Posted tagged ‘Società “Edilsud”’

Il Prefetto Perfetto!

13 settembre 2014

La criminalità tiene sotto scacco la città e i dintorni, sfida le Forze dell’Ordine… e il Prefetto che fa? Si guarda la lanugine raccolta nell’ombelico? Più che lanugine si tratterebbe di lana di roccia visto che, in veste di Presidente della Giunta, il nostro ha subito un rinvio a giudizio da parte della procura nell’inchiesta sull’ampliamento dell’Ospedale regionale Umberto Parini. A tenergli compagnia con le varie accuse di concorso in abuso d’ufficio e turbativa d’asta, l’ingegnere Serafino Pallu, conosciutissimo nelle cronache locali, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, altro vip di faccende valdostane, l’amministratore unico Coup srl Paolo Giunti, Biagio De Risi, Matteo Gregorini, Alessandro De Checchi. Come può un Prefetto occuparsi di ladruncoli quando è impastoiato in vicende giudiziarie non ancora risolte? Questa del Prefetto-anche-Presidente-della-Giunta è un’anomalia tutta valdostana che deve essere assolutamente risolta.

 

La ‘ndrangheta c’è (4° parte)

21 gennaio 2014

E l’altro fratello, Vincenzo Raso, dipendente della Edilsud di Tropiano?

Per conoscere la funzione che gli veniva attribuita dal Tropiano, è necessario richiamarsi ad un fatto particolare, come recita la sentenza di primo grado a pag 164: “ll 9 settembre 2008 Maci Blerim, autista, denunciava che la notte precedente ignoti avevano danneggiato l’autocarro marca IVECO FIAT 240 targato AR252YB di proprietà del signor Daniele Paglialonga . Il mezzo era parcheggiato in via I° Maggio nel Comune di Aosta, al confine con località Pont Suaz del Comune di Charvensod. Il danneggiamento avveniva con la rottura degli specchi retrovisori e, numerose ammaccature ad entrambe le portiere; veniva anche lasciato un accendino sul serbatoio del gasolio che comunque risultava chiuso regolarmente a chiave. Nulla veniva asportato dall’autocarro anche se il cassone conteneva numerose cassette di frutta e verdura.”. Il signor Paglialonga si rivolgeva allora a Tropiano con queste parole: “C’è….c’è una questione in…aperta a Pont Suaz…con un signore calabrese che è un paesano tuo” e “gli dici te come bisogna comportarsi?”, “non ti volevo mai disturbare però…”, “Non lo so come comportarmi sinceramente…ooo…non lo so proprio casomai sbaglio capito?”. Tropiano rispondeva: “se vuoi dirgli…guarda io adesso ho parlato con un amico che conosco adesso poi sentirà se devo spostarmi mi sposto” e , quindi: “Tu digli “per oggi sto qua…domani poi vediamo”…io come torno su pomeriggio vedo un attimino di sentire…di sentire…di scambiare due parole con una persona che conosco…se può fare qualcosa te lo dico ok?”, “Tu fai…tu gli fai così…tu gli dici “guarda per oggi sto qua…se mi devo spostare mi sposto…perché veramente non mi va quello che tu dici…però se lo devo fare lo deve dire qualcun altro” ok?”.“Si ho capito…ho capito…la persona che dico…io non è che riesco a muovermi più di tanto…però voglio parlare con una persona che è molto vicina a questi che mi hai detto tu e ti dico se…questi ti dicono “Daniele ti devi spostare” ti sposti…se no…trovati una soluzione…ok?”. “Questo amico che… vedrai che le cose si sistemano ….ok?” – “Daniele ascolta …. Daniele ascolta a me …. chiama il tuo operaio …. gli dici di non muovere il camion di dov’è” – “Allora adessoo…digli che arriva Vincenzo Raso…un amico…eee…ho parlato io…e gli spiega tutto come stanno andando le cose …. che poi ci pensa lui … ok?” – “È una persona che ….. le cose le sistema …”.
La corte di Appello non entra invece nel merito del profilo dell’intera famiglia Raso, ed afferma:
le argomentazioni della difesa….appaiono aderenti al ruolo svolto dal solo imputato e non già dal gruppo familiare di appartenenza, del tutto estraneo nel presente giudizio”.
Da qui l’assoluzione. (roberto mancini)

Grasso che cola

27 ottobre 2013
Nuovo! Anzi nuovissimo!

