Posted tagged ‘Elio Riccarand’

Il Maestro Abbé!

26 aprile 2015

Articolo di Roberto Mancini.

L’Abbé Treves, maestro politico di Chanoux, un reazionario clericale, nemico di ogni libertà.

La presentazione del prezioso libro di Andrea Désandré ( “Sotto il segno del Leone”- Musumeci editore) è stata funestata da un intervento di Francois Stevenin, ex presidente del Consiglio regionale. Costui ha sostenuto essere l’abbé Treves “un liberale”: ecco dunque qualche documento in proposito. Le riflessioni politiche dell’ abate, un fiero ultra-reazionario che del liberalismo e di ogni libertà fu sempre nemico, sono tratte dal libro “Storia della Vda contemporanea 1919-1945” di Elio Riccarand.
Le potete leggere a pagina 104:
(altro…)

Bella domanda!

22 gennaio 2015

“I partiti nazionali sono destinati a sparire dalla VDA? Si ha l’impressione di sì.” Questa è proprio una bella domanda postata da un caro utente di Patuasia. Un partito è già sparito e si tratta dei Verdi oggi nell’agglomerato di Alpe, composto in buona parte da ex unionisti. Tra un po’ spariranno anche lì, almeno i loro elettori che, con buone probabilità confluiranno verso L’altra Valle d’Aosta più rappresentativa delle loro idee. Qual’è stato l’errore di Riccarand? Quello di raggruppare all’interno del nuovo partito, oltre ai fuoriusciti unionisti di Vdavive, anche quelli di Renouveau. Gli attuali consiglieri Morelli, Chatrian e Certan legati affettuosamente a Carlo Perrin. Politici che arrivano dalla “campagna”. Un divario culturale da non sottovalutare. Riccarand e gli altri fondatori cittadini, speravano di aprirsi al territorio e in effetti così è stato: Alpe ha portato a casa cinque consiglieri, ma tre unionisti di ferro (oggi in quota a Viérin). Per questa “apertura” il prezzo più alto l’hanno pagato i Verdi che in Consiglio regionale non hanno più voce. Ne valeva la pena? Sembra che Alpe sia stato, per i perriniani, il mezzo di trasporto per arrivare in Consiglio, da soli non ce l’avrebbero mai fatta e neppure tra le fila dell’Union. Immagino che l’attuale segretario abbia trovato assai difficile convincerli a non andare alla Costituente, occasione splendida per un aggancio ufficiale e ideologico all’UVP senza il quale risulta compromessa la scusa per andarsene. Immagino che i tre rosichino assai.

Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra

11 dicembre 2014

Sabato 13 dicembre alle ore 17 presso la Biblioteca Regionale verrà presentato il libro “Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra” dello storico Elio Riccarand. Il libro completa la ricerca dell’autore sulla storia della Valle d’Aosta dall’Unità d’Italia ai nostri giorni.

Forza Elio!

20 agosto 2014
Elio Riccarand

Elio Riccarand  (Foto da alpevda.eu)

Son giorni difficili per Elio Riccarand, chiamato a dure prove per difendere la sua salute. Gli giungano i miei pensieri di affetto e vicinanza, insieme a quelli di tutti coloro che condividono le sue idee.

Uno dei pochissimi dirigenti della Sinistra a non essere servo culturale ( e politico…) dell’Union e del suo localismo per privilegiati. Se credenti, pregate. Se non credenti, invocate il Fato, gli antenati, il Destino, gli astri.

In gamba, vecchio amico. Molti ti sono vicini, et quorum ego.

Riccarand è odiatissimo dai bakkani e dalla Sinistra ufficiale ( quella dei venduti per insipienza, magari pure gratis ..) sostanzialmente per tre ragioni:

1) come storico ha smascherato il bluff della Jeune Vallèe d’Aoste, nobile congrega di clericali che di antifascista non facevano proprio nulla, tanto che mandavano i verbali delle loro riunioni alla Questura fascista.

2) come storico ha scritto la biografia di Emile Lexert, che la Sinistra nicco-dolchiana voleva occultare ( insieme al PCI clandestino dal 1922 al 1943!) per vendere il monopolio della Resistenza al solo Chanoux, suo unico artefice insieme a Zorro e Maciste…..

3) come politico è il padre del referendum propositivo alla svizzera, che vanamente ha cercato di inserire nel nostro statuto.

Ha così smascherato con una coerente misura federalista l’Union, da almeno un ventennio governata da una loggia massonica di costruttori di opere pubbliche inutili.

Libro: Elio Riccarand.; “Storia della Vda contemporanea, 1919-1945“, ediz Stylos.

