Posted tagged ‘fallimento’

Se potessi avere 3000 euro al mese…

18 settembre 2010

Riceviamo dal signor Alessandro Pascale e volentieri pubblichiamo.

Leggo con piacere che la dignità del sig. Cleto Benin è stata tutelata con un aumento dell’assegno vitalizio da 1550 a oltre 3000 euro. Sono estremamente lieto di questa iniziativa, che sancisce quanto sia difficile vivere e mantenere la propria famiglia con un misero stipendio di 1550 euro. Tutto ciò mi fa ben sperare sul fatto che presto vengano presi analoghi provvedimenti anche per quella maggioranza degli italiani che vivono con paghe inferiori ai 1000 euro mensili, e soprattutto fa sognare il sottoscritto, che ambisce ad uscire dall’incubo della precarietà con cui non si ha la certezza di avere neanche poche centinaia di euro in forma stabile ogni fine del mese. Nel caso che le istituzioni decidano di non prendere simili provvedimenti (ma sono fiducioso sul fatto che il ministro del lavoro e delle politiche sociali Sacconi sia all’opera al riguardo, mica possiamo pensare che stia sulla sua poltrona solo per esternare contro quei facinorosi della FIOM…) chiederò ufficialmente all’illustre imprenditore Benin quale iter abbia seguito per far fallire un paio di aziende per oltre cento milioni di euro e riuscire non solo a farla franca ma ad ottenere un assegno da favola. Spero avrà il tempo di darmi qualche lezione, così da potermi subito mettere all’opera come provetto padre-padrone che richiede una vita dignitosa. Sembra che fare simili richieste da ex-padroni dia maggiori chances di essere ascoltati ed esauditi rispetto all’appartenenza socio-lavorativa dei miseri precari post-laureati…

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Se 1.500 euro ti sembran pochi

1 luglio 2010

Il consigliere regionale in targa PdL, Cleto Benin, dal giorno della sua elezione, circa tre anni fa, ha fatto finalmente sentire la sua voce. Per dire cosa? Per appoggiare questa o quella corrente PdL attualmente in guerra e tema del giorno? No, ha aperto bocca per dire che l’assegno di 1.500 euro al mese non gli basta per vivere. Eppure, nel panorama italiano, si tratta di uno stipendio medio. Quello di un insegnante, ad esempio. Nel privato i guadagni registrano cifre ben più basse, provate a chiedere a un giornalista della Vallée Notizie quanto guadagna. All’ex imprenditore di successo, tanto coccolato in Valle, invece la cifra non gli permette una vita dignitosa. Chiede che gli venga corrisposto per intero l’assegno di consigliere regionale, comprensivo di pensione: 7.200 euro mensili. Ci chiediamo, che vita attualmente vivano i suoi ex dipendenti. Se si tratti di una vita dignitosa.

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Una razza, una fazza

4 dicembre 2008

POUDZO!

POUDZO!

Di fronte alla crisi del trasporto aereo la Valle d’Aosta rilancia con un progetto ambizioso: costruire un grande aereoporto, capace di far transitare, dalla Russia al Giappone, centinaia di migliaia di turisti stranieri. E che c’è andata a fare, se no la nostra delegazione diplomatica? A vender solo Fontine? In effetti a noi un aereoporto serve proprio, alla facciazza di quegli esperti-cassandre che prevedono l’ennesimo fallimento. Che poi nel raggio di cento chilometri ci sia quello di Caselle non ce ne fa un baffo! Noi siamo autonomi e autoctoni! A condividere l’esuberante ottimismo della nostra classe politica al comando c’è la regione Calabria. Con la Calabria le affinità elettive diventano sempre più numerose e sempre più simili, lo prova la costruzione a Sibari, frazione di Cassano allo Ionio, di un hub di proporzioni gigantesche. Le motivazioni sono sempre le stesse: portare a casa charter da tutto il mondo. Una Cassandra vive anche da quelle parti e veste i panni di Eugenio Ripepe che gestisce l’unico scalo in attivo della Regione, quello di Lamezia Terme. Dice che il nuovo aeroporto sarà un fallimento annunciato, che quello di Reggio Calabria registra dodicimilioni di euro in passivo e quello di Crotone, nonostante i tre milioni di euro all’anno di incentivi pubblici, non lo vuole nessuno. Ma a noi checcefrega?

Avremo un aeroporto in passivo, ma prima ci saranno gli appalti: e questa è la cosa che più conta no? Qui e là. Una razza, una fazza, appunto.