarazioni, risiede nel motivo per il quale tante persone ingenue, in malafede o ipocrite o quant’altro, possano seguire passivamente ed acriticamente i dettami e i concetti divulgati dalla sua parola in questo ultimo messaggio.

    Il motto giacobino, da lui riportato, mi risulta invece essere formulato così: “IMPICCHEREMO L’ULTIMO NOBILE CON LE BUDELLE DELL’ULTIMO PRETE “(Cfr.G.Salvemini “La Rivoluzione Francese”). Il quarto stato si rivelò essere comunque molto più tollerante di quanto suggerito, anche perchè molti parroci di campagna erano effettivamente molto vicini agli strati più poveri della popolazione, e ne condividevano le sorti.

    Tale motto fu probabilmente ripreso dagli anarchici (tipo “michail bakunin”), che durante la guerra di Spagna si erano prodotti in innumerevoli azioni degne del motto. Tra le canzoni mazziniane – “Con le budella dell’ultimo papa impiccheremo l’ultimo re… con le budella dell’ultimo re impiccheremo l’ultimo papa” – invece si arriva alla tradizione italiana.

    Ma la storia di questo becero consiglio, di dare cioè una possibilità a tutti per mettersi d’accordo, bruciando le bandiere, compresa naturalamente quella della pace (ma solo quella di Protasoni), questa proprio non riesco a capirla.

  40. michail bakunin Says:

    @ rubio
    grazie per la illuminante lezione di storia, purtuttavia tralasciando di illuminarci sulla data che io proponevo: il 17 febbraio
    rubio, vuoi anche l’anno?
    o me lo dici tu dall’alto della tua sapienza….
    quanto al “becero” consiglio, stai tranquillo, non voglio sollevazioni popolari, era solo lo sfogo di un vecchio anarchico con le palle piene di destra, centro e sinistra, di bandiere autonomiste, nazionaliste, nordiste, di sapientoni buonisti e buoni cristiani (alla protasoni, per intenderci) e meno buonisti, come te per esempio, parrucconi rompiscatole pieni di sè e di una sbandierata e inutile wikicultura…. m’avete proprio tritato i marroni…..

    michail

    ps. il salvemini ce l’ho anch’io, tutti quei bei volumi rossi fanno sempre la loro porca figura…… ma tu lascialo in pace, và

  41. genny perron Says:

    meno male che di Michel ce ne sono pochi in giro… C.que copiare il manifesto di un’altro “partito politico” FORSE potrebbe creare un pò di confusione… mah…

  42. oscar rubio Says:

    Ripeto una mia opinione che ogni tanto esprimo non capito: “I mezzi di comunicazione, come i blogs, non fanno la moda, la seguono. E chi scrive in quei luoghi virtuali non segue la moda per pigrizia, bensì crea una moda che soddisfa una propria esigenza. L’esigenza, in questo caso, è quella di avere una propria visione esterna che meglio li rappresenti.

    Uno pseudo anarchico che oggi scrive dicendo di andare a comprare il cherosene per bruciare tutte le bandiere compresa quella della pace, scrive evidentemente delle cose insensate, delle corbellerie. Ma tant’è, a lui piace farsi riconoscere così perchè la moda gli consiglia questo, visto che il movimento anarchico oggi è conosciuto come quel movimento che non addiviene a nessun accordo. Insomma un’etichetta di “alta moda”.

  43. Michel Says:

    Dici che di me in giro ce ne sono pochi….

    Queste sono le parole di E. Perron: ”Una celebrazione che rispettiamo, che non crea sentimenti di avversione nei confronti del paese, ma che viviamo che una certa distanza”. Cosi’ il presidente dell’Union valdotaine, Ego Perron, commenta i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unita’ di Italia in un editoriale su Le peuple valdotaine, settimanale del movimento.

    Con una certa distanza……
    Missà che di persone distanti da questa festa ce ne sono parecchie…

  44. giancarlo borluzzi Says:

    Caro Michel, ti informo che a pagina 1 della Gazzetta Matin di ieri il direttore ha scritto che alla cosiddetta celebrazione di “autonomia e statuto regionale”( due faccende che riempiono il cuore di Ego Perron,secondo sua esplicita ammissione)c’erano quanti non potevano non esserci visti i loro incarichi; i curiosi erano men che pochi e ” di giovani neppure l’ombra” ( queste le testuali parole di Luca Mercanti).
    Fa sorridere, inaggettivabile Michel, il tuo focalizzarti sul numero di quanti si riconoscono nel tricolore nel momento in cui gli unionisti, all’annuale incontro politico da loro voluto, erano gli unici presenti, per suonarsela e cantarsela da soli visto che la proiezione nell’empireo di un semplice fatto tecnico quali sono le modalità amministrative riguardanti una regione non fotte proprio a nessuno tranne che a te, Michel.

