Posted tagged ‘Roberto Nicco’

Noncipossocredere!

13 marzo 2014

Sento voci che fanno nomi sui probabili candidati per le elezioni europee… Nicco? Caveri? Ditemi che sono barzellette.

La balena rossonera, larghe intese alle europee

25 novembre 2013

Non so chi tracci il solco, ma è Dell’Aquila che lo difende ( o diffonde?).
La rubrica “la posta dei lettori” della Stampa è uno straordinario termometro del clima politico, l’area privilegiata in cui mandarsi messaggi. Dopo il ventennio berluskonista, cui hanno dato nerbo, uomini e ministri, ora i post socialisti sono in cerca di nuova definizione. Sul piano delle idee, materia che non impegna troppo le loro facoltà, in nome del Caimano sono diventati spietati alfieri del sistema liberale. Applausi persino  ai “teo-con” in campo economico. In campo istituzionale?
Sparati per il sistema dell’alternanza e del presidenzialismo, per il bi-partitismo italico, ancorchè imperfetto.
La Sinistra? Da loro sprezzata come immobile, conservatrice, ma soprattutto consociativa. Noiosa, attaccata ad una vecchia Costituzione ( quella americana è del 1776…). Incapace di praticare il sale dell’alternanza, lievito di ogni sistema  democratico.
In Valle, tutto il contrario: Dell’Aquila (in nome e per conto di….) propone un pateracchio consociativo da regime bielorusso. Al confronto, le “larghe intese” di Napolitano/Letta fanno ridere.
Alle prossime elezioni europee, Union e SA calmino gli appetiti e con gesto di lungimirante magnanimità  si impegnino a candidare un UVP o un Alpe. Ossia candidino un membro dell’opposizione. E l’alternanza “liberale e liberista” con cui ci hanno frantumato gli zebedei per decenni? E l’antitesi maggioranza/opposizione, cuore pulsante di ogni democrazia? La Vallèe, c’est différent. E’ il momento di “lavorare per il bene comune”, anche se “ non si tratta di lavorare per nuove maggioranze”. In sostanza ormai la lotta è quella di tagliar fuori i 5 consiglieri su 35 che rappresentano  partiti nazionali (PD e M5S), unificando elettoralmente le restanti frattaglie localiste. In primis l’elettorato della Fèdération e della disciolta Casa della Libertà, che non sente alcun bisogno di essere rappresentato da Forza Italia. In questi mesi infatti i berluscones valdotains stanno al coperto come caute marmotte, consci che dalla ricca tavola di mamma Union può cadere qualche osso.
Insomma le candidature di Laurent Vierin, di Caveri e di Nicco prendono corpo come “motu proprio” della Balena Rossonera. Soluzione geniale: il giovane Dauphin a Bruxelles potrebbe placare la faida tribale col clan di Jovençan, allontanando un concorrente dal vero potere, che è in place Deffeyes.  Un’offerta difficile da rifiutare senza imbarazzo, soprattutto se  proveniente dalla Balena, mortale nemico da soli 6 mesi.
Gli altri due candidati? Entrambi  hanno il debole di presentarsi come “padri della patria” e un curriculum formidabile, cui manca solo l’Europa (Caveri l’ha già assaggiata, ma solo per un po’). Dunque, perchè no?
In sostanza: “larghe intese” significa “c’è pilu per tutti, perché litigare?”
Wait and see. (Roberto Mancini)

