Posted tagged ‘PD valdostano e Sinistra Unita’

Gli utili-idioti

18 marzo 2015

La vittima per eccellenza di queste elezioni è l’identità politica. Era facile prevederlo. Siamo tutti autonomisti, siamo tutti per il cambiamento, per lo sviluppo, per la promozione della città, per la responsabilità, per i giovani… in questa globalizzazione dell’aria fritta è facile saltare da un recinto all’altro. Si individua quello con la mangiatoia più generosa. E le porte sono aperte ovunque. L’UVP accoglie un ex socialista dopo aver criticato la casa madre di essersi socialistizzata; ex federalisti vanno a brucare nella Stella alpina; ex stellafioriti trovano la biada nell’Union; ex fasci portano acqua a un eventuale sindaco del PD… E’ il delirio che denuda la realtà. Ciò che si è sempre detto trova innegabile conferma: la cadrega è l’unica motivazione concreta. La teoria un’esca per conquistarla. (altro…)

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Lo svacco!

7 marzo 2015

Con la scusa dei niveaux differents ognuno fa il cazzo che vuole. In un paese c’è un’alleanza nel paese vicino ce n’è un’altra del tutto contraddittoria con la prima. Che a monte dovrebbe esserci un programma, delle idee, anche solo dei suggerimenti comuni, non frega a nessuno. E’ sempre stato così… e nello svacco totale in cui versa la politica, soprattutto in casa nostra dove dopo due mesi ancora non abbiamo un presidente del Consiglio, subentra una forma di trasparenza: lo schifo si vede di più! La demagogia è stata detersa con il Vetril dell’arroganza che ha eliminato l’opacità e rivelato la brillantezza degli interessi ad personam. Se questi fanno felici i protagonisti ecco che i programmi elettorali coincidono. In linea di principio dovrebbe essere il contrario. (altro…)

Les mots!

3 maggio 2014

Les mots che vengono usati durante questa crisi politica sono imbarazzanti. Il più fuori luogo di tutti è il marchio: Renaissance. Seguono cambiamento, rivoluzione, orgoglio, libertà, responsabilità, governabilità… Insomma si vuole voltar pagina. Si vuole un’ altra Valle d’Aosta. Come? Nel modo che Viérin ha definito essere ormai una farsa. Uno stallo politico dovuto e mi dispiace dirlo, non alla testardaggine di Rollandin, ma all’incapacità della minoranza di presentare una mozione di sfiducia costruttiva. Mozione che, indicando il nome del Presidente e degli assessori, dimetterebbe all’istante l’intera Giunta, compreso Rollandin. Perché non lo fa? Qual è la sfumatura che noi mortali non riusciamo a cogliere fra la mozione di sfiducia costruttiva e l’elezione dei nuovi componenti della Giunta regionale in Consiglio? Rollandin l’ha chiesta da subito, ormai più di un mese fa, possibile che l’opposizione in tutto questo tempo non sia riuscita a presentarla? Lotta procedurale, dice sempre Viérin, o inettitudine? Dopo tanta esperienza maturata in Consiglio non ci si dovrebbe far prendere così alla sprovvista no? Si dovrebbe sapere come si fa per dimettere un Presidente che non ne ha voglia e che, nel pieno suo diritto, chiede di venire sfiduciato seguendo la prassi. La crisi è nata più di un mese fa, ma l’impasse è colpa solo di Rollandin. – “E’ una situazione di grande imbarazzo, gli uffici hanno preso una topica clamorosa. Chi può risolvere la crisi è il Presidente ma non lo fa“, dice Raimondo Donzel del Pd-Sinistra Vda. E Albert Chatrian di Alpe: “La testardaggine del Presidente fa molto male ai valdostani” (aostasera.it). Naturalmente scaricare ancora una volta tutte le responsabilità su un unico capro espiatorio (intendiamoci di responsabilità ne ha moltissime e gravi), è facile, solleva dalle proprie. Ma è una lettura troppo comoda ed è questo infantilismo che fa male ai valdostani. L’attuale stallo l’ha creato l’opposizione che, priva di un disegno chiaro, fiduciosa in persone come La Torre, si è lanciata in un’avventura che non ha saputo gestire. Ansia di prestazione? Se, come si dice in giro, la crisi verrà risolta con un governo a larghissime intese dove i partiti localisti soffocheranno quel poco di nazionale che rappresenta il PD, con una Union ridotta all’opposizione insieme ai due grillo-talpa, sarà un bel cambiamento! Una vera Renaissance! Libertà di espressione? Paese di merda!

