Posted tagged ‘Festa della Valle d’Aosta’

Amici!

17 novembre 2011

Evviva evviva! Nel nuovo Governo Monti, abbiamo un ministro che è “Amis de la Vallée d’Aoste!”. Si tratta del prof. Piero Giarda, insignito dell’alta onorificenza dall”ex Presidente della Giunta, Luciano Caveri, nonché padrino della festa della Valle d’Aosta. Il ministro all’Istruzione è il prof. Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino con diramazione a Verrés e poi c’è la professoressa Elsa Fornero, ministro del Lavoro, che frequenta Courmayeur durante le vacanze e chissà… magari la donna delle pulizie di Corrado Passera, ministro allo Sviluppo economico e Infrastrutture, è di Antagnod e, se siamo fortunati, il parrucchiere dove Giulio Terzi, ministro degli Esteri, va a farsi radere la barba ha fatto il militare ad Aosta. Non è escluso che Paola Severino, ministro alla Giustizia, sia passata dalla Valle per recarsi in Francia e Anna Maria Cancellieri, Ministro dell’Interno, abbia preso un caffé al Traforo del Gran san Bernardo, diretta in Svizzera. Insomma abbiamo degli amici e possibili tali e questo tanto rassicura i nostri politici che solo in questi termini sanno ragionare.

Questa crisi!

15 settembre 2011

La Festa della Valle d’Aosta è una vera cazzata, lo sanno tutti, pure Loro. Che sia una cazzata lo dimostra il fatto che nessuno ha veramente compreso di cosa si tratti. Perron, presidente dellUV, dice, dalla prima pagina del Peuple: “Ces jours-ci, nous célébrons notre f ête, une f ête que nous avons créée pour permettre à cette communauté de se retrouver”. Nella pagina interna Rollandin, presidente della Giunta, replica: “La Fête de la Vallée d’Aoste n’a jamais été la f ête de notre peuple”. Allora di chi cavolo è la Festa? Crisi d’identità? Può essere, infatti Perron insiste sul concetto di Festa come occasione per ritrovare lo spirito autonomista, la fierezza di appartenere a una regione diversa dalle altre regioni italiane. Rileva con una certa costernazione  che non tutti condividono i suoi ideali: “Il ya encore des gens qui préfèrent et qui privilégient l’appartenance à une nation par rapport à la région où ils vivent”. Questi appelli demagogici il regime li lancia quando numerose crepe minano le sue fondamenta. E’ sempre accaduto così. Perché noi dovremmo essere un’eccezione?

Clown!

31 Maggio 2011

Da una dichiarazione del Presidente del Consiglio, Alberto Cerise.

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Viva la tradizione!

8 settembre 2010

Il nostro Presidente del Consiglio alla festa della Valle d'Aosta!

Dicono che era ubriaco perso. Dicono che è una cosa normale. Che non è la prima volta. Se fosse vero, non capiamo tanta sorpresa. Ubriacarsi in Valle è una tradizione. I coscritti entrano nel mondo adulto con il battesimo dell’alcol, in genere pessimo. I genitori benedicono. I politici organizzano raduni annuali (per fortuna andati a monte dopo la caduta di Caveri). I poliziotti ritirano patenti (mai troppe). I ragazzi si sfracellano il muso contro i guard rail. C’est la tradition!

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Minoritari o minorati?

6 settembre 2010

Difficile resistere al gioco di parole: non ce l’ho fatta. Però, una spiegazione che va al di là della semplice assonanza, c’è. Sono convinta che il raduno delle tradizioni del mondo, battezzato Festival dei popoli minoritari, sia un’idea ottima che potrà sostituire, in un auspicabile prossimo futuro, la stupidità dei vari raduni di automobili, vespe, api, trattori che propongono al pubblico inquinamento e rottura di timpani. Ottima idea, se si cambia il titolo della manifestazione e se si abbandonano la retorica e la demagogia che oggi la caratterizzano. In Europa non ci sono popoli minoritari, ci sono europei. In Italia non ci sono popoli minoritari, ci sono italiani e via dicendo. I veri popoli minoritari che rischiano l’estinzione sono, per fare qualche esempio: i Pigmei, i Boscimani, gli Aborigeni australiani, gli Yanomami, i Ticuna, i Masai, i Karajà, i Nuba… . Non bastano un dialetto, una tradizione gastronomica, dei costumi folcloristici per dirsi una minoranza, perché tutti gli abitanti della Penisola presentano peculiarità culturali forti e diverse fra loro. Trovatemi una Regione che non abbia una sua cucina, delle tradizioni proprie, un dialetto, una singolare cultura. Allora perché i valdostani dovrebbero essere considerati oggi una minoranza? (I leghisti insistono sull’esistenza di una lingua padana). Quando uno su quattro è di origine calabrese? Per non parlare delle altre origini venete, toscane che hanno creato l’attuale popolazione? E i marocchini, gli albanesi, i rumeni, i cinesi che ne costituiranno la prossima? Quella di essere una minoranza etnica è una sciocchezza di Regime! Pura ideologia che serve a nutrire le casse regionali. Una giustificazione per tamponare le falle di una cultura indigena agonizzante. Propaganda per sostenere una fragile identità svenduta al soldo del miglior offerente. Già negli anni ’60 i prati furono sostituiti dalle seconde case, indirizzo di sfruttamento del territorio ancora in corso; poi i contributi a pioggia avvelenarono la dignità del montanaro, minando la sua debole capacità imprenditoriale; poi ancora l’acquisto dei voti dei calabresi miscelò le due appartenenze ai rispettivi clan e diede origine a un malcostume che, sempre più spesso, degenera nel crimine. Parlare dunque di una cultura valdostana è fuori luogo. Rimangono però i souvenirs. Che sono preziosi e quindi vanno tutelati, protetti. Raccogliere in una grande manifestazione i numerosi ricordi che caratterizzano il folclore contadino di tutti i popoli europei è, lo ripeto, un’idea ottima per creare turismo di qualità. Un’operazione di marketing laica, pulita, sensibile, colta, originale e perfettamente adatta alla più piccola regione italiana. Cultura sana. Le prospettive si giocano solo in questo stato di salute. La propaganda, invece, alla lunga uccide le risorse (vedi alla voce lingua francese).

