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La casta dei local-giornalisti

11 ottobre 2013

Ancora una volta: dov’è il problema? Il post di Roberto Mancini ha sollevato il polverone di un esercito in marcia: quello dei giornalisti locali e pare non solo loro. Dunque, il titolo della serata è volutamente provocatorio e un po’ di pepe in questa Valle bollita, non può che fare bene: “Chi uccide il TG3? E chi ha distrutto l’informazione politica RAI in Valle d’Aosta?” Ma ai giornalisti valdostani la provocazione dà il prurito e denunciano un clima di intimidazione. Un dibattito pubblico intimidisce? Il confronto intimidisce? La critica intimidisce? Beh, che i nostri giornalisti non fossero dei leoni lo avevamo capito da un pezzo, ma farsi intimidire da un match pubblico significa che del pubblico hanno paura e se hanno paura devono averne il motivo no? E’ sufficiente che si presentino ed espongano le loro ragioni! Difendano la correttezza del loro lavoro. Rispondano alle domande… . Si sentono nel pieno possesso della loro deontologia professionale? Allora perché reagire così? E poi… quali sarebbero stati gli attacchi e le pressioni rivolti alla redazione del TG3 negli ultimi tempi? Avete sentito o letto qualcosa al riguardo? Io no. E poi… se i giornalisti rivendicano, come è giusto, il loro diritto/dovere all’autonomia dell’informazione e cioè di “compiere quelle scelte informative di cui (in cui n.d.r.) si sostanzia la professione giornalistica, in quanto funzione di intermediazione tra i fatti e i cittadini.” (aostasera.it) è altrettanto giusto che ci siano occasioni in cui il cittadino possa dire la sua riguardo alle scelte informative! Il ruolo dell’informazione è delicatissimo pertanto è più che mai necessario un controllo. In questo caso abbiamo a che fare con una informazione pubblica, pagata da tutti i valdostani, ma la maggior parte dello spazio politico, il 76%, è riservato alla maggioranza. Libertà di scelta? Come dice Mancini, mi scappa da ridere!

Il divieto di scattare foto e realizzare video non lo condivido per niente, anche se immagino sia voluto per proteggere la libertà del pubblico. Meno paternalismo, please! Cari grillini, siamo adulti e vaccinati! Anche Fico la pensa così. Una contraddizione quella di invitare un garante della RAI e poi vietare le riprese. E una scorrettezza in quanto il Presidente della vigilanza RAI dovrebbe essere Super Partes e infatti ha giustamente disdegnato l’invito.

Imparare a scrivere?

30 Maggio 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ieri sera stavo guardando il TG3 quando, vedendo il servizio sulla riapertura del colle del Piccolo San Bernardo, mi è sorta una perplessità. Nel servizio il sindaco di Séez, paesino francese al di là del colle, è stato presentato come GIANLUC Grand. GIANLUC? Ora, io non sapevo chi fosse né come si chiamasse il sindaco di tale ameno paesino, ma ho pensato che al massimo potesse chiamarsi Jean-Luc, a meno di clamorosi svarioni linguistici dei suoi genitori. Invece no. Il sindaco non si chiama nemmeno Jean-Luc, ma Jean-Louis Grand come si può evincere dal sito dell’annuario dei comuni francesi http://www.annuaire-mairie.fr/ville-seez.html . Troppa fatica dare un’occhiata? E’ ancora una volta evidente che l’unico svarione qui l’ha fatto qualche redattore che, troppo pigro per controllare quello che stava per essere messo in onda, ha pensato bene che un GIANLUC valesse ben un Jean-Louis qualsiasi. Sì, lo so. C’è di peggio. Ma questo paese è figlio anche di questa mediocrità e di questo atteggiamento di sufficienza nello svolgere il proprio lavoro.