 

Elezioni, dunque!

30 aprile 2014

Mi fermano per strada per chiedermi cosa ne penso della crisi. (Non sono segretario di nessun partito, non sono in nessun partito, il mio è solo un punto di vista come ce sono altri.). Quer pasticciaccio brutto di piazza Déffeyes si è impaludato e pare che nessuno abbia i numeri sufficienti per tirarlo fuori dal guano. E nel guano ci resterà anche a numeri raggiunti. Ipotesi larghissime intese: Alpe, UVP, PD-Sinistra VdA più fuoriusciti unionisti e SA. Così tese che saranno sempre pronte allo strappo. I grillo-talpa a quel punto perderanno interesse, saranno fuori dai giochi. Relegati all’opposizione insieme agli irriducibili unionisti. A fianco di Rollandin. A quel punto i nemici degli esordi poi diventati amici torneranno nemici? E per l’aperitivo cambieranno locale? Politicamente non avranno ottenuto nulla, qualche mal di pancia fra gli iscritti e simpatizzanti. Le altre ipotesi si giocano sempre sul filo del rasoio: 18 a 17 o poco più. In ogni caso uno schifo di Governo, raffazzonato secondo logiche che ai cittadini non piacciono più. A dire il vero anche la minoranza si è espressa più volte contro la politica dei giochini da palazzo, per non parlare del pentastellati! Dunque per coerenza con l’idea che vorrebbe dare di sè, dovrebbe chiedere un governo di scopo per avviare e approvare in breve tempo una riforma elettorale e poi chiedere ai valdostani di esprimersi. Elezioni, dunque. Parola in bocca a tutti, ma che spaventa non poco. Ma non vedo, nel senso della serietà e dell’onestà, altra percorribile strada. Con queste condizioni e con questi metodi, il prossimo governo partirà con la gamba sbagliata e non potrà che zoppicare.

N’hésitez pas? N’hésitez plus?

11 novembre 2013

Al Congresso dell’Union valdotaine si è parlato soprattutto in francese. Donzel del PD- Sinistra VdA e anche Ferrero del M5s si sono espressi unicamente nella lingua d’oltralpe. Più del primo stupisce il secondo. Perché? Perché da un grillino-ribelle-rivoluzionario-anticasta ci si sarebbe aspettato un comportamento, appunto, ribelle-rivoluzionario-anticasta. Mi piace pensare che il consigliere pentastellato abbia voluto dare agli unionisti un messaggio di questo tipo – non siete i soli depositari del francese e io lo parlo meglio di voi –  ma perché allora dopo aver esternato le sue virtù linguistiche non ha anche parlato in italiano? (La stessa domanda la rivolgo a Raimondo Donzel.). Il messaggio sarebbe stato più trasparente, aggettivo tanto gettonato dai grillini, invece l’esclusione della lingua di Dante da parte degli unici esponenti di partiti nazionali, lascia spazio al dubbio. Perlomeno giustifica l’integralismo etnico-linguistico di fasce consistenti nei partiti regionalisti. Al Congresso dell’Uv Stefano Ferrero dice che essere valdostani è una questione di cuore e Domenico Chatillard, sindaco di Valtournenche, afferma che l’Union bisogna averla nel cuore e non nel portafoglio. Il cuore sta al centro così come l’autonomia. Fuori e intorno ci sono i nemici: lo Stato e l’Europa. Il nemico, come ha detto il presidente unionista uscente, Ego Perron, non è tra noi ma fuori dalla Valle, parole che secondo Stefano Ferrero sono state “oneste, responsabili e coraggiose.(aostasera.it) Nessun pregiudizio nei confronti della Balena rossonera. Un’apertura che lascia interdetti: fino a ieri Stefano non si mescolava tra gli altri politici per non esserne contagiato. Nessuna stretta di mano. Oggi parole di augurio e attestati di stima nei confronti del nuovo presidente Ennio Pastoret, assessore per lunghi anni e senza dubbio, come ha  ricordato Osvaldo Chabod, uomo di casta.  Dunque, se Ferrero vuole cancellare la malfidenza che intercorre tra il suo e l’altro movimento, viene da pensare che la scelta di non parlare in italiano più che provocatoria sia stata una scelta politica. E se così fosse dobbiamo aspettarci un restyling in stile rustico del M5s? E quindi legittimato dall’embrassons-nous?

