Posted tagged ‘Elso Gerandin’

Le iene

15 marzo 2014

Leggete cosa scrive Elso Gerandin di Union valdotaine progressiste sul giornale di partito.

“In un contesto quasi fiabesco, ci siamo accorti, così, improvvisamente, che la nostra Valle d’Aosta tanto diversa dal resto d’Italia, poi, non lo era! Ecco, dunque, la petite Vallée, versione 2014: risorse limitate, disoccupazione galoppante, entrate fiscali a picco, un Welfare divenuto insostenibile, piccole e grandi imprese che chiudono. Ma come è stato possibile tutto questo?”. Già, caro Elso, la domanda però dovresti porla ai tuoi amici di partito. E’ deprimente che ve siate accorti solo ora. A proposito… di quale contesto fiabesco parli?
Ma com’è possibile che una Regione che, solo un decennio fa, si presentava come esempio virtuoso per le altre Regioni, oggi sia diventata lo zimbello italiano? La diagnosi di questa crisi più istituzionale che economica è ormai nota!”. No, caro mio, la crisi ha origini ben più lontane e coinvolge persone a te vicine, che però ovviamente sono fuori da ogni responsabilità. Immacolate come giovani vergini. E quando mai la Valle si è presentata come modello virtuoso?
Quello che vediamo ogni giorno è il risultato, infatti, di una politica assente; una politica sorda; una politica totalmente incapace di generare sviluppo territoriale.”. Una politica che non nasce con Rollandin, ma ben prima e che ha continuato imperterrita anche con altri presidenti di Giunta fra cui Dino Viérin. Do you remember? (altro…)

Nato marcio

28 gennaio 2013

Mi fanno un po’ pena quelli dell’UVP, cercano di darsi un timbro di verginità politica, ma non ce la fanno: troppo incancreniti dentro al vecchio sistema. Scopiazzano regole dai cinque stelle come quella dei due mandati, come quella della fedina pulita…, ma non riescono a essere credibili. Mi piacerebbe che fosse vero. Sarebbe straordinaria una reale presa di coscienza da parte di una fetta unionista sui guasti commessi. Una sana e sincera autocritica. Eccome se mi piacerebbe! Ma autocritica non c’è stata. Secondo tradizione tutta italiana, il marcio unionista è l’effetto solo di una parte, nessuna responsabilità spetta ai Caveri, ai Viérin, ai Rosset, ai Gerandin… e a tutti gli altri. Quindi ai loro buoni propositi io non credo. Non credo a un Dino Viérin, regista neanche tanto occulto, uomo fortemente frustrato e vendicativo nei confronti di chi non gli ha permesso di sedere sulla poltrona di una qualche presidenza, quella della CVA prima di tutte. Non credo in suo figlio che disdegna le poltrone per cercarne una dopo pochi giorni dalle sue mirabolanti dichiarazioni di intenti. Non credo alle parole rinnovamento, dialogo, apertura… che trovo di moda e poco convincenti soprattutto se paragonate ai fatti. Primo fatto: la candidatura di Laurént. Secondo fatto: l’evidente contraddizione fra quello che c’è scritto sul codice etico del partito che esclude i conflitti di interesse e l’incarico pubblico di Caveri. Come può non essere in conflitto un consigliere regionale di un dato partito che occupa contemporaneamente un incarico pubblico (e incassa due stipendi)? Questa è dunque la buona volontà? La voglia di pulizia? L’etica dell’UVP? O piuttosto siamo alla rivendita della solita aria fritta? A parte la percentuale di onesti e ingenui che credono davvero in un ritorno agli ideali, chi segue il leoncino? Tutti coloro che sono stati beneficiati dal presidente prima e dall’assessore poi. Tutti coloro che sentono che il leone è invecchiato e prevedono una sua prossima caduta. Calcoli che non hanno niente a che vedere con la ricostruzione etica del fare politica.

