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Uomini e topi

24 febbraio 2011

Non è Tripoli!

La Libia è un paese ricco. Fluttua su petrolio e gas. Dal punto di vista turistico è un gioiello da scoprire: mare cristallino, deserto magico, siti archeologici da sindrome di Stendhal. Ma tutta questa abbondante ricchezza di risorse non si traduce in benessere. Il centro storico di Tripoli è fatiscente (i restauratori italiani lo trasformerebbe in una meraviglia come hanno fatto all’Havana), c’è sporcizia dappertutto, ratti grossi come cani attraversano incuranti la strada. Sabratha e Lepthis Magna, due antiche città prima fenicie e poi romane, commuovono tanto sono belle, di quella pietra rosa e luminosa che contrasta con il blu del mare. I mosaici sono abbandonati fra i rovi, le architetture e gli ornati a disposizione dei ladri, i peggiori fra i quali appartengono alla Famiglia e agli amici della Famiglia. Ogni tanto, così mi è stato detto, sparisce un capitello, un bassorilievo… , trattasi di regali per questo e quella. I libici hanno l’energia eppure vivono in case miserevoli senza strade, negozi…, quartieri costruiti nel niente e spesso vuoti. Perché vi racconto questo? Perché quella ricchezza collettiva non tradotta in qualità della vita per tutti, seppur con le dovute cautele, mi ha fatto venire in mente casa mia. Il luogo dove vivo. Ricco eppur miserevole. Un paio di giorni fa è crollato un pezzo di soffitto in un’aula dell’Istituto Regina Maria Adelaide. Solo la fortuna ha concesso che non ci fossero vittime. Diverse classi sono state trasferite altrove, il che significa disagio. Possibile che i nostri ragazzi non possano godere di un servizio scolastico all’altezza del nostro reddito? Che non abbiano delle palestre? Che non possano usufruire di un trasporto efficiente e puntuale? Siamo ricchi ricchi ricchi eppure dove si è tradotta e si traduce tanta dovizia? Mi guardo intorno, non vedo ratti che attraversano la strada, oppure sì…

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