Nuovo! Anzi nuovissimo!

Grasso che cola per qualcuno e acqua che genera muffa per tutti gli altri. Nuovo, anzi nuovissimo, il garage nell’ex residence Mont Blanc fa acqua da tutte le parti. Costato ai valdostani molto di più del prezzo del mercato, il garage presenta già numerosi esempi di degrado, nonostante sia stato inaugurato solo da poco tempo. Come mai? Errori di calcolo di qualche ingegnere della Edisud, la società di Giuseppe Tropiano? Scarsa qualità dei materiali? Non è la prima volta che accade, già la vasca di piazza Narbonne aveva creato problemi di infiltrazioni nel sottostante garage, così rilevanti da dover stravolgere il progetto originario e tramutare lo “specchio d’acqua” in una aiuola sopraelevata. Qualcuno ha pagato per questa inadempienza strutturale? Certo! Abbiamo pagato noi cittadini! Due volte! Come abbiamo già pagato il doppio i posti auto nel suddetto garage. Le muffe costano!

Festa? No, grazie!

3 luglio 2013

Patuasia invita tutte le persone di buona volontà a non frequentare la Festa dei calabresi, in quanto il presidente è Giuseppe Tropiano, condannato in primo grado per favoreggiamento con la ‘ndrangheta. Se l’imprenditore non ha avuto il buon gusto di dare le dimissioni, se il Comitato organizzatore non ha avuto l’imperativo morale di chiedergliele, se l’assessore Carradore, il Sindaco Giordano e il presidente della Giunta, Rollandin che hanno continuato a finanziare con soldi pubblici l’iniziativa, nonché il parroco don Albino che assegna la sua parrocchia come sede del Comitato, non si sentono imbarazzati da questa presenza incriminata, dimostriamo loro che la società civile lo è! Che sappiamo rinunciare alla ‘nduja e al peperoncino; alla tarantella e alle melanzane; alla miss e alla soppressata… in nome di alcuni principi fondamentali per il nutrimento dell’anima.

Noi non siamo conniventi con la ‘ndrangheta, noi non andremo alla Festa di san Giorgio e Giacomo!

La ‘ndrangheta made VdA (10° puntata)

