Posted tagged ‘Restitution’

Terrorismo internazionale e terrorismo istituzionale!

27 febbraio 2015
La Porta dei nostri ricordi.

La Porta dei nostri ricordi.

Assistere impotenti al saccheggio della Storia fa male. Vero dolore fisico. Una botta in testa che stordisce e fa soffrire. L’ignoranza barbara dei terroristi non si ferma davanti alle vite umane e all’identità di un popolo (compreso il loro) che è fatta appunto di Storia. Quante volte abbiamo detto e sentito che il passato è fondamentale per capire il presente e preparare il futuro? Tantissime volte. Quasi una cantilena che rischia di diventare noia, eppure è così: l’insieme di ieri è la Storia di oggi. Cancellare la Storia significa ricominciare senza bagaglio: il passato non serve perché non c’è niente da capire. Non si deve capire, ma subire. E questa affermazione che racchiude in sé una politica ben precisa, la troviamo anche qui, nella civilissima società occidentale. Anche in Valle d’Aosta. La scarsa cura complessiva verso i Beni culturali, l’atto vandalico perpretato contro la Porta Pretoria ed eseguito dal terrorismo istituzionale locale, hanno ucciso pezzi della nostra Storia e quindi della nostra identità. Sembra esagerato ciò che scrivo, ma se fate attenzione non è così paradossale. Si tratta di modalità differenti e meno gravi in quanto è possibile porvi rimedio, ma il risultato finale non è poi così diverso.  (altro…)

Chiuso per fallimento!

5 febbraio 2015

Dell’identità della Valle d’Aosta e della sua salvaguardia non ha mai fregato a nessuno in primis all’Union valdotaine. La prova, se ce ne fosse ancora bisogno, è il fallimento della scuola plurilingue. Un progetto nato dall’interesse di alcune mamme con figliolette in raggiunta età scolastica. Partorito di fretta e finito con altrettanta fretta. Un progetto simile, se serio, non può nascere da un’esigenza personale, ma da una visione culturale ampia, dotata di obiettivi e di orizzonti per tutti. Non è stato così né potrà mai essere così. Diamo un’occhiata in giro. (altro…)

Valorizzare cosa?

17 novembre 2014

Quante volte avrete letto e sentito che bisogna valorizzare i Beni culturali, volano per un turismo in crescita? Tante, tantissime volte, eppure i fatti dimostrano quanto poca sia la volontà politica in tal senso. Laurent Viérin ha dato il via alla RESTITUTION che altro che danni non ha fatto: la Porta Pretoria è il testimonial principe della sua azione amministrativa. Ha confermato la tradizione feudale che vede nei rapporti personali il metodo di eccellenza per la scelta di un programma, mai ha dato il via a un progetto politico globale, confidando nell’ausilio di personale competente. Unico assessore che si è mosso in tal senso è stato Liborio Pascale che ha inaugurato una stagione culturale vivace e irripetibile (lo dico per onestà, personalmente non ho avuto buoni rapporti con l’allora direttore artistico Janus). In piccola, piccolissima parte lo ha seguito Ennio Pastoret, poi tutto è rientrato nei gusti e nella gestione personali del politico di turno: la RESTAURATION! (altro…)

Proprietà dei valdostani?

26 luglio 2014

Il Pont d’Ael restituito ai valdostani! Ma che cazzata è? Come se a Roma dopo il restauro del Colosseo dicessero: il Colosseo restituito ai romani. In Egitto le Piramidi restituite agli egiziani. A Parigi la Tour Eiffel restituita ai parigini ecc ecc. No! Miei cari politici, i monumenti che sono in territorio valdostano appartengono all’Umanità intera! So che questa ampia visione cozza contro la mediocrità dei vostri principi nonché limiti intellettuali e che l’autoreferenzialità gioca elettoralmente in vostro favore, ma non potete oltre ritenervi i signori incontrastati del feudo Valle d’Aosta. La Valle d’Aosta appartiene al mondo così come il mondo appartiene alla Valle d’Aosta. Avete fatto di tutto per erigere un muro simbolico, Caveri lo voleva addirittura fisico, che ci isolasse per facilitare i vostri traffici, il vostro controllo capillare… una subcultura mafiosa doc che si è innestata con quella di importazione calabrese. L’autonomia l’avete interpretata come possesso, il vostro possesso delle risorse e delle persone e ci siete riusciti. Avete creato un esercito di mercenari al soldo della comunità, ma che voi avete usato come se fosse vostro. E la comunità è stata serva e quindi complice. Ma i monumenti, quelli appartengono a tutti anche se li violentate con la spregiudicatezza dell’ignoranza e dell’ingordigia. Per la loro salvezza che vi siano tolti dalle mani e ritornino sotto l’egida di una comunità più vasta come dovrebbero.

