Posted tagged ‘Tradizione valdostana’

3° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Anche Patuasia, come ogni anno, consegna i suoi premi simbolici alle migliori prime tre opere, esposte nella Fiera di sant’Orso 2015.

Il terzo Premio va allo scultore Roberto Lunardi per “La classe”. Un’opera curiosa, composta da diversi moduli simili legati fra loro da una cinghia di cuoio che permette una chiusura a bozzolo. Ma non è questo il particolare più interessante, piuttosto la reiterazione di un soggetto: la coppia di alunni sorpresa in pose differenti durante una lezione, che determina un insieme piuttosto singolare. Il segno è essenziale, appena abbozzato; l’assenza di cura conferisce ai personaggi una carica espressiva grossolana, quasi primitiva e per questo energica. La semplicità del disegno che corrisponde ai tratti infantili è propria del “fare” valdostano. Una peculiarità che contraddistingue il nostro artigianato da quello trentino più levigato e rispondente alla natura. Da noi si è da sempre preferita l’espressione alla rappresentazione del reale. Purtroppo un linguaggio che va perdendosi in favore della banalità del vero.

Viva la tradizione!

8 settembre 2010

Il nostro Presidente del Consiglio alla festa della Valle d'Aosta!

Dicono che era ubriaco perso. Dicono che è una cosa normale. Che non è la prima volta. Se fosse vero, non capiamo tanta sorpresa. Ubriacarsi in Valle è una tradizione. I coscritti entrano nel mondo adulto con il battesimo dell’alcol, in genere pessimo. I genitori benedicono. I politici organizzano raduni annuali (per fortuna andati a monte dopo la caduta di Caveri). I poliziotti ritirano patenti (mai troppe). I ragazzi si sfracellano il muso contro i guard rail. C’est la tradition!

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Tinca tinca tinca…

25 agosto 2010

Non sanno più che pesci pigliare!

E si viene a sapere (La Stampa) che la carpa non era una carpa, ma una tinca! Allora perché nel menù c’era scritto “tartare di carpa marinata al profumo di arancia…”? Piccola disattenzione, ma se a me piacesse la carpa e non la tinca che servizio avrei avuto? Cretinate! Il pesce, al momento il solo a essere incriminato, proviene da un grossista di alimenti di Bolzano, ma potrebbe addirittura arrivare dalla Cina. Buffo che un marchio che dovrebbe promuovere la qualità dei prodotti della nostra Verde Valle, accetti nel disciplinare cibi che con la tradizione culinaria nostrana non hanno molto da spartire. E… come la mettiamo con il tanto pubblicizzato progetto dei prodotti a km zero? Qui di km, nella migliore delle ipotesi, sono centinaia. Si tratta, anche in questo tristo caso, dell’ennesima contraddizione? Ma come si può costruire un’immagine della Valle d’Aosta e la conseguente offerta turistica, se le contraddizioni  smentiscono di volta in volta i progetti virtuosi? Saveurs du Val d’Aosta è un marchio che non significa niente, questa vicenda lo ha provato e non solo per i risvolti sanitari; probabilmente è un’altra occasione di spreco che si traduce però in danno per l’intera ristorazione valdostana. Se fossi un ristoratore rimanderei il logo al mittente: non è una garanzia né di salute né di tradizione.

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Cancella le mele, per favore!

17 giugno 2009
Offrimi i tuoi stati d'animo in chiave moderna!

Offrimi i tuoi stati d'animo in chiave moderna!

Al Forte di Bard espongono Vito Mele e Cristina Cancellara. Chi sono? BOH! Il primo usa il bronzo, il ferro, il legno, “per offrire al pubblico i suoi stati d’animo”, la seconda preferisce la porcellana.  “La poliedrica artista valdostana rielabora, in chiave moderna, soggetti della tradizione valdostana”. HUAU! La collaborazione tra la Regione e l’Associazione Forte di Bard (cioè la Regione),  fa opera di bene, promuovendo, in uno spazio che dovrebbe essere prestigioso, “artisti” sconosciutissimi ai più. Una scelta caritatevole che merita attenzione. Certo che la promozione del turismo culturale è un’altra cosa. Si tratta di una strategia di marketing che con la compassione e la benevolenza  ha poco a che fare. In genere predilige un’offerta capace di catturare l’attenzione del pubblico, la curiosità intellettuale, tanto da creare un significativo indotto di appassionati. Evidentemente questo ruolo di traino lo giocano la “grande mostra” annuale che il Forte propone con la montagna come tema fisso e il Museo, il resto è inutile orpello. Così facendo quella che poteva essere una sede ambiziosa diventa luogo di favore che esclude un qualsiasi concetto legato al merito e alla qualità. Esporre al Forte di Bard non è quindi indicativo di bravura perché non è un punto di arrivo. Chiunque può partire da qui per non andare da nessuna parte.