Posted tagged ‘Emily Rini’

Niveaux differents!

10 marzo 2015

Due stili diversi, eppure dovremmo appartenere alla stessa cultura francofona. Invece, anche in questo caso, l’ispirazione originaria appartiene piuttosto all’omertà calabra che alla liberté francese. A Lavau, nella regione di Champagne è stata rinvenuta la tomba di un principe celtico. La notizia è divulgata sui media senza paura. Addirittura viene annunciata via Twitter dal primo ministro francese, Manuel Valls, che pubblicizza la straordinarietà dell’evento. Ad Aosta un’altra scoperta eccezionale subisce un opposto tipo di trattamento: i giornalisti non sono invitati alla visita dello scavo. Il Sovrintendente, Roberto Domaine, dice che gli scavi sono di compentenza della Coup srl, la partecipata voluta per seguire i lavori dell’ospedale nuovo (ma quale ampliamento!). Cos’è una partecipata se non un braccio (particolarmente agile) del corpaccione regionale che comprende più arti compresi quelli che riguardano i Beni culturali? Forse intendeva dire che la responsabilità della sicurezza è della società, fosse anche così che significa che i politici possono accedervi e i giornalisti no? Che dei primi non frega niente a nessuno? Vabbé pure i giornalisti non sono tanto amati. A parte le battutine, possibile che noi siamo capaci di complicare anche le cose più semplici? Possibile che il Presidente della Regione, Augusto Rollandin e l’Assessore all’Istruzione e Cultura Emily Rini “per permettere un’opportuna informazione e nell’ottica della massima trasparenza sugli scavi archeologici“, abbiano dovuto chiedere al geometra Paolo Giunti, amministratore della Società nominato dallo stesso Rollandin (ma che razza di giri si fanno questi qui!), la disponibilità per organizzare una visita apposita per i giornalisti? In che Paese siamo? Libia? Nord Corea? Cina?…Califfato?

Volare alto!

3 marzo 2015

Domenica al Forte di Bard. Coda. Si aspetta anche il tavolo per poter mangiare una zuppa della tradizione. Bene. Visito le tre mostre, tutte interessanti. Wildlife è addirittura presa d’assalto. Il Forte va forte. Mi fa piacere e mi chiedo se non fosse il caso di accorpare sotto un unico marchio le più importanti iniziative culturali della Regione. L’assessore alla Cultura, Emily Rini, dice che il suo assessorato non è una Spa e non deve fare cassa, ma cultura. Ha ragione, ma il suo compito si può svolgere con attività di promozione, di educazione e di valorizzazione che prescindono dalle grandi mostre che invece possono e devono fare cassa. Il budget a disposizione è sceso in picchiata negli ultimi anni, ma non è cambiato nel modo di essere gestito: mostre affidate ad amici, conoscenti sulla base dei capricci dell’assessore di turno. Un metodo che ha dimostrato di non essere quello vincente. E non più proponibile. Al contrario occorrerebbe una squadra di professionisti, indipendenti dalla politica, che sappia, attingendo anche da finanziatori privati, progettare un percorso espositivo capace di fare economia. Per questo sarebbe necessaria una centralità organizzativa che metta in rete i principali luoghi espositivi della Regione. Il Forte di Bard, il castello Gamba, il castello di Ussel, il castello di sant- Leonard, il Centro Saint-Benin (Il Museo archeologico lo farei diventare un vero Museo); le due Torri, attualmente chiuse e adeguatamente messe a norma, potrebbero essere utilizzate per esposizioni che coinvolgano la creatività locale. La Fondazione Forte di Bard curerebbe il progetto espositivo “Valle d’Aosta”, in un unico grande museo diffuso sul territorio e in grado di dialogare con altri importanti siti culturali nazionali e internazionali. Se vogliamo essere autonomi doppiamo imparare a diventare imprenditori! Aprire le ali e volare alto!

Furrrrbi!

23 gennaio 2015

Da Roberto Mancini.

Riassumo la pensata? Siccome in Vda si fa una miseria di inglese, che serve tanto, e troppo francese, che non serve una beata minkia (se non alla politica come testimonianza di “specificità” per mungere soldi a Roma…), si riequilibra il peso fra le due lingue? No, si aumenta il francese e si insegna più inglese, ma in francese. E l’italiano? Si riduce… Dei deficienti? No, dei fanatici integralisti identitari che, finalmente, vogliono imporre il francese come “lingua veicolare”. Naturalmente l’assessora aderisce: proviene dalla Fédération, dunque deve fare la super-unionista per dimostrare purezza ideologica. E i genitori? Permettono gli esperimenti ideologici sulla pelle dei loro figli, e loro zitti?