I lustrini dell’inganno

4 gennaio 2013

Per questioni di strategia politica applaudo alla scissione unionista. Se hai di fronte un esercito compatto il primo obiettivo è quello di dividerlo, poi lo attacchi ai fianchi. In fondo la politica è una forma civile e senza spargimenti di sangue di farsi la “guerra”. Dunque, ben venga fra noi la nuova formazione politica, ma attenzione a non lasciarsi ingannare dai lustrini verbali che decorano il suo ingresso. Trattasi di un partito nato vecchio e non solo dalla scelta del nome, ma anche e soprattutto dal metodo. Per prima cosa non dobbiamo dimenticare che gli attuali “progressistes” hanno votato il bilancio di previsione per il triennio 2013-2015 di cui uno di loro era il relatore. UVP è una formazione voluta da politici uscenti da lustri unionisti per protestare contro l’autorità indiscussa del loro Imperatore: sono duchi che anelano a conquistare più spazi. Le armi sono le parole convenzionali usate sempre in questi casi per abbindolare l’esercito: dialogo, nuovo, partecipazione, merito, cambiamento, apertura, confronto, fiducia, ricostruzione, alternativa…, ma sono parole in palese contraddizione con la fonte: vecchi e usurati politici. Avrebbero un senso concreto e indiscutibile solo se queste fossero nate e proferite da un movimento spontaneo di cittadini. Così non è. La novità in politica, che piaccia o meno, è il M5stelle. E’ un’eventuale lista civica di Valle virtuosa, movimento cresciuto dal basso e da un problema reale capace però di abbracciare una più ampia filosofia di vita. Se le parole, di cui sopra, dette da Caveri, Rosset, Gerandin (che dà le dimissioni perché costretto a farlo) e Viérin hanno il sapore inconfondibile dell’inganno, sulla bocca di Fabrizio Roscio, Lorenza Palma, Carola Carpinello, Paolo Meneghini, Jeanne Cheillon…, per citare solo alcuni fra i virtuosi più impegnati, acquistano il profumo della verità.

L’uomo che non capiva troppo

19 febbraio 2012

Riceviamo da Paolo Meneghini dell’Associazione Valle virtuosa e volentieri pubblichiamo.

Egregio Presidente Elso Gerandin,

le scrivo per esprimerle il mio disappunto in merito alle dichiarazioni da lei rilasciate il giorno 15 febbraio 2012 a La Stampa. Mi domando come un amministratore con un curriculum come il suo e che, per giunta, è stato per cinque anni referente del dipartimento Affari Istituzionali e Riforme all’interno del Cpel, possa ignorare che, in Valle d’Aosta, le Proposte di Legge Popolari devono essere sottoscritte da almeno il 5% degli elettori (in cifre almeno 5250). “Abbiamo detto no alla poposta di legge avanzata da un privato cittadino, un certo Marco Grange” (frase detta da Gerandin – nota mia). Il Sig. Marco Grange, in qualità di Primo Firmatario, rappresenta più di 7000 cittadini, circa 8 volte la popolazione di Brusson e come tale si merita almeno la considerazione che lei riserva ai suoi colleghi Sindaci.

Come Presidente del Consiglio del Cpel Lei dovrebbe anche avere le idee più chiare su ciò che il Cpel approva:

  • il termovalorizzatore approvato nel 2008 era un inceneritore a griglia con la capacità di smaltire 84.000 t/anno di rifiuti. Era così grande che per alimentarlo sarebbe stato necessario riesumare i rifiuti seppelliti nella discarica di Brissogne. Il progetto voluto da Caveri era così ipertrofico ed inquinante che la Giunta Rollandin appena insediata lo aveva cancellato perché lo aveva ritenuto dannoso per la salute dei cittadini e del territorio;
  • il pirogassificatore da voi approvato il 15/02/2012 è un inceneritore così innovato da essere sperimentale. Il pirogassificatore, per intenderci l’inceneritore voluto da Rollandin, se funziona, dovrebbe poter trattare “solo” 60.000 t/anno di rifiuti producendo ben il 30% di inquinanti in meno del termovalorizzatore. Una macchina speciale, fatta su misura per la Valle d’Aosta.