Ma la pensione mai?

12 maggio 2014
Rieccolo!

Rieccolo! Ne avevamo bisogno!

La piccola bottega degli orrori

28 settembre 2013

Viene definito un nuovo spazio espositivo, in realtà è un bazar di carabattole appese su grate di ferro. Sto parlando della cappella di san Grato eretta nel XV secolo e ferita a morte nel XXI. Naturalmente la trasfigurazione da luogo sacro a piccola bottega degli orrori fa parte della solita Restitution. Infatti, secondo l’ufficialità espressa sia dai politici sia dai giornalisti, si tratta invece di un’opera di riqualificazione e abbellimento di un “tassello del vasto patrimonio monumentale” (ANSA). Bastava il restauro di ciò che era. Bastava la Madonna col Bambino della facciata, uno dei pochi affreschi votivi di inizio Cinquecento in Valle d’Aosta, per ridare alla cappella la sua importanza. Bastava la Pietà del XVI secolo posta nell’abside per far rinascire la sua bellezza. NO! Ci volevano gli artisti valdostani con le loro croste! Per farli felici e contenti non è sufficiente la saletta del Comune posta sotto i portici, ci vuole anche la cappella di san Grato! (Mi chiedo come mai quelli che hanno gridato allo scandalo per la Madonna dei gelati, non facciano lo stesso per quella delle griglie.). A suo tempo un orrendo pseudo altare aveva in parte nascosto e svilito l’affresco interno, oggi la nuova sensibilità estetica si esprime con ingordigia di forme. Quadri-quadretti-cornici-cornicette starnazzano volgarità cromatiche là dove il silenzio della sacra contemplazione era un obbligo riconosciuto. Questo vociare gradasso avrebbe la presunzione di destare interesse culturale quando invece esprime solo la puerile necessità di sentirsi padroni di un luogo. Il che non è necessariamente didiscevole se questo bisogno promuove la socialità fine a se stessa, meno se il luogo in questione è di importanza artistica e quindi aperto alla fruizione di tutti. Fruizione che deve essere sana e non inquinata dai narcisimi di chiunque. Confesso che tredici anni fa anch’io peccai e profanai il luogo con una mostricciattola spiritosa: “La mucca internet”; anch’io usai le famigerate grate, ma fu peccato veniale in quanto l’insulto durò tre giorni. In questo caso mi sembra di capire che il Comune abbia dato in comodato d’uso la cappella, ribattezzata così in Saletta san Grato: un peccato difficile da smacchiare.

Il senso che non c’è!

14 marzo 2012

Perplessa. Sull’attuale intervento alla Porta Pretoria sono e rimango perplessa. L’obiettivo è quello di riportare il monumento  al livello della strada romana, ma le esigenze contemporanee impongono l’uso di passerelle che non permetteranno affatto ai cittadini e ai turisti di poter percepire l’esatta monumentalità della Porta, in quanto i loro piedi poggeranno sul legno invece che sull’asfalto, ma alla stessa altezza di oggi. Dunque: che intervento è?  Se davvero l’obiettivo fosse quello menzionato le passerelle non dovrebbero esserci e il transito sarebbe organizzato diversamente per permettere una fruizione davvero realistica della Porta Praetoria. Oggi, dopo tanti anni, ho rivisto il vecchio acciottolato composto da sassi di fiume. Un colpo al cuore. Una meraviglia. Le antiche pietre imperiali come si accostano bene con il povero, ma dignitoso sasso! Che c’entra il legno? Che percezione avremo camminando sulle assi? Si vuole ridare un significato più autentico alla romanità stravolgendola con un uso dei materiali improprio! Possibile che non ne azzecchino una!

L’ignoranza al potere

28 aprile 2011

"Riscoprire la bellezza e l'unicità del patrimonio culturale locale."