Risultato del progetto: Italiano 5 ore. Francese 13 ore. Inglese 12 ore. Dunque vorrei fosse chiaro il truschino: siccome i francomani integralisti hanno dovuto rinunciare alla “double filière”, perché vietata dallo Statuto e dal fatto che non c’erano i soldi per realizzarla, ora ripropongono il francese “langue véhiculaire” servendosi della scusa dell’inglese. Io non voglio complicati esperimenti pieni di supercazzole: voglio che la scuola (pubblica)!valdostana insegni più inglese. Punto. Insegnino più inglese senza rompere tanto i coglioni. Tolgano un po’ di ore al francese, che ne ha troppe, e un po’ all’ l’italiano che ne ha poche.

Miiinkiaaaa cheppalle… (Le palle sono di Roberto Mancini).

Tutti Charlie 2!

13 gennaio 2015
Ritratto intero di Emily Rini durante una pausa.

Ritratto intero di Emily Rini durante una pausa.

Tutti si sentono Charlie, politici compresi? Bene ne approfitto! Ah ah ah! (Le immagini sono una interpretazione localista dei fotomontaggi dell’artista Cristina Guggeri).

Copia e incolla male

2 dicembre 2014

C’è una corsa al consenso scopiazzando i vip della politica nazionale ed europea.. Rollandin si fa portavoce dei diritti della valdostanità scimmiottando Salvini; La Rini posta foto seducenti del suo bel viso scimmiottando la Moretti e il Like style, Pastoret parla di indipendenza rincorso da Caveri dell’UVP che scimmiotta gli scozzesi e i catalani. Qualche style autonomo?

Una Valle d’Arte contemporanea!

24 ottobre 2014

Beh, qualche buona idea ogni tanto arriva… quella di “Un Forte in… Gamba” ad esempio! E’ una collaborazione ottima che può dare dei risultati. Prossimo passo? Allargare la collaborazione con musei adiacenti vedi il Museo di arte contemporanea di Rivoli e Gianadda per dirne due. La rete di servizi funziona, fa piacere che anche qui qualcuno se ne sia accorto.

Mi permetto di lanciare una proposta. Considerati i tempi che non possiedono il becco di un quattrino, considerata l’importanza della comprensione verso le espressioni artistiche contemporanee ancora sconosciute ai più (la ricettività di massa è ferma all’impressionismo), considerata la produzione di tutto rispetto che anche che la Valle è in grado di esprimere nell’ambito della ricerca del linguaggio figurativo, propongo all’assessora, Emily Rini, un’antologica degli artisti valdostani di arte contemporanea (esclusi i perditempo). Costo zero, o quasi. Successo assicurato. E valorizzazione delle risorse umane del territorio che fa sempre bene, purché siano effettivamente delle risorse! (A stabilirlo lo saranno i curricula). Agli artisti si chiederanno delle opere in prestito e a titolo gratuito in cambio di un catalogo e di una presentazione critica (l’amministarzione, se interessata, potrà sempre chiedere un’opera per la collezione permanente al Castello Gamba). Al pubblico si aprirebbe una finestra sul contemporaneo spesso non capito (ed è un’assurdità! I coevi di Giotto la sua pittura la capivano eccome!) ed esposto da personalità locali. Perché la Valle non è solo artigianato o passione amatoriale, ma è anche ricerca e sperimentazione. Che ne dice assessora?

Piccola Roma!

10 ottobre 2014
Installazione artistica in occasione del Bimillenario della morte d'Augusto.

Installazione artistica in occasione del Bimillenario della morte d’Augusto.

Cosa dice l’archeologo e presidente del FAI, Andrea Carandini, di Aosta?  “Aosta è fantastica perché è una Roma in piccolo, si tocca con mano la romanità… Aosta è il luogo migliore per celebrare il bimillenario della morte di Augusto”. E cosa aggiunge la nostra assessora alla Cultura, Emily Rini, durante la lectio magistralis organizzata per celebrare la ricorrenza? ” L’iniziativa intende sensibilizzare i cittadini ai temi legati alla romanità” (la Vallée notizie). Allora mettiamo pure che il prof Carandini non conosca la realtà aostana, che si sia limitato al suo ruolo di divulgatore anche se, in quanto presidente FAI, avrrebbe potuto benissimo dare un’occhiata a come vengono trattati i reperti e monumenti romani e magari dire la sua, ma l’assessora non ha nessuna giustificazione in quanto conosce benissimo la realtà desolante in cui versa la “piccola Roma”. Come può affermare che una conferenza può sensibilizzare i cittadini quando l’amministrazione offre un trattamento verso i beni culturali che di sensibile non ha nulla? Dovrebbe sapere che non sono le parole che insegnano, ma gli esempi e l’esempio dato è quello del degrado, della disattenzione, dell’affare. Vi elenco alcune foto su come il patrimonio viene presentato, secondo voi c’è cura? C’è amore? C’è intelligenza? Secondo me no. Piccola Roma? può essere, ma per ben altri motivi e non sono nobili.