  45. Michel Says:

    Meglio soli che mal accompagnati….


  46. @michail bakunin
    io ho l’accendino

  47. daniel Says:

    j’ai lu tellement de bêtises sur ce post que je me demande si ça vaut la peine de répondre. les propos qu’on y tient frisent le fascisme, soit!
    une seule considération: ceux qui ont fait l’Italie, il y a 150 ans, parlaient français. le roi, Cavour, etc.
    on pourrait presque dire que le français est la plus ancienne langue d’Italie (vu que la Vallée d’Aoste est la plus ancienne terre italienne!) et donc il est tout à fait normal de s’exprimer en français en parlant d’unité d’italie.
    Les propos intolérants que vous tenez on déjà été jugé une fois par l’histoire

  48. unoqualunque Says:

    Eh già, borluzzi, tu sei un vero esperto di piccoli numeri, basta guardare i tuoi risultati elettorali ….

  49. giancarlo borluzzi Says:

    @unoqualunque.
    Le persone intelligenti pretendono quella libertà di cultura che non può essere immolata sull’altare delle bugie necessarie all’UV. Io offro la possibilità di un voto alternativo, ma, rispetto ad altri, non spendo nè tempo nè denaro nella propaganda.
    Quello che tu non riesci a capire ( e ti porta a tifare rossonero) è che una contrapposizione all’integralismo culturale è un agire sacrosanto quanto meritorio.
    Il fatto che tanti residenti si interessino solo a mucche regine,fiocca, vino e panzane sul francese, e di conseguenza non premino nell’urna il mio messaggio intrinsecamente estraneo a chi è indifferente alla cultura, caratterizza negativamente tali persone e non inficia la validità della mia posizione e il mio coraggio nel sostenerla in questa valle nera ove tutte le vacche accettano supinamente di essere nere per compiacere il padrone rossonero.
    Unoqualunque, riflettici e lascia da parte il fanatismo che ti impedisce di capire.

  50. a. Says:

    @borluzzi

    In merito alle celebrazioni dei 65 anni dell’Autonomia e i 63 dello Statuto, lei riporta correttamente la prima pagina della Gazzetta Matin.

    Per amor di cronaca, va però anche detto che la sala di Palazzo regionale era occupata in ogni ordine di posto, così come la saletta con la video-proiezione.

  51. patuasia Says:

    Signor Daniel, mi elenchi per cortesia le bêtises. Se è in grado di comprendere l’italiano e ne dubito, avrebbe dovuto capire il senso del post che verteva non sulla lingua in sé, ma sull’opportunità di usarla in quel contesto. Il mio ragionamento prendeva in esame la capacità di saper comunicare a un ampio pubblico qual è quello televisivo, sapendo che il 98% dei valdostani oggi non 150 anni fa, non si esprime in lingua francese. Sfioriamo il fascismo? Ma si rende conto di quanto l’affermazione sia ridicola? Che fa il paio con quella sulla Valle d’Aosta più antica terra d’Italia?

  52. Frank Says:

    Vabbè, allora dal momento che per la prima volta l’Italia è stata unita sotto l’impero romano perché non fare un discorso in latino, giusto per ricordarne le origini!

    Ma per favore, fate ridere i polli!

  53. urrrca Says:

    Daniel, mai sentito parlare di un certo Dante Alighieri?

  54. Rondet Says:

    Quando l’Europa sarà politicamente unita, gli Stati nazionali perderanno ogni ragion d’essere. I suoi punti di riferimento periferici non saranno più gli Stati, ma le “macroregioni”, cioè aree geografiche economicamente, socialmente, culturalmente e climaticamente coese, che potranno anche superare gli attuali confini nazionali (non si vede perché non dovrebbero unirsi, per esempio, la Savoia e la Valle d’Aosta, il Tirolo con l’Alto Adige e il Trentino, la Riviera di Ponente con la Costa azzurra e la Provenza). Quelli che andiamo quindi gloriosamente a celebrare sono i 150 anni di un’istituzione morente.

  55. tueno Says:

    Quando l’Europa sarà unita noi saremo morti, quindi, per il nostro scampolo di vita questa festa conserva il suo senso.

