Posted tagged ‘Gianni Rigo’

Donzel, prrrrrrrrrr!

9 marzo 2015

L’avvocato dei politici piddini coinvolti nell’inchiesta sull’uso dei contributi dati a i gruppi consiliari, Oliviero Guichardaz, dice: “Crediamo di aver dimostrato l’assoluta buona fede dei nostri assistiti. Gli impieghi dei gruppi sono sempre stati in gran parte inerenti e comunque improntati ad un utilizzo che fosse finalizzato a un impiego politico, senza che ci sia stata nessuna forma di appropriazione personale”.  (La Stampa). Per essere preciso l’avvocato avrebbe dovuto aggiungere, dopo personale, la parola: diretta. Che razza di impiego politico può avere una “Calabria in festa”, se non quello di dirigere il consenso verso qualcuno? E i regali di nozze quale obiettivo di interesse collettivo potranno mai avere? E i soggiorni? E le cene? E la carne di capra? E i versamenti pensionistici?Alla consigliera Carmela Fontana viene contestato un peculato di 40.800 euro, a Donzel 11.900 euro, a Rigo 10.700 e fanno 63.500! Poi c’è il finanziamento illecito e l’indebita percezione di contributi pubblici contestati a Millet, Rollandin e ancora ai tre consiglieri di cui sopra. Insomma il PD ci fa una figura di merda!

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I pirla siamo noi!

14 febbraio 2014

Quello che a prima vista balza agli occhi è che tutti i partiti sono coinvolti nello scandalo dei contributi  dati ai gruppi consigliari, esclusi ovviamente quelli che non erano presenti nella precedente legislatura. Ci sono peccati veniali e peccati mortali, è vero, occorre fare dei distinguo, ma sempre di peccati si tratta e noi, comuni cittadini, dei peccatucci e peccatoni dei nostri politici ne abbiamo le scatole piene. Anche perché quando a sbagliare siamo noi non abbiamo facili sconti! Per il politico c’è sempre una giustificazione: “Siamo stati dei pirla“, diceva l’ex consigliere del PD, Gianni Rigo, come se essere dei pirla fosse un’attenuante! Ci piace essere governati dai pirla? Quelli del PdL, della Stella alpina e della Fédération fanno anche di peggio, scaricano le responsabilità sulla legge che è fatta male. “Non era richiesta giustificazione delle spese, la legge non era chiara.“, dicono, come se il divieto di uccidere e di rubare funzionasse solo perché c’è una legge che lo vieta. Questa è un’ammissione grave ed evidenzia la loro totale assenza di moralità. Perché legge chiara o meno quei soldi erano pubblici e servivano per finalità istituzionali non per andare a far festa! Dal 2009 al 2012 la Stella Alpina ha incassato oltre 300.000 euro. “… gli assegni bancari che sono stati tratti da parte del capogruppo Salzone Francesco, con addebito sul conto corrente intestato al gruppo consiliare Stella Alpina, emessi direttamente a beneficio di se stesso e dei consiglieri Comé Dario (vice capogruppo), Lanièce André e Viérin Marco”. (aostacronaca.it)  L’Union valdotaine pare abbia usato i soldi per finanziare il giornale. Tra il finanziamento pubblico statale, regionale e quello proveniente dal gruppo, Le Peuple valdotain, settimanale in bianco e nero di due fogli, costa una cifra da brivido, se non sbaglio più di 400.000 euro l’anno! Ma è possibile? Anche l’Alpe dice di aver usato i fondi per finanziare illecitamente il partito e poi il Pd che li ha spesi per campagne elettorali, giornali, feste caprine, lotterie… un modo subdolo per cercare il consenso con i soldi di tutti.

Arrivano i vitalvizi!

31 Mag 2013

Attendo con ansia di conoscere le cifre della liquidazione e del vitalizio mensile dell’ex assessore Lavoyer, che per circa 30 anni ha prestato la sua opera di pensoso statista al servizio del “glorioso popolo valdostano”. In tema di trasparenza e di costi della politica, spero che il M5S si occupi anche di questa questione. Se la politica è un servizio alla comunità, quanto è stato remunerato questo servizio nel caso di Lavoyer? Escono dal Consiglio regionale, dove hanno confortevolmente soggiornato per decenni, quasi tutti i membri della più inutile, pigra, inconcludente, sonnacchiosa e distratta commissione antimafia della storia italiana: Empereur, Salzone, Lavoyer, Prola, Jean Rigeau, Lattanzi. Riconfermato il solo Bertin, l’unico che per nostra fortuna abbia seguito il problema da sveglio, senza pisolini nel pomeriggio. A differenza di tutti gli altri consigli regionali, che sempre si sono dotati di un’osservatorio antimafia permanente, la commissione non ha deciso di procedere in questa direzione.
Alla luce della sentenza “Tempus venit” e di quella del sequestro dei beni della famiglia Nirta, una decisione improvvida e superficiale. Il nuovo consiglio regionale , in proposito, non può che migliorare. Anche in questo caso, meritate pensioni, che sarebbe opportuno conoscere.
Antonio “Tonino” Fosson, leader di Comunione & Liberazione e della corrente clerico-localista dell’Union, può pagare molto caro lo scandalo di Andrea Ferrari , ex direttore della casa di riposo Festaz, indagato per peculato e per simulazione di reato.
Come noto secondo l’ipotesi accusatoria il Ferrari, ora dimissionario, avrebbe sottratto mobili di pregio di proprietà dell’istituto. L’imbarazzo politico deriva dal fatto che l’ormai ex direttore è sempre stato considerato politicamente vicinissimo alle idee dell’ ex senatore, suo sicuro ed attivo supporter all’interno della casa di riposo. Per queste ragioni una parte dell’Union ( forse quella che ha conservato un minimo di laicità?) sembra propendere per non insediare Fosson alla Sanità, forse usando pretestuosamente dello scandalo Festaz per non rafforzare troppo l’ex senatore. (roberto mancini)

