Posted tagged ‘Chantal Certan’

Bella domanda!

22 gennaio 2015

“I partiti nazionali sono destinati a sparire dalla VDA? Si ha l’impressione di sì.” Questa è proprio una bella domanda postata da un caro utente di Patuasia. Un partito è già sparito e si tratta dei Verdi oggi nell’agglomerato di Alpe, composto in buona parte da ex unionisti. Tra un po’ spariranno anche lì, almeno i loro elettori che, con buone probabilità confluiranno verso L’altra Valle d’Aosta più rappresentativa delle loro idee. Qual’è stato l’errore di Riccarand? Quello di raggruppare all’interno del nuovo partito, oltre ai fuoriusciti unionisti di Vdavive, anche quelli di Renouveau. Gli attuali consiglieri Morelli, Chatrian e Certan legati affettuosamente a Carlo Perrin. Politici che arrivano dalla “campagna”. Un divario culturale da non sottovalutare. Riccarand e gli altri fondatori cittadini, speravano di aprirsi al territorio e in effetti così è stato: Alpe ha portato a casa cinque consiglieri, ma tre unionisti di ferro (oggi in quota a Viérin). Per questa “apertura” il prezzo più alto l’hanno pagato i Verdi che in Consiglio regionale non hanno più voce. Ne valeva la pena? Sembra che Alpe sia stato, per i perriniani, il mezzo di trasporto per arrivare in Consiglio, da soli non ce l’avrebbero mai fatta e neppure tra le fila dell’Union. Immagino che l’attuale segretario abbia trovato assai difficile convincerli a non andare alla Costituente, occasione splendida per un aggancio ufficiale e ideologico all’UVP senza il quale risulta compromessa la scusa per andarsene. Immagino che i tre rosichino assai.

Qua e là

2 giugno 2014

Se si vogliono evitare le elezioni le soluzioni non possono essere che due (e l’ho già scritto): o qualcuno di là passa di qua o qualcuno di qua passa di là. Ma di qua ci sono frizioni e punti di vista differenti. La compatezza ora sembra stare di là. Quindi di là nessun interesse a passare di qua e di qua chi passa di là? Di qua il segretario di Alpe bacchetta la Certan che si smarca da UVP. Sempre di qua Viérin-figlio sul sito di UVP, rivendica il suo diritto di esistere politicamente, segno che ha paura. Di là Stella alpina guarda e aspetta così come guarda e aspetta Rollandin. Di qua anche il Pd aspetta che Alpe faccia un segno qualsiasi per andare in Giunta. Di qua Alpe non si muove. Di qua e di là sono pochissimi a volere le elezioni anticipate, ma nessuno è capace di evitarle. Che fare? In questi casi è necessario il coraggio del primo passo. Che sarebbe quello del Pd che, senza aspettare Alpe, si dichiara favorevole all’ingresso in Giunta senza pregiudiziali contro Rollandin, rivendicando per sé un posto di rilievo e l’assunzione da parte della nuova maggioranza di determinati punti del progetto Renaissance. Una pregiudiziale comprensibile, ma assolutamente inutile: con le elezioni Rollandin tornerà al suo posto e quindi che senso ha? Anche la Certan dovrebbe dare esempio di coraggio e uscire da Alpe per appoggiare la nuova Giunta insieme al PD. Lo stallo avrebbe una soluzione. La Valle d’Aosta un Governo abbastanza stabile per portare avanti alcune buone proposte che i grillini potrebbero votare, e magari più in là una nuova legge elettorale.

Il nodo Rollandin

1 giugno 2014

Che il ribaltone sia stato un insuccesso è sotto agli occhi di tutti. E l’entità della sconfitta si misura nei conflitti che genera fra chi lo ha voluto e ideato. Le divisioni sono all’ordine del giorno: Alpe, tramite le parole inequivocabili della consigliera Chantal Certan, sostiene un concetto che Patuasia ha più volte ribadito: ” Il vero cambiamento in Valle ci sarà solo se finirà la spartizione-contrapposizione di poteri tra Rollandin e Viérin”. L’UVP è quella parte di Union che fa capo al clan Viérin, pertanto la dichiarazione della Certan esprime una precisa presa di distanza da quest’ultimo. Infatti la Favre, presidente UVP, risponde che chi considera la politica come una questione di fazioni la svilisce. La Favre fa finta di non conoscere le vere ragioni della nascita del suo partito, del dualismo tribale che ammorba la politica valdostana, della spartizione del potere non considerata congrua dai suoi amici: unica ragione dell’attuale crisi. Lei forse non lo sa, ma noi sì. Lei ha paura di venire isolata all’opposizione per quattro anni, un tempo troppo lungo che minerebbe le fragili fondamenta del suo partito composto da persone che all’opposizione non ci sono mai state. Che neppure considerano l’evenienza come possibile. L’UVP nel tempo si sgretolerebbe; i Viérin che la politica la conoscono come la conosce quell’altro e l’applicano con il medesimo stile, questo lo sanno bene. (altro…)

L’altra faccia della medaglia

15 Mag 2014

Come si fa a credere nel valore del merito se non si crede nella sua applicazione? Due esempi: A Roberto Louvin viene conferito il ruolo di presidente della Paritetica, invece di valutare il suo spessore intellettuale e professionale Chantal Certan, già segretario e ora consigliere regionale di Alpe, lascia intendere che sia perché ha lasciato il partito, dunque un debito pagato. Secondo esempio: sono stata invitata a realizzare una mostra sui disturbi alimentari, invece di valutare il mio curriculum e le mie capacità creative i due grillo-talpa, Cognetta e Ferrero, vanno immediatamente a chiede all’Ufficio di Presidenza l’elenco dei miei eventuali (e inesistenti) incarichi. Secondo loro, ma non solo loro, altro debito pagato. Come posso dunque credere a chi strimpella a destra e a manca che bisogna cambiare il sistema quando nel suo cervello albergano le stesse vecchie dinamiche? Lo stesso modo di valutare le persone che esclude qualsiasi merito? Di considerare solo in base dell’appartenenza politica? Per cambiare bisogna essere diversi. Pensare e soprattutto agire altrimenti. Sia la Certan sia i due grillo-talpa sono l’altra faccia della stessa medaglia, quella che al momento sta sotto.

Renaissance? No, Réincarnation!

15 Mag 2014

Il nuovo presidente della Commissione paritetica per norme di attuazione dello Statuto speciale è l’avvocato Roberto Louvin. Chantal Certan,  consigliera regionale di Alpe gli fa gli auguri sul suo profilo fb, ma sono auguri al veleno: “I miei complimenti e gli auguri di buon lavoro. Peccato che non sia più attivo sostenitore di Alpe. Anzi, a ben pensarci è forse proprio per questa sua presa di distanza da Alpe che ha ricevuto, alla fine, la ricompensa. Doppi complimenti e doppi auguri, quindi”. Roberto Louvin è un uomo di cultura e professionalmente molto preparato, mi sembra che quello sia il suo posto. Ci fa onore. Ma dal momento che molti politici, e non solo politici, sono allevati con la convinzione che gli incarichi si diano solo in cambio di qualche favore, il fatto che a questo si possa associare il merito è assolutamente impossibile. Fa strano che la Certan appartenga a quella diaspora unionista che invoca il cambiamento, che promuove la meritocrazia quando il suo modo di pensare è quello che più si associa al clientelismo. La Renaissance? NO! Meglio la Réincarnation! (come dice il giornalista Daniele Mammoliti). Sinceri auguri a Roberto Louvin.

Gli hobbit!

18 marzo 2014

Chantal Certan crede nell’Europa dei popoli. Per questo vuole, fortissimamente vuole, un rappresentante de nos-atre a Bruxelles che, appunto, rappresenti il Popolo Valdostano. Noi siamo un popolo? Cosa ci contraddistingue? Il tipo di polenta? Quanti tipi di polenta ci sono in Italia? Tutti appartengono ad altrettanti popoli? (Immagino che la Certan sia perfettamente d’accordo con i veneti che votano per l’indipendenza.). La Certan ci vede come un’etnia. Non importano le differenze culturali, politiche, sociali… ciò che importa è che siamo tutti valdostani e per questo dobbiamo elevarci al di sopra delle disparità e lavorare insieme per portare un compaesano sullo scranno europeo. Il fatto che sia valdostano dovrebbe bastare. Così si ragiona nei clan, non nei paesi avanzati dove è la cultura a segnare le diversità di interessi, non l’anagrafe. La nostra Certan ha così a cuore le sorti del suo popolo (quale?) che non mette minimamente in conto i problemi interni alla minoranza che inevitabilmente si verrebbero a creare. (Spaccatura nel suo partito?). Perché? Perché per lei ciò che conta è appunto l’etnia da difendere, la politica che ruota intorno a questo concetto di conservazione. (Chiara la sua avversione nei confronti dei partiti nazionali, in questo caso contro il PD locale). Certan sa benissimo che le possibilità per avere un eurodeputato sono meno di zero, si lascia andare a un “ormai è tardi… come Valle d’Aosta abbiamo già perso.”, come se la Valle d’Aosta fosse una e indivisibile. Ma dove vive?

Un passo avanti

11 dicembre 2012

Perché spingo affinché Valle virtuosa possa evolvere in lista? Perché per la prima volta dopo tantissimi anni  si è costituita una forza culturale e politica forte e libera dai soliti legacci di partito. Nata come comitato e poi come associazione VV ora deve fare un passo avanti, se non vuole disperdere il patrimonio umano che è maturato intorno al discorso dello smaltimento dei rifiuti.  I cittadini che sono cresciuti politicamente, nel senso della partecipazione attiva, meritano, e secondo me hanno anche l’obbligo morale, di continuare nel percorso avviato, perché solo loro possono dare una svolta significativa alla politica.  Anche i grillini hanno un ruolo importante in questo, ma una lista civica potrebbe recuperare quei voti più moderati che altrimenti andrebbero persi. Molti sono infatti coloro che pur nauseati dalla politica tradizionale, non trovano nel M5s  una risposta adeguata al loro malessere. Una buona rappresentanza di queste due liste in Consiglio farebbe la differenza che in tanti ci aspettiamo. Una scossa salutare al teatrino ormai mummificato. Palcoscenico per uno spettacolo che non ci piace più. Lo slogan referendario: “Non bruciamo il nostro futuro” è più che mai attuale. Non bruciamo le energie createsi, perché il futuro è ancora lontano. E’ chiaro che i politici che hanno la tessera di VV non potranno fare parte della lista che sarà aperta solo ai cittadini non militanti. La natura di VV, come dice il segretario di Alpe Chantal Certan, subirà per forza un cambiamento, ma in meglio. Al suo interno nessun professionista del consenso, ma semplici cittadini fortemente motivati a imprimere nuove linee di condotta alla politica. Nuove regole, nuove capacità, nuovi volti. Il cambiamento concreto non potrà che essere questo.