  56. giancarlo borluzzi Says:

    @ Rondet . Sei un perfetto esemplare di unionista perchè ritieni la realtà plasmabile a tavolino con proprie fantasie astraenti dalla realtà oggettiva. E’ un caso più clinico che politico.
    Più in generale, l’Europa è una patacca, nel senso che si è fatto il passo più lungo della gamba. Aveva senso aggregare, ai 6 Stati fondatori, gli altri con economia omogenea. Si sono tirati invece dentro quasi tutti elevando il numero a valore, col risultato che l’Europa esiste ora solo sulla carta e, coi nuovi arrivi, le tensioni interne renderanno sostanzialmente inutile e paralitico il complesso. Forse ci volevano due o tre trattati che mettessero insieme paesi omogenei, creassero Europe a identiche velocità, solo modo per ipotizzare un’Europa unita tra qualche secolo.
    L’assenza di una vera Europa, oggi e domani, rende ancora di più insensata la profezia di Rondet.

  57. André Says:

    Je participe à la journée de réflexion, et pas de fête, du 17 mars.
    Quelques étapes de la vie de Jean-Baptiste Cerlogne, le premier poète en patois valdôtain (tiré de Noutro Dzen Patoué n° 8 – 1974, p 1044) :
    “1848 (25 juillet) Il prend part à la bataille de Valeggio après celles de Goito et de Sainte-Lucie (première guerre d’indépendance italienne) en remportant une mention honorable (il appartient à la 6e compagnie du 2e Bataillon du 6e Régiment d’Aoste).
    1848 (26 juillet) Il est fait prisonnier et envoyé à Verone et à Souach […]
    1848 (7 septembre[et 16 septembre]) Il rentre à Gênes et rejoint son Régiment. […]
    1849 (23 mars) Il participe à la bataille de Novare en remportant une deuxième mention honorable comme faisant partie du second bataillon ‘qui battit la charge à la presa del Torrione’.
    1849 (14 septembre) Il est renvoyé à la maison en congé illimité”
    Jean-Baptiste Cerlogne écrira, en 1862, dans la poésie ‘La Valdôtaine’ (tiré de Noutro Dzen Patoué n° 7 – 1974, p. 122-127) :
    “La libertà teuteun a tseut no s-est baillaye; / Më se pi grou bienfé pouvon pas passé Bard. / L’esclavo l’at sa lenga; a nò, no s-est toutàye; / Sen-nò de la patrìa aveitsà pe batar ? / Et tè, que lo discour no s-appreste euna tseina, / A qui titre vin-teu no s-intenté procè ? / Quin crimo n’en-no fét, pe mereté la peina / De no vère privà pe todzor di français ? / [Trad.: La liberté pourtant nous est données à tous; / mais ses plus grands bienfaits ne peuvent pas passer Bard [entrer en Vallée d’Aoste]. / L’esclave a sa langue; à nous, elle est enlevée; / sommes-nous de la patrie regardés comme des bâtards ? / Et toi [Vegezzi-Ruscalla], dont le discours nous prépare des chaînes, / à quel titre viens-tu nous intenter procès ? / Quel crime avons-nous fait pour mériter la peine / de nous voir privés pour toujours du français ? / […]
    Pe quinta libertà no vout-ë l’Italie / Defendre de prèdzé come noutre s-anchen ? / [Trad.: par quel privilège l’Italie veut-elle / nous défendre de parler comme nos anciens ? /] […]
    Nò, fidèlo seudzet de noutra Monarchie, /N’en vouèdzà noutro san pe le rei de Savoè, / No volen possei dëre : Et viva l’Italie ! / Më, ci mot, lo deren, lo deren qu’in français / [Trad.: Nous, fidèles sujets de notre Monarchie, / nous avons versé notre sang pour les rois de Savoie. / Nous voulons pouvoir dire : Et vive l’Italie ! / Mais, ce mot, nous le dirons, nous le dirons qu’en français.].”
    L’emploi du français (plus ou moins bien parlé) seulement à l’occasion de fêtes et de cérémonies est, en effet, triste, mais peut être aussi une action symbolique de respect pour les gens qui se sont battus pour l’Italie et qui avaient le français pour langue de culture. Ces gens qui ont été trahis, car traités de bâtards, et qui ont vu effacer leur langue dans leur Vallée d’Aoste au nom de l’Unité d’Italie.
    André

  58. Rondet Says:

    @ Cher Borluzzi.
    L’article que j’ai posté hier et auquel tu as vite répondu, en vérité, ce n’est pas moi qui l’a écrit. Bien entendu, je le partage entièrement, mais c’est une réflexion du journaliste – écrivain Massimo Fini, parue il y à quelques jours sur un quotidien italien.
    Personnellement je ne suis pas unioniste et je ne sais pas si Fini adhère au mouvement de rue des Maquisard. J’estime, par contre, qu’il a soulevé une importante remarque pour toutes les populations qui vivent sur les limites phisiques, souvents innaturelles des états nations.


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