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1° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
1° Premio Patuasia-Artisanat 2015

1° Premio Patuasia-Artisanat 2015

Il Primo Premio Patuasia-Artisanat va a Guido Diemoz per la sua opera “La fienagione”.

“La fienagione” di Guido Diemoz è perfetta dal lato compositivo, un punto di vista che mai viene considerato nelle selezioni ufficiali. Eppure qualsiasi creazione artistica è frutto di un linguaggio che è il vero contenuto dell’opera. Il significante è, nell’arte, il vero significato. Invece l’ufficialità si ferma su quest’ultimo e solo e unicamente su di esso. Questa è un’opera bella non perché ben rappresenta un uomo che solleva un covone di erba e ricorda il passato contadino della nostra valle, è bella perché l’architettura delle sue linee si manifesta in una forma assoluta. L’uomo si trova al centro di uno spazio vuoto: un prato concavo che lo racchiude. Sulle sue spalle trasporta un enorme covone: l’erba raccolta. La natura offre, l’uomo prende. Il vuoto e il pieno che si contrappongono. Se l’uomo dovesse cadere, l’erba del covone tornerebbe a riempire lo spazio svuotato di essa. Solo le corde che trattengono il fascio testimonierebbero il suo intervento. L’uomo si eleva sulla natura tramite il lavoro. Con la sua fatica. Ma non ne intacca l’armonia, perché la sua sopravvivenza è dovuta alla comprensione delle leggi naturali. L’uomo si erge sì, ma con rispetto. Conosce il delicato equilibrio. E ne fa parte. Questo racconta la scultura di Diemoz, ma non è la narrazione a farlo, bensì le forme. Le linee concave e convesse che si snodano con equilibrio, il segno sicuro, il disegno chiaro e semplice, i volumi armonici, cioè il linguaggio che crea una scultura.

2° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
2° Premio Patuasia-Artisanat 2015

2° Premio Patuasia-Artisanat 2015

Il secondo Premio Patuasia-Artisanat 2015 va al Maestro: François Cerise. L’opera in questione è Santa Caterina. Una figura allungata con appena qualche incisione a disegnare le pieghe dell’abito. La santa volge lo sguardo di lato come se un bisbiglio l’avesse appena distolta dall’incanto del silenzio. Tra le crespe della tonaca scorrono due steli che prendono la forma di due gigli. Delicati si appoggiano al viso di lei come a protezione. La materia è secca. Corrosa dal tempo. Il segno ruvido disegna angoli puntuti, ma quanta delicatezza in quei fiori che poggiano leggeri sullo zigomo. François Cerise è un poeta. Lo è per natura, per indole, per grazia ricevuta. Non c’è scuola che tenga: la poesia alberga nella sua anima e ce la rivela ogni anno con le parole del legno.

Meriterebbe un Museo a sé! (Ricordo che ha donato nel 2003 alla collettività valdostana 5.000 pezzi di cultura materiale riguardanti il territorio valdostano e dove sono?).

3° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Anche Patuasia, come ogni anno, consegna i suoi premi simbolici alle migliori prime tre opere, esposte nella Fiera di sant’Orso 2015.

Il terzo Premio va allo scultore Roberto Lunardi per “La classe”. Un’opera curiosa, composta da diversi moduli simili legati fra loro da una cinghia di cuoio che permette una chiusura a bozzolo. Ma non è questo il particolare più interessante, piuttosto la reiterazione di un soggetto: la coppia di alunni sorpresa in pose differenti durante una lezione, che determina un insieme piuttosto singolare. Il segno è essenziale, appena abbozzato; l’assenza di cura conferisce ai personaggi una carica espressiva grossolana, quasi primitiva e per questo energica. La semplicità del disegno che corrisponde ai tratti infantili è propria del “fare” valdostano. Una peculiarità che contraddistingue il nostro artigianato da quello trentino più levigato e rispondente alla natura. Da noi si è da sempre preferita l’espressione alla rappresentazione del reale. Purtroppo un linguaggio che va perdendosi in favore della banalità del vero.

1° Premio Patuasia-Artisanat

1 febbraio 2014
Il Primo Premio va alla Deposizione del Maestro François Cerise.

Il Primo Premio va alla Deposizione del Maestro François Cerise.

Il Primo Premio va al Maestro François Cerise. In questa Fiera di sant’Orso 2014 presenta una Deposizione che per intensità e forza espressiva ricorda la Crocifissione del pittore Grunewald. Non sto esagerando, con il grande fiammingo il nostro Cerise condivide la cruda espressività. L’indifferenza verso le proporzioni della figura umana che sono rese impossibili dalla comune drammaticità visionaria. La piccola Deposizione contiene in sé una carica emotiva sconcertante che va ben oltre le sue contenute misure. La scena si sviluppa su una linea convessa su cui campeggia la centralità della croce. Lo sguardo si concentra sul corpo abbandonato che viene come proiettato in avanti. Ai lati due uomini su scale accompagnano la discesa del Cristo tenendolo per mano. In basso la Vergine con altre donne si prepara ad accoglierlo. Le mani, poggiate su quel corpo corroso e deformato dal dolore anticipano l’abbraccio. Le lunghe e contorte e disarticolate braccia di Cristo ripetono la forma della croce. Ancora non ha trovato la pace. La materia è rozzamente graffiata, tormentata, consumata così simile alla vita. I volti dei personaggi e come tutti i volti e i corpi scolpiti da François, sono asimetrici. Sono brutti. Sono malati. Sofferenti. Come avevo già scritto sul catalogo della mostra che avevo curato nel 2004, unica personale dello scultore, ” I santi e i contadini di François Cerise sono accomunati dal destino di vivere. E vivere significa essere intrappolati, comunque, dalla pena.” Abbiamo un poeta, uno scultore, un testimone di un fare artistico ormai introvabile, eppure pare che non ci sia. Per lui vorrei un museo che raccolga le sue opere migliori, se lo merita, perché lui è il Maestro.

La Deposizione di François Cerise. Primo Premio Patuasia-Artisanat 2014

La Deposizione di François Cerise. Primo Premio Patuasia-Artisanat 2014

 

2° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2014
Il 2° Premio Patuasia-Artisanat alla scultrice Roberta Bechis.

Il 2° Premio Patuasia-Artisanat alla scultrice Roberta Bechis.

Il secondo Premio va a Roberta Bechis. Diplomata all’Accademia di Belle arti è una scultrice che si affranca dalla tradizione e presenta uno stile che va dal realismo al simbolismo. Contrasti espressi dal segno pulito ed essenziale dell’abito del santo e dal segno graffiato e inciso che ben disegna l’espressività del volto ricco di particolari. Lo sguardo è assente. Perduto nei pensieri che non hanno uno spazio temporale. Un altrove mistico che ci allontana. Nessun rumore disturba il suo silenzio. Un corvo è posato sul suo braccio e lo guarda. Immobile. Il corvo è nero come la tunica. La notte li avvolge entrambi in linee sinuose e protettive.