Posted tagged ‘Saveurs du Val d’Aoste’

Capelli tinti

3 gennaio 2012

Per la trasmissione televisiva "L'anno che verrà", il nostro Marguerettaz spende in promozione turistica 1.100.000 euro e brinda con un Prosecco veneto! Diamolo in pasto ai nostri produttori!

Aurelio Marguerettaz? Chi è costui? Uno che non ne azzecca una! Come assessore al Turismo si è beccato il cagotto, mangiando una tinca romana a firma “Saveurs du Val d’Aoste”, un marchio che dovrebbe esaltare i prodotti locali e da lui caldamente promosso. Spende in pubblicità milioni di euro (contratto Rai: più di tre milioni in tre anni) e brinda alla trasmissione concordata con Viale Mazzini, “L’anno che verrà”, con un Prosecco veneto. Dichiara di volere un turismo di nicchia, ma il target che guarda la televisione l’ultimo giorno dell’anno è quello di chi non si può permettere altro. Gli piace coccolare a spese nostre (45.000 euro!) le Loredana Lecciso, Sandra Milo, Simona Ventura… , in partenza per l’Isola dei Famosi, convinto che gli appassionati del genere siano i turisti di domani. La televisione cala in ascolti e lui persevera nello sponsorizzare trasmissioni vecchie. Al turismo di qualità contrappone quello becero e caciarone, incapace com’è di un concetto di sviluppo lungimirante e sostenibile. E’ anche assessore ai Trasporti, ma l’unico trenino che è capace di far funzionare è quello con gli amici intorno ai tavoli in uno dei tanti dopo cena.

Douleurs du Val d’Aoste!

2 settembre 2011

Rispettare le norme in Valle è un optional. Suv su sterrata vietata al transito (vedi post: Tu chiamalo, se vuoi, sviluppo); carni conservate, ma non certificate; fontine provenienti da caseifici non abilitati; ecc ecc… , nel bucolico mondo dell’agricoltura ci si pone al di sopra di tutto e tutti perché qui è casa. Così vuoi che l’agriturismo “La Péra Doussa” nella Valtournenche, abbia ricevuto la visita dei NAS di Aosta che, in seguito a ispezione, hanno confiscato le scorte alimentari perché non rispettose delle norme vigenti. (Non recavano i certificati che permettevano di conoscere la loro provenienza). Già, qualcuno le regole le conosce e le fa rispettare anche qui, a casa. Il paradosso è che i nove quintali di carne e insaccati confiscati dai NAS erano refrigerati in uno dei ristoranti griffati “Saveurs du Val d’Aoste”, un marchio non proprio azzeccato. L’anno scorso un ristorante con la stessa griffe, aveva distribuito pesce avariato, causando seri problemi gastrointestinali ai numerosi ospiti, fra cui l’assessore al Turismo, Aurelio Marguerettaz (che beffa!). A questo punto sarebbe opportuno cambiare il logo, sostituendo Saveurs con Douleurs: termine più coerente e chiaro nell’informazione.

Saveurs…

13 dicembre 2010

L'assessore al Turismo, Aurelio Marguerettaz, mentre consegna il riconoscimento Saveurs du Val d'Aoste alle nuove 14 imprese valdostane!

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Tinca tinca tinca…

25 agosto 2010

Non sanno più che pesci pigliare!

E si viene a sapere (La Stampa) che la carpa non era una carpa, ma una tinca! Allora perché nel menù c’era scritto “tartare di carpa marinata al profumo di arancia…”? Piccola disattenzione, ma se a me piacesse la carpa e non la tinca che servizio avrei avuto? Cretinate! Il pesce, al momento il solo a essere incriminato, proviene da un grossista di alimenti di Bolzano, ma potrebbe addirittura arrivare dalla Cina. Buffo che un marchio che dovrebbe promuovere la qualità dei prodotti della nostra Verde Valle, accetti nel disciplinare cibi che con la tradizione culinaria nostrana non hanno molto da spartire. E… come la mettiamo con il tanto pubblicizzato progetto dei prodotti a km zero? Qui di km, nella migliore delle ipotesi, sono centinaia. Si tratta, anche in questo tristo caso, dell’ennesima contraddizione? Ma come si può costruire un’immagine della Valle d’Aosta e la conseguente offerta turistica, se le contraddizioni  smentiscono di volta in volta i progetti virtuosi? Saveurs du Val d’Aosta è un marchio che non significa niente, questa vicenda lo ha provato e non solo per i risvolti sanitari; probabilmente è un’altra occasione di spreco che si traduce però in danno per l’intera ristorazione valdostana. Se fossi un ristoratore rimanderei il logo al mittente: non è una garanzia né di salute né di tradizione.

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Un marchio di qualità!

23 agosto 2010

Così è scritto nel dépliant: ” Presidiato dagli assessorati Regionali del Turismo e dell’Agricoltura, il marchio Saveurs du Val d’Aoste garantisce al cliente qualità dei prodotti…, in un contesto dove agricoltura ed enogastonomia della Valle d’Aosta mirano a creare eccellenze.” E ancora: ” E’ un marchio di forte identità locale che fonda l’anima dei prodotti della terra nel rispetto della tradizione e della cultura valdostane“. La prima osservazione che sorge spontanea è: cosa c’entra la carpa che notoriamente vive in fiumi a corso lento o nei laghi, con la Valle d’Aosta? Già questa scelta gastronomica escluderebbe il ristorante La Majon della Torretta, in quel di Challand-Saint-Anselme, dal contrassegno che vuole per protagonisti i prodotti e i realtivi sapori del territorio, mentre il Cyprinus Carpio non lo è. Se poi diamo per accertata l’ipotesi della causa di intossicazione che costringe l’assessore al Turismo, Aurelio Marguerettaz e i due sindaci di Brusson e di Challand-Saint-Victor, rispettivamente Giulio Grosjacques e Gabriella Minuzzo, al ricovero ospedaliero insieme ad altri sfortunati avventori, alla inopportunità della scelta si aggiungerebbe la scarsa attenzione del piatto offerto: tartare di carpa marinata al profumo d’arancia, pepe rosa e aneto su mirepoix di verdurine, panna acida di latteria e semi di finocchio. Il colpevole  parrebbe, dunque,  il pesce, fornito crudo insieme ai vermi piatti che si portava appresso. E che hanno pensato bene di traslocare nell’intestino ben più spazioso di un gruppo di golosi poco accorti. Il gestore del ristorante che responsabilità avrebbe in tutto questo? Esiste una circolare del Ministero di Sanità del 1992, ancora in vigore, che obbliga chi somministra pesce crudo o in salamoia (il limone e l’aceto non hanno alcun effetto sui parassiti) ad utilizzare pesce congelato o a sottoporre a congelamento preventivo il pesce fresco. Per questo nelle cucine dei ristoranti è stato creato uno spazio per l’abbattitore, un congelatore che abbatte in pochissimo tempo la temperatura del pesce, uccidendo i parassiti.  C’è da chiedersi: nella cucina del ristorante La Majon della Torretta hanno proceduto in tal senso? Comunque la promessa del progetto esclusivo “Saveur en Musique”, ideato per coinvolgere gli ospiti in una esperienza unica, è stata mantenuta: Marguerettaz e compagni la tartare di carpa la ricorderanno a lungo. A loro i nostri migliori auguri di pronta guarigione.

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