7 maggio 2013

La comprensione di un fenomeno può iniziare dalle parole. E’ un metodo che può servire sia ai lettori di queste note, sia agli investigatori, come richiama la dr.essa Bompieri, quando afferma “esplorare il materiale investigativo… superando il significato apparente delle parole”.
La parola che analizzeremo oggi è particolarmente inflazionata in Vda, sopratutto in periodo elettorale : si tratta del termine  “amicizia”. Ma veniamo alla parte della sentenza che parla delle peculiari caratteristiche mafiose delle estorsioni avvenute. Così recita la sentenza:
E’ poi oltremodo significativo quanto dichiarato proprio da Michele Raso nel corso dell’interrogatorio reso al Pm il 23 gennaio 2012 (ossia tre mesi dopo che Salvatore, fratello di Michele, era a stato ammazzato a San Giorgio Morgeto, ndr). Alla domanda circa le modalità attraverso le quali egli pensava di poter convincere gli estorsori a “lasciare in pace” i Tropiano, Raso ha risposto che li avrebbe persuasi “con la forza dell’amicizia (…) dicendo che erano miei amici”. Il linguaggio utilizzato da Raso nella risposta data al magistrato è davvero eloquente ed è, per così dire, una sorta di vera e propria “confessione” dell’aggravante (della modalità mafiosa dell’estorsione, ndr).
Raso ha spiegato a parole il metodo tipico dell’ambiente mafioso e che ha caratterizzato anche l’intervento suo e di suo fratello nell’episodio estorsivo, modalità comune e condivisa dagli estorsori, dagli intermediari, dagli estorti: è chiaro che pensare di fare fruttuosamente ricorso, trattando con l’estorsore, al rapporto di “amicizia” con le vittime, al fine di ottenere l’interruzione di un’azione estorsiva attuata con gravi minacce di morte, invio di bossoli, sparatorie in casa, sarebbe semplicemente ridicolo. A meno che parlare di “amicizia” non significhi, in realtà, fare riferimento a una certa “sensibilità” nella percezione  del rapporto. Quindi a un codice di comportamento, comune sia ai Raso, che all’amicizia avrebbero fatto appello, sia a Facchinieri e ai suoi complici, che tale appello avrebbero sentito.
La dr.essa Bompieri analizza ora il termine lessicale:
“Appellarsi alla amicizia” significa in realtà rivendicare una sorta di “esclusiva” nel rapporto con alcuni soggetti, quasi si trattasse di “segnare il territorio”, garantendo, così, una sorta di “impermeabilità” dei protetti rispetto ad iniziative latamente aggressive provenienti da terzi; proprio il motivo per cui i Tropiano si erano immediatamente rivolti ai Raso. Il riferimento al concetto di “amicizia” con i Tropiano avrebbe così identificato, nel rapporto con Facchinieri, l’ambito entro il quale i Raso si riservavano una sfera di potere: esplicitazione “da manuale” della mentalità mafiosa. Da ultimo, non può sottovalutarsi il comportamento stesso dei fratelli Tropiano: sin dalla prima manifestazione della richiesta estorsiva, le vittime si rivolgono innanzitutto (non alla polizia, bensì) ai fratelli Raso.
Cioè a soggetti che, storicamente, avevano svolto nei loro confronti il ruolo di intermediari nella gestione di questioni relative a rapporti che presentavano aspetti di criticità.

Conclusione.

Alla luce delle conversazioni registrate, è certo che i Tropiano ritenevano l’intervento dei Raso più idoneo e incisivo di quello delle forze dell’ordine: così, nonostante l’estorsore li avesse esplicitamente ammoniti a non fare ricorso a “mammasantissima”, i Tropiano interessavano della questione i Raso ancor prima della polizia. Addirittura, comunicavano ai primi particolari della vicenda (la ricezione di lettere e bossoli) che non comunicavano alla seconda; vieppiù, facevano portare avanti la trattativa dai Raso anche quando la polizia era stata, prima informalmente (conversazione con ispettore Giovanardi) e poi formalmente (denuncia a commissario Martina), investita dell’indagine. La volontà dei Tropiano, quale emerge più volte dalle conversazioni registrate, di sapere chi avanzava richieste nei loro confronti e con chi avrebbero dovuto trattare, vedendolo in faccia, seduti attorno a un tavolo, evidenzia oltremodo l’assoluta particolarità della vicenda estorsiva, che segue gli stilemi tipici dell’ambiente mafioso, dove anche per la vittima, se “protetta”, si impongono innanzitutto interessi diversi da quello dell’arresto degli estorsori, che diventa del tutto secondario, sicché la vicenda estorsiva inizia a seguire dinamiche del tutto estranee a quelle tipiche  di una ordinaria estorsione.” (roberto mancini)

La ‘ndrangheta made in VdA (9° puntata)

