Posted tagged ‘Gabriele Accornero’

Chapeau!

27 gennaio 2014

Confesso che avevo considerato la Film Commission VdA come l’ennesimo carrozzone inutile: mi sono sbagliata. Felice e contenta di essermi sbagliata. Sembra che funzioni. Tra poco le riprese del sequel del kolossal americano The Avengers, un film campione di incassi, che non può non offrire delle opportunità alla Valle d’Aosta. Capisco l’amarezza della presidente, Alessandra Miletto, che dopo mesi di contatti con la Casa di produzione Marvel ha saputo dai giornali dell’accordo andato in porto. Nessun invito per la Conferenza stampa e nessuna citazione. – Sembra un cortocircuito comunicativo – giustifica la Miletto dopo aver consultato sia Rollandin sia Accornero, il primo era impegnato a Roma, il secondo? Era distratto.

Il picio del toro

7 luglio 2011

Pubblico in visita alla mostra: "Nuove forme nello spazio della tradizione".

L’operazione Sgarbi per il Padiglione italiano della Biennale di Venezia a me piace. Se  l’appuntamento lagunare vuole presentare al mondo lo stato dell’arte di ogni Paese, Sgarbi ha interpretato al meglio quello italiano: nessuna selezione al merito, ma all’amicizia. Più Italia di così! Il critico, per chi non lo sapesse, ha chiesto ai vari amici suoi e a persone di più o meno cultura, di segnalare il loro artista preferito, ne è sorto un pot-pourri fantasioso e sgangherato. Una massa di immagini che più che evidenziare i tratti espressivi dominanti li ha annullati a vantaggio del narcisismo del critico. Infatti più che un’esposizione sull’arte italiana, l’operazione si direbbe una performance dell’artista Vittorio Sgarbi. Performance che ha contaminato l’intera Penisola. Anche noi abbiamo quindici artisti consacrati che ci rappresentano, grazie alla cura di Gabriele Accornero, Chantal Cerise e Annalisa Cittera con la dovuta benedizione del Veterinario. Sgarbi ha preso il gruppo a scatola chiusa. E’ che si è innamorato del Forte, lo aveva già dichiarato quando aveva organizzato la mostra-flop “Il ritratto interiore” (50.000 presenze promesse poi rivelatasi 14.000 circa) e ci ha lasciato il cuore, chissà mai… . Quindici artisti che offrono un’immagine dell’arte locale provinciale, pasticciata, scontata, in una parola: pallosa! Il Veterinario ha definito la scelta: “La via della modernità”, quando moderno è aggettivo che in arte si colloca giusto al finire della prima metà del ‘900. Uno solo avrebbe potuto rappresentarci con forza e dignità, saputo comunicare qualcosa di unico e autentico. Parlo dello scultore-contadino, François Cerise. Le sue figure offese e sensibili affondano le radici nel tempo remoto, eppure arpionano il presente con la spontanea crudezza di una foto scattata con il cellulare. Nessun giochetto di legno esausto, nessun effetto speciale alla picio-di-toro, nessuna illustrazione su seta possono competere con la sua resa espressiva, perché genuina, pura, naturale, forte e imprevedibile come un temporale estivo e Lui ci avrebbe resi, per una volta, orgogliosi. Ma l’orgoglio non è di casa, meglio la marchetta, la clientela, meglio far contenti il più possibile che tanto l’arte è una sciocchezza che va soddisfatta, ma niente più.

Veterinart!

5 luglio 2011

Opera astratto-simbolica, logo della nuova corrente artistica valdostana: Veterinart!

Sgarbi diceva il vero. Oggi, al Forte di Bard si inaugura la mostra “Nuove forme nello spazio della tradizione”. Un’esposizione caduta dal cielo, privata di un comunicato stampa che ne anticipasse i disegni, le modalità e i costi. Eppure l’amministrazione regionale abbonda nella comunicazione: qualsiasi scemenza viene propagandata, ma non in questo caso, facile domandarsi il perché. Almeno per Patuasia, perché nessun altro, a dire il vero, se lo è chiesto (vedi il post: sono circondata da conigli!). Forse perché le scelte fatte sono tipiche di un regime che preferisce, in quanto tale, muoversi nell’ombra per poi presentare il fatto compiuto? Scelte fatte da chi? Per un artista contemporaneo essere selezionato da un veterinario non crea curriculum, se poi il veterinario è anche presidente del luogo espositivo e presidente della Regione che caccia i soldi, più che l’onore  si adatta meglio la vergogna. L’amministratore delegato del Forte di Bard, Gabriele Accornero, abbozza una linea selettiva che è quella che privilegia i linguaggi non figurativi “segni e tratti nuovi”. Fra gli artisti del contemporaneo valdostano troviamo l’illustrazione classica, appropriata per i libri dedicati all’infanzia, di Francesco Nex. Il segno figurativo di Franco Balan e quello grottesco di Dorino Ouvrier.  Salvatore Cazzato, specializzato in mobili, vinse l’anno scorso alla Mostra Concorso con una copia lignea dello schiavo di Michelangelo. Di Giulio Schiavon e Bobo Pernettaz non si può dire che i loro frammenti scomposti e ricomposti non siano legati alla realtà e neppure Chicco Margaroli se ne smarca con i suoi libri di foglie e cuori imbottiti e neanche Roberto Priod con i suoi espliciti riferimenti alla natura, già perché il non figurativo è tutto ciò che rimanda al linguaggio puro, all’essenza dell’espressione che trova in se stessa le ragioni del suo esistere e cioé: il piano, la superficie, il colore, il segno, la materia, il pigmento, la luce, le vibrazioni di ogni ordine e tipo…, insomma gli artisti che hanno intrapreso questa strada non sono certo fra quelli selezionati. La giustificazione di Accornero cade così nel vuoto e conferma l’unica volontà espressa: quella di un veterinario che di arte contemporanea e di arte in genere, non ne capisce un tubo!