 

Roberto Mancini

Virus

16 gennaio 2013

Deve esserci un virus in giro che attacca i politici di annata. Prima Riccarand rassegna le dimissioni dal direttivo e dal giornale di Alpe. Poi arrivano quelle di Viérin, la nascita dell’UVP con Caveri e Rosset, poi Louvin di Alpe si dimette da consigliere regionale per tornare a insegnare e infine, La Torre e Luberto escono dalla Fédération. Le reali motivazioni di tutte queste scelte noi, poveri mortali, possiamo solo intuirle. A noi vengono snocciolate giustificazioni ideali che dette da alcuni di questi personaggi, risultanto comiche al limite del grottesco. Caveri e Viérin che parlano di valori e dialogo? La Torre che non condivide più la linea del suo segretario, Claudio Lavoyer? Quando mai la Fédération ha avuto una linea politica che non fosse quella di sbucciare pezzi di governo e sottogoverno? Luberto dice che non ci saranno partiti nuovi, perché loro ambiscono a un unico movimento autonomista. Capito che sono arrivati al capolinea ecco che i nostri “ribelli” si imbarcheranno nell’Union.

Caos calmo

21 dicembre 2012

Elio Riccarand ha dato le dimissioni dall’esecutivo dell’Alpe e dalla direzione dell’omonimo giornale. Patuasia lo ha intervistato.

Quali sono le ragioni di queste dimissioni? Le dimissioni giungono dopo mesi di discussione negli organismi interni di Alpe per tentare di correggere errori di impostazione e di conduzione del Movimento. La recente Assemblea degli aderenti del 1° dicembre ha invece evidenziato ancora una volta l’arroccamento di un gruppo di persone privo, a mio avviso, di lungimiranza politica.

Le difficoltà della componente verde all’interno di Alpe sono emerse da subito, perché proprio adesso questa presa di posizione? E’ vero che le difficoltà all’interno di Alpe sono emerse subito. Appena dopo l’Assemblea Costituente, ma molti di noi credevano nel progetto del Galletto e si sono comunque impegnati per superare tali difficoltà. Si è verificato che chi era più tiepido nei confronti del progetto del Galletto si è poi affrettato a prendere in mano i posti più importanti, mentre chi era più convinto del valore del progetto non ha rivendicato posti di potere interno. C’è stata troppa generosità, e forse anche ingenuità,e qualcuno ne ha approfittato per perseguire disegni personali e di gruppo non coerenti con il progetto iniziale.

Ritiene opportuno creare con le sue e le altre tre dimissioni, una divisione anche nell’opposizione? Proprio ora che si profilano delle unità di prospettiva Alpe + Pd +….? Uno dei punti su cui ho insistito di più nell’ultimo anno ha riguardato lo scarso impegno per ricostruire il Tavolo dell’Alleanza Autonomista Progressista. Si agisce solo ora, in extremis, senza aver lavorato in modo adeguato a costruire una solida alleanza. Spero che ci sia comunque una coalizione delle forze valdostane di centrosinistra alle elezioni politiche, ma si poteva/si doveva fare meglio e di più. Tante le occasioni malamente sprecate nell’ultimo anno.

Lei dice che la politica va affrontata con più coraggio, ma in che modo questo dovrebbe esprimersi? “Fare una Buona Politica guardando all’interesse generale e non usare la politica per interessi personali”. Questa è la domanda forte che viene da gran parte della società civile. Non si può fare crescere un buon Collettivo (Partito) se si usa il Partito come trampolino di lancio per la visibilità personale ed il successo elettorale. Sembra semplice e banale e dovrebbe avere un consenso unanime, invece in Alpe ho sentito fare negli ultimi mesi discorsi che vanno in tutt’altra direzione.

Quali secondo lei le prospettive future? Non c’è speranza politica se continuiamo a seguire i soliti meccanismi. Ci vuole più protagonismo dal basso, più strumenti di democrazia diretta (come il bel esempio del referendum propositivo). La Valle d’Aosta avrebbe la possibilità di essere un esempio di democrazia e partecipazione, ma ci vorrebbe un Gallo veramente in grado di cantare liberamente e di incoraggiare ognuno ad essere protagonista della vita politica. Ci arriveremo, ma ci vuole ancora molto tempo.

Troppo tardi!

