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In odore di santità

27 gennaio 2013

Due notizie: la prima, la patetica ri-francesizzazione dei quartieri Dora e Cogne da parte della giunta du maire Brun Jourdain.
Non è solo ridicola , ma tragica. Perchè? La seconda notizia, emersa dal certosino lavoro di Albert Bertin della commissione regionale  Antimafia, è la seguente: la famiglia Nirta, condannata anche in Appello per traffico trans-nazionale  di droga con la Colombia, da tempo si è fatta interprete, presso il parroco del quartiere Dora, della richiesta di una festa dedicata alla madonna di Polsi. Dicono offrendo pure una statua.
Non si tratta di fedeli qualunque: il ramo valdostano è imparentato con la cosca dei Nirta-Strangio di San Luca, protagonisti, fin dal 1991, di una sanguinosa faida contro i Pelle-Vottari. Dopo una breve sosta la faida riprende nel 2006 con l’uccisione di Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta, e con la strage di Duisburg il 5 agosto 2007 ( 6 morti). Anche gli allievi carabinieri di Moncalieri sanno quanto affermato dal volume “Atlante della mafie”, Rubbettino editore, a pag 217: “gli ndranghetisti……da più di un secolo eleggono durante la festa di Polsi (a settembre) il loro capo annuale. In più di un secolo la Chiesa non si è mai accorta di quanto avveniva”? Speriamo che la Chiesa valdostana sia  meno miope (e complice…) di quella calabrese. La morale della storia? La patetica “kulture” identitaria dell’Union ha abbassato le difese civiche della Valle verso la penetrazione ‘ndranghetista e malavitosa. Si limita a a negare il fenomeno non avendo gli strumenti culturali per individuarlo.
Né forse l’interesse elettorale di farlo… Come quei coglioni di leghisti lombardi: mentre loro si pascevano di dialetto, cassouela e corna celtiche, la ‘ndrangheta si è insediata in tutto l’hinterland milanese (Buccinasco docet), sotto il loro naso.
E le istituzioni valdostane? Fanno filologia romanza con le targhe dei quartieri e corsi di dialetto montagnardo. Sulla religiosità mafiosa consiglierei un libro: Isaia Sales, i preti ed i mafiosi, Baldini & Castoldi. Più utile dell’occitano. (roberto mancini)

Domandina semplice semplice

23 settembre 2012

Ma è vero che Lavoyer che ancora non ha spiegato nulla sugli strani movimenti bancari che lo hanno visto come protagonista, è entrato a far parte della Commissione antimafia? Già Empereur, dispensatore di pizzini verbali, è un personaggio alquanto ambiguo, anzi trasparente, adesso con questa new entry sai che barzelletta è diventata la Commissione! E Turi-Turi segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio?

Presente e attiva!

4 aprile 2012

La commissione antimafia del Consiglio regionale ha detto che la mafia in Valle d’Aosta è presente e attiva. Io lo vado dicendo da lustri oramai e la cosa quindi non mi stupisce, ma rilevo l’importanza di una dichiarazione ufficiale che va oltre quella di una semplice cittadina. Fino a non molto tempo fa le dichiarazioni ufficiali avevano un altro timbro: più rassicurante, oggi, dopo le tentate estorsioni a un paio di impresari locali, non possono più essere tali. Difficile battere sullo stesso tasto stonato e produrre musica, meglio cambiare. Così, ecco che si scopre l’acqua calda. Ma attenzione ai depistaggi. Quando i politici nostrani parlano di mafia o di ‘ndrangheta si riferiscono a quell’aspetto folcloristico legato alle famiglie più note e omettono una verità importante che determina la crescita sul territorio della criminalità organizzata e cioè il suo necessario legame con le istituzioni. Le imprese edili vivono di appalti e gli appalti sono cosa pubblica. In Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, la ‘ndrangheta ha avuto come complici assessori, consiglieri, sindaci…, se non si trovano le corrispondenze con la politica la criminalità organizzata non sarà mai debellata. Per questo non nutro nessuna fiducia nella commissione antimafia nostrana, perché si limiterà ad arginare il fenomeno entro i confini dello stupore televisivo, quando sappiamo che certi comportamenti malavitosi fanno parte integrante delle fondamenta del Palazzo.

Coraggio

29 febbraio 2012

Ci sono cose che non capisco. Tra poco verrà indetta la prima riunione della Commissione antimafia, commissione a cui presenziano personaggi che non sono all’altezza del compito per motivi di carattere etico e morale, caratteristiche che dovrebbero essere seriamente prese in considerazione sempre, ma soprattutto in questo caso. Mi riferisco al dispensatore di pizzini verbali, Diego Empereur e a Leonardo La Torre, protagonista in una vicenda giudiziaria per turbativa d’asta. Che la maggioranza sia sfrontata, arrogante, fuori dalla realtà che vede i politici come la peste nera, lo abbiamo capito, ma che la minoranza accetti queste regole del gioco io proprio non lo capisco. Nessuno crede nella validità di questa commissione e nel suo ruolo, allora perché abbassare il capo pur di farne parte? Non sarebbe stato un segno di coraggio non accettare le candidature proposte e lasciare il giochetto inutile ai soliti giocatori? Viviamo in un clima tale che le mosse tradizionali, i compitini regolarmente svolti, non hanno nessuno scopo, se non quello di legittimare il gioco perpetuo. Occorre, al contrario, creare sconcerto, rompere le fila, tradire l’abitudine che premia sempre e solo chi sta al comando.