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L’autonomia del male

30 giugno 2013

Le recenti sentenze della magistratura valdostana hanno portato allo scoperto una realtà presente da molti anni, ma sottaciuta. Oggi possiamo affermare, senza esagerare, che la Valle d’Aosta è contaminata dalla ‘ndrangheta. Che si paga il pizzo, che la politica è corrotta, che esiste il voto di scambio, che i roghi non sono per autoconbustione, che esistono le estorsioni e le minacce. Anche in questo non siamo diversi dalle altre regioni italiane, affatto immuni da questo male. Quello che però ancora non emerge in modo altrettanto chiaro è che, se la criminalità organizzata ha trovato facile terreno qui da noi è perché il terreno non solo era ed è fertile, ma anche abbondantemente concimato con letame locale. Non abbiamo avuto bisogno dei calabresi per imparare a chiedere il pizzo, magari sottoforma di interessi da capogiro per prestiti da usuraio. Non abbiamo imparato dai calabresi a usare la violenza contro chi contrasta i nostri interessi: qui al coltello si preferisce il sacco. Sfumature territoriali. Il ricorso al fiammifero invece è lo stesso, così come le minacce verbali e i segni simbolici, contraddistinti solo dalla diversità culturale dei linguaggi. Insomma, possiamo vantare una mafia nostrana che prospera da sempre e che è ben incanalata nelle pieghe della politica da cui è protetta. Gli scandali delle stalle d’oro, delle Fontine adulterate, delle bovine malate prima, delle bovine sane dopo, dei contributi a pioggia in un settore che moralmente è malato e corrotto (chiedo scusa a quei pochi onesti per l’inevitabile generalizzazione) nulla hanno a che vedere con i calabresi, ma riguardano una devianza autoctona. Su questo versante possiamo vantare un’autonomia di tutto rispetto. Quindi, se vogliamo conoscere e tentare di estirpare il male è bene guardarlo nella sua totalità e non abbracciare l’illusione di una esclusiva subcultura criminale importata dal sud.

Tale e quale

8 novembre 2010

Leggo sul Venerdì di Repubblica: ” Lunga scia di auto incendiate. Giro di usura e di estorsione, ma la vittima non dice nulla. Iniziò tutto con il soggiorno obbligato inflitto ai boss per sradicarli dalle terre d’origine. Il mattone cresce più della popolazione. Negli anni la lobby calabrese è cresciuta grazie anche a una serie di relazioni ufficiali. Il gemellaggio con centri della Calabria. La gente comincia a sospettare di tutte queste rotatorie. Prima fluidificavano il traffico, ora servono a far lavorare le aziende che le realizzano. I cantieri dell’alta velocità sono stati il volano dell’infiltrazione.” Queste frasi sono state estrapolate dall’articolo “Transumanze mafiose” a firma di Paolo Casicci e riguardano l’infiltrazione mafiosa a Reggio Emilia. Gli elementi sono molto simili a quelli che possiamo riscontrare da noi. Anzi la somiglianza dei fatti (sostituiamo l’alta velocità con le grandi opere) è così palese che un groppo in gola è inevitabile.

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