1 maggio 2013

Le motivazioni della sentenza Tempus venit  demoliscono la tesi difensiva, secondo cui sia i Raso che i Tropiano sono mere vittime, estranei alla mentalità ndranghetista e intimoriti dalla richieste e minacce subìte. Così la dr.essa Bompieri:
La concezione che i Raso e invero gli stessi Tropiano hanno del proprio ruolo e della piega che le trattative possono prendere, si svela già il 30 luglio: investito a pieno titolo della funzione di mediatore con il compito di individuare gli estorsori e condurre le trattative, Michele Raso, appena identificato l’estorsore (nell’interrogatorio al Pm, Michele dirà che era stato suo fratello Salvatore, quello assassinato  il 17 settembre 2011 a san Giorgio Morgeto in contrada Sant Eusebia, ad identificare Facchinieri, ndr) e ancor prima di incontrarlo per la prima volta, ricorda ai Tropiano che, in ogni caso, c’è “un codice” da rispettare. Più precisamente, riferisce la condivisione di questo codice a un non meglio definito “noi”.
Ecco l’intercettazione:
……noi abbiamo un codice… su questo lavoro ti dico Romeo (un fratello Tropiano, ndr)  a me devi dare … … sopra lo scavo ..… al getto me ne dai tanto …. se il lavoro e di 200 mila euro a me devi dare 10 mila euro …..”
Esprimendosi in questa maniera,  che vuol dire Michele Raso? Quale risultato vuole ottenere da Romeo Tropiano? Ecco la conclusione della sentenza: “riconducendo questo codice ad un patrimonio comune e condiviso in un certo ambito e, ricordandolo ai Tropiano, rafforzando in loro il già esistente atteggiamento di possibile cedimento alle richieste estorsive, … immediatamente la preoccupazione di Romeo diventa l’individuazione del soggetto a cui consegnare il denaro.”
Ecco l’intercettazione:
Tropiano Romeo: “e a chi li diamo?”
Raso Michele: “solo lui lo sa… lui non vuole che si dice…

E, alcuni giorni dopo, confidandosi con amici, Giuseppe Tropiano, certo del fatto che “è gente che conosciamo perchè non si vogliono far vedere capito?”, cercava di trovare una soluzione al dilemma relativo alle modalità attraverso cui effettuare il pagamento, in mancanza di incontri:Se non si vogliono fare vedere come pensano di risolvere questa cosa … un milione di euro come te li do? Lascio delle tracce dappertutto…cosa ti faccio un bonifico?
Prosegue la sentenza: “Due aspetti, che emergono dai dialoghi intercettati, meritano di essere evidenziati. La prima è già stata accennata: esiste, condivisa nell’ambiente comune ai RASO e ai TROPIANO, una sorta di ”regola” circa la spartizione di proventi di attività imprenditoriali. E’ significativo che, in una conversazione  intercettata, parlando con Tropiano Giuseppe dell’omicidio di Raso Salvatore, un loro conoscente commentasse:
ah si è … Peppe io per queste cose non mi dispiace tutti possiamo avere bisogno ma uno va civilmente e bussa penso che nessuno gli dice di no …ma no in questa maniera dai, poi pure pretese hai ? …”.

Insomma l’anonimo esprime disapprovazione non per l’omicidio, ma per il fatto che sia stato commesso mentre la “trattativa” gestita dai Raso  era in corso. Insomma una semplice infrazione al galateo, all’etichetta. Conclude la sentenza: “ allora, ben si può affermare che i Tropiano, i Raso, e il loro ambiente percepivano la richiesta di partecipazione al profitto derivante dal lucroso affare dei primi, da parte di soggetti estranei all’affare stesso, allo stesso modo e, precisamente, come un fatto possibile;
la richiesta estorsiva non è accolta dai Tropiano e dai Raso con lo stupore intimorito di chi è colto di sorpresa da un fatto inaspettato, imprevisto e imprevedibile, dai contorni completamente sconosciuti, come in qualsiasi episodio estorsivo; i commenti e le valutazioni riguardano, piuttosto, il “come” la richiesta è avanzata e il “come” essa debba essere affrontata e gestita; la circostanza è ricondotta a qualcosa di “naturale” e, proprio per la sussistenza di certe regole e per l’evidente condivisione delle stesse tra i protagonisti, tutti concordano con il fatto che “ciò che è dovuto, è dovuto”: tanto che basta “chiederlo”. Sicché l’aspetto che, dopo l’omicidio di Raso Salvatore, un loro conoscente  ritiene censurabile (ma lo stesso disappunto si evince anche dai dialoghi tra i fratello Tropiano, già a seguito dell’esplosione dei colpi a San Giorgio Morgeto) è la modalità attraverso cui la vicenda è stata portata avanti:

uno va civilmente e bussa penso che nessuno gli dice di no …ma no in questa maniera dai”. (roberto mancini)

La ‘ndrangheta made VdA (6° puntata)

21 aprile 2013

Le motivazioni della sentenza Tempus Venit del giudice Federica Bompieri pongono anche una domanda, finora rimasta senza risposta in quanto  le indagini sono ancora in corso: esiste un eventuale nesso fra il barbaro omicidio di Salvatore Raso in Calabria e l’estorsione che avviene in Valle d’Aosta ai danni di Tropiano?
Che la partita si giocasse anche in Calabria e a San Giorgio Morgeto lo dimostrano i colpi di fucile indirizzati il 20 agosto 2011 contro le finestre della casa di Maria Giovinazzo, cognata di Giuseppe Tropiano in quanto moglie del fratello Salvatore. Alcuni brani delle tre lettere estorsive che giungono a Giuseppe Tropiano a firma “avvocato Silente”, sono illuminanti rispetto al conflitto in atto: le minacce riguardano non solo i Tropiano, ma pure eventuali “mediatori”.
“Badate bene che se pensate di rivolgervi o di essere protetti da qualche mammasantissima vi sbagliate e di molto” (datata 18 maggio 2011). “Cerchi di non fare lo stronzo o l’infame, non dia ascolto a qualcuno dei suoi compari più stretti, perché le stanno dando cattivi consigli. I pallettoni quando arrivano non chiedono permesso a nessuno, chiaro il concetto? A lei sta a portare il valore della sua esistenza all’equivalente di due sigarette Malboro” (non arriva via posta, ma viene messa insieme a due cartucce nella macchina di un fratello di Giuseppe durante la festa dei calabresi nel luglio 2011). “Dovete fare molta attenzione perché può capitarvi qualche gravissimo incidente. Inoltre sarebbe bene che ti preoccupi seriamente dei tuoi famigliari anziché dei tuoi cantieri e di tutti i tuoi mezzi di lavoro. E non continuare a consultarti con persone che pensi ti possano risolvere la questione perché non possono risolvere nulla in quanto per noi è una questione di principio (…). Noi abbiamo molto tempo e tante persone calabresi che sorvegliano te (…) A noi non interessa se paghi i tuoi amici calabresi Raso e compagni” ( è del 6 dicembre 2011, spedita per posta e intercettata dagli investigatori).

La sentenza spiega minuziosamente che l’affermazione “Abbiamo moltissimo tempo” indica che l’obiettivo dei Facchineri non è semplicemente quello di fare sporadiche operazioni criminali a fini di lucro. I Facchineri insomma mirano più in alto. Posto che le vittime delle tentate estorsioni (Tropiano e Monteleone) sono personaggi al massimo livello dell’imprenditoria valdostana è chiaro che l’infiltrazione nel tessuno economico e imprenditoriale della Regione poteva fruttuosamente prendere piede. La conclusione del giudice è che gli obiettivi dei Facchineri sono: “Rivendicare una posizione di supremazia sui Raso in Valle d’Aosta come a San Giorgio a Morgeto e dintorni, da un lato, dall’altro, senza faticare in proprio, inserirsi nei lucrosi affari dei calabresi che avevano fatto fortuna in Valle d’Aosta: due finalità che andavano ben oltre l’occasionale arricchimento ricavabile dalle due estorsioni per le quali si procede”.
Insomma i Facchineri hanno un duplice obiettivo: in Calabria imporsi sui Raso e in Valle d’Aosta, dimostrando l’insufficiente protezione accordata dai Raso, inserirsi negli affari locali. 

