Posted tagged ‘Fiera di Sant’Orso’

Terrorismo internazionale e terrorismo istituzionale!

27 febbraio 2015
La Porta dei nostri ricordi.

La Porta dei nostri ricordi.

Assistere impotenti al saccheggio della Storia fa male. Vero dolore fisico. Una botta in testa che stordisce e fa soffrire. L’ignoranza barbara dei terroristi non si ferma davanti alle vite umane e all’identità di un popolo (compreso il loro) che è fatta appunto di Storia. Quante volte abbiamo detto e sentito che il passato è fondamentale per capire il presente e preparare il futuro? Tantissime volte. Quasi una cantilena che rischia di diventare noia, eppure è così: l’insieme di ieri è la Storia di oggi. Cancellare la Storia significa ricominciare senza bagaglio: il passato non serve perché non c’è niente da capire. Non si deve capire, ma subire. E questa affermazione che racchiude in sé una politica ben precisa, la troviamo anche qui, nella civilissima società occidentale. Anche in Valle d’Aosta. La scarsa cura complessiva verso i Beni culturali, l’atto vandalico perpretato contro la Porta Pretoria ed eseguito dal terrorismo istituzionale locale, hanno ucciso pezzi della nostra Storia e quindi della nostra identità. Sembra esagerato ciò che scrivo, ma se fate attenzione non è così paradossale. Si tratta di modalità differenti e meno gravi in quanto è possibile porvi rimedio, ma il risultato finale non è poi così diverso.  (altro…)

Premio Patuasia-Artisanat-Inpiù!

31 gennaio 2015
Premio Patuasia-Artisanta-Inpiù 2015

Premio Patuasia-Artisanat-Inpiù 2015

Aggiungo un premio a quelli classici (diversi sono gli anni in cui segnalo le opere che io giudico migliori) che chiamo Premio Patuasia-Artisanat-Inpiù.

Inpiù e si rivolge a quegli oggetti “minori” che possono essere acquistati come souvenirs della Fiera e diventare il loro piacevole simbolo.

In questa edizione segnalo le “Comari” del dott. Francesco di Vito. Donne, semplici, donne di un tempo e neppure in costume tradizionale. Alte quindici cm circa, dunque piccole. Colorate di colori tiepidi, trasparenti. Tronchetti appena sbozzati. Portano cuffie e grembiuli lunghi fino ai piedi, sono sempre incazzate… oggetti irresistibili. Infatti, tornata per comprare la seconda, erano già tutte sparite. Consiglio a Francesco di vestirle anche con tailleur anni ’60, o intabarrate dentro cappotti, quelli eleganti, quelli che si mettevano la domenica o durante le processioni…

1° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
1° Premio Patuasia-Artisanat 2015

1° Premio Patuasia-Artisanat 2015

Il Primo Premio Patuasia-Artisanat va a Guido Diemoz per la sua opera “La fienagione”.

“La fienagione” di Guido Diemoz è perfetta dal lato compositivo, un punto di vista che mai viene considerato nelle selezioni ufficiali. Eppure qualsiasi creazione artistica è frutto di un linguaggio che è il vero contenuto dell’opera. Il significante è, nell’arte, il vero significato. Invece l’ufficialità si ferma su quest’ultimo e solo e unicamente su di esso. Questa è un’opera bella non perché ben rappresenta un uomo che solleva un covone di erba e ricorda il passato contadino della nostra valle, è bella perché l’architettura delle sue linee si manifesta in una forma assoluta. L’uomo si trova al centro di uno spazio vuoto: un prato concavo che lo racchiude. Sulle sue spalle trasporta un enorme covone: l’erba raccolta. La natura offre, l’uomo prende. Il vuoto e il pieno che si contrappongono. Se l’uomo dovesse cadere, l’erba del covone tornerebbe a riempire lo spazio svuotato di essa. Solo le corde che trattengono il fascio testimonierebbero il suo intervento. L’uomo si eleva sulla natura tramite il lavoro. Con la sua fatica. Ma non ne intacca l’armonia, perché la sua sopravvivenza è dovuta alla comprensione delle leggi naturali. L’uomo si erge sì, ma con rispetto. Conosce il delicato equilibrio. E ne fa parte. Questo racconta la scultura di Diemoz, ma non è la narrazione a farlo, bensì le forme. Le linee concave e convesse che si snodano con equilibrio, il segno sicuro, il disegno chiaro e semplice, i volumi armonici, cioè il linguaggio che crea una scultura.

2° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
2° Premio Patuasia-Artisanat 2015

2° Premio Patuasia-Artisanat 2015

Il secondo Premio Patuasia-Artisanat 2015 va al Maestro: François Cerise. L’opera in questione è Santa Caterina. Una figura allungata con appena qualche incisione a disegnare le pieghe dell’abito. La santa volge lo sguardo di lato come se un bisbiglio l’avesse appena distolta dall’incanto del silenzio. Tra le crespe della tonaca scorrono due steli che prendono la forma di due gigli. Delicati si appoggiano al viso di lei come a protezione. La materia è secca. Corrosa dal tempo. Il segno ruvido disegna angoli puntuti, ma quanta delicatezza in quei fiori che poggiano leggeri sullo zigomo. François Cerise è un poeta. Lo è per natura, per indole, per grazia ricevuta. Non c’è scuola che tenga: la poesia alberga nella sua anima e ce la rivela ogni anno con le parole del legno.

Meriterebbe un Museo a sé! (Ricordo che ha donato nel 2003 alla collettività valdostana 5.000 pezzi di cultura materiale riguardanti il territorio valdostano e dove sono?).

3° Premio Patuasia-Artisanat

31 gennaio 2015
Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Terzo Premio Patuasia-Artisanat 2015

Anche Patuasia, come ogni anno, consegna i suoi premi simbolici alle migliori prime tre opere, esposte nella Fiera di sant’Orso 2015.

Il terzo Premio va allo scultore Roberto Lunardi per “La classe”. Un’opera curiosa, composta da diversi moduli simili legati fra loro da una cinghia di cuoio che permette una chiusura a bozzolo. Ma non è questo il particolare più interessante, piuttosto la reiterazione di un soggetto: la coppia di alunni sorpresa in pose differenti durante una lezione, che determina un insieme piuttosto singolare. Il segno è essenziale, appena abbozzato; l’assenza di cura conferisce ai personaggi una carica espressiva grossolana, quasi primitiva e per questo energica. La semplicità del disegno che corrisponde ai tratti infantili è propria del “fare” valdostano. Una peculiarità che contraddistingue il nostro artigianato da quello trentino più levigato e rispondente alla natura. Da noi si è da sempre preferita l’espressione alla rappresentazione del reale. Purtroppo un linguaggio che va perdendosi in favore della banalità del vero.

L’identità di essere una merda!

30 gennaio 2015
Qui si tenevano i concerti della veuillà, c'erano i banchetti e le scale addossate alle mura... questo luogo era il cuore delle Fiera!

Qui si tenevano i concerti della veillà, c’erano i banchetti e le scale addossate alle mura… questo luogo era il cuore delle Fiera!

Questo era il cuore della Fiera di sant’Orso. Un cuore che pulsava vivo tra le pietre, oggi è una vuota arteria. Bell’intervento vero? E poi mi vengono a parlare di identità, della sua salvaguardia. Quella piazzetta era nostra, era la nostra vita, la nostra città! Svuotata dagli affari, dai favori… che non hanno colorazioni, ma un’unica tinta: quella della merda! Grazie Laurent Viérin per la Restitution, grazie Roberto Domaine, la puzza ci mancava!

Grazie Union!

4 agosto 2014

la Fiera di sant'Orso come non la vedremo più.

A parte il fatto che è geniale smontare una Mostra Concorso di artigianato di tradizione la domenica, giorno di festa e di riposo dove si immagina che la gente abbia più tempo libero per andare in giro, altrettanto geniale è installarvi una foto della fiera di sant’Orso nel luogo che ormai è diventato altro: La Porta Pretoria. Già, quei rastrelli e quelle scale appoggiate alle antiche mura romane creavano una poesia e un senso di identità che non ci sarà più. Grazie Union valdotaine!