Proposta oscena

12 gennaio 2013

C’è una cosa che il presidente dell’union, Ego Perron, vuole che tutti, ma proprio tutti sappiano, affinché si possa giudicare: il NO che Alpe e Pd hanno detto alla proposta unionista di fare comunella per le politiche, presentando gli stessi candidati uscenti, Nicco e Fosson. Secondo Ego, pur di difendere gli interessi dei valdostani l’Union si sarebbe sacrificata, accettando un candidato non suo: quel Roberto Nicco più unionista di tanti iscritti al partito, sai che sacrificio! Gesto “nobile” che invece è stato rifiutato in nome di una “logica partigiana tipica dei partiti italiani che impartiscono ordini che gli adepti sul territorio eseguono senza discutere.“. Ego Perron è lui, poveretto, che esegue gli ordini senza fiatare e questa costante abitudine, se lo avrà premiato con la carriera, non ha fatto bene ai suoi neuroni. Infatti i risultati ottenuti dalla sua presidenza sono catastrofici, chiunque avrebbe dato le dimissioni. Nella molle, comoda e beata gestione del potere, il nostro non ha mai fatto un benché minimo sforzo intellettivo e lo si evince dagli editoriali in prima pagina del suo giornaletto propagantistico, Le Peuple. E così ecco uscire dal suo cilindro una proposta oscena: un’accoppiata innaturale fra maggioranza e minoranza in nome di interessi comuni. Quali interessi? E comuni a chi? Evidentemente Ego e chi per lui, sono convinti che il concetto di autonomia-da-difendere sia uguale per tutti: non è cosi! All’uso indiscriminato e mafioso del territorio, alla gestione del potere da parte di un gruppo di politici che ha trasformato la Valle d’Aosta in un feudo su cui regnare, c’è chi lo interpreta come una gestione virtuosa e responsabile, capace di essere da esempio, anche in virtù dei suoi privilegi, al resto della Penisola che non è vissuta come un nemico. Due idee di autonomia in contrapposizione fra loro: come poteva essere possibile un’alleanza fra elettori così diversi?

“Facile e marginale”

9 gennaio 2013

Riceviamo dal signor Fabio Protasoni, presidente PD Valle d’Aosta, e volentieri pubblichiamo.

In questa fase di posizionamento sulla scacchiera della prossima campagna elettorale la mossa di un Union Valdotaine in debito di ossigeno, è stata quella di proporre, a Pd e Alpe, di soprassedere alla legittima competizione democratica e, in nome di un comune baluardo contro gli attacchi all’autonomia, ricandidare unitariamente Fosson e Nicco. Una mossa, ovviamente, irricevibile quanto disperata. La bontà di un’offerta di dialogo e di convergenza si giudica anche dalla credibilità di chi la propone e quella della maggioranza di centro destra che ci governa è ormai a zero. Ma la ragione più importante è che la questione dell’autonomia non può essere liquidata come una semplice difesa da un nemico esterno. L’insieme delle esperienze ammnistrative autonomistiche hanno accumulato, in questi anni, un tale discredito nell’opinione pubblica, anche valdostana, da divenire in fretta uno degli argomenti forti dell’antipolitica proponendone la loro abolizione. Prima di tutto occorre dire con forza che non c’è un modello unico di “regione a statuto speciale”. Mettere insieme Sicilia e Valle d’Aosta è una stupidaggine ed è controproducente. L’autonomia non può essere ne un retaggio storico privo concretezza ne un semplice modello astratto da applicare a prescindere dalla vita quotidiana delle persone. Quindi, se parliamo di autonomia, parliamo prima di quella che vige in Valle d’Aosta e del senso che ha, oggi e domani, nella concretissima vita delle nostre famiglie e di quelle a venire. In secondo luogo non si può immaginare di ricuperare dignità alla nostra esperienza di comunità senza  fare nemmeno un grammo di autocritica. Lasciamo stare i periodi precedenti ma gli ultimi quattro anni mezzo sono stati devastanti. Nessuno può dimenticare che la gestione Rollandin si è qualificata, in un periodo di crisi, con il minimo di risultati e il massimo di danni. L’errore di fondo è stato pensare che salvaguardare la nostra autonomia significasse vendere la Valle d’Aosta a Berlusconi. Come era prevedibile, ottenuto l’appoggio alle Europee e alle Comunali di Aosta e spostato la bandierina sullo scacchiere delle regioni “controllate” il governo Berlusconi si è completamente dimenticato della Valle d’Aosta alla quale è rimasta, però, appiccicata l’immagine di una regione “facile” e “marginale”. Ricuperare il danno sarà difficile. La terza e più importante ragione è che è lo stesso nostro Statuto che va aggiornato. Globalizzazione, cittadinanza, crisi economica, identità culturale, partecipazione e democrazia nel terzo millennio impongono nuove idee e un nuovo Statuto con nuovi strumenti. Per questo motivo chiediamo che il Senatore e il Deputato non siano spettatori neutri di una maggioranza indistinta ma parte attiva di un progetto politico di cambiamento come proposto da Bersani. Per determinare quel governo e non per subirlo. Non si può cambiare e difendere l’autonomia con l’Union Valdotaine e con Rollandin perché, essi stessi, sono parte del problema. Anche da quelle parti pare che qualcuno, tardivamente, abbia cominciato ad accorgersene.