La ‘ndrangheta made VdA (5° puntata)

19 aprile 2013

Il giudice estensore della sentenza, la dottoressa Federica Bompieri, si pone alcune riflessioni, spesso trascurate dai resoconti giornalistici, ma  invece fondamentali per conoscere e capire i fatti.

La prima è relativa alla contiguità tra vittime e criminali accomunati dalla stessa mentalità, dalla stessa cultura dell’illegalità.
“E’ chiaro che i termini della vicenda – scrive il magistrato – sono ben lontani da quelli soliti e comuni dell’estorsione e non tanto perché in gioco c’è un appalto milionario in una regione particolarmente ricca, quanto per il contesto in cui il fatto accade, il tipo di mentalità che accomuna colpevoli e vittime che deriva dalla provenienza dalla medesima terra di origine con delicati equilibri da mantenere, protezioni da affermare, amicizie da consolidare, sfere di competenza da rispettare o gerarchie eventualmente da contestare con interessi non solo ed esclusivamente economici da perseguire.”.
Estorsioni peculiari dunque, ossia di tipo mafioso. Il primo quesito che si pone il giudice è questo: chi sono i colpevoli e chi sono le vittime? Che rapporto esiste tra colpevoli e vittime? E soprattutto la differenza tra colpevoli e vittime è così netta?
Nulla di quanto emerge dagli atti consente di ritenere che i Raso (incaricati dai Tropiano della mediazione con gli estorsori) abbiano agito nell’esclusivo interesse delle vittime, così come di regola avviene nell’ambito di una normale estorsione, già per il fatto che le stesse vittime non sono solo vittime sprovvedute e spaventate, ma persone che conoscono questo tipo di richieste e sanno come vanno affrontate innanzitutto con riferimento a chi fare intervenire nella trattativa e a quali regole minime dovrebbero essere rispettate. I Raso sono intervenuti per tutelare i Tropiano nel senso di impedire che gli estorsori potessero ottenere quello che volevano come volevano. I Raso dovevano dunque mantenere saldo il loro ruolo storico di guardiania nei confronti dei Tropiano” . E’ proprio su questo concetto di guardianìa gli atti del processo sono illuminanti. Ricostruiamo una prima vicenda da essi narrata.

Primo episodio aostano:  a Raso Vincenzo (che è dipendente Edilsud, ossia di Tropiano) viene richiesto dal suo datore di lavoro di intervenire per interrompere un conflitto territoriale con minacce nei confronti di un certo Daniele Paglialonga, venditore ambulante di frutta che sistema i suoi autocarri nei dintorni di Aosta. Paglialonga trova uno dei suoi autocarri, vicino a Plan Felinaz, ammaccato, specchi rotti e il solito avvertimento: un accendino depositato sul serbatoio della benzina. Dopo queste minacce, Paglialonga entra in contatto con due elementi, Peppino Pepé e Santino Mammoliti, entrambi residenti in Valle, che gli intimano di togliere il suo camion dalla zona. Paglialonga a questo punto chiama Giuseppe Tropiano e gli chiede aiuto per mettere fine a queste pressioni e lavorare in pace. Ecco il testo di un’intercettazione:

Paglialonga: “C’è una questione a Pont Suaz con un signore calabrese che è un paesano tuo. Gli dici te come bisogna comportarsi? Non ti volevo mai disturbare, però non lo so come comportarmi, sinceramente non lo so proprio, casomai sbaglio”.

Tropiano: “Se vuoi dirgli: guarda io per adesso ho parlato con un amico che conosco, poi sentirà se devo spostarmi mi sposto. Tu digli: per oggi io sto qua, domani poi vediamo. Io come torno su, pomeriggio, vedo un attimino di sentire, di scambiare due parole con una persona che conosco. Se puo fare qualcosa te lo dico. Tu gli fai così, tu gli dici: guarda, per oggi sto qua, se mi devo spostare mi sposto, perché veramente non mi va quello che tu dici. Però se lo devo fare lo deve dire qualcun altro, ok? Lo deve dire qualcun’altro”. 