Il primo impianto a caldo, quello che avete approvato nel 2008, era insostenibile, il secondo, quello approvato dal Cpel in questi giorni è il 30% meno insostenibile, un toccasana! Per il futuro, per non fare altre brutte figure, le consiglio di porre un po’ più di attenzione alle cifre ed al tipo di trattamento a caldo di cui parla; sebbene siano tutti intrinsecamente inefficienti, antieconomici e dannosi per la salute e l’ambiente, non sono tutti uguali, alcuni sono semplicemente meno peggiori di altri.

Decidono!

19 luglio 2011

Come in ogni regime che si rispetti, anche in Valle d’Aosta si usa il terrorismo come metodo per convincere sulla bontà del Governo. Nell’ultimo numero del Peuple, organo del partito di maggioranza, è stato pubblicato uno speciale sul pirogassificatore, metodo scelto dai politici per risolvere il problema dei rifiuti, metodo non gradito a una buona fetta della popolazione. Sulla prima di copertina una fotografia a colori documenta la tragedia di Napoli, all’interno ne troviamo un’altra a doppia pagina che racconta di immondizie accumulate nelle strade: visioni apocalittiche che riguarderebbero il nostro futuro nel caso l’inceneritore non fosse realizzato. A parlare dei vantaggi della scelta ormai effettuata, nonostante le 11.000 firme raccolte per chiedere una comparazione fra due diverse soluzioni, tre esperti internazionali del settore: Elso Gérandin, Ego Perron e Piero Prola che ne motivano le ragioni. I tre titoli dei tre articoli che portano le prestigiose firme, hanno in comune la parola: decisione. “Bisognava prendere una decisione”, “Decisione responsabile e attenta nell’interesse della collettività”, “La decisione non è stata presa alla leggera”. Insistono sulla parola DECISIONE perché sanno che i valdostani sono pigri e volentieri delegano ad altri le responsabilità e l’Union di queste si fa nobilmente carico. In sintesi questo è il succo dello speciale condito con la minaccia di fare la fine di Napoli. Ma la pigrizia in questo caso non c’entra. Moltissimi sono i valdostani di ogni colorazione politica che hanno partecipato alle assemblee, ai dibattiti, firmato petizioni, creato comitati, per dire no a questa scelta sconsiderata per il nostro territorio. Gli unionisti ci mostrano le foto di Napoli, ma tengono nascoste quelle di Salerno che raggiunge il 70,3% di raccolta differenziata!

A porte chiuse!

15 marzo 2010

Io, persona semplice, aspetto con serenità i giornalisti!

D’ora in poi le assemblee dei Sindaci saranno chiuse al pubblico. Lo ha deciso Elso Gerandin, Presidente del Consorzio permanente enti locali. Colpa dei giornalisti che hanno riportato sulla carta stampata, le osservazioni critiche di alcuni Sindaci che non hanno gradito. Gerandin descrive così gli amministratori locali: sono persone semplici, abituate a parlare con la gente e a esprimersi liberamente, noi aggiungiamo: purché tutto sia cucinato in casa. Tenere fuori dall’uscio i giornalisti è fatto grave per la democrazia, soprattutto quando questi svolgono correttamente il loro lavoro (nessuna smentita riguardo agli articoli pubblicati). Altrettanto grave è dichiarare, come ha fatto il direttore del Cpel, Patrick Thérisod, quello che dovrebbero scrivere i giornalisti! Ma quando mai! Ci viene in mente un altro esempio di gravissima intolleranza: vi ricordate quando Enrico Martinet, giornalista della Stampa, è stato fatto uscire dall’assemblea dell’Associazione Amis des batailles de Reines, perché non gradito? Gli esempi di questo tipo cominciano a farsi numerosi. Meditate gente, meditate.

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