Posted tagged ‘Mercato’

Buone idee

17 ottobre 2014

Come posso non essere d’accordo con la proposta della Fiva che vuole portare il mercato in piazza Chanoux quando io stessa ho proposto di farlo? Condivido quindi pienamente l’idea purché venga strutturata in modo degno di una piazza aulica. Purché sia integrata in una visione d’insieme (quella che manca sempre) con il turismo ad esempio, con l’alimentazione a km zero altro esempio, con la necessità di dare spazio ai giovani agricoltori ecc ecc. Si recupererebbe una storia che ci appartiene che conferirebbe alla città parte di quella vitàlità autentica e identitaria che nel frattempo abbiamo dimenticato. Condivido anche l’idea di Alpe di un posto permanente per allestire mostre di artigianato, conferendo così alla città quella giusta artmosfera, indispensabile a una Capitale mondiale de l’Artisanat en bois. Il posto? La saletta comunale che è giusto accanto al negozio dell’Ivat!

Della privacy me ne fotto!

2 luglio 2010

Esercizio per la mente 1

Famiglia

La scusa è quella della difesa della privacy, la verità è molto più profonda. Intanto quale privacy? Ogni giorno riceviamo telefonate che ci invitano a quella o a quell’altra promozione: telefonia, vini, mobili, olii, vacanze… . Non ci lasciano pranzare in pace, dormire, andare in bagno: il telefono squilla e uno sconosciuto ci pubblicizza qualcosa, costringendoci spesso a far leva sulla maleducazione, salvo poi sentirci in colpa, pur di liberarcene. Conoscono le nostre abitudini, i nostri gusti, siamo sempre più rintracciabili… . E’ questa la privacy? No, il mercato è bulimico e della nostra intimità se ne frega. La nostra società è dettata dalle leggi del mercato quindi, di conseguenza, si potrebbe dire che la privacy non esiste, eppure formalmente lo Stato la difende. Perché? A parte la necessità del Primo Ministro di seppellire l’informazione per questioni personali, la difesa della privacy si confonde con quella della famiglia. E sulla famiglia si fonda il nostro Stato. Una famiglia sempre più ridotta, isolata, chiusa nelle pareti di casa, dentro alle quali ogni problema si fa gigante perché privato di un confronto che possa alleggerirne il peso. La famiglia è sola con i suoi problemi economici, sociali, affettivi. E’ questa la privacy! Una macchina che genera solitudine, che alleva la disperazione, che causa tragedie. La sacralizzazione del privato ha indotto la famiglia all’isolamento e la società che ne consegue è la sommatoria di queste solitudini. Eppure si è sempre detto che l’uomo è un animale sociale, dunque sarà a causa di questo vuoto che la famiglia è impazzita? E’ sufficiente leggere le cronache per rendersene conto. Una società sola è debole e ha paura. Più facile da manipolare. Utile e sano sarebbe tornare al sociale, coltivare il sentimento della comunità, dell’altruismo… per sconfiggere i demoni che, inevitabilmente, si fanno padroni nel buio di una ingannevole cella.

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Dalla parte dei consumatori!

8 aprile 2010

Michela Frison, titolare di un salone di bellezza, spiega, dalle pagine della Stampa, il suo disappunto riguardo alla crescita del 33% del numero di imprenditori cinesi, di cui i coiffeur hanno inciso maggiormente. L’onda gialla la preoccupa: “Dipenderà dai Comuni, basta non dare più licenze, è una concorrenza sleale. I cinesi fanno shampoo e piega per sei euro. Sono tornata oggi da Roma e ho visto che ci sono solo parrucchieri cinesi. Io ho le mie clienti di fiducia e non mi lamento, ma in Valle di parrucchieri ce ne sono già troppi. Ci mancano anche i cinesi». E’ probabile che la signora in questione voti per un partito liberale, al cui centro campeggi la parola libertà. E’ anche molto probabile che non ne conosca bene il significato, al contrario non avrebbe rilasciato questa dichiarazione. Inoltre non sa neppure che, all’oggi, non è più necessaria la licenza, ma è sufficiente una dichiarazione di inizio attività (DIA) ed essere in possesso della qualifica professionale. Ha comunque ragione nel ritenere che in Valle ci siano troppi parrucchieri: troppi parrucchieri che prendono venti, trenta euro per una piega! Allora ben venga la libera concorrenza. Saranno poi i consumatori a decidere da chi andare; ai nostri artigiani rimane, comunque, tutta la creatività necessaria per non lasciarsi sfuggire i clienti. Questo è il libero mercato signora Frison.

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