Paglialonga: “Sì ho capito, ho capito.”

Tropiano: “La persona che dico…è, io non è che riesco a muovermi più di tanto, però voglio parlare con una persona che è molto vicina a questi che mi hai detto tu e ti dico se questi ti dicono Daniele ti devi spostare, ti sposti, sennò trovati una soluzione. Questo amico, vedrai che le cose si sistemano”.

Dopo mezz’ora Tropiano chiama Paglialonga e gli conferma: “Daniele ascolta, Daniele ascolta, chiama il tuo operaio, gli dici di non muovere il camion di dov’è. Allora adesso digli che arriva Vincenzo Raso, un amico, ho parlato io, e gli spiega tutto come stanno andando le cose, poi ci pensa lui. Daniele, chiama il tuo operaio e gli dici che adesso viene Vincenzo Raso… E’ una persona che le cose le sistema”. 

Dunque Giuseppe Tropiano dice subito a Paglialonga i passi da fare: non muovere il camion e riferire a chi lo sta importunando che ha parlato con lui e che sta arrivando per dirimere la questione Vincenzo Raso (dipendente dello stesso Tropiano alla Edilsud). Insiste e raccomanda di nominare esplicitamente Vincenzo Raso di cui è evidentemente nota l’appartenenza ad un livello criminale più alto. Tropiano sa benissimo l’influenza che il nome Raso ha in un certo ambiente. Gli investigatori constateranno e filmeranno, neanche un’ora dopo il colloquio tra Raso e Paglialonga, l’arrivo nel parcheggio del camion di Vincenzo Raso, venuto a mettere le cose a posto.
Dunque c’è una gerarchia riconosciuta, il cui compito è assegnare il territorio: Però se lo devo fare lo deve dire qualcun altro, ok? Lo deve dire qualcun’altro”. 

Il secondo episodio aostano in cui i Raso esplicano una funzione di guardianìa nei confronti degli interessi dei Tropiano avviene durante una lite giudiziaria di questi ultimi con gli aostani fratelli Mammoliti. In un’intercettazione tra i Tropiano, Giuseppe ammette apertamente con i suoi fratelli che può chiedere la protezione dei Raso…

Tropiano…. “tanto a Turi (Salvatore Raso, ndr ) qualche volta lo pago….”.

La ‘ndrangheta made VdA (3° puntata)

17 aprile 2013

Questa lettera viene intercettata dagli inquirenti in data 6 Dicembre 2011.

“Carissimo il nostro amico Tropeano come va… ti facciamo saper che abbiamo preso una decisione questa volta definitiva e sarebbe molto bene per te di dare a cesare quello che é di “cesare” e cioè i nostri soldi un milione di euro, ti diamo tempo fino al prossimo 20 Dicembre da quella data in poi tu e tutti i tuoi prossimi congiunti figli fratelli e nipoti dovete fare molta attenzione perché può capitarvi qualche gravissimo incidente inoltre sarebbe bene che ti preoccupi seriamente dei tuoi famigliari anziché dei tuoi cantieri e di tutti i tuoi mezzi di lavoro, e non continuare a consultarti con persone che pensi ti possano risolvere la questione perché non possono risolvere nulla in quanto per noi é una questione di principio come ti abbiamo detto sin dall’inizio e vedrai che se non paghi tu quei cantieri non li finisci noi abbiamo molto tempo e tante persone calabresi che sorvegliano te e a tutti i tuoi amici perciò se non paghi e solo una questione di tempo ma tu fari una brutta fine. A noi non interessa se paghi i tuoi amici calabresi Raso e compagni a noi ci devi dare il nostro e noi usciamo fuori di scena e non avrai più problemi, se poi insisti a portare la questione in cassazione sappi che ne verrà fuori una pessima sentenza … se vuoi intendere paga! Noi non telefoniamo più sei tu che devi darti da fare come? Fai così: Se vuoi pagare devi affissare dei cartellisi vende nella casa di tuoi fratello dove hanno sparato le finestre giù in Calabria, i cartelli devono essere bene in vista in modo che chiunque passa dalla strada li può vedere, sui cartelli dovrai specificare il prezzo della vendita della casa ossia 100.00 che equivale a un milione di euro. Inoltre ti diamo un’altra possibilità ammettiamo che non hai subito tutto il milione di curo ma ne hai 700.00 sui cartelli metti che si vende per 70.00mila euro capito! Bada bene a non prenderci in giro e di non pensare di farci fuori con una manciata di noccioline perché noi vogliamo un milione di euro tuttavia con 700.00 possiamo chiudere la questione definitivamente. In buona sostanza se vuoi pagare ora sai come devi fare e fallo subito così sappiamo di che morte voi morire, a contattarti ci penseremo con calma noi e poi ti daremo ulteriori istruzioni capito! E rammentati che tutto questo non é un giochetto alle carte ma una questione estremamente seria la quale dipende la vita delle persone in primis la tua e dei tuoi prossimi congiunti…Per assicurarti che siamo sempre noi l’avvocato Siliente. Ti salutiamo”.

