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Solo i soldi si festeggiano qui!

7 marzo 2011

Che lo Stato tolga il disturbo insieme alle centinaia di migliaia di euro che ci elargisce ogni anno, così finalmente non avremo più niente da festeggiare!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ieri, nel corso della giornata, ho vissuto due emozioni contrastanti. Una piacevole, l’altra meno. Iniziamo dalla prima. Si è manifestata sotto forma di orgoglio durante la partecipazione di Roberto Saviano a “Che tempo che fa”. Orgoglio e persino emozione di essere italiano, quando lo scrittore ha citato un ipotetico futuro “elenco” dei motivi per i quali
valga la pena di festeggiare l’unità d’Italia il prossimo 17 marzo. La successiva è stata invece prima di ingenua incredulità, poi di fastidio, rabbia, vergogna. Ed è stata causata dalla foto allegata, ben visibile nei suoi 5×3 (circa) sul lato della salita che porta al parcheggio della funivia Aosta-Pila, così da renderla ben evidente anche alle migliaia di turisti che passano di lì, conoscenza del francese permettendo. Le mie sono sensazioni da uomo della strada, non schierato da nessuna parte. Ci sarà chi saprà dare interpretazioni politiche, sociologiche, antropologiche che a me, al momento, non interessano. Mi interessano la sensazione di fastidio provata e l’ipocrisia di chi fa il bello e il cattivo tempo con l’enorme trasferimento di denaro che ci proviene dallo Stato e poi sputa nel piatto in cui mangia, scrivendo a caratteri cubitali sui muri della propria città “Niente da festeggiare”. Che non ci sia niente da festeggiare è chiaro a molti ormai, che non ci sia più nemmeno un briciolo di decenza anche e putroppo.

Un pelo così!

19 Maggio 2010

Ha il musetto della brava professoressa di lettere. Veste bon ton e in tonalità neutre. Il giro di perle è un po’ troppo avanti per la sua età, ma lei vuole dare di sé un’immagine rassicurante. Al contrario Hélèlene Imperial, consigliera regionale in quota UV, ha lo stomaco foderato di pelliccia. Proporre per “Le coin du dialoghe”, rubrica del Peuple valdotain, uno scritto a firma di Roberto Saviano richiede, infatti, una certa sfacciataggine. Con questo non voglio sostenere che uno scrittore debba appartenere a una parte o all’altra, ci mancherebbe! La cultura non ha confini, ma che un politico, appartenente a un partito che vede come espressione massima un condannato per abuso di potere commesso in un appalto regionale, citi come esempio da seguire uno scrittore come Saviano, beh che altro si può aggiungere…? Scrive Saviano: ” Solo quando la politica smetterà di somigliare al potere mafioso – meno crudele, certo, ma meno forte e solido – solo quando cesserà di essere identificata con favori e scambi, acquisti di voti, baratto morale, solo allora sarà possibile dare un’alternativa vera e vincente“. Vi pare che personaggi come Augusto Rollandin e Bruno Milanesio (condannato per interessi privati in atti d’ufficio in operazioni immobiliari a Pila), attuali registi della politica di chez-nous, possano sottoscrivere con onestà le parole di Saviano?

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