Posted tagged ‘Laicità’

Tolleranza? Meglio la laicità!

12 ottobre 2014

Secondo me la diversità non è una minaccia, ma una risorsa: tutti partecipano alla vita che non può che essere multiforme, nessuno sta nel centro del mondo, ma gira insieme agli altri. Per questo trovo aberrante il concetto di tolleranza perché conserva quello del suo contrario. Tollerare significa astenersi dall’aggressività nei confronti dell’altro che comunque pensa e vive nel modo sbagliato. Al di fuori del proprio pensiero, del proprio modo di vivere, c’è l’errore che, al massimo dello sforzo si può, appunto, tollerare. Al di fuori del proprio Dio, per tirare in mezzo anche la religione da cui il concetto di tolleranza nasce, non c’è verità alcuna. Bella presunzione, tipica del monoteismo. Noi che abitiamo nella Piccola Roma (ma anche il resto dell’Italia, ex Impero romano), dovremmo prendere lezione dai nostri antenati, molto più romani che celti o salassi. L’incontro degli dei romani con quelli di altri paesi faceva nascere nuove divinità, la loro non era dunque una religione immobile, ma si prestava al movimento, all’arricchimento, alla modifica continui esattamente come si comporta una lingua viva che è curiosa, attenta alla realtà, ai suoi cambiamenti e alle sue relative necessità. Le lingue morte invece sono bloccate, la novità è negata. Per molti l’appartenenza a un partito, a un’idea, è come una religione dove il  dio e la verità si identificano, mentre ogni altra verità è vissuta come falsa, perciò da combattere ed eliminare. Al massimo tollerare. La laicità ingloba in sé la pluralità delle opinioni, il confronto aperto, l’assorbimento delle verità che sono sempre più d’una. Qualsiasi tipo di religione compresa quella che prende la forma di partito, invece è assoluta e custodisce un’unica verità che non può, tolti i fragili paletti della tolleranza, che farsi aggressiva.

Illegale sarà lei!

27 Maggio 2011

Riceviamo dalla Consulta per la Laicità delle Istituzioni e volentieri pubblichiamo.

La Consulta Valdostana per la Laicità delle Istituzioni esprime il suo totale disappunto per le motivazioni del tutto strumentali che il sindaco di Aosta ha espresso, in occasione della seduta del consiglio di martedì 24 maggio, a proposito della, a suo dire, presunta illegalità dei registri comunali sui testamenti biologici. Più di ottanta comuni in Italia che li hanno istituiti (Torino in testa) dimostrano inequivocabilmente il contrario.

Nascondersi dietro al dito del formalismo burocratico per raggirare il problema di doversi esprimere su un tema di tale importanza è avvilente specie per chi, come il sindaco di Aosta, proviene da una cultura  laico-socialista.

La Consulta valdostana  per la laicità delle istituzioni esprime invece riconoscenza per i quindici consiglieri comunali (appartenenti a gruppi diversi ) che hanno firmato l’ordine del giorno per una scelta di civiltà che vuole  semplicemente essere rispettosa della volontà di ogni persona e delle sue convinzioni etiche e religiose.

Ci auguriamo che “l’impiccio formale sostenuto dal segretario comunale” possa trovare presto una risposta e che l’ordine del giorno possa essere finalmente discusso e approvato restituendo ad Aosta i riflessi  dei lumi della ragione, al posto delle ombre oscurantiste.

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Liberi tutti!

8 dicembre 2009

Renato il caldo!

Sempre su You tube, Renato Favre si dichiara “basito e stupito della famigerata sentenza della Corte Europea che vuole togliere i crocifissi nelle  (si dice dalle, ndr) scuole, che va contro  al principio di un libero Stato in libera Chiesa”. Noi ci chiediamo: il Presidente conosce il significato delle parole? E soprattutto conosce la storia? Intanto si dice  libera Chiesa  in libero Stato (è la Chiesa a stare dentro allo Stato e non viceversa!); la frase fu utilizzata da Cavour nel suo intervento al parlamento il 27 marzo 1861 ed esprime il concetto laico di uno Stato libero da vincoli religiosi. Che la Chiesa si occupi delle anime dei suoi iscritti e lasci perdere tutto il resto. Tradotto all’oggi che il crocifisso stia nei luoghi di culto e non in quelli di pubblico dominio.

Questo lapsus la dice lunga sull’orizzonte culturale del nostro caro Renato!

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La laicità dello Stato!

25 novembre 2009

Un esempio di quanto è laico il nostro Stato!

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Marianna è laica, Concetta no!

10 novembre 2009

Marianna è laica, Concetta no!

L’ennesima prova che la Valle d’Aosta non è un Paese di cultura francofona è la decisione espressa dall’assessore all’Istruzione e Cultura, Laurent Viérin, in merito alla sentenza della Corte di Strasburgo.
Il nostro attento difensore del francese, in questo caso, non ricorda il Paese-madre della lingua da lui tanto amata che è anche patria di una rivoluzione che ha scisso, in modo inequivocabile e da un po’, il potere temporale da quello religioso. Alla sua laicità, a cui dovremmo in quanto francofoni-vicini di casa  sentirci influenzati, lui SOLLECITA il Governo italiano a ricorrere contro la sentenza della Corte europea (ma quale carrefour d’Europe!). INVITA tutte le scuole di ogni ordine e grado a mantenere il crocifisso nelle aule. Che coerenza è mai questa? La cultura non si esprime solo tramite la lingua, ma è un complesso di valori più vasto di cui la lingua è un elemento importante, ma non il solo. Il suo atteggiamento, lungi dall’essere quello di ispirazione liberale nato dalla rivoluzione francese, è piuttosto quello conservatore e bigotto di una società vecchia e chiusa in se stessa.

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A piedi scalzi vogliamo solo Sandie Shaw!

1 ottobre 2009
Io non credo in Dio!

Io non credo in Dio!

Ci siamo chiesti il senso e non lo abbiamo trovato. Una delegazione valdostana, guidata dall’infaticabile Presidente del Consiglio regionale, Alberto Cerise, e  dal consigliere Enrico Tibaldi, si è recata a Cracovia per la cerimonia conclusiva di un progetto denominato: “Tom Perry a piedi scalzi sui sentieri di Giovanni Paolo II. Le care montagne che parlano di Dio”. Chi sia Antonio Peretti (in arte Tom Perry=un nome una garanzia!) non lo sappiamo e neppure ci teniamo a conoscerlo; che se ne vada su e giù per le montagne a piedi nudi è affar suo e non lo riteniamo rilevante (in Africa lo fanno quasi tutti). Che le montagne parlino di Dio non lo crediamo affatto. Che il Consiglio Valle abbia sostenuto l’iniziativa giustificandola con  il richiamo al messaggio di Papa Wojtyla sul legame semplice che unisce l’uomo alla montagna, ci fa cascare le braccia. Il Consiglio regionale interpreta la spiritualità da un solo punto di vista che è quello della Chiesa, ma la collettività che il Consiglio dovrebbe rappresentare è composta anche da altre sensibilità che sembrano, invece, non contemplate.  Il concetto di laicità continua a sfuggire alla politica. La montagna, con le sue cime infestate da brutte sculture rappresentanti madonne e croci, è appannaggio di una fede sola e, se incominciassimo a chiedere che le vette ritornino al loro aspetto naturale? Molto più vicine allo spirito di un traliccio incrociato?

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