La ‘ndrangheta made VdA (2° puntata)

16 aprile 2013

Questa lettera viene recapitata a mano, con due cartucce a pallettoni, nell’auto di Angelo Tropiano, fratello di Giuseppe. Il contatto avviene durante la festa dei calabresi, San Giorgio e Giacomo, ossia nel luglio 2011.

“Egregio signor Tropiano la invitiamo ancora una volta di usare il buon senso e di essere collaborativo con noi, senza farci giungere a strategie…… bellicose che le causeranno seri problemi a lei, e ai soci della sua azienda e quindi cerchi di trattare con il nostro interlocutore per telefono senza inventarsi storielle inesistenti perchè nessuno di noi potrà venire nel suo ufficio o a casa sua anzi spera che questo non accada mai perchè se verrà qualcuno di noi a trovarla non sarà certo per bere un caffè…… Badi bene che noi vogliamo i soldi il 3% trattabili su tutto l’affare sempre se tutto si svolgerà tra noi e…. aumma aumma, … comprende capisci diversamente non vogliamo più il 3% ma molto, molto di più. Le rammentiamo che oggi il sequestro di persona non si pratica più ma in teoria è molto attuale che nella sua famiglia che ci sono i suoi figlioli che sono molto vulnerabili, pensi se a una di loro capitasse un incidente o in buona sostanza lei non ha valutato neanche un pò la serietà della richiesta e delle persone che ci sono dietro. Lei ci dice di essere un pregiudicato ed allora con questo pensa di poter condizionare le nostre intenzioni o ritrovare un diversivo per non contattare il nostro interlocutore al telefono. Cerchi di non fare lo stronzo o l’infame non dia ascolto a qualcuno dei suoi compari più stretti perchè le stanno dando cattivi consigli i pallettoni quando arrivano non chiedono permesso a nessuno chiaro il concetto a lei sta a portare il valore della sua esistenza all’equivalente di due sigarette Marlboro le diciamo che con i suoi soci se la dovrà sbrigare lei e se loro non vogliono collaborare cerchi di concludere per quanto riguarda la sua quota che ai suoi soci ci penseremo noi chiaro? A scanso di equivoci il nostro interlocutore si farà conoscere sempre come avvocato Silienti e con le sue e con lui deve trattare tutto e non si inventi altri diversivi perchè non le telefoneremo più e da adesso in poi lei perderà la serenità, la tranquillità la pace a qualcosa di più caro è se non conclude questo contenzioso che ha verso di noi la salutiamo”.

La terza lettera è l’unica che non viene trovata. Ne accennano però due intercettazioni ambientali di dipendenti Edilsud (l’impresa di Tropiano, ndr), per cui gli inquirenti la situano temporalmente nel Settembre 2011.