Posted tagged ‘Coumba Freide’

Misto griglia!

21 gennaio 2011

Il primo post di Foletta si titola “L’inizio della fine”, il neonato Comitato dei comitati” si fa chiamare “Ultimo respiro”, probabilmente non è un caso. C’è aria di svacco in giro: la crisi è totale non solo economica. Per averne un’ulteriore prova ecco l’ennesima manifestazione demenziale: Les Carnavals des montagnes. L’idea era buona, anzi eccellente, ma andava trattata con intelligenza e competenza, ingredienti del tutto sconosciuti dalle nostre parti. Il Carnevale di montagna, lo dice la parola stessa, appartiene alla cultura di montagna e ha le sue specificità culturali che sono, appunto, differenti rispetto ad altri carnevali. Le maschere interpretano i luoghi che sono strettamente legati alla loro storia geopolitica. Un raduno di maschere provenienti dalle montagne di tutto il mondo sarebbe stato unico, straordinario, ma occorreva per realizzarlo un’organizzazione attenta alla filologia, scrupolosa nella selezione e soprattutto colta. Cosa ci hanno presentato invece? Gruppi storici che con il carnevale non hanno niente a che vedere, gruppi folcloristici, orchestre spettacolo, marching band, sbandieratori, Arlecchini, majorettes, artisti di strada… e poi maschere di ogni tipo, persino quelle dei cartoni giapponesi. Cosa ha a che fare questo minestrone con la tradizione di montagna? Nulla. E’ solo rumore. Chiasso televisivo. Per riempire un vuoto culturale sempre più profondo e, probabilmente, incolmabile. Beffa tra le beffe, quest’anno diversi gruppi della Coumba Freide (uniche maschere tradizionali valdostane) non parteciperanno alla grande sfilata, perché la data della manifestazione aostana coincide con quella di altre iniziative della Coumba. Un problema vecchio quello della data, ma mai risolto. Troppo difficile? A consolazione avremo, ma guarda un po’, i figuranti dei festeggiamenti di San Giorgio e Giacomo!

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La storia si fa in casa

30 giugno 2010

Questo post è un esempio piccolo piccolo, ma significativo di come funziona la Valle d’Aosta e di come se ne scrive la storia. Mi sento di farlo perché spesso sono le vicende più banali che incuriosiscono il più largo pubblico e che meglio comunicano il “regime” in cui stiamo vivendo. Per questo, e solo per questo (la mia anima ha digerito tutto perché ho un’anima grande), ho deciso di scrivere di me.

Alla presentazione alla stampa della mostra “L’Adret et l’Envers” di Andrea Granchi a cura di Alessandro Parrella, tenutasi all’Accademia delle Arti e del disegno di Firenze, fra gli interventi di rito quello del neo-sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses, Corrado Jordan, spicca su tutti. Alle formalità tipiche dell’occasione, Jordan aggiunge la negazione di un periodo importante per il suo Comune: quello che include la nascita dello spazio espositivo del Castello e dei cinque anni consecutivi. (L’apertura del castello è stata inaugurata dalla sottoscritta con una mostra di artigianato dei partecipanti ai vari corsi della Coumba Freide.). Così, secondo il comunicato stampa del Bureau de Presse, Corrado: “ha ringraziato Edi Avoyer, suo predecessore per aver intrapreso il percorso che attraverso le esposizioni del pittore parigino Norbert Verzotti e poi di Dario Ballantini hanno consentito a un vasto pubblico di avvicinarsi con un approccio diverso allo splendido borgo di Saint-Rhémy”. Con questa affermazione il neo-sindaco ha cancellato cinque anni di storia del suo Paese! Le dieci esposizioni che ho curato negli anni di collaborazione con il Comune, per lui non contano niente. E non lo dico per difendere il mio lavoro, ma per rispetto verso tutti coloro che in quegli anni hanno presentato le loro sensibilità attinte dal territorio. Sì, perché lo sforzo da me intrapreso e poi gettato ai rovi, è consistito proprio nel cercare di conferire un’identità culturale al Castello, un genius loci che avesse radici nel contesto: vuoi della Comunità Montana vuoi della Valle d’Aosta. Sono persona sgradita al Potere e quindi debbo essere messa ai margini e dimenticata. La verità sacrificata agli umori dei politici. La storia fatta in casa come la grappa. Sono certa che il Signor Jordan non ce l’ha con me, ma questo non alleggerisce la gravità della sua dichiarazione, soprattutto verso i suoi compaesani.

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