Cammin facendo…

30 dicembre 2012

Il senatore uscente, Antonio Fosson, dice che si è innamorato del deputato Roberto Nicco cammin facendo, già questo mi sembra un ottimo motivo per evitare accuratamente la candidatura di quest’ultimo: di unionisti di sinistra ne abbiamo a basta! L’amore è sbocciato nel doppio odio verso il Governo Monti: assassino di autonomie. Che Fosson rivolgesse una parte della critica al Governo Rollandin era impensabile che lo facesse Nicco era auspicabile. Un pensiero all’autonomia valdostana in quanto occasione per dare vita a un gruppo di potere forte, legato agli affari, alle clientele, al controllo…  in tipico costume mafioso, non ha mai sfiorato la brizzolata testa del kompagno Roberto. La colpa è sempre oltre le montagne che rimangono vergini e immacolate.

Sorpresa?

30 gennaio 2012

Elio Riccarand, dalle pagine interne del giornale dell’Alpe, si dice amareggiato per il voto contrario al Governo Monti del deputato Roberto Nicco. Lo ritiene giustamente “un voto sbagliato, privo di valide motivazioni, non coerente con il principio dell’interesse generale che deve guidare le scelte di un deputato progressista“. Condivido, ma la scelta di Nicco a me non ha sorpreso. Considero il deputato un uomo di cultura nazionalista, nel senso ristretto del termine e del territorio. Valle d’Aosta nazione unica e indipendente! (Con i soldi di Roma ovviamente). In questo il suo non è diverso dal pensiero dell’altro storico unionista, Joseph Rivolin e dai politici rossoneri. Riccarand dovrebbe saperlo.

I gerontocrazi si estingueranno mai?

9 novembre 2011

Il sasso ha generato cerchi, non così numerosi come avrei desiderato. Le posizioni sono sostanzialmente tre. Quella del signor Pascale che difende la necessità di un’organizzazione per dare forma alle idee, quella del signor Bruscia che difende la bontà del suo partito, il PD, quella dei disillusi che vedono nella partitocrazia un male da estirpare. Tutti questi punti di vista sono legittimi. La difficoltà consiste nel trovare una soluzione per far convergere in un punto le diversità. Una prima base di partenza è dimostrare tolleranza verso coloro che sono stanchi, che hanno smesso di votare, che sono disgustati dalla politica (una bella fetta di torta elettorale). Il frettoloso giudizio di superficialità e qualunquismo che spesso esce dalle bocche dei vari politici a sinistra, non aiuta a comprendere i motivi di questo malessere, anzi li esaspera. Come si è comportata la politica ultimamente? Non basta mostrarsi alle telecamere, spalando il fango per dichiararsi diversi (oltretutto ricorda altra pessima propaganda). Occorre, come dice giustamente il signor Dzei, mettere in piedi una serie di strumenti che possano creare quella democrazia partecipata che tutti auspicano e che nessuno vuole. Federalismo e referendum propositivi senza quorum, ad esempio. Una riduzione sensibile degli stipendi degli eletti, mandati a tempo determinato, eliminazione dei benefit e dei vitalizi, elezione diretta dei rappresentanti ecc ecc. Questi sono i segni che potrebbero essere significativi per dimostrare un reale cambiamento. Abbiamo appreso di recente che alla Camera la proposta sostenuta dal deputato, Antonio Borghesi (IdV), di abolire il vitalizio dei parlamentari dopo cinque anni di mandato effettivo (da un minimo di 2.486 euro a un massimo di 7.460, il triplo dei colleghi europei), solo 22 persone si sono dette a favore, 498 hanno votato contro (compreso il nostro Roberto Nicco). Come si può, dunque, criticare chi sostiene che sono tutti uguali? Non c’è forse una responsabilità tutta politica in questa crepa che si è generata fra la cosidetta casta e il Paese reale? Non sarebbe più opportuno ascoltare la confusione, l’insicurezza, l’incazzatura di questi indignati apartitici che sanno comunque generare un movimento di opinione? Non sarebbe più opportuno cominciare a farsi da parte per lasciare lo spazio alle nuove generazioni, accettando anche i rischi che questo comporta? (Dopotutto i vecchi politici non è che ci hanno lasciato il paradiso). Trincerarsi nelle proprie sicurezze, come fa la vecchia classe politica, è segno di grande debolezza

25 Aprile!

25 aprile 2011

Andrea Lamberti, giovane democratico valdostano.

