Posted tagged ‘Criminalità organizzata’

Poche parole

19 luglio 2014

Il pm. Antonello Ardituro, dalle pagine della Stampa lancia il suo appello: «Politici, arrendetevi. Chiudete questa pagina buia, date un contributo a ricostruire la storia di questi anni. I Casalesi si sono arresi, ora tocca a voi e agli imprenditori. Non avete scampo… Il sistema di Gomorra non è quello che si regge sui Casalesi. È quello della corruzione della gestione della cosa pubblica e dell’economia. In questo sistema c’è innanzitutto la politica, poi vengono la camorra e l’impresa». Giro queste dure parole al nostro sistema politico-amministrativo regionale.

Locale di Aosta

18 giugno 2014

Articolo di Roberto Mancini pubblicato grazie a Nuovasocietà.it

La presenza nelle esplosioni del 1977 di Carmelo Oliverio, nipote di Santo Oliverio, ci costringe ad abbandonare la cronologia del racconto.
Santo Oliverio infatti è protagonista, alcuni anni dopo, di una clamorosa inchiesta valdostana anti-’ndrangheta finita nel nulla: “Operazione Lenzuolo” del 2000.
Ne emerge memoria dalla lettura delle motivazioni della sentenza “Tempus venit” del 2013, quella che condanna (in prima e seconda istanza) il clan Facchineri per estorsione mafiosa ai danni del costruttore Giuseppe Tropiano.
Essa rivela che già tre pentiti di ndrangheta , alla fine degli anni 90, avevano rivelato la presenza di un’organizzazione ‘ndranghetista in Valle d’Aosta. Si tratta Francesco Fonti, Salvatore Caruso e Annunziato Raso. Ecco le loro dichiarazioni, Francesco Fonti disse:
«Sono arrivato a Torino nell’anno 1971 e da subito, ho saputo che in Valle d’Aosta vi era un Locale attivo».
(Il “Locale” è la struttura di base della ‘ndrangheta che sorge in un determinato paese, allorché si supera il numero minimo di 49 affiliati a qualunque “copiata” a cui appartengono . (altro…)

Valle d’Aosta criminale

8 giugno 2014

Gli attentati degli anni ’70 – ’80 – ’90 (Questo articolo è stato concesso da Nuovasocietà.it)

Già negli anni ’70 e ’80 la cronaca giudiziaria valdostana aveva registrato vicende delittuose riconducibili a forme di criminalità organizzata, e negli anni ’90 il verificarsi di gravi episodi di intimidazione testimoniava dello sviluppo in loco di dinamiche criminali inequivocabilmente attribuibili a esponenti della ‘ndrangheta calabrese. In genere si tratta di delitti contro la persona e il patrimonio che, visti nel loro insieme, inducono ad ipotizzare che stesse cercando di affermarsi anche in Valle una forma organizzata di gestione delle attività illecite sul territorio.

Nelle notti dell’8,9 e 10 agosto ad Aosta, erano fatti esplodere ordigni esplosivi rispettivamente contro la bottiglieria di proprietà di Maddalena Apolloni in via Lostan, e contro il negozio di abbigliamento Canonico e Vacchina in via Gramsci. Colpito anche il distributore di carburanti Esso gestito da Giovanni Rossi, in viale Partigiani. Venne successivamente individuato quale responsabile Carmelo Oliverio, poi condannato con sentenza passata in giudicato. Si tratta del nipote del Santo Oliverio indicato come capobastone di un “Locale” di ‘ndrangheta valdostana dal pentito Caruso. Successivamente le accuse contro l’Oliverio ed altri 15 imputati, formulate dall’ ”Operazione lenzuolo” dell 2000, vennero archiviate. Ma dell’esito di quel processo vi daremo conto nei prossimi numeri del giornale.

(altro…)

Se potessi avere mille euro…

30 gennaio 2014

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla malavita incistata nella politica valdostana ecco che una nuova indagine potrebbe toglierglieli. Una intercettazione ha rivelato uno scambio di favori fra l’assessore all’Ambiente, Agricoltura e Turismo del Comune di Torgnon, Davide Perrin, e un delinquente comune coinvolto in un’indagine per estorsione ai danni di un gestore di night club. Mille euro consegnati dal cugino, Fulvio Perrin, in cambio di una ventina di voti per favorire il candidato numero 24 nella lista dell’Union valdotaine nelle passate elezioni regionali. Trattasi di un classico esempio di voto di scambio. C’est la tradition!

