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Siamo fessi!

3 dicembre 2012

La scritta orrenda che insulta il nostro monumento più bello fa il paio con la mostra Sveart: nessuna cultura sfiora questi luoghi, nessun rispetto. Sono andata a Saint-Vincent per conoscere la manifestazione che dovrebbe, come dice uno dei curatori, Paolo Levi, “rottamare” la Biennale di Venezia. La location è squallida: il palazzo dei Congressi. Due grandi stanze una sopra l’altra unite da una scala condominiale in marmetto bianco e divise dal piano con le toilettes. L’ingresso alle opere è caratterizato da una tenda rossa che sembra quella del salotto della nonna. L’allestimento è il più povero che abbia mai visto negli ultimi anni. Pannelli di truciolato verniciati di bianco. Chiodi. Nessuna scritta, nessun intervento ad hoc per questa o quell’opera. I video non sono protetti dalla luce diffusa pertanto non si vedono. (E non è grave.). Quando il giornalista, nell’intervista all’altro curatore, affronta la voce costi, il prof. Faloppa cita proprio l’allestimento come un elemento importante della spesa. E sono balle! Per entrare nel merito posso dire che le opere dei giovani artisti sono convenzionali e non presentano niente di interessante o di commovente. Non è certo questa manifestazione che può tastare il polso dell’arte contemporanea europea come ci hanno voluto far credere i curatori. (Anche loro come i nostri politici ci prendono per fessi!). Come ho già scritto, si tratta unicamente di un’operazione per far soldi. E neppure in questo caso si può definire unica.

Sveart (Svenart), riassunto

1 dicembre 2012

Dopotutto a fare un po’ di attenzione si sarebbe dovuto intuire che dietro Svenart oltre alla bufala culturale si celava solo un affare per gli organizzatori. I cognomi: Levi, voce del verbo levare, seconda persona singolare, presente; Trafficante, uno che traffica, commercia; Faloppa, in patois grossa cazzata. Per riassumere il succo dell’iniziativa: i tre hanno imbastito un bel commercio per levare soldi ai valdostani in cambio di una grossa cazzata.

(La “filosofia europeista dei giovani” trova conferma nel sito dove per alcuni articoli si legge: Désolé, cet article est seulement disponible en Italiano/Sorry, this entry is only available in Italiano.).

Spento sarà lei

29 novembre 2012

Il critico e curatore di Svenart, Paolo Levi, così esordisce in conferenza stampa: ” Grazie a Rollandin, questo presidente illuminato di un paese spento“. Doveva arrivare lui, professore di arte, per dirci che siamo spenti. Spenti, ma spendaccioni visto che gli abbiamo dato 500.000 euro per il suo giocattolo. L’anziano signore nel suo delirio afferma che Saint-Vincent rottamerà eventi come la Biennale di Venezia, Documenta a Kassel, la Tate Gallery (che non è un evento, ma un museo), Rivoli (che non è un evento, ma un museo). A questo parole persino Rollandin che di arte non solo non ci capisce, ma non gliene frega un accidenti, solleva un sopracciglio, accenna a un sorrisetto che Levi, nel suo personalissimo vaneggiamento, non nota. Dunque, Saint-Vincent affida la sua “sfida culturale”, come dice Adalberto Perosino più somigliante a una sorpresina kinder che a un sindaco, a un personaggio simile. Ma li cerchiamo con il lanternino questi qui? L’altro curatore-insegnante, Federico Faloppa, trova azzeccatissima l’idea di essere venuto in Valle d’Aosta e gli credo. Quale altra amministrazione avrebbe sponsorizzato una roba simile? Faloppa con le parole galoppa, aggiunge che si tratta di una grande esposizione: ottantotto opere una grande esposizione? Così grande da mettere in crisi la Biennale di Venezia? Le parole chiave che gli hanno aperto le porte di questa brillante idea sono: nuovo e altro. Parole davvero nuove e altre. Dice che Svenart fotografa quello che sta succedendo in Europa. Ma di Biennali di giovani artisti europei ce ne sono diverse e nate molto prima, grazie anche ai fondi UE. Ma Svenart è soprattutto una “filosofia europeista per giovani” conclude in conferenza stampa tale Claudia Trafficante, sputando così non solo sull’arte, ma anche sulla filosofia.

Adeguato sarà lei!

29 novembre 2012

Quando leggo queste affermazioni non sapete quanto mi incazzo! Oggi si inaugura Sveart che io ho ribattezzato in un più esplicito Svenart. Così dice, dalle pagine della Stampa, uno dei due curatori Federico Faloppa: “credo che sia un budget adeguato a un progetto come questo. La preparazione di Sveart ha richiesto tempo, ma anche risorse economiche che ne permettessero la realizzazione. Le spese per le spedizioni, l’ospitalità e per un oculato allestimento sono molte”. E sono balle! 500.000 euro cioè un miliardo delle vecchie lire per questo progetto che non ha nulla di innovativo (manifestazioni di questo tipo ce ne sono e da svariati anni) sono troppi! Si sfruttano i giovani che non costano nulla per far guadagnare i curatori che, da operazioni di questo tipo, sono gli unici a trarre un vero beneficio. E questi osano parlare di sfida culturale? L’unica sfida di questo “progetto ambizioso” è poter garantire un oculato vitalizio biennale. Ma la crisi che toglie risorse agli studenti valdostani non sfiora questi avventurieri dell’arte? E il Casinò in passivo che chiede i soldi a CVA com’è che li investe in queste pseudo biennali?