Tu chiamala, se vuoi, credibilità

30 marzo 2013

Alla tornata elettorale per le regionali avremo principalmente due coalizioni che si fronteggeranno: il centro destra composto da UV, Stella alpina e Fédération e il centrosinistra composta da PD, ALPE e UVP, se la prima formazione è fortemente conservatrice, allergica al rinnovamento (le primarie una pagliacciata) con quelle solite facce e con una presenza minima di donne, ci aspettiamo qualcosa di diverso dall’altra formazione. Ci aspettiamo che la parola cambiamento si traduca in fatti. Ci vuole molto coraggio, ma è necessario per acquisire credibilità nell’elettorato che in questa aerea è particolarmente attento ed esigente. Dunque non mi aspetto di vedere nuovamente seduta fra i banchi la signora Carmela Fontana e mi auguro che la simpatia che esprime verso un certo numero di persone, sappia indirizzarla verso qualche volto nuovo e meritevole. Altrettanto dicasi per Gianni Rigo. Sempre per amor di coerenza questa sarebbe l’occasione per porre fine al conflitto di interessi di Luciano Caveri che allontanandosi dopo tanti anni dalla politica potrà dignitosamente percepire un unico stipendio (più pensioni varie). E poi la trasparenza, altro termine che necessità di una prova concreta. Vorrei tanto conoscere prima chi sarà l’eventuale presidente della Giunta espresso dal centrosinistra e, ovvio, non vorrei che fosse Laurent Viérin. Altrimenti avere una costola dell’Union al governo e l’Union all’opposizione sarebbe davvero imbarazzante.

Merli da uva

1 febbraio 2013

“Tempus venit”, sentenza di  primo grado a Torino, “estorsione con metodi mafiosi”. Mentre tranquillo ed asciutto le maire Brun Jourdain ri-francesizza le minkiate identitarie, che succede in Aosta? Troppi sportelli bancari, troppi “compro oro”, troppe due logge massoniche per 126.000 abitanti, troppe “associazioni culturali” di tipo etnico. Forse simili a quella torinese, la “Magna Grecia Millenium” di Francesco Furchì, presunto attentatore di Alberto Musy . Alta, altissima cultura identitaria: festa del tortellino, del pecorino, della nduja, della cassoeula, del pesto, del peperoncino, di San Giorgio e Giacomo… Nella commissione regionale antimafia un patetico Jean Rigeau, pompiere che arriva sempre ad incendio già spento: “la cultura di questa Regione non è permeabile a quella mafiosa“. Mattacchione, sembra Castelli  quando si scoprirono le ‘ndrine nel milanese. Gli tocca sempre difendere l’Union, povero ascaro fedele nei secoli… (roberto mancini)

Quer pasticciaccio brutto di piazza Deffeyes

2 ottobre 2012

Ci sono cose che non capisco. Una fra queste sono i soldi dati ai gruppi consiliari che vengono spesi per la pubblicazione dei giornali dei rispettivi partiti. L’Union valdotaine usa ben 142.000 euro per la stampa del Peuple, ma lo Stato non versa già una bella cifra al partito per la stessa ragione? (si dice 300.000 euro?). E se sì possibile che un giornaletto di quel tipo costi così tanto? Lo stesso appunto lo rivolgo a Stella alpina, al Popolo della Libertà, al PD, alla Fédération. Altra incomprensione sono le spese per i dipendenti. Una volta, quando i gruppi non erano dotati di uffici e segretarie poteva esserci una ragione, ma oggi che i gruppi consiliari hanno a disposizione un palazzo intero fornito di tutto punto hanno ancora bisogno di stipendiare dei dipendenti? Alpe spende più di 50.000 euro per una dipendente e tre collaboratori, l’Union più di 82.000. E dove lavorerebbero gli assunti? E poi i bonifici per la Festa della Calabria? E quelli per la Fondazione Giulio Dolchi? Missioni e trasferte? Intuisco pasticci. Un uso allegro dei soldi elargiti. Altro pasticcio che è emerso e che sicuramente è stato fatto in buona fede, lo conferma la pubblicazione sul sito, ma non per questo giustificabile, è quello che riguarda il rimborso dei contributi previdenziali dei tre consiglieri democratici. La questione, come dice Gianni Rigo sulle pagine della Stampa, “è ampia e complessa” così complessa che i cittadini fanno fatica a comprenderla. Non si capisce, infatti, perché mai dovrebbe essere il Consiglio a rimborsare i contributi e non il partito. Che ci sia trasparenza non lo nega nessuno, ma che la faccenda rimanga poco chiara è altrettanto certo. Una contraddizione intrigante che solo questa politica sa creare. Per diradare la nebbia, non sarebbe più opportuno che siano i partiti a sbrogliarsela fra le varie spesucce di rappresentanza, consulenza, trasferte, pubblicazioni? Che la cifra risparmiata possa essere così investita per il bisogno dei cittadini e non per le spesso futili necessità dei politici di turno?