Capo espiatorio

23 settembre 2013

Che il problema sia solo Rollandin non è vero. Facile oggi creare ad hoc un “capo espiatorio” per convogliare su di lui tutte le responsabilità che invece devono essere distribuite su più fronti. Rollandin ha fatto e fa comodo. E’ servito e serve alle decine di mediocrità e spesso a vere nullità, che senza di lui sarebbero ancora a tagliare l’erba o a fare fotocopie. Non mi sono mai piaciute le iene che azzannano il leone ferito per prenderne il posto. “La politica deve uscire dalle stanze dei bottoni” dice la presidente dell’UVP, Alessia Favre, questa frase che sa di muffa dovrebbe esprimere il rinnovamento in atto. “La politica deve essere fatta dalla gente e usare il linguaggio della gente” continua la biondina al Rendez-Vous Progressiste. aostasera.it. Ma che due palle di retorica! Che assenza di linguaggio! Che vuoto di prospettive! No! La politica la devono fare i rappresentanti scelti dai cittadini fra i migliori e questi debbono usare un linguaggio e un comportamento impeccabili e corretti per dare il buon esempio. I cittadini dovranno, grazie ai referendum e ad altri strumenti di partecipazione, sorvegliare la buona amministrazione, rilevare le storture, segnalare le carenze, proporre soluzioni… che verranno ascoltate e realizzate da chi li rappresenta, altrimenti che cavolo li paghiamo a fare i consiglieri e gli assessori e i presidenti? L’eccessiva vicinanza con il potere crea clientela, voto di scambio, favoritismo, meglio che i politici siano vicini ai problemi, ma più distanti dalle persone e quindi misurabili solo e unicamente attraverso il loro operato. Questo sarebbe un cambiamento! Altro che feste, rendez-vous e musica e aperitivi e pranzi e cene! L’UVP è così diversa dall’UV che Perron tende una mano per la riconciliazione degli autonomisti. Ricucire la diaspora non sarà facile, il prezzo da pagare è alto: la testa del Capo come auspica la Favre. Il rinnovamento vorrebbe un parlamentare europeo: Caveri. E vorrebbe un nuovo leader: Viérin. Sai che novità e che affare per la Valle d’Aosta! Per contenere l’arroganza-chiusura autonomista e sperare in qualche cosa di realmente diverso per la nostra Regione occorre rafforzare i partiti con legami nazionali e, nelle mie simpatie, il PD-Sinistra unita e il M5s.

Meglio Carola che Carmela!

5 maggio 2013

Meglio Carola che Carmela perché? Gli sforzi messi in atto dal PD, quello di riunire in una lista unica la sinistra valdostana e quello di dare spazio alla società civile, esprimendo volti ed energie nuove, sono apprezzabili, è quindi più che mai necessario che ora sia l’elettorato ad essere coerente con le rivendicazioni fatte, e che sono state ascoltate, per apportare quel rinnovamento della politica tanto auspicato. Carmela Fontana, già consigliere regionale, appartiene al passato, a quella cultura di partito che è ormai obsoleta…, così abituata a cercare consenso con feste caprine, pranzi conviviali e lotterie. Un successo personale garantito più sulla simpatia, sul piacere, sulla conoscenza diretta… e confermato più da una eredità di voti fidelizzata negli anni che sulle reali capacità politiche e amministrative; una modalità trasversale che abbraccia tutta la vecchia casta. Se vogliamo liberarci di questo sistema per abbracciarne uno più meritevole sappiamo che dobbiamo incominciare dal voto: da una scelta consapevole. Meglio Carola dunque! Che si è fatta sul campo del volontariato, che ha dedicato tempo per una causa collettiva senza altri obiettivi se non quello di conservare l’aria respirabile per i suoi e per i nostri figli. Carola è l’oggi, è il noi che si fa politica e che non pagherà da bere a nessuno. E’ quella boccata d’ossigeno di cui abbiamo bisogno tutti per andare avanti. Pensate se ci ritrovassimo ancora una volta con le stesse facce, come ci sentiremmo? Ancora Fontana… ancora Rigo… ancora lo stesso modo di fare e di parlare, le stesse intonazioni, gli stessi errori di grammatica…  che pena! Ho scelto Carola e Carmela come esempio, è ovvio, come è altrettanto ovvio che personalmente non ho niente da spartire con le due signore in questione e che questa è e resta una valutazione squisitamente politica. Un invito a lasciare per strada tutto ciò che ha contraddistinto la casta nei suoi vizi, nei suoi metodi e nei suoi personaggi per fare spazio a nuove capacità, intelligenze e più stimolanti visioni. Prima che il cinismo non ci travolga tutti.