27 giugno 2012

Pare che all’interno di Alpe ci sia un dibattito in corso, lo si evince dall’articolo sul giornale omonimo a firma Elio Riccarand. Un parte del dibattito nasce dalla consapevolezza che ancora molti valdostani non conoscono il partito e, se sì, in modo piuttosto superficiale. Dunque più informazione e pubblicità o maggiore chiarezza in quella che dovrebbe essere la sua identità? I dibattiti in genere nascono quando ci sono due o più posizioni differenti in questo caso, secondo me, il problema che si è posto nel Direttivo si può risolvere con facilità, sommando le due richieste: maggiore informazione su qualcosa di più definito. Quello che è sfuggito agli alpisti (Riccarand li chiama alpini, ma a me non piace perché me li immagino tutti con la piuma in testa) è che il problema è un altro: può anche darsi che molti sappiano poco o niente di Alpe (portare a casa sei consiglieri nel Comune di Aosta presuppone comunque un’informazione diffusa), ma quelli che lo conoscono un’identità ben precisa l’hanno percepita eccome. Un’identità che ha fatto sparire la componente verde a vantaggio di quella espressa dagli ex-unionisti, soprattutto dalla parte più agguerrita arrivata da Renouveau. Non so se oggi Riccarand riuscirà a ricomporre una nuova immagine del partito, ne dubito molto. E’ tardi. La fisionomia vera o falsa che sia ormai è quella e non piace agli ex elettori verdi che, probabilmente, andranno a ingrossare il limbo elettorale, oppure voteranno Movimento 5 stelle che è l’unico che può recuperare quell’avversione ai partiti che anche in Valle comincia a farsi sentire. Sforzarsi di dare all’ Alpe una connotazione radicalmente diversa rispetto al cosidetto “sistema dei partiti”, altro tema del dibattito in corso e che aveva alimentato la sua campagna elettorale, è uno sforzo ormai inutile: Alpe, senza alcun dubbio, ne è parte.

Sorpresa?

30 gennaio 2012

Elio Riccarand, dalle pagine interne del giornale dell’Alpe, si dice amareggiato per il voto contrario al Governo Monti del deputato Roberto Nicco. Lo ritiene giustamente “un voto sbagliato, privo di valide motivazioni, non coerente con il principio dell’interesse generale che deve guidare le scelte di un deputato progressista“. Condivido, ma la scelta di Nicco a me non ha sorpreso. Considero il deputato un uomo di cultura nazionalista, nel senso ristretto del termine e del territorio. Valle d’Aosta nazione unica e indipendente! (Con i soldi di Roma ovviamente). In questo il suo non è diverso dal pensiero dell’altro storico unionista, Joseph Rivolin e dai politici rossoneri. Riccarand dovrebbe saperlo.

San Vincenzo!

2 maggio 2011

Non è precisamente uno spettro quello che si aggira per la città, ma una domanda che cerca nella risposta di dar luce a una certa oscurità (di moda in questo periodo). Ci si chiede del Movimento Verde Alternativo, oggi dato per disperso. In realtà credo che più di una scomparsa si tratti di una impregnazione. I verdi si sono lasciati assorbire sia dal fascino discreto di una certa borghesia urbana sia dal richiamo della rusticità montana. La fascinazione subita dalle altre due componenti di Alpe ha rivelato la debolezza caratteriale degli attuali alpisti di verdi origini, ormai non più i soli nelle battaglie ambientaliste. A questa debolezza non c’è rimedio. Ma c’è dell’altro. L’ultima battaglia che vede come capolista la Squarzino, si rivolge contro l’apertura di una sala giochi prospiciente a una scuola secondaria: roba da San Vincenzo! Il riferimento al santo non è casuale. L’area verde è stata e oggi più che nel passato, è soprattutto di origine cattolica. Del tipo buonista-buonista che detesta i conflitti. In una situazione dove invece i conflitti ci sono eccome, come nella formazione di un nuovo partito, non può che soccombere. La debolezza personale diventa così debolezza di gruppo. Che Alpe, partito fortemente voluto da Riccarand più di ogni altro, sia diventato il partito degli ex unionisti, conferma questo mio sinteticissimo pensiero. Riccarand non ha fatto i conti con la sua truppa, anche perché troppo preso nella stesura di decine di inutili documenti. Spero nel vostro contributo per cercare di capirne di più.

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Schegge di vetro

27 aprile 2011

Sull’ultimo numero di Alpe, Elio Riccarand elogia la Germania per l’ottimo risultato riportato dai verdi nel Baden-Wurtemberg. Mi piacerebbe sapere se il nostro ex verde è altrettanto contento del risultato portato a casa dagli ecologisti dopo la costituzione di Alpe. Le due candidate per la segreteria hanno un passato autonomista e il presidente è un ex unionista. Se Alpe è spesso, troppo spesso muto (unico partito di opposizione che non ha fatto alcuna dichiarazione riguardo all’oscuramento del blog, l’interpellanza di Albert Bertin è stata firmata solo dal medesimo e lascia intuire una posizione prettamente personale) i verdi, salvo cretinate quali la battaglia contro l’apertura di una sala giochi nei pressi di una scuola, si sono dissolti fra le polveri sottili. Si potrebbe obiettare che Alpe non è l’insieme di tre movimenti, ma la loro somma e quindi l’esclusione dei verdi dalla corsa per la segreteria non è di per sè significativa; sappiamo tutti che, al di là della retorica congressuale, la verità dice altro.  Dice cose banali e legate alla meschinità umana che si evolve a passi di bradipo. Racconta di orticelli protetti dalla chiusura mentale che innalza pali e schegge di vetro. Di pigrizia e suscettibilità. Piccoli giochetti fatti in casa per un consumo a kilometri zero.

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