La passione di un giovane mette in fuga i vippolitici e i militari. Andrea Lamberti, a conclusione della manifestazione canonica del 25 Aprile, ha tenuto un discorso chiaro e, lungi dall’usare il vocabolario delle ricorrenze abusatissimo dai vecchi tromboni, Andrea ha scelto parole oneste che hanno sorpreso per la loro forza e attualità. Andrea ha dato tono alla giornata, ricordandoci ciò che non dobbiamo dimenticare mai: il coraggio della libertà. Un tono che non è stato apprezzato dalle autorità tanto che hanno abbandonato la scena prima del dovuto, fottendosene sia del decoro istituzionale sia della semplice buona educazione. Per non essere scortese Patuasia ricorda rimasti al loro posto il senatore Antonio Fosson, il deputato Roberto Nicco e l’assessore comunale all’Ambiente Elio Donzel. Tutti gli altri, fra cui il presidente, nonché prefetto, Augusto Rollandin e il sindaco, Bruno Giordano, se la sono squagliata al bar.

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Rivoli

22 ottobre 2010

Il pensiero a volte si assottiglia così tanto da diventare rigagnolo di intelligenza. Rivolo. A Joseph Rivolin, lo storico del Mouvement, “spiace costatare che, al momento del voto di fiducia al governo nazionale, con un voto contrario alla Camera dei Deputati si sia persa l’occasione di dimostrare questa compattezza (quella di nos-atres ndr): un voto che testimonia come certi ambienti politici siano ancora prigionieri di rigidità ideologiche obsolete, che fanno gli interessi di bottega di un’opposizione inconcludente, anziché quelli della Valle d’Aosta e dei Valdostani. (Aostasera). Scrive, il dotto, rivolgendosi al deputato Nicco, di interessi di bottega e lo dice dopo aver esternato per millecinquecento battute circa, che l’Union non è mai stata di destra e di sinistra, ma sempre e solo se stessa. Per difendere cosa signor Rivolin, se non interessi di bottega?  O, se preferisce, di centro commerciale visti i capitali che ivi circolano.

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Questione di stile

5 Maggio 2010

L'Union c'est l'Union!

Probabilmente il rullo dei tamburi e le musiche trionfali della “saggia rivoluzione”, come la descrive Leonardo La Torre, hanno fatto perdere il senso della realtà ai big della corazzata Rollandinkin. Guido Grimod, sullo stile del “lasciateci lavorare” berlusconiano, invita a scegliere fra chi fa e chi critica sempre e cambia partito come salire e scendere da un bus. MACCOME! E Giordano Bruno, non era una volta socialista? Antonio Fosson sostiene che la Destra è da sempre più vicina ai problemi dell’autonomia e del federalismo, mentre la Sinistra è contro le Regioni a Statuto speciale. MACCOME! La Corte Costituzionale ha da poco bocciato la leggina anti-Brunetta, molto morbida verso l’assenteismo del pubblico impiego, con tanto di soddisfazione di quest’ultimo! E la forte antipatia di Roberto Calderoli nei confronti delle regioni autonome accusate di privilegi dove la mettiamo? Ricordo allo smemorato di Aosta che Romano Prodi aveva sottoscritto un accordo con i candidati dell’Alleanza-Autonomista-Progressista, Roberto Nicco e Carlo Perrin, in cui si impegnava a salvaguardare i principi dell’autonomia. Un accordo a Roma è stato stipulato anche da Augusto Rollandin and company, ma non si sa con chi e per che cosa. Si intuisce. Il simpaticone Leonardo La Torre, parla di saggia rivoluzione, invita chi non capisce o non ci sta ad andarsi a curare nel nuovo ospedale di viale Ginevra. Lo ringraziamo per la premura, ma ci dica quando? Il servizio di radioterapia è stato inaugurato il 6 aprile e, ancor oggi, i pazienti, per curarsi, prendono la navetta e si recano a Ivrea!

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