Posted tagged ‘Consiglio regionale VdA’

Recidivo!

5 luglio 2013

Il consigliere Alpe, Alberto Bertin, ha chiesto una cosa che dovrebbe essere ovvia e cioè che i “Consiglieri regionali implicati in indagini riconducibili direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata di stampo mafioso non assumano alcun incarico nella Giunta regionale.(aostasera.it) La maggioranza ha risposto picche e tale risposta era altrettanto ovvia. Se salta Rollandin salta tutto il banco. Eppure la moralizzazione della politica dovrebbe ripartire da qui, da quel mettere da parte tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti in indagini, soprattutto in quelle che hanno a che vedere con la ‘ndrangheta. Ma c’è qualcuno che ci crede per davvero? Che avverte la necessità di questa rivoluzione etica? Quel qualcuno, se esiste, non si trova certamente nell’Union e nella Stella alpina.

Presente e attiva!

4 aprile 2012

La commissione antimafia del Consiglio regionale ha detto che la mafia in Valle d’Aosta è presente e attiva. Io lo vado dicendo da lustri oramai e la cosa quindi non mi stupisce, ma rilevo l’importanza di una dichiarazione ufficiale che va oltre quella di una semplice cittadina. Fino a non molto tempo fa le dichiarazioni ufficiali avevano un altro timbro: più rassicurante, oggi, dopo le tentate estorsioni a un paio di impresari locali, non possono più essere tali. Difficile battere sullo stesso tasto stonato e produrre musica, meglio cambiare. Così, ecco che si scopre l’acqua calda. Ma attenzione ai depistaggi. Quando i politici nostrani parlano di mafia o di ‘ndrangheta si riferiscono a quell’aspetto folcloristico legato alle famiglie più note e omettono una verità importante che determina la crescita sul territorio della criminalità organizzata e cioè il suo necessario legame con le istituzioni. Le imprese edili vivono di appalti e gli appalti sono cosa pubblica. In Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, la ‘ndrangheta ha avuto come complici assessori, consiglieri, sindaci…, se non si trovano le corrispondenze con la politica la criminalità organizzata non sarà mai debellata. Per questo non nutro nessuna fiducia nella commissione antimafia nostrana, perché si limiterà ad arginare il fenomeno entro i confini dello stupore televisivo, quando sappiamo che certi comportamenti malavitosi fanno parte integrante delle fondamenta del Palazzo.

Virus

7 marzo 2012

Il giornalista della Stampa, Enrico Martinet, trova inadeguato il Consiglio regionale, perché il confronto al suo interno è stato trasferito su internet. La stessa sorte ha contagiato i partiti. Sono d’accordo sulla inadeguatezza diffusa, ma escludo la responsabilità del web: è il Consiglio regionale e così i partiti che lo rappresentano, a essere inadeguati. (I politici usano il web a titolo autoreferenziale, come strumento di marketing, infatti molti di loro abbandonano internet subito dopo le elezioni per poi riutilizzarlo nella successiva campagna elettorale). Il muro di incomunicabilità fra la politica e il cittadino non aumenta a causa di una realtà filtrata dalla tecnologia, come sostiene Martinet, piuttosto i luoghi della politica sono resi inutili a causa del pessimo uso della politica che si è fatto finora. Un esempio: la nuova commissione antimafia. A chi importa? Non al cittadino che non crede a una virgola delle buone intenzioni di un presidente beccato a dare suggerimenti di voto, importa ai consiglieri tutti quanti, perché tale commissione inutile fa parte del teatrino che giustifica il loro ruolo e il loro stipendio. Il linguaggio del Web è un idioma che i politici non capiscono né sanno usare altro che nickname! mentre è usatissimo fra i giovani che dentro a quel codice ci sono nati e cresciuti. Gli indignati spagnoli e greci e italiani e inglesi e francesi, i rivoluzionari del Cairo e di Tripoli e di Damasco, pur nella loro specificità, parlano una lingua comune. I social network si sono rivelati una potente arma di opinione e di aggregazione popolare. Mentre gli inadeguati politici, ancora arroccati ai loro grandi privilegi di casta, ai loro ruoli rinsecchiti e ormai patetici, non hanno capito che c’è in atto una rivoluzione culturale ampia e pacifica che vola sulle ali del web: un brodo di coltura batterico che coltiva i germi di una nuova pandemia, la voglia di riprendersi la democrazia confiscata dalle élite della globalizzazione.

Quale privacy?

20 febbraio 2012

L’ex assessore Lavoyer ha sempre detto che la questione dei suoi conti bancari è una questione personale, ma c’è una legge regionale dell’11 agosto 1981, n.48 che chiede a ogni consigliere di presentare annualmente alla Presidenza del Consiglio una dichiarazione dalla quale risultino lo stato patrimoniale e tutti i redditi provenienti da attività di qualunque genere o natura. Inoltre OGNI CITTADINO può prendere visione dell’anagrafe patrimoniale con semplice richiesta scritta al Presidente del Consiglio. Questo per dire che il concetto di privacy del nostro Claudio non coincide con quello delle istituzioni.