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Fine anno

23 dicembre 2010

Consueta conferenza di fine anno della Giunta regionale con i giornalisti. Dietro al nuovo bancone le teste dei vip spuntavano come spilli. Caricature di sé come solo i politici sanno essere. Roba da paese con tanto di filmatino alle spalle in stile Ceausescu-prima-della-caduta. Immagini della “grandeur” di questo lembo ridicolo di terra. Apre gli spot pubblicitari Alberto Cerise, presidente del Consiglio. Apre la bocca e subito dice una cazzata: ai giornalisti amici e nemici… scrivete quello che volete, ma i giornalisti, caro Cerise, per deontologia professionale non dovrebbero essere né amici né nemici dei politici, dovrebbero essere giornalisti e basta, lo sapeva? E poi non è necessario che lei sottolinei il concetto della libertà di stampa, dovrebbe essere scontato. (La cazzata conferma però un’amara e risaputa verità). Sugli altri non mi dilungo troppo, perché la loro performance non è stata degna di nota. Voci impastate, noia, pessimo italiano, demagogia, provincialismo. Neppure l’imperatore  è riuscito a galvanizzare la serata con i suoi buoni propositi: la parte è vecchia e lui ormai la recita di malavoglia. Marguerettaz sembrava di corsa. Affannato e con la voce roca, ma ricca di pathos, ha elencato una serie di commoventi luoghi comuni e una serie di genialate da piegarsi in due dalle risate. La più divertente è quella della prenotazione degli alberghi online, presentata come una rivoluzionaria novità del servizio turistico locale. Non c’è che dire, fra tutti è quello che ha il sense of humour! Scialba, come sempre, la Zublena che ha annunciato la meraviglia del pirogassificatore e al contempo i nuovi progetti per la riduzione dei rifiuti. La contraddizione fa presagire un nuovo e lucroso businnes: quello dello smaltimento dei rifiuti altrui. Marco Viérin non si è quasi visto. Lanièce è rimasto costantemente bloccato in una posa di gesso con tanto di manine giunte (pensava forse al presepe?). Lavoyer, senza la cravatta fluorescente, è scomparso tra le pieghe delle sue rughe. Isabellon si è tricerato dietro l’Europa. Tutto sommato, su quel palcoscenico di quel teatrino rifatto, ha brillato la figura dell’assessore Laurent Viérin. L’unico che non ha letto il compitino. L’unico che sa parlare in italiano e in francese, l’unico che ha un suo progetto politico. Che può piacere o no, ma c’è. E, in parte, anche condivisibile. La serata si è conclusa in libagioni al soldo pubblico, come a dire che la crisi non è per tutti. Naturalmente me ne sono andata.

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