Posted tagged ‘Crocifisso’

Dio, Patria e Famiglia…

19 gennaio 2010

Perché no? (da Internet)

Il discorso famiglia non si discosta molto da quello sul crocifisso: entrambi sono appannaggio di un’ideologia religiosa che conferisce ad essi un significato globale valido per tutti. La croce è il simbolo della religione cattolica e per tradizione italiana ha il diritto di sovrastare sugli altri; la famiglia è un insieme immutabile, impermeabile ai cambiamenti sociali. Con queste sottaciute premesse si svolgerà a Donnas , sabato 23 gennaio 2010, all’oratorio Giovanni Paolo II, una giornata di festa che concluderà la serie di incontri sul tema La promozione della famiglia: un compito della comunità. Non ci sarebbe nulla da eccepire, se l’ iniziativa fosse curata solo dalla Chiesa e/o dalle associazioni che vi orbitano intorno, ma a tale percorso di formazione ha partecipato in primis l’Assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, ente pubblico che dovrebbe stare al di sopra delle parti per il bene di tutti. Anche perché la famiglia, nel corso della storia, ha cambiato faccia.  Non è esattamente quella ci propone una certa pubblicità d’antan, ma un nucleo vario, complesso e in divenire. Allora cosa significa per una amministrazione pubblica promuovere l’immagine, stereotipata, ideologica, tanto cara alla Chiesa?

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Liberi tutti!

8 dicembre 2009

Renato il caldo!

Sempre su You tube, Renato Favre si dichiara “basito e stupito della famigerata sentenza della Corte Europea che vuole togliere i crocifissi nelle  (si dice dalle, ndr) scuole, che va contro  al principio di un libero Stato in libera Chiesa”. Noi ci chiediamo: il Presidente conosce il significato delle parole? E soprattutto conosce la storia? Intanto si dice  libera Chiesa  in libero Stato (è la Chiesa a stare dentro allo Stato e non viceversa!); la frase fu utilizzata da Cavour nel suo intervento al parlamento il 27 marzo 1861 ed esprime il concetto laico di uno Stato libero da vincoli religiosi. Che la Chiesa si occupi delle anime dei suoi iscritti e lasci perdere tutto il resto. Tradotto all’oggi che il crocifisso stia nei luoghi di culto e non in quelli di pubblico dominio.

Questo lapsus la dice lunga sull’orizzonte culturale del nostro caro Renato!

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Povero Cristo!

27 novembre 2009

Voglio scendereeeeee!

Povero Cristo, appeso di sbieco fra le pale di un ventilatore sul soffitto del Consiglio comunale. Per questa impresa, l’alpinista Renato Favre, deve essersi sentito un eroe! E tutti i consiglieri, chi di qua chi di là della barricata, dei veri combattenti! La battaglia in aula è durata ben tre ore e un quarto, una mezz’oretta scarsa è stata invece dedicata al Piano regolatore di Aosta. C’è priorità e priorità! E la nostra città vanta una tradizione cattolica di tutto rispetto. E una urbanizzazione da Paese musulmano.

Marianna è laica, Concetta no!

10 novembre 2009

Marianna è laica, Concetta no!

L’ennesima prova che la Valle d’Aosta non è un Paese di cultura francofona è la decisione espressa dall’assessore all’Istruzione e Cultura, Laurent Viérin, in merito alla sentenza della Corte di Strasburgo.
Il nostro attento difensore del francese, in questo caso, non ricorda il Paese-madre della lingua da lui tanto amata che è anche patria di una rivoluzione che ha scisso, in modo inequivocabile e da un po’, il potere temporale da quello religioso. Alla sua laicità, a cui dovremmo in quanto francofoni-vicini di casa  sentirci influenzati, lui SOLLECITA il Governo italiano a ricorrere contro la sentenza della Corte europea (ma quale carrefour d’Europe!). INVITA tutte le scuole di ogni ordine e grado a mantenere il crocifisso nelle aule. Che coerenza è mai questa? La cultura non si esprime solo tramite la lingua, ma è un complesso di valori più vasto di cui la lingua è un elemento importante, ma non il solo. Il suo atteggiamento, lungi dall’essere quello di ispirazione liberale nato dalla rivoluzione francese, è piuttosto quello conservatore e bigotto di una società vecchia e chiusa in se stessa.

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Libera nos a malo

5 novembre 2009

In discoteca non ci vado neanche morto!

Da destra a sinistra è partito il tifo sfrenato per il crocifisso (ci sono le elezioni regionali e comunali). In barba all’Europa (ahinoi, è lontana), i nostri rappresentanti, se ne infischiano bellamente delle sue istituzioni salvo poi chiedere a noantri il rispetto di quelle da loro presiedute! Bell’esempio di Paese civile! Le argomentazioni, a giustificazione di tale comportamento, spaziano fra l’arroganza e la demenza senile. L’arroganza la manifesta, al meglio e al solito, la voce del Vaticano: “Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede“. (Ringraziamo per tanta generosità, ma ne facciamo volentieri a meno). La demenza senile la esprimono bene il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Possono morire, il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche”; Umbero Bossi, ministro delle Riforme e leader della Lega: “Una stronzata“; Maurizio Sacconi, ministro del Welfare: “Pareti bianche nei nostri uffici, scuole e istituzioni rappresenterebbero il segno di una società annichilita che nega le proprie radici“. La Corte europea per i diritti dell’uomo che dipende dal Consiglio d’Europa, per questi “signori” non conta un tubo! Genera stronzate ed estirpa, dalle pareti bianche, radici culturali  che affondano nel nero terreno del trascorso (ma mai trascorso) fascismo italiano. Qui da noi spicca Liliana Breuvé, presidente del sindacato locali da ballo, che propone di esibire il crocifisso nei locali notturni. Nel delirio non scherza neppure Rudy Marguerettaz, segretario regionale di Stella Alpina, che confonde il rispetto che uno Stato laico deve avere nei confronti di tutti e la lettura storico-estetica di una crocifissione giottesca. Prova dell’intolleranza profonda, della mancanza di rispetto per le sensibilità altrui, dell’alterigia di una certa scuola di pensiero è questa incapacità di dare un segno di apertura. Infatti, perché si chiede ai laici e ai credenti di altri confessionali, di accettare, nei locali pubblici, il simbolo del cattolicesimo invece di accoglierne serenamente la rimozione, in virtù del fatto che ogni credo ha pari dignità in quanto relativo? Cosa c’è di più autoritario dell’imposizione di una fede su tutte? La tolleranza è un sentire che, per essere efficace, deve essere condivisa da più parti. Ma questa non è una tradizione italiana.

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