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Baraccopoli

3 settembre 2010

Altra mega struttura in piazza per festeggiare la Valle d’Aosta. Se a Roma, in piazza San Pietro, facessero la festa del Lazio, l’Italia si scompiscierebbe dalle risate. Noi invece restiamo seri. Così seri che non si diverte nessuno. E’ una festa istituzionale, voluta dalla Casta di serie A per mettere le stampelle all’Identità che inciampa a ogni passo. Una roba di regime. Solo Gheddafi, maestro del kitsch, sa fare di meglio. Al prossimo giro però vogliamo le brasiliane, quelle che già si esibiscono per lo Jambon di Bosses.

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Un visage et un mot…

12 settembre 2009

 

'azzo! Fino a ieri, con i buoni di benzina, ero sicuro di essere valdostano, oggi non so!

Miiinchia! Fino a ieri, con i buoni di benzina, ero sicuro di essere valdostano, oggi non so!

DAL COMUNICATO STAMPA: “Des visages et des mots – documentario realizzato da Joseph Péaquin.
Valdostani, giovani e anziani, di tutte le età, di diversa origine e estrazione sociale, si susseguono per diversi minuti di fronte alla videocamera esprimendo la propria idea su ciò che significa essere valdostani oggi. Una libertà di parola che restituisce l’immagine di una comunità viva e dalle molte sfaccettature. Una Valle d’Aosta che esiste nel cuore di ognuno e che si esprime singolarmente con l’espressione dei visi e la forza delle parole.”

Tristezza, per favore va via

9 settembre 2009
L'ultima ruota del carro!

L'ultima ruota del carro!

E’ la tristezza il sentimento che mi ha preso per il collo e mi ha fatto andare in apnea. Quasi soffocavo. Ma l’avete vista la nostra bella piazza neoclassica trasformata, in occasione di quella strampalata Festa della Valle d’Aosta, in un pollaio? Non vi ha preso lo sconforto? Sarà una vasca di sabbia, quattro o cinque pagodine sporche, gli striscioni rabberciati degli sponsor, una bancarella di dolciumi in overdose di coloranti, un palco fatiscente, uno scivolo di plastica e Bugs Bunny, il coniglio di Brooklyn, a conferire dignità culturale alla nostra Regione? No! Questa Festa prova, in modo insindacabile, assoluta assenza di cultura. Nessun amore e nessun rispetto per la propria terra. Un vuoto di valori che alimenta e si alimenta di ignoranza: una garanzia per far rimanere in groppa i nostri governanti unionisti. Le ho sentite le squadre partecipanti ai Giochi della Valle d’Aosta (quattro gatti in divisine di poliestere che scopiazzavano Giochi senza Frontiere), urlare i loro slogans da stadio. Giovani ultras dell’Union con la vocazione della sbornia, accompagnati dalla Banda municipale: un mix strappalacrime. Troppa tristezza. Troppo squallore. Eppure, è su questa disarmante povertà che il Regime consolida le sue fondamenta.

La squallida plagiatura dei Giochi ci è costata 100.000 euro!

GUARDATE IL NUOVO REPORTAGE NELL’ALBUM DI PATUASIA!

Padrini si nasce o si diventa?

6 settembre 2009
Ci sono gli Amici e i Cavalieri della Valle d'Aosta, Padrini no?

Ci sono gli Amici e i Cavalieri della Valle d'Aosta, Padrini no?

Cani e porci!

1 settembre 2009
E' qui la Festa?

E' qui la Festa?

Cani e Porci sono il target a cui si rivolge l’offerta turistico-culturale della Regione Valle d’Aosta. Basta dare un’occhiata ai numerosi dépliants disseminati sul territorio fertile della miopia politica, per rendersi conto che alla base non c’è nient’altro che lo zapping fra i diversi canali televisivi. Troviamo di tutto: dal cantante di fama internazionale alla sfilata per la finale di Miss Italia; dalle reminiscenze celtiche alle nevrosi rocchettare… e via su questo andazzo simil-popolare che fa contenti tutti, perché nessuno ha una vera strategia in testa. Il povero Laurent, assessore regionale alla Cultura, qualche sforzo lo fa (lo ammettiamo). Ci prova a dare fiato all’archeologia, alla tradizione, alla cultura del territorio…, peccato che i risultati siano molto molto modesti a fronte di costi, invece, piuttosto elevati. Che sia perchè di Cultura è rimasto ben poco? Che sia perché il senso di inferiorità mortifica ancora il “montanaro”? Sta di fatto che ci sono i soldi per pittori del cavolo, ma non si trova uno spicciolo per acquistare un’opera di Aldo Patrocle (grande interprete della scultura pastorale valdostana)! Ci vuole ben altro che una Festa della Valle d’Aosta, tra l’altro pasticciata (vedi alle voci: Collège d’études fédéralistes, Antonella Ruggiero, Canta u Populu Corsu, Litfiba, La machine du temps, Festival degli artisti di strada, Messa di san Grato, Subsonica, Amis de la Vallée d’Aoste, Chevalier de la Vallée d’Aoste, Giochi della Valle d’Aosta…) e NON sentita, se non dalle autorità, per rimettere in salute un’identità esangue come la nostra.