Quello che conta sono le presenze! Certo la partecipazione in una manifestazione ne conferma il successo, ma il successo non è tutto. Quello che è realmente importante è ciò che resta in ognuno di noi, ma di questo non ci si preoccupa più. La nostra cultura millenaria, quella che ha disegnato il nostro paesaggio e le nostre città, non appartiene al presente, si colloca in un lontano passato, così distante da non suscitare in noi nessuna meraviglia, figuriamoci il rispetto. Questa è l’orribile piazza Severino Caveri che-abbiamo-pagato perché diventasse, appunto, un centro di ritrovo e di passeggio. Obiettivi mancati. Il degrado implicito nella progettazione ha spinto sia i cittadini sia gli amministratori a maltrattarla ulteriormente. Questo, secondo gli scopi amministrativi e professionali, avrebbe dovuto essere il parco archeologico di quella che fu, in tempi romani, una platea forense. L’intelligenza creativa avrebbe dovuto nobilitare le antiche pietre, renderle visibili al pubblico. Qui il concetto di Restitution non è mai stato applicato, eppure le mura sono quelle romane e il luogo è estremamente importante per la storia della città. Quelle colonne di granito rievocano l’antico colonnato in puddinga…, il cantiere che da moltissimi anni ci vieta di poter fruire della piazza Giovanni XXVIII, a cosa serve? solo a creare disagi? se poi la fine dell’archeologia è questa? In questo parco-che-abbiamo-pagato, le pietre romane colloquiano con putrelle di acciao contemporanee. Anzi direi, considerato il numero di queste ultime, che succede il contrario. La Soprintendenza ai Beni Culturali che dice di questo scempio aggiunto allo scempio? Si è da poco conclusa la settimana della Cultura, occasione che offre ai cittadini di poter conoscere il patrimonio regionale, il criptoportico forense, a due passi da questa scelleratezza, ha registrato un afflusso di presenze superiore (2.865) rispetto al castello di Issogne (1.628) e di poco inferiore a quello di Fénis (3.306), è indubbio il fascino di questa struttura di epoca augustea, un fascino che avrebbe potuto raddoppiare, se ci fosse stata un precisa volontà di Cultura e di Bellezza.

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Non si sputa nel piatto…

4 novembre 2010

Nell’articolo: “Il bambino e l’acqua sporca”, pubblicato sull’ultimo numero di Alpe, Viviana Rosi taccia di superficialità coloro che si mostrano contrari alla gestione nostrana della cultura. Invita ad “analizzare i contenuti artistici, intellettuali e gli usi politici” delle varie manifestazioni organizzate dalla Regione, al di là della demagogia e dei luoghi comuni. Preoccupata che “il facile sdegno per i costi” possa diventare la scusa per “buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.” Noi, di Patuasia, siamo sempre stati e lo siamo tutt’ora, molto critici nei confronti della proposta culturale locale. Non tiriamo in ballo la Saison che ci sembra il minimo che possiamo avere (cinema di qualità, teatro, operetta, non possiamo fruirli diversamente), ci limitiamo semplicemente a constatare che nonostante i milioni di euro spesi, il livello culturale della Valle d’Aosta resti spaventosamente basso. Invita, la Rosi, alla lettura della filosofia della Restitution. Il Teatro romano ci è stato restituito con un trasloco dell’impalcatura di pochi metri; l’area megalitica di Saint-Martin dopo vent’anni è un cantiere aperto, tanto orribile quanto fuori luogo e tempo (solo la Sagrada Familia, di Gaudì, ha conservato negli anni il fascino delle origini); lo Splendor chissà, se faremo in tempo a vedere gli arredi. Per tutto il resto ci sembra che il concetto tanto reclamizzato (trattasi soprattutto di restauro e conseguente fruibilità) non appartenga a una determinata filosofia locale, ma a un doveroso compito istituzionale. Siamo convinti che la cultura, così come viene gestita, sia, più o meno consapevolmente, considerata da tutti, compresi coloro che ci lavorano in ambito istituzionale, come un qualcosa di superfluo. Più vicina all’intrattenimento e al diversivo che a uno strumento di crescita individuale e collettiva. Un milione di euro speso per la Festa della Valle d’Aosta è stato un insulto: questo sì che avvalora la tesi dei tagli necessari. Una propaganda misto griglia con chiare finalità elettorali. Questa non è cultura. Per noi la cultura è altro. E’ occasione, strumento, opportunità per migliorare se stessi. Se la cultura non viene metabolizzata, rimane semplice informazione. Si possono leggere cento libri al mese, ma se si cena guardando la televisione, se si trascurano i figli, se si arriva constantemente in ritardo, ecc ecc, tutti quei libri non sono serviti a niente. Noi, in quanto collettività, non siamo migliorati affatto, evidentemente qualcosa non funziona: che sia il bambino?

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Questa restitution…

30 ottobre 2010

Questa è la prima di una serie di performance sulla città a firma di Patrizia Nuvolari. Un’ingenua che ancora crede nel potere dell’arte intesa come azione sulla realtà. Un’utopia che ha accarezzato i cuori degli artisti negli anni settanta e che ancora pulsa.