Buio valdostano

9 gennaio 2014

Ma c’è la ndrangheta in Vda? Presto analizzeremo la sentenza della corte di Appello di Torino che ribadisce in maniera inequivocabile la presenza di un basista di ‘ndrangheta residente in Excenex (indagine “Tempus venit”). Ma è bene cercare di fare memoria su episodi criminali del passato, rimossi dalla distratta coscienza civile valdostana.
Partiamo da due record: la Vda è la prima regione italiana in assoluto in cui si sperimentano ordigni micidiali e sofisticati quali le auto-bomba. Siamo negli anni 80’, il primo attentato italiano con questo mezzo avvenne il 29 gennaio 1983 a Roma, nel quartiere Primavalle contro la Golf di Vincenzo Casillo, luogotenente di Raffaele Cutolo. Il secondo, di lì a poco, avviene a Palermo contro il giudice Rocco Chinnici, il 29 Luglio 1983.
Ma noi valdostani facciamo prima e meglio, il record è nostro. Il 3 settembre 1979 attentato mortale ad un commerciante di Sarre, Armando Pasquali, quarantunenne titolare di un negozio di jeans in via Aubert ad Aosta. Mentre con la sua Mercedes 240 D si sta recando a Como per riconsegnare della merce, sull’autostrada all’altezza di Montjovet la sua auto salta in aria a causa di una bomba. Circa tre mesi prima il Pasquali si era salvato dall’incendio della sua 125 e gli inquirenti avevano ipotizzato un attentato. Il Pasquali invece aveva attribuito l’accaduto all’incendio di una bombola di anti-appannante presente nell’abitacolo dell’auto.
Il
13 dicembre 1982 ad Aosta, in via Monte Vodice, viene fatta esplodere l’autovettura Fiat 500 dell’allora Pretore di Aosta, Giovanni Selis, che si accinge ad aprirla e che, miracolosamente, rimane praticamente illeso. Rimasti ignoti gli autori. Il giorno seguente il pretore è oggetto di un altro tentativo di attentato, sventato grazie alla sua diffidenza. Lunedì 23 maggio 1996 nel cantiere dell’impresa Lapegna a Pontey, in località Champagne 41, sette camion vanno in fumo durante la notte. L’impresario colpito si occupa di costruzioni edili e stradali e di sgombero neve. Gli automezzi, parcheggiati sotto una tettoia, si incendiano contemporaneamente. In seguito, il copione di prammatica, sempre identico: l’impresario che dichiara di non avere nemici e di non essere mai stato minacciato né ricattato, l’ovvia conclusione che gli inneschi usati presuppongono la presenza di almeno tre persone di buona capacità tecnico-criminale, la disamina degli affari e degli appalti del Lapegna. Il 16 luglio 2005 fiamme ad una pizzeria di Pontey, vicino Châtillon, dove si trova anche una pista di go-kart. Il fuoco si sviluppa all’alba, proviene dall’esterno e determina l’esplosione delle tubature del gas, per cui l’edificio è interamente sventrato. I proprietari sono i fratelli Fusaro, già titolari di un’impresa edile poi fallita, il cui nome compariva già nell’indagine Lapegna. La Procura apre un fascicolo contro ignoti.
È la notte di domenica 11 marzo2007 quando va a fuoco il deposito di tronchi presso la segheria di Walter Dal Canton, in regione Champagne a Villeneuve. L’incendio è gigantesco e per spegnerlo i vigili del fuoco lottano tutto il giorno, mobilitando anche due elicotteri della Protezione civile che rovesciano acqua e schiumogeni dal cielo. Il pericolo è grande perché la segheria in fiamme confina con il deposito carburanti della Villeneuve Petroli, la cui palazzina degli uffici è lambita dal fuoco: in caso di esplosione delle cisterne interrate di gasolio, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Sgomberate le 15 famiglie della vicina frazione Trepont, strada statale interrotta, alla fine di un giorno di angoscia e mobilitazione i danni si quantificano in circa 250.000 euro. Poiché incendiare una catasta di tronchi enormi non è impresa tecnicamente facile, anche in questo caso si ipotizza una mano criminalmente esperta. C’è anche una testimonianza, quella del figlio del titolare, che afferma di aver visto verso le 8,20 del mattino un individuo aggirarsi tra le cataste di legname e, in seguito, darsi alla fuga su un’auto che lo attendeva nella vicina statale. (roberto mancini)

Lieve entità?

15 Mag 2012

Alla Commissione consiliare antimafia Libera, l’associazione che combatte il fenomeno della criminalità organizzata, ha espresso il suo disappunto riguardo a un membro attualmente sotto processo: il consigliere Leonardo la Torre. Di fronte a quella legittima e coerente affermazione il politico targato Fédération autonomiste si è detto perplesso. E sapete qual’è l’origine di tale perplessità? Nasce dal fatto che, secondo lui, Libera non sa “distinguere i carichi pendenti legati all’attività lavorativa che non c’entrano niente con la politica e neppure con il nostro territorio (Gazzetta matin)”. Secondo La Torre, dunque, se un politico commette un qualsiasi reato che non sia di origine mafiosa e fuori dal suo territorio di competenza amministrativa, può partecipare tranquillamente a una Commissione antimafia e, allargando le ipotesi, a qualsiasi altra commissione, purché il reato non rientri nel suo compito pubblico. Insomma per il nostro Leonardo solo se ci sono “delle connessioni con quello che si tratta si può mettere una limitazione”, altrimenti è un’esagerazione. Dopotutto il suo reato è di poca entità, dice lui (noi aspettiamo la sentenza). Queste affermazioni sono gravissime, perché testimoniano la lontananza fra la politica, l’etica e la legalità. La presunzione di innocenza non deve essere una garanzia per i politici: troppo spesso i tempi lunghi della giustizia hanno prescritto i reati, assicurando così la loro permanenza nei ruoli di alta responsabilità pubblica. Lo stesso Zagrelbesky ci ha detto in conferenza che quando un politico afferma che si rimette nelle mani della magistratura, non lo dice perché si sente innocente, ma perché sa benissimo che in un modo o nell’altro la farà franca. Le carceri sono zeppe di delinquenti, ma guarda caso non si trova nessun politico, eppure se siamo dove siamo la responsabilità è soprattutto loro.

Dov’è l’isola felice?

20 Mag 2010

“Oggi si è svolta l’udienza preliminare per le 23 persone indagate nell’ambito dell’indagine “White Eagle” condotta lo scorso luglio dalla Guardia di finanza di Aosta con lo scopo di sgominare un’organizzazione criminale internazionale con base operativa in Valle d’Aosta che trafficava droga tra Italia e Albania.” (Aostaoggi.it).

Maccome! Rollandin non ci aveva rassicurati sul fatto che in Valle non erano presenti organizzazioni criminali?