Posted tagged ‘Religione’

Abbacchio al forno!

16 marzo 2013

La pericope del Buon Pastore è agghiacciante. “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, questo estratto della metafora la dice lunga su come la tradizione culturale cristiana presenta il popolo: pecore. L’individualità appartiene a uno solo, tutti gli altri ne sono privi. Noi siamo solo un gregge che abbisogna di un buon pastore capace di condurci sani e salvi fuori dall’ovile, perché da soli non sappiamo trovare il pascolo che ci possa nutrire. Così esposti nella nostra fragilità umana all’assalto dei lupi, così in balia di chiunque voglia approfittare di noi. Pecore! Se questa parabola può trovare una giustificazione simbolica nella sfera religiosa che conduce nei pascoli del cielo, quando sconfina dai recinti della retorica cristiana per farsi politica diventa assai pericolosa. Noi italiani che ospitiamo da 2000 anni la Chiesa cattolica, ben incistata dentro alle mura del nostro Stato, ne abbiamo subito le influenze culturali e perciò, più di altri, siamo predisposti alle dipendenze dei buoni pastori che via via si sono e ancora si avvicendano, sulle nostre teste. Con la minaccia del sopraggiungere del lupo (comunista, statalista, centralista, europeista,…) cerchiamo disperatamente la protezione di un unico buon pastore per camminargli dietro e raggiungere la meta. Sempre la stessa: un forno caldo per un buon arrosto di agnello! Per favore non mangiate gli agnelli a Pasqua, sarebbe un atto di cannibalismo!

Liberi tutti!

8 dicembre 2009

Renato il caldo!

Sempre su You tube, Renato Favre si dichiara “basito e stupito della famigerata sentenza della Corte Europea che vuole togliere i crocifissi nelle  (si dice dalle, ndr) scuole, che va contro  al principio di un libero Stato in libera Chiesa”. Noi ci chiediamo: il Presidente conosce il significato delle parole? E soprattutto conosce la storia? Intanto si dice  libera Chiesa  in libero Stato (è la Chiesa a stare dentro allo Stato e non viceversa!); la frase fu utilizzata da Cavour nel suo intervento al parlamento il 27 marzo 1861 ed esprime il concetto laico di uno Stato libero da vincoli religiosi. Che la Chiesa si occupi delle anime dei suoi iscritti e lasci perdere tutto il resto. Tradotto all’oggi che il crocifisso stia nei luoghi di culto e non in quelli di pubblico dominio.

Questo lapsus la dice lunga sull’orizzonte culturale del nostro caro Renato!

____________________________________
Condividi su Facebook:

La laicità dello Stato!

25 novembre 2009

Un esempio di quanto è laico il nostro Stato!

____________________________________
Condividi su Facebook:

Brava Soile!

4 novembre 2009

Preferisco stare in chiesa, in classe c'è troppo casino!

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha sentenziato che “la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”, oltre a essere una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. Così, la cittadina italiana Soile Lautsi Albertin si prende una bella rivincita sul bacchettone istituto statale, Vittorino da Feltre di Abano Terme che aveva negato di togliere, dalla classe frequentata dai suoi due figli, il “simbolo della storia e della cultura italiana“. I giudici di Strasburgo hanno finalmente preso le parti di chi professa un’altra religione o non la professa affatto. Hanno ribadito il concetto del pluralismo educativo, in quanto ingrediente essenziale per la conservazione di una società democratica. Pluralismo riconosciuto anche dalla Corte costituzione italiana! Eppure, un cosa tanto ovvia ha creato perplessità anche in quei partiti che dovrebbero difendere la laicità dello Stato, primo fra tutti il PD. Bersani, come la Gelmini, considera il crocifisso un oggetto tradizionale (come una gondola?) che, come un qualsiasi souvenir italiano, non può offendere nessuno (lo spieghi agli atei e ai musulmani). Non c’è che dire, proprio una bella gara di presunzione bipartisan! E poi, com’ è possibile anche solo immaginare che un segno che ricorda una morte straziante sotto gli occhi di una madre possa, anche solo vagamente, essere assunto come valore educativo? Educare a cosa? All’amore attraverso la tortura e la sofferenza? Ma questo è sadismo! Che ci fa un uomo morto, inchiodato su una croce (seppur piccolo-seppur di plastica-seppur di serie) sopra una lavagna dove scrivono i bambini? E’ con questa immagine violenta, raccapricciante che si esprime l’identità spirituale del popolo italiano? Beh, se i frutti di codesto simbolismo sono i comportamenti “privati” dei nostri politici, possiamo dire che l’oggetto tradizionale ha fatto clamorosamente flop!

____________________________________
Condividi su Facebook: