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Il posto suo

24 marzo 2015

Il sindaco Bruno Giordano, nell’ultimo Consiglio della sua legislatura ha dato la stoccata finale. Un colpo inferto di punta, ma con un fioretto di plastica, di quelli che si acquistano ai bambini durante il Carnevale. Nessun ferito, a parte lui. Ferito come può esserlo un amante sedotto e abbandonato. Lusingato e poi lasciato al suo destino perché un altro, più utile, ha preso il posto suo. Si è incazzato Bruno per via della famiglia presa di mezzo. Famiglia politica si intende, dai lunghi trascorsi socialisti (li conosciamo noi i socialisti!), ma che ci faceva il compagno Sindaco in una Giunta di centrodestra? Che ci faceva insieme al camerata Paron? (che oggi si associa ai valori dell’antifascismo!). Pare che della natura politica del suo Governo, l’ex Primo Cittadino se ne sia accorto solo ora. Si stupisce ancora che l’UV abbia dato la cadrega più importante a uno del Pd, quando lui medesimo prese la tessera rossonera solo qualche mese prima della sua candidatura. Già…, sulla propria pelle le scelte assumono le sembianze di ferite, su quella degli altri si chiamano accordi.

Mariujana sì, no, so, ni…

15 gennaio 2014

Cosa ne pensano i politici valdostani sulla legalizzazione delle droghe leggere? Ecco i pareri letti su Gazzetta matin e commentati per un vostro giudizio. Maurizio Martin di Stella alpina, dice che il proibizionismo non ha prodotto dei buoni risultati, ma non si può liberalizzare tutto. Maccome, il vino non è liberalizzato? E i super alcolici? E il fumo? E il sesso? Non mi risulta che la soddisfazione di questi “vizietti” sia proibita. Eppure sappiamo tutti che l’alcol è più dannoso alla salute della cannabis, così come lo è il fumo allora com’è caro Martin? Sergio Ferrero, della Lega nord, è restio, nonostante si renda conto che una liberalizzazione ridurrebbe il narcotraffico. Più o meno la stessa posizione dell’altro Ferrero, Stefano del M5s. Per Raimondo Donzel non è questo il momento di affrontare questi problemi: ce ne sono di altri più importanti come il lavoro. Si esprime sullo stesso tono anche Alessia Favre dell’UVP, denunciando così una scarsa conoscenza del problema che non è di certo nato ieri. Andrea Paron di una generica destra valdostana, si dice contrario nel modo più assoluto. Secondo lui si legittimerebbe il mercato nero… e il narcotraffico non è forse legittimato di fatto con il proibizionismo? Domanda troppo difficile a cui non saprebbe dare risposta. Favorevole alla liberalizzazione è Francesco Lucat di Rifondazione comunista. L’unico che tira in ballo l’alcol e i suoi nefasti effetti e che mai è stato oggetto di una politica proibizionista. Anche Marco Belardi dell’Italia dei Valori è contro la legge Fini-Giovanardi e chiede che si depenalizzi il consumo della cannabis anche per svuotare le carceri. Piero Floris, di Alpe, dà il benvenuto a tutte le forme di liberalizzazione che possono contrastare le mafie. Insomma, quello che emerge dal nostro panorama politico è una scarsa chiarezza delle idee: troppi si-ma. Sarebbero necessarie prese di posizione più nette per affrontare la questione. Torino ha dato un bell’esempio di tempestività, noi?

Una città a misura di Bignami

18 settembre 2013

Perché alla presentazione della candidatura a Capitale europea della Cultura con tanto di Sindaco, assessore e grafico c’erano solo quattro gatti? Perché nessuno dei valdostani crede alla serietà della proposta che sostiene la nostra città. Una proposta fatta in casa e sostenuta da qualche amis che non ha trovato opportuno presenziare a questa nuova bufala pubblica. Lo stesso Paron considera la Valle d’Aosta all’altezza di un Bignami, cioè noi siamo storia, paesaggio, cultura in formato tascabile. Così piccini da non essere libro, ma libricino. Poche paginette per raccontare il tutto e vogliamo diventare Capitale europea? Secondo il sindaco questo titolo ce lo meritiamo grazie ai cantieri che hanno cambiato il volto della città. Dalla caserma Testafochi da cui nascerà il nuovo Polo universitario a sfoglia che nel 2019 sarà ancora un cantiere polveroso al Parco Archeologico che presenterà un’architettura obsoleta; dalla “valorizzazione” casereccia dei monumenti come la Porta Pretoria all’ennesimo tentativo di risistemazione delle piazze. La città forse avrà anche cambiato volto, ma non è che sia bello quello che è venuto fuori dopo il lifting! Quali sono stati e quali saranno i progetti coraggiosi? Gli aostani neppure conoscono gli obiettivi, le manifestazioni, le iniziative che dovrebbero coinvolgerli in questa utopia-che-non-è. Secondo Paron i potenziali visitatori saranno dai quattro ai dieci milioni! A vedere e a fare cosa?

Sparate sul pianista!

30 gennaio 2012

Oggi si è inaugurata la Fiera di sant’Orso, la più importante manifestazione valdostana, l’unica che ha acquisito un interesse internazionle, ebbene nella home page del sito del Comune di Aosta non c’è traccia. Non una fotografia, uno slogan che rimandi a informazioni sull’evento, occorre cliccare alla voce Novità per scoprire che le info si possono trovare sul sito della Regione! Ma è possibile che Aosta che ospita la Fiera deve farsi servire dalla Regione? Autonomia zero! Di cosa può trattarsi: stupidità, pigrizia, asservimento? E poi l’assessore Paron, per dare qualcosa in pasto ai turisti, pensa di distribuire sculture di artigianato agli angoli più suggestivi della città! Ma se non è neanche capace a informare come si deve su quello che c’è da un paio di millenni! Per lavorare bene i nostri assessori dovrebbero stare fermi: causerebbero meno danni.

La rivincita dei salassi!

28 gennaio 2012

Sono molo preoccupata. In Comune sta maturando l’idea di creare un museo a cielo aperto permanente di arte e artigianato valdostani. Brrr… , un progetto condiviso anche dall’opposizione che di arte, ahimé, non ci capisce un tubo come la maggioranza!  Distribuire in un’area urbana delle sculture di artigianato mi sembra un insulto al concetto di urbanità. La rivincita postuma dei salassi su Roma. La consigliera Alpe, Iris Morandi, donna di solida cultura, si fa fregare dal folclore e considera l’abberrante idea come “un importante atout per la nostra città”. Convalida e sottolinea il concetto l’imberbe assessore all’Innovazione Edoardo Andrea Paron (se il contributo dei giovani è questo lasciamoli al bar!). Secondo l’Illuminato per rilanciare il turismo aostano occorre “avere qualcosa da offrire in termini culturali, perché il turista si aspetta di vedere qualcosa nel nostro territorio: la cosa più fotografata al mercatino di Natale è la cosidetta ‘chapelle’ dove ci sono le opere di artigianato”. (Aostasera.it). Paron dà il via all’artigianato su strada, ma si dimentica di citare la Fiera di sant’Orso sul suo mirabolante e innovativo sito! (PAZZESCO!). Dunque, secondo i politici comunali, Aosta è una città così sfigata che per darle una connotazione occorre riempirla di chissà-che-roba-in-legno. Per capirci, apprezzo e stimo il lavoro di Dorino Ouvrier, ma trovo la sua scultura inopportuna per la città; va bene a Cogne, ma non nel capoluogo. Aosta è la seconda città europea per beni romani, qualcuno se ne rende conto? Evidentemente no, se per darle un significato artistico occorrono le statue perlopiù penose dei nostri scultori (nel grande nessuno regge!). Cosa ci mettiamo nei luoghi più suggestivi? Una vecchina dai piedi troppo grossi che sorride a un gatto? Una madonna dalla testa liscia come la capocchia di un fiammifero? Una mamma che stringe a sé un bambino dalle proporzioni deformi? Qualche virgola astratta? Il ritratto del Papa? Ma per favore siamo seri! Valorizziamo come si deve il nostro superbo patrimonio storico-archeologico, magari togliendo da sotto le Porte Pretoriane i bidoni dell’immondizia! Magari eliminando le impalcature che mortificano il Teatro Romano! Aosta c’è già tutta, non ha bisogno di niente altro che non sia una buona salvaguardia. Etroubles è un’altra cosa, è un paese di montagna piuttosto riservato con poche connotazioni al suo interno, ha fatto bene a inventarsi il Museo a cielo aperto, gli ha conferito un genius loci che non aveva. Aosta è romana, le uniche opere che potrebbero aggiungere qualcosa alla sua specificità urbana potrebbero essere quelle dello scultore Igor Mitoraj, uno dei pochi artisti che si confrontano con le grandi dimensioni. Le sue opere raffigurano personaggi mitologici dell’antichità classica greco-romana. Ai tempi delle vacche grasse potevamo permettercelo. Il volto bronzeo di una dea, rovesciato di lato, avrebbe conferito una maggior suggestione dei tralicci metallici che sfidano in altezza il muro perimetrale del teatro. In tempi di vacche magre lasciamo perdere le idee balzane e piuttosto teniamo